Sempre più spesso si parla di nuove pratiche di genitorialità che si riassumono sotto l’etichetta di origine anglosassone di Attachment Parenting (da un libro di Martha e Bill Sears, del 1993, The baby book). Potremmo tradurre questo nuovo modo di essere genitori con la frase: “Genitori che supportano l’attaccamento”, oppure definire i genitori che mettono in pratica queste tecniche come “genitori empatici”. Poiché però entrambe le alternative non sembrano migliori dell’originale, potremmo alla fine tenerci il termine così com’è, tanta è ormai la nostra abitudine ad usare l’inglese nel nostro vivere quotidiano.

L’attachment parenting dunque è un approccio educativo secondo il quale i figli vanno allattati con latte materno ad oltranza, fino a che il bambino non sceglie un altro tipo di alimentazione. Inoltre si invitano i genitori a far dormire il figlio con loro, nel loro letto, e a tenerlo sempre con sé a stretto contatto corporeo durante il giorno (ad esempio, tenendo il bambino in braccio). Tutto questo, secondo i Sears, avrebbe lo scopo di promuovere il benessere del bambino ed anche una sorta di affinità “spirituale” tra genitore e figlio, attraverso un attaccamento anche fisico fra loro.

Questo approccio, del tutto condivisibile, va dunque contro lo stile educativo tradizionale secondo il quale i bambini tendono facilmente a sbagliare, o a fare i capricci (che invece sono solo l’espressione dei loro bisogni), e devono per questo ricevere un’educazione rigida che li aiuti ad adattarsi al mondo, considerato un luogo difficile e pericoloso.

Quali donne sceglierebbero questo tipo di educazione per i propri figli: quelle più tradizionali o quelle più emancipate? Se lo sono chiesto due ricercatrici, Miriam Liss e Mindy Erchull, che lavorano presso la University of Mary a Washington negli Stati Uniti. Le femministe, ad esempio, che in genere non vengono considerate delle buone madri, in quanto dipinte dai media come persone che lottano contro la famiglia, contro la maternità e contro la dedizione genitoriale alla cura dei figli, che tipo di approccio sceglierebbero? Ed ecco la conclusione dello studio: le madri femministe sono consapevoli dell’importanza del tempo da trascorrere con i propri figli e di una genitorialità attiva e partecipe, che metta il figlio al centro delle attenzioni familiari. Dunque, utilizzerebbero senza dubbi le tecniche dell’Attachment Parenting. Questa ricerca è stata pubblicata online nella rivista Sex Roles.

Liss e Erchull hanno voluto esaminare in particolare le pratiche genitoriali di attaccamento delle femministe e capire se esse vedessero in esse un potenziamento per lo sviluppo più sano del figlio o un modo oppressivo di essere genitori. Erano anche interessate a capire se gli stereotipi sulle mamme femministe avevano un fondo di realtà.

E’ stato dunque studiato un campione di 431 donne americane (147 madri femministe, 75 femministe non-madri, 143 non-femministe madri, e 66 non-femministe non-madri): esse hanno compilato un sondaggio online su femminismo e funzione materna. Il questionario valutava le convinzioni circa tre diverse pratiche associate alla genitorialità: 1) l’allattamento al seno per lunghi periodi di tempo, 2) il far dormire i figli nel proprio letto, 3) tenersi sempre i figli fisicamente vicini a sé  oppure optare per una educazione più rigida, di tipo classico. Le partecipanti sono state poi invitate a rispondere alle domande “come avrebbe fatto una tipica femminista” per valutare la diffusione degli stereotipi.

I risultati hanno mostrato che le femministe sono più propense a sostenere le pratiche di “attaccamento genitoriale” rispetto alle non femministe, mentre le non femministe sono più propense a sostenere programmi di educazione più rigidi per i figli.

È interessante notare che le non-femministe, e tra queste le madri in particolare, condividono la percezione errata secondo la quale la femminista tipica è disinteressata alla cura dei figli, dedica loro poco tempo, non se ne interessa personalmente e non mette in pratica le tecniche dell’Attachment Parenting.

Liss e Erchull concludono: “I nostri risultati suggeriscono che gli stereotipi relativi alle femministe, che vedono queste donne come  contrarie alle relazioni sentimentali e ai legami familiari non sono corretti. I nostri dati indicano che le donne femministe, in realtà, sono interessate alle pratiche genitoriali di attaccamento».

Giuliana Proietti

Fonte:

Liss M & Erchull MJ (2012). Feminism and attachment parenting: attitudes, stereotypes, and misperceptions. Sex Roles; DOI 10.1007/s11199-012-0173-z, viaAre feminism and attachment parenting practices compatible?, Eurekalert

Immagine: Ask Dr. Sears

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona Civitanova Marche, Fabriano
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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