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I cani non pensano ‘da cani’

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I cani non pensano ‘da cani’

cani

Friederike Range e colleghi dell’ Università di Vienna hanno dimostrato per la prima volta che i cani possono classificare fotografie con colori complessi e dividerle in categorie esattamente come fanno gli esseri umani.

I migliori amici dell’uomo hanno anche dimostrato di poter imparare dei concetti attraverso l’uso del touch-screen del computer, eliminando così il sospetto di possibili influenze umane. Lo studio è appena stato pubblicato on line su Animal Cognition, una rivista Springer.

Per vedere se i cani possono categorizzare le immagini solamente in modo visuale, per poi trasferire queste informazioni nelle varie situazioni sperimentali, a quattro di questi cani sono state mostrate simultaneamente immagini di paesaggi e di altri cani. I soggetti dovevano scegliere l’immagine di un loro simile per poter ottenere una ricompensa.

Ci sono stati poi altri due test. Agli animali testati sono stati mostrati paesaggi e di cani completamente diversi. Essi hanno continuato a selezionare l’immagine del cane, dimostrando di poter trasferire l’informazione acquisita anche al nuovo stimolo, cioè un’ immagine mai vista in precedenza. Nel secondo esperimento il cane veniva mostrato nell’immagine immerso in uno dei paesaggi utilizzati nella prima fase del test, cercando così di mettere i quadrupedi di fronte ad una situazione alquanto confusa e contraddittoria.

Essi dovevano scegliere fra nuove immagini di cani, ritratti nelle consuete immagini dei paesaggi oppure fotografie di paesaggi completamente nuovi, dove però non vi erano ritratti dei cani: si è visto che i soggetti utilizzati nell’esperimento hanno selezionato sullo schermo del computer, in modo statisticamente significativo, l’immagine del paesaggio con il cane.

Conclusioni: I cani sono capaci di formare dei concetti astratti, come ad esempio quello di ‘cane’ . L’esperimento effettuato tuttavia non può effettivamente dirci se in quella immagine che produce ricompense e che essi hanno dimostrato di riconoscere, anche in forme ed in situazioni diverse, essi vedano effettivamente un loro simile.

Resta da dire che le abilità cognitive dei cani possono essere indagate facilmente con questo nuovo strumento, che non prevede il coinvolgimento del padrone del cane o dello sperimentatore ed essere per questo molto più scientifiche. Inoltre, se il metodo funziona, può essere esteso anche ad altre specie animali.

Fonte: Range F et al (2007). Visual categorization of natural stimuli by domestic dogs (Canis familiaris). Animal Cognition (DOI 10.1007/s10071-007-0123-2). Source: Joan Robinson
via Medical News

Link: Springer

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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Dr. Giuliana Proietti
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