I pionieri della psicologia

I pionieri della psicologia

I pionieri della Psicologia

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Cosa è la psicologia?

La psicologia è lo studio scientifico del comportamento e dei processi mentali.

Quando è nata la psicologia?

La psicologia è una scienza relativamente giovane: le sue radici sperimentali risalgono al XIX secolo, veramente poco tempo fa rispetto ad altre discipline scientifiche che hanno alle spalle secoli e secoli di ricerca. La psicologia come scienza e disciplina accademica distinta dalla filosofia è nata principalmente grazie all’opera di Wilhelm Wundt, nel 1879.

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Prima della nascita della psicologia la mente non veniva studiata?

Si, ma prima della fine dell’Ottocento del secolo scorso, chiunque avesse voluto esplorare questioni legate al funzionamento della mente, doveva rivolgersi alla disciplina della filosofia.

Chi furono i pionieri della psicologia?

I principali pionieri della psicologia furono: Gustav Fechner (1801 – 1887), Wilhelm Wundt (1832-1920), Hermann Von Helmholtz (1821-1894), Hermann Ebbinghaus (1850-1909) e William James (1842-1910).

Gustav Fechner (1801 – 1887)

Tedesco, laureato in medicina, era molto interessato alla fisica e in seguito venne conosciuto come il fondatore della psicofisica. I suoi studi si concentrano sul rapporto fra stimolo fisico e risposta mentale.

La sua ricerca non solo ha sviluppato una nuova teoria, ma ha permesso di studiare il campo in un modo mai svolto prima: sperimentalmente e quantitativamente. Tra gli allievi di Fechner vi fu anche Sigmund Freud (1874) che considerava Fechner il pioniere della psicofisica e il fondatore della psicologia scientifica e sperimentale.

Il metodo sperimentale di Fechner divenne la base della psicologia sperimentale.

Hermann Von Helmholtz (1821-1894)

Hermann von Helmholtz condusse diverse indagini sulla percezione visiva, arrivando a formulare la teoria empiristica.

Secondo von Helmholtz la percezione della realtà è resa possibile grazie all’esperienza che deriva dai nostri contatti con il mondo esterno. Le sensazioni arrivano al cervello in maniera frammentata, vengono poi elaborate dal cervello che le associa tra di loro e le integra sulla base delle proprie conoscenze pregresse .

Le percezioni dunque sono solo ipotesi, previsioni di ciò che potrebbe essere la realtà. Ciò significa da un lato che i processi mentali rivestono un ruolo fondamentale, perché sono chiamati a interpretare la realtà; dall’altro che le percezioni non sono mai assolutamente certe. Mondo reale e mondo percepito, dunque, non sempre corrispondono.

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Wilhelm Wundt (1832-1920)

Wilhelm Wundt viene indicato come il fondatore della psicologia a seguito della pubblicazione del suo libro, intitolato Principi di psicologia fisiologica, che fu pubblicato nel 1873 e, soprattutto, dell’apertura del laboratorio di psicologia, nel 1879. Peraltro, fu il primo a definirsi “psicologo”.

Wundt vedeva la psicologia come lo studio scientifico dell’esperienza cosciente e credeva che l’obiettivo di questa disciplina fosse identificare i componenti della coscienza e come questi si combinano fra loro per produrre l’esperienza.

Il suo metodo di lavoro era quello della introspezione (la chiamava “percezione interna”), un processo mediante il quale una persona cerca di esaminare la propria esperienza cosciente nel modo più oggettivo possibile, considerando la mente umana come qualsiasi altro aspetto della natura osservabile da un ricercatore.

Lo scienziato tedesco utilizzava condizioni sperimentali molto specifiche in cui uno stimolo esterno era progettato per produrre un’esperienza della mente, che fosse scientificamente osservabile (e dunque ripetibile) (Danziger, 1980).

Il primo requisito necessario era l’uso di osservatori “addestrati” che potessero osservare e poi descrivere una reazione. Il secondo requisito era l’uso di stimoli ripetibili che producessero sempre la stessa esperienza nel soggetto.

Questi requisiti sperimentali furono messi in atto per eliminare l’ “interpretazione” nel resoconto delle esperienze interne e per contrastare l’argomento secondo cui non c’è modo di sapere con precisione cosa un individuo stia realmente provando nella sua mente.

Questo tentativo di comprendere la struttura, o le caratteristiche della mente, fu chiamato strutturalismo.

