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Vita fetale

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Vita fetale

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Osservando direttamente la complessità dell’attività fetale nell’ambiente uterino, si resta sorpresi dalla varietà dell’attività motoria esibita, dalla precocità e compiutezza delle competenze sensoriali e percettive fetali, che portano l’attenzione sull’insieme di esperienze che il bambino vive nel periodo prenatale.

Il feto dal momento dell’impianto fino alla fine della gravidanza si trova al centro della cavità addominale della madre. Evoluzionisticamente al fine di proteggere il prodotto del concepimento da eventi nocivi esterni è riservata una posizione “protetta” da strutture anatomiche materne che finiscono inevitabilmente per essere uno scudo che isola il feto dagli stimoli sensoriali provenienti dall’ambiente esterno.

Sebbene tra il feto e l’esterno si frappongano numerosi “strati isolanti” diversamente da quanto si credeva in precedenza, l’ambiente uterino non è né buio né silenzioso ma presenta una caratteristica permeabilità agli stimoli provenienti dall’esterno. Il feto vive immerso nel liquido amniotico in cui si propagano in diversa misura onde sonore o luminose, variazioni pressorie e di temperatura e inoltre sostanze di natura biochimica derivanti dal funzionamento del corpo materno e dall’esterno. In condizioni tranquille ogni feto mostra all’osservazione di avere propri ritmi di attività motoria, preferenze nella scelta delle posizioni in cui soffermarsi più a lungo, e propensioni individuali verso una maggiore o minore attività nella reazione agli stimoli esterni.

Quando invece il feto viene sottoposto a stimolazioni manifesta chiare reazioni: si notano infatti variazioni nella quantità, qualità ed intensità della normale attività motoria, inoltre si registrano alterazioni nella frequenza del battito cardiaco. Se a quest’immagine dell’ambiente intrauterino così ricca di stimolazioni aggiungiamo il fatto che nell’essere umano la maturazione del sistema nervoso e di tutti gli altri apparati sensoriali si svolge quasi esclusivamente nell’utero possiamo capire l’importanza dell’esperienza sensoriale del bambino in fase prenatale.

La varietà di tale vita percettiva offre la possibilità al futuro bambino di porre le fondamenta per la costruzione di una propria visione di sé e del proprio schema corporeo.

In questo senso sono significativi i rapporti dell’embrione prima e del feto poi con il ventre materno, con la quantità di liquido amniotico e con i movimenti delle braccia e delle gambe in relazione all’orientamento spaziale. La costruzione della propria identità necessita così di esperienze ,che portano alla distinzione di sé dall’ambiente: quanto più questa distinzione cresce tanto più viene rafforzata l’individualità.

In questa situazione il ruolo della madre è determinante. Infatti l’utero per il bambino diventa così qualcosa di più di una semplice culla , è il suo primo vero mondo, e il modo in cui lo sperimenta incide sulla formazione della sua futura personalità. Se sarà un ambiente caldo, affettuoso e ricco di stimoli, allora il bambino avrà molte probabilità di essere e di vivere sereno e fiducioso nei confronti di sé e degli altri. Se invece al contrario, l’utero sarà vissuto come un ambiente freddo, ansioso e scarsamente comunicativo, allora il bambino avrà molte probabilità di crescere insicuro, insoddisfatto e diffidente nei confronti di tutto e di tutti.

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Dr. Vanessa Coacci
Vanessa Coacci è psicologa psicoterapeuta in Ancona.

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