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Pregiudizi sociali: l’effetto ordine nell’orientamento sessuale

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Pregiudizi sociali: l’effetto ordine nell’orientamento sessuale

effetto ordine

Le prime impressioni sono molto importanti. Nel primo momento in cui incontriamo una nuova persona, ci facciamo subito un’opinione su di lei. Come si formano queste prime impressioni è stato oggetto di interesse per molti ricercatori nel campo della psicologia sociale.

Gli esperimenti di Asch sulla formazione delle impressioni hanno suggerito che quando gli aggettivi che descrivono una persona sono presentati in sequenza, i primi hanno un impatto maggiore rispetto a quelli successivi (effetto ordine). Le stesse parole usate per descrivere una persona potrebbero creare dunque valutazioni molto diverse su quella persona, se l’ordine in cui vengono presentate le parole viene invertito. Quando gli aggettivi con significato positivo sono pronunciati per primi, seguiti da parole con significato meno positivo, i soggetti tendono a valutare la persona in modo più favorevole, ma quando l’ordine è invertito, i partecipanti hanno la tendenza a giudicare la persona meno positivamente (Asch, 1946).

Di recente è stato pubblicato uno studio sulle prime impressioni relative a soggetti gay: a differenza di altri gruppi che subiscono un pregiudizio sociale, come le minoranze etniche o gli anziani, le persone omosessuali in genere hanno la possibilità di nascondere la loro identità sessuale, quando interagiscono con gli altri. Questo fa sorgere una domanda: rivelare il proprio orientamento sessuale in un secondo momento, invece che subito, potrebbe modificare la percezione sociale negativa di una persona gay?

David Buck e Ashby Plant hanno studiato questo problema. Quarantacinque soggetti eterosessuali di entrambi i sessi (in gran parte studenti) hanno partecipato a quello che pensavano fosse uno studio sul comportamento sociale che si tiene la prima volta che si conosce una persona. Queste persone hanno ascoltato un’intervista pre-registrata con un uomo che sapevano dover incontrare subito dopo. L’intervista registrata (solo audio) durava otto minuti ed in essa l’uomo parlava della sua vita e dei suoi interessi. Soprattutto, gli venivano poste delle domande sulla sua situazione sentimentale, sin dall’inizio (seconda domanda dell’intervista) o alla fine del colloquio, ed era in questa risposta che l’uomo rivelava il suo orientamento sessuale. Metà dei partecipanti hanno ascoltato la versione in cui il coming out avveniva subito, l’altra metà ha ascoltato la versione in cui esso avveniva alla fine dell’audio-intervista.

Risultato: tra i partecipanti di sesso maschile, i tempi hanno fatto una grande differenza. Coloro che avevano saputo dell’orientamento sessuale del soggetto nella fase iniziale hanno poi segnalato la loro frustrazione nel dover incontrare l’uomo ed hanno sviluppato aspettative peggiori su come sarebbe andato l’incontro, oltre che pregiudizi più negativi nei confronti delle persone omosessuali in generale. Ciò accadeva di meno fra i partecipanti di sesso maschile che avevano ascoltato la registrazione in cui la confessione veniva fatta in un secondo momento.
Un secondo studio, che ha coinvolto altre 85 partecipanti, è stato riproposto, con le seguenti modifiche: il colloquio veniva mostrato su video, dunque non solo via audio e c’era una terza condizione: l’uomo intervistato rivelava di essere eterosessuale.

I partecipanti hanno poi dovuto selezionare alcuni aggettivi che descrivevano l’uomo, rivelando così quanto le loro impressioni fossero stereotipate (ad esempio: ‘femminile’, ‘artistico’, ‘melodrammatico’).

Ancora una volta, per i partecipanti uomini, i tempi di comunicazione dell’orientamento sessuale hanno fatto una grande differenza. La divulgazione precoce ha portato i partecipanti di sesso maschile a sentirsi meno favorevoli nei confronti dell’uomo, mostrando maggiore ostilità verso di lui e attribuendogli i tratti che costituiscono lo stereotipo del gay.

Il messaggio è chiaro: una divulgazione precoce influenza la percezione dei partecipanti di sesso maschile per il resto del colloquio, sollevando dei pregiudizi nei confronti dell’uomo gay. I partecipanti di sesso maschile che hanno ascoltato la comunicazione in un secondo momento sembravano avere una visione meno stereotipata dell’uomo, riducendo così i loro pregiudizi negativi e le loro ostilità anche dopo che lui aveva rivelato il suo orientamento sessuale. In contrasto con questi effetti, i tempi di divulgazione non hanno fatto alcuna differenza nella percezione di un soggetto che rivelava di essere eterosessuale.

Il suggerimento implicito che viene da questa ricerca, per i gay, è quello di trattenersi dal rivelare la propria omosessualità, in modo da ridurre la probabilità di divenire vittime di pregiudizi. ‘La nostra speranza – dicono però i ricercatori – non è quella di incoraggiare le persone a nascondere il proprio orientamento sessuale: questa ricerca speriamo permetta invece di promuovere una cultura in cui la gente non senta più il bisogno di nascondersi.’

Sono ora necessarie ulteriori ricerche per stabilire se processi simili si verificano per le lesbiche e per gli altri gruppi stigmatizzati (ad esempio persone con diagnosi di una malattia mentale). Un altro problema da studiare è l’effetto cronologico: i risultati sarebbero diversi se la rivelazione avvenisse dopo settimane, invece che dopo otto minuti?

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

Fonte:

Buck, D., and Plant, E. (2011). Interorientation interactions and impressions: Does the timing of disclosure of sexual orientation matter? Journal of Experimental Social Psychology, 47 (2), 333-342 via BPS

Immagine:Wikimedia

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Dr. Giuliana Proietti
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