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Storia della sofrologia

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Storia della sofrologia

sofrologia

La Sofrologia nasce nell’ottobre del 1960 a Madrid, quando, nell’antico ospedale Santa Isabel, presso il servizio di neuropsichiatria, viene fondato il primo Dipartimento di Sofrologia Clinica.

Suo fondatore: Alfonso Caycedo, neuropsichiatra di origini basche, allievo del prof. Lopez-Ibor, uno dei grandi maestri della psichiatria spagnola. Negli anni immediatamente precedenti, Caycedo aveva iniziato a studiare l’ipnosi tenendosi in contatto con gli eredi della scuola di Nancy, fondata da Liébault e Bernheim ed opposta, dalla seconda metà dell’ottocento, a quella parigina di Charcot.

Ben presto però aveva abbandonato tali studi, poiché convinto che le diatribe attorno ai diversi metodi d’induzione ipnotica fossero assai secondari rispetto ai fenomeni della coscienza che emergevano e che per procedere scientificamente fosse necessario “rompere con la tradizione e riavvicinarsi di nuovo ai fenomeni partendo da zero[1]”. Così, avviando il cammino della Sofrologia, creò una nuova terminologia per tenersi chiaramente discosto dalle vecchie scuole d’ipnosi e precisò i suoi obiettivi, restringendoli nello studio della coscienza e delle sue modificazioni. Era questo l’inizio di un lungo percorso che doveva condurre il pensiero sofrologico molto più lontano di quanto fosse allora possibile immaginare.

Svolta decisiva di tale evoluzione fu l’incontro con lo psichiatra fenomenologo Ludwig Binswanger, padre della Daseinsanalyse, di cui Caycedo divenne allievo. Negli anni trascorsi con lui nella clinica di Kreuzlingen (1963 e 1964) ebbe, infatti, modo di approfondire il dibattito attorno all’applicazione scientifica della fenomenologia husserliana ai fenomeni della coscienza e di aprirsi alla dimensione esistenziale.[2]

Ciò gli consentì, non solo di ampliare gli orizzonti teoretici della Sofrologia, impostandoli coerentemente con un’epistemologia fenomenologica, e di veder attuato un metodo conoscitivo improntato alla fenomenologia[3], ma altresì di estendere la comprensione dell’essere umano verso l’esistenza, ricomponendo la costitutiva tripolarità somato-psichcico-esistenziale dell’uomo, misconosciuta o mutilata dal credo naturalistico-oggettivo allora dominante. Un secondo momento del progresso sofrologico può essere storicamente individuato nel periodo passato da Caycedo in oriente (1965-1968).

Partito per un viaggio di pochi mesi, si trattenne invece quasi tre anni, in un lungo itinerario che lo portò in India, in Tibet ed in Giappone. Attraverso contatti con medici, ricercatori e studiosi delle tradizioni orientali visitò monasteri, luoghi di culto e di meditazione ed entrò in contatto con gli yogi dell’India meridionale, con i raja yogi tibetani ed i grandi maestri zen, finendo con l’iniziarsi alla meditazione. Dall’esperienze vissute in oriente[4] ricavò alcuni metodi per la modulazione dei livelli di coscienza e la mutazione degli stati correlati.[5] In proposito, è di notevole importanza sottolineare che solo una corrente agiografica ha in seguito enfatizzato l’influenza di questo periodo sulla Sofrologia, tentando di trarla verso una mistica orientaleggiante che, in realtà, è assolutamente estranea al pensiero scientifico sofrologico. L’influenza delle discipline orientali sulla Sofrologia si situa, infatti, solo a livello metodologico ed in un ambito molto ristretto, senza sconfinamenti nei loro sistemi filosofico-religiosi.[6]

Nel 1968, con il secondo congresso della Société Française de Sophrologie, tenutosi al Palais des Congrès di Versailles, si chiude quello che viene solitamente definito il periodo della fondazione della Sofrologia, in cui si avvia il distacco netto e definitivo dall’ipnosi[7] e ci si muove speditamente verso l’attuazione e la sperimentazione di una disciplina fenomenologico-esistenziale che utilizza metodi propri per l’osservazione e lo studio della coscienza. Il ventennio tra il 1968 ed il 1988 è scandito, nell’evoluzione storica e scientifica della Sofrologia, da alcune tappe fondamentali, rappresentate in sintesi dagli eventi congressuali:

