Schizofrenia: cosa fare nel prossimo decennio

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Un interessante editoriale pubblicato su Nature e dedicato alla schizofrenia sostiene che nel prossimo decennio la scienza dovrà, complessivamente, fare di più per cercare di combattere in modo più aggressivo il problema dei disturbi mentali. Gli studi e le ricerche sulla schizofrenia, ad esempio, secondo l’autorevole punto di vista di Nature, sono assolutamente minori rispetto a quanto si sta facendo per altre malattie, come il cancro.

Di schizofrenia si parla solo quando qualche soggetto entra nella cronaca nera per un omicidio durante un raptus: si tratta di una piccola minoranza di malati che hanno questa malattia in forma acuta e ci si dimentica delle tante persone che vivono questa condizione, senza per fortuna commettere atti violenti. E’ tempo che la disparità nelle ricerche sia superata, che non vi sia più la stigmatizzazione dei disturbi psichiatrici, che sono patologie come le altre, anche se hanno un impatto sulla società molto maggiore di altre malattie più pubblicizzate. Un esempio è l’Alzheimer, una malattia che assorbe una grande quantità di fondi per la ricerca, facendo trascurare completamente le condizioni di insorgenza di altri disturbi più diffusi, in primis quello depressivo.

La schizofrenia è una combinazione di allucinazioni, ridotta motivazione e funzioni cognitive alterate. I comportamenti estremi degli schizofrenici coperti dai media sono ben lontani dagli studi condotti sulla popolazione, i quali stabiliscono che le persone che soffrono di una errata rappresentazione della realtà sono circa il 3%. La schizofrenia, riporta sempre Nature, può essere tenuta sotto controllo con la terapia medica e la terapia cognitiva, con esiti positivi.

E’ difficile che venga compreso il legame tra i sintomi della schizofrenia e le patologie fisiologiche che la determinano, come la diminuzione di materia bianca nel cervello, o la funzione alterata del neurotrasmettitore dopamina. I trattamenti, che mirano spesso alla regolazione del sistema dopaminico, sono avanzati nei decenni trascorsi non nella loro efficacia, ma nella riduzione dei loro effetti collaterali, che producono in genere una debilitazione.

Sia la diagnosi che le cure arrivano quando la schizofrenia si trova ad uno stato avanzato. Negli stadi precedenti la situazione clinica è piuttosto ambigua e non vi sono dei marcatori biologici che permettano di identificare per tempo le condizioni a rischio, in modo da consentire interventi biomedici e cognitivi per prevenire o mitigare i disturbi.

Una comprensione più accurata della biologia sottostante al disturbo è essenziale per migliorare la diagnosi e le terapie. Le nuove tecniche, come gli studi sul genoma, l’imaging o la manipolazione ottica dei circuitu neurali suggeriscono che i disturbi allo stato iniziale potrebbero essere polivalenti, nel senso che potrebbero evolvere in una sintomatologia autistica, come in una bipolare.
Anche la ricerca sui fattori ambientali è molto scarsa. Circa l’80% dei casi di schizofrenia sembra dovuto a fattori genetici, ma parte dell’influenza genetica viene a sua volta modificata dalle influenze ambientali. Anche questo 20% di fattori ambientali meriterebbe un maggior numero di studi, che vadano dallo stress sociale (associato, ad esempio alla migrazione o alla urbanizzazione). Come viene affermato in una rivista scientifica specializzata, la sfida, a livello mondiale, potrebbe essere quella di mettere insieme le varie discipline che sono necessarie per esaminare modelli di disturbi causati da vari aspetti, genetici, ambientali e loro interazione (J. van Os and S. Kapur Lancet 374, 635–645; 2009).

Tom Insel, capo del National Institute of Mental Health (T. R. Insel J. Clin. Invest. 119, 700–705; 2009) ha a questo proposito messo in luce che, nonostante i progressi scientifici della biologia, che ci permette di sapere di più sui disturbi psicotici, gli psichiatri ne tengono pochissimo conto e, secondo Nature, anche questo dovrà cambiare nel prossimo decennio.

Fonte: Nature

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

Immagine: Pink Sherbet Photography

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Dr. Giuliana Proietti
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