Wundt stabilì il suo laboratorio di psicologia all’Università di Lipsia nel 1879 (per questo motivo il 1879 è considerato l’anno ufficiale della nascita della psicologia). In questo laboratorio, Wundt e i suoi studenti condussero diversi esperimenti. Uno di questi è quello sui tempi di reazione; un soggetto, a volte in una stanza isolata, riceveva uno stimolo come una luce, un’immagine o un suono. La sua reazione allo stimolo veniva calcolata dal momento della presentazione dello stimolo al momento in cui il soggetto premeva un pulsante e un macchinario registrava il tempo intercorso fra i due eventi.

Si stima che circa 17.000 studenti abbiano frequentato le lezioni di psicologia di Wundt e altre centinaia abbiano conseguito lauree in psicologia e studiato nel suo laboratorio.

L’esperienza di Wundt, nonostante l’impegno profuso, fu fallimentare e lo strutturalismo cadde in disgrazia con la morte dello studente di Wundt, Edward Titchener, nel 1927 (Gordon, 1995).

Hermann Ebbinghaus (1850-1909)

Ebbinghaus non disponeva di un laboratorio, e svolse le sue ricerche in relativa solitudine, senza alcun collegamento con le università del tempo. Nonostante questo, il suo lavoro sull’apprendimento e la memoria fu estremamente rigoroso.  Il ricercatore imparava scrupolosamente a memoria gruppi di sillabe senza senso per vedere quanto potevano restare in memoria, se il sovrapprendimento migliorava la memoria, se era meglio imparare le cose tutte insieme o in più sessioni e così via.

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Giunse alle seguenti conclusioni:

  1. Aumentando il numero di ripetizioni la memorizzazione cresce fino ad arrivare a una certa soglia in cui non cresce più;
  2. La memoria dei dati appresi diminuisce con il passare delle ore e dei giorni. L’oblio è più marcato nelle prime ore e meno dopo un certo numero di ore.
  3. Distribuire il carico di apprendimento in più sessioni rende la memorizzazione più facile che tentare di apprendere tutto in una sola volta.
  4. Le prime e le ultime sillabe di una lista, si ricordano più facilmente di quelle di mezzo.

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William James (1842-1910)

William James nacque in una ricca e molto numerosa famiglia di immigrati irlandesi in America. Il padre, Henry James Sr., era un uomo molto volubile, attratto dalla teologia del mistico cristiano Emanuel Swedenborg, ma con una forte antipatia verso tutti gli ecclesiastici, che esprimeva con grande disprezzo e ironia. Sia la sua vita fisica che quella spirituale furono segnate da forti irrequietezze e peregrinazioni, in gran parte d’Europa, che influenzarono gli studi e la personalità dei suoi figli.

La famiglia James era piuttosto benestante e Henry Sr. decise di investire questa disponibilità economica nella formazione culturale dei suoi figli.  Li fece studiare nelle migliori scuole e viaggiare molto in Europa (dove la famiglia risiedette per diversi anni), li portò con sé a teatro, nei musei, alle conferenze.

Durante gli anni della formazione universitaria trascorse un periodo in Europa, in Francia e in Germania, allo scopo di ritrovare un equilibrio (1867-1868). Frequentò in Germania le lezioni di Helmholtz e sentì parlare in quella occasione, per la prima volta, di una nuova disciplina, la Psicologia.

Nel 1872 prese avvio la sua carriera presso l’Università di Harvard, dapprima come semplice istruttore e poi, dal 1876, come professore assistente di fisiologia. Dato il suo interesse per la psicologia, passò poi all’insegnamento della psicologia (precisamente la psicologia fisiologica).

Nel 1885 divenne professore di filosofia e, dal 1890, assunse l’incarico di professore di psicologia. Come ebbe a dichiarare, quelle che tenne ai suoi allievi furono le prime lezioni di psicologia che gli capitò di frequentare, in quanto la materia era ancora sconosciuta in America.

Nel  1890 pubblicò The Principles of Psychology: un’opera monumentale in due grandi volumi, da cui fu tratto un libro di testo, sul quale si formarono generazioni di psicologi americani. Il testo originale, oltre che un trattato, era un’autobiografia, un manuale di self help, una confessione.

Il libro parla di abitudini, percezioni, associazioni, memoria, ragionamento logico, istinti, emozioni, immaginazione e ipnotismo.

James fu anche promotore della corrente del pragmatismo: poiché la verità di un’idea non può essere provata, meglio concentrarsi su quello che James chiamò “cash value,” ovvero l’utilità, in termini pratici, di una idea. Un’idea è valida se ha relazione con la realtà, se porta benefici tangibili, se è funzionale alla propria vita.

Dr. Giuliana Proietti


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Immagine: nell’immagine il laboratorio di Lipsia di Wilhelm Wundt

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