il primo congresso mondiale del 1970[8] che riunisce più di mille e quattrocento specialisti, provenienti da 42 nazioni, confrontando le tradizioni ed i progressi della Sofrologia e della medicina occidentale con quella orientale, e che di fatto rappresenta l’ultimo evento significativo d’approfondimento nel dialogo scientifico con la cultura dell’oriente; il secondo congresso mondiale del 1975[9], dove vengono codificati i principali metodi sofrologici fino ad allora sperimentati e nel quale si apre alla Sofrologia dei grandi gruppi, attraverso il training collettivo; il terzo congresso mondiale del 1982[10] durante il quale, anche a seguito di un significativo contributo della scuola italiana [11], vengono individuate le principali deviazioni della Sofrologia, poste in atto in molte scuole sparse nel mondo[12], e ci si richiama ad una coerente ed inflessibile applicazione della fenomenologia husserliana. Va inoltre ricordato che durante il congresso venne approvata la soppressione definitiva dell’attributo medica, generalmente associato al termine Sofrologia. Tale soppressione, lungi dal rappresentare un mero evento linguistico o stilistico, evidenzia la definitiva caratterizzazione della Sofrologia nella dimensione esistenziale, svincolandola così da un’epistemologia naturalistico-obiettiva verso cui si pone come integrazione.

Da questo momento l’impianto sofrologico, sia a livello teoretico che metodologico, non subirà più significative modifiche. Le sue successive evoluzioni seguiranno il naturale progresso del dibattito interno ed esterno, scaturito dal confrontarsi con le discipline affini e con le scienze di cui interseca il cammino.

Il suo permanere nell’ambito scientifico a distanza di più di quarant’anni dalla fondazione, la sua ampia diffusione in tutto il mondo, il grande numero di convegni, corsi, ricerche, pubblicazioni ad esso dedicati ed il suo ingresso nel mondo accademico mostrano quanto il movimento sofrologico sia ormai radicato nella cultura occidentale e, al tempo stesso, espressione del pensiero filosofico-scientifico in essa generatosi.

Obiettivi della Sofrologia

Il termine Sofrologia, già nella sua lettura etimologica, manifesta chiaramente quali sono state le scelte preliminari in relazione agli obiettivi da perseguire. Le radici della parola, derivate dal greco antico, sono infatti: Sos, ovvero equlibrio, Phren, nel senso di coscienza[13] e Logos, studio. La Sofrologia, dunque, studia la coscienza umana e ne ricerca l’equilibrio. Se poi aggiungiamo a tale sintetica definizione l’impostazione epistemologica di base, che si realizza nell’approccio fenomenologico[14], e l’apertura ontologica verso la dimensione dell’esistenza, il quadro dei riferimenti filosofico-scientifici si fa sufficientemente chiaro da poter precisare quali obiettivi la Sofrologia intenda raggiungere.

Il primo di tali obiettivi è costituito, a livello generale, dallo studio della coscienza umana, ovvero, dei modi in cui essa si orienta e delle modalità in cui i suoi vissuti si formano, si combinano e si manifestano.

Il secondo obiettivo si concreta nell’applicare la Sofrologia come integrazione della medicina e della psicologia, offrendo una lettura degli aspetti puramente soggettivi dell’essere umano, per poterlo comprendere nella sua interezza ed intervenire più incisivamente, nel rispetto del suo costitutivo polimorfismo.[15]

Il terzo obiettivo coinvolge infine la dimensione esistenziale, favorendo l’appropriazione del telos intimo di ogni esistenza, attraverso una radicale conoscenza di se stessi ed una più congrua progettazione sia esistentiva che esistenziale. Vediamo così scindersi la Sofrologia in tre principali branche[16]: ricerca sofrologica, Sofrolologia medica o psicologica e Sofrologia esistenziale.

Da ciò se ne deduce che la Sofrologia in sé non è mai terapia.[17] In primo luogo, poiché l’intervento sofrologico, sia a livello conoscitivo che nell’incidenza rielaborativa, non mira ai fenomeni “patologici” (a dire il vero non ne riconosce neanche l’esistenza, considerandoli un modo d’essere, particolari declinazioni del trascendere[18]), ma al rapporto che si è instaurato tra essi ed il soggetto esperente ed al significato che hanno assunto all’interno del progetto di mondo individuale che li ha generati. In secondo luogo, Sofrologia medica e psicologica non possono considerarsi terapie in quanto il loro compito si sostanzia nel fornire (ad integrazione della diagnosi e della terapia medica e psicologica) gli aspetti soggettivi della realtà umana, lasciando emergere i vissuti e mediando nella loro significatività. Tanto meno può vedersi un intervento terapeutico nella Sofrologia esistenziale, dove la lettura dei modi di rapportarsi al mondo e la ricerca di equilibrio tra posizione storica, situazione individuale e progetti (biologico, esistenziale ed esistenziale) si attua in un ruolo di assoluta neutralità (notarile): un’autentica atropo-logia fenomenologica.[19] Ultimo, fondamentale, motivo: la Sofrologia non si orienta verso il mondo reale (il mondo comune), ma verso la sua rappresentazione soggettiva.

La Sofrologia, in quanto disciplina scientifica -come si è visto-, ha per oggetto la coscienza e la coscienza non appartiene al reale: essa è un rapporto, originario e fondate, che preesiste ad ogni manifestazione dell’uomo, modalità del suo costitutivo essere-nel-mondo. La coscienza – per dirla con Jaspers – non è una cosa bensì l’Essere nel suo Mondo.[20]

Così il sofrologo diviene un mediatore tra il mondo particolare e quello generale, tra rappresentazione e reale, tra significatività individuale e generale.[21]

[1] Caycedo A. et al. (1969): Progrès en Sophrologie, pag. 27

[2] E’ noto che Binswanger catalizzi nel suo pensiero maturo –abbandonato Freud, suo primo maestro- l’influenze di Edmund Husserl , Martin Heidegger, Karl Jaspers e Wilhelm Dilthey. Pertanto le radici teoretiche della Sofrologia possono essere rintracciate non solo nella daseinsanalyse e nella fenomenologia husserliana, ma anche nell’analitica esistenziale heideggeriana, nella psicopatologia jaspersiana e nello storicismo del Dilthey.

[3] Un attenta analisi della “Fenomenologia obiettiva” di Binswanger, dimostra che il metodo proposto ed attuato dallo psichiatra svizzero non era poi così puramente e rigidamente impostato secondo la fenomenlogia husserliana (Cfr Avenia F. (1979a): La fenomenologia obiettiva di Ludwig Binswanger. Validazione scientifica dell’esperienza antropoanalitica). Ciò non toglie che a Binswanger vada ascritto il grande merito di aver fatto da apripista, indicando con chiarezza la possibilità di una terza prospettiva d’osservazione dell’essere umano tra l’ascientifico soggettivismo e l’oggettivazione scientifica, naturalisticamente impostata.

[4] Tali esperienze sono descritte in due libri: il primo, pubblicato in India Caycedo A. (1966): Letter of silence ed il secondo pubblicato alcuni anni dopo il suo ritorno in Spagna (1971): La India de los yogis.

[5] L’influenza delle discipline orientali si concreta nell’utilizzo di alcuni metodi per il rallentamento delle frequenze cerebrali verso il ritmo alfa ed il suo mantenimento, favorendo il transito verso uno stato di coscienza con dominanza dell’emisfero cerebrale destro. Tali metodiche rimangono circoscritte al RDC (Rilassamento Dinamico di Caycedo) (Cfr. Avenia F. (1979b): Introduzione al Rilassamento Dinamico di Caycedo e Avenia F. (1980): Précisions à propos de la Relaxation Dynamique de Caycedo), di sicuro interesse scientifico, ma assai poco praticato nella moderna impostazione della Sofrologia.

[6] Le radici metodologiche della Sofrologia vanno rintracciate soprattutto nel Rilassamento Progressivo di E. Jacobson e nel Training Autogeno di J. H. Schultz.

[7] Significativo è il notare che negli anni immediatamente successivi si osservò invece un avvicinamento dell’ipnosi alla Sofrologia. A riprova di tale tendenza ricordiamo, per esempio, che l’importante trattato d’ipnosi di F. Granone, edito in Italia dalla Boringhieri, vide cambiato il titolo originario della prima edizione del 1962 “L’ipnotismo” in “Trattato d’ipnosi (Sofrologia)” nelle due edizioni successive del 1972 e 1976. L’uso del termine “Sofrologia”, racchiuso timidamente tra parentesi, ci apparve allora –e tuttora ci appare- testimonianza di un momento di grande incertezza e ripensamento in seno all’ipnosi europea, che intravedeva nella Sofrologia una nuova frontiera scientifica. Le strade però era già ben tracciate e nel tempo si sono ampiamente dimostrate divergenti.

[8] Il primo congresso mondiale di Sofrologia Medica dal titolo “Sophrologie, Mèdecine d’Orient et d’Occident” si tene a Barcellona, nell’ottobre del 1970.

[9] Il secondo congresso mondiale di Sofrologia Medica dal titolo “Congrès de l’harmonie au sein de la civilisation du drame” si tenne sempre a Barcellona, nell’ottobre del 1975.

[10] Il terzo congresso mondiale di Sofrologia presentato semplicemente con il titolo di “Terzo congresso mondiale di Sofrologia” si tenne a Bogotà nell’agosto del 1982.

[11] Avenia F., Nardi L. “La voie sophrologique. Une réalité entre science et existence”, Lettura Magistrale, Bogotà, 20 agosto 1982.

[12] Le deviazioni d’allora – che, ahinoi, ancora persistono, situandosi però al di fuori della cultura scientifica- vennero da noi eufemisticamente denominate correnti e così identificate: corrente tecnico-eclettica (nella quale “gli aspetti fisici vengono privilegiati rispetto a quelli psichici, relegando in subordine gli elementi percettivi ed emarginando i fenomeni della coscienza”); corrente esoterica (ascientifica e “tendenzialmente iniziatica”); corrente naturalistico-obiettiva (avente come “intento principale la riconduzione di tutta l’attività sofrologica entro gli schemi classici delle scienze naturali”… “Va notato che può inserirsi nella corrente naturalistico-obiettiva ciò che è nato dal combinarsi della Sofrologia con la psicoanalisi”). I virgolettati sono tratti da Avenia F., Nardi L. “La voie sophrologique…” op.cit..

[13] La radice“phren” ha assunto, a seconda delle correnti (deviazioni) prima citate, delle distorsioni interpretative, così è stato impropriamente tradotto “cervello” o “mente”, dalla corrente tecnico-eclettica; “cervello”, dalla corrente naturalistico-obiettiva; “anima” dalla corrente esoterica. Cfr. Avenia F., Nardi L.: “La voie sophrologique…” op. cit.

[14] Cfr. Avenia F. (1981): Sophrology and Phenomenology

[15] L’utilizzo di alcuni metodi propri della Sofrologia nella diverse branche della medicina, finalizzati ad esempio al controllo del dolore (anestesiologia, ostetricia, odontoiatria, ecc.) , così come in psicologia per la gestione dello stress o la remissione delle fobie, esula completamente da una reale e corretta applicazione della Sofrologia, non rappresentando che il mero utilizzo di metodi (trasformati in tecniche) di sostegno a discipline estranee al suo contesto filosofico-scientifico.

La preparazione al parto con metodi sofrologici rappresenta, ad esempio, la più evidente decontestualizzazione e minimizzazione dell’assai più rilevante preparazione alla maternità che si attua in Sofrologia, che comprende anche la preparazione al parto, ma altresì le dinamiche dei vissuti relativi all’attesa, al parto ed al rapporto con il figlio. Cfr. ad es. De Carcer A. (1982): La femme femme, être mère dans la sérénité.

[16] Esistono altre applicazioni della Sofrologia quali il recupero dalle tossicodipendenze, la preparazione allo sport, l’apprendimento rapido, ecc., che non rientrano nei filoni classici d’applicazione della Sofrolgia e la cui gestione deve sempre essere molto accorta per non ridurle a mero tecnicismo.

[17] L’espressione “terapia sofrologica” può essere usata solo quando si ha un’applicazione di metodi sofrologici, svincolati dal loro contesto di riferimento e finalizzati al potenziamento delle terapie mediche o psicologiche in cui vengono inseriti strumentalmente. Quando invece la Sofrologia viene utilizzata coerentemente con i suoi presupposti teoretici si deve parlare di “Percorso (conoscitivo) Sofrologico” o “Traininig Sofrologico”.

[18] “declinazioni (abwadlungen) del trascendere” dal senso dato da Binswanger per definire le malattie mentali, ravvisando in tale prospettiva il compito della psichiatria: “indagare e fissare in modo scientificamente esatto tali particolari declinazioni”. Cfr. Binswwanger L. (1946): Ueber die Daseinsanalytische forschungsrichtung in der psychiatrie. Nella tr. It. (vedi Rif. Bib.) a pag. 24.

[19] Un orizzonte antropo-fenomenologico, all’interno del quale si situa –come scrive Binswanger nel 1936- “una reale ed autonoma auto-comprensione dell’umanità, una conoscenza delle più autentiche possibilità del suo essere, e cioè un’autentica atropo-logia”. Binswanger L. (1936): Freud und die verfassung der klinischen psychiatrie. Nella tr. It. (vedi Rif. Bib.) a pag. 189

[20] “…die Seele ist kein Ding, sondern das Sein in ihrer Welt“

[21] Interessante notare che nella Sofrologia sociale, applicata ai grandi gruppi, si ha una mediazione tra la significatività del gruppo e quella generale. Cfr. Avenia F. (1990): Sofrologia: principi e finalità.

Franco Avenia

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Author Profile

Dr. Franco Avenia
Sociologo, Sofrologo, Androsessuologo. Presidente dell’Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia (AIRS). Vicepresidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica (FISS).

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