La febbre del Sabato Sera
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La Febbre del Sabato Sera (Saturday Night Fever) è un film musicale del 1977, diretto dal regista John Badham, che lanciò l’attore John Travolta. e dette avvio alla nuova concezione della discoteca nel mondo giovanile.

Il film ebbe un successo immediato, quando uscì, quaranta anni fa, nel dicembre 1977, diventando rapidamente uno dei film di maggior incasso nella storia del cinema.  Per ragioni di botteghino in America il film, inizialmente vietato ai minori, fu ripubblicato in seguito, in una versione ripulita da tutte le parolacce, cancellando o minimizzando le scene sessuali e violente. Lo stesso accadde per la versione italiana, del Marzo 1978 (Una versione integrale con nuovo doppiaggio è stata resa ora disponibile in DVD. Il film sta inoltre tornando nelle sale cinematografiche).

Il titolo del film si basava su un articolo che era uscito sul New York Magazine, nel giugno 1976, dal titolo “Tribal Rites of the new Saturday Night”, scritto da Nick Cohn. Il giornalista descriveva la vita dei giovani italo-americani di Bay Ridge, di giorno impegnati in lavori di basso livello e di notte padroni delle piste della discoteca 2001 Odissey. Nick Cohn fu contattato dal produttore Robert Stigwood, che aveva realizzato a Broadway musical di successo come Jesus Christ Superstar, Hair Grease, per portare sullo schermo il personaggio di Vincent,” il miglior ballerino di Bay Ridge “. A parte il nome del protagonista, che fu cambiato in Tony Manero, nel film rimangono tutti gli stili e gli atteggiamenti descritti inizialmente da Cohn.

La maggior parte del film era stata già girata, quando il produttore Robert Stigwood commissionò ai Bee Gees di scrivere canzoni per il film. I fratelli della canzone, che in quel periodo avevano un successo modesto, non sapevano di cosa si trattasse il film, ma riuscirono a comunicare al volo qualche nota di “Stayin ‘Alive”, su cui stavano lavorando.  La proposta piacque.

Con 15 milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti e 40 milioni nel mondo, Saturday Night Fever è stato l’album di colonne sonore più venduto di tutti i tempi, prima di essere soppiantato da The Bodyguard, circa 15 anni dopo. Il disco fu numero uno per diversi mesi e abbandonò le classifiche solo nel marzo 1980.

Il fenomeno della discoteca in quel periodo stava decadendo, ma grazie al film (e alla sua colonna sonora), la discoteca divenne di nuovo mainstream fra i giovani ed ebbe un successo mai visto prima.

La Febbre del Sabato Sera trasformò Travolta in una star del cinema. L’attore era abbastanza conosciuto negli USA per aver lavorato in una sitcom popolare nel personaggio del classico latin lover. Travolta piaceva molto alle ragazze adolescenti, tanto che Donna Pescow  (Annette) ricorda che era quasi impossibile, durante le riprese, tenere lontano la folla di ragazzine: per questo il film dovette essere girato a notte fonda o nelle prime ore del mattino.

Cercare la protagonista femminile del film, Stephanie Mangano, non fu facile. Sembra che, dopo molte audizioni, la protagonista fu scelta su segnalazione del nipote del produttore, che aveva condiviso un taxi con la trentaduenne Karen Lynn Gorney.

Durante le riprese Travolta perse la sua compagna, morta di cancro.  Si chiamava Diana Hyland, 41 anni, che aveva 18 anni più di lui e l’aveva conosciuta sul set del film TV The Boy in the Plastic Bubble, in cui interpretava sua madre. Travolta riuscì a lasciare la produzione del film e volò a Los Angeles in tempo per stare con lei prima che morisse, ma poi dovette tornare al lavoro.

Del film si seppero poi dei particolari incredibili. Come la scena  di ballo, a 55 minuti dall’inizio del film, in cui Tony e Stephanie si lanciano in un  “tango hustle”, che sembra una combinazione di entrambe le danze. Fu una loro invenzione, in quanto il coreografo del film non si era presentato al lavoro e gli attori non avevano preparato alcun passo.

Poi il famoso abito bianco di John Travolta. Sia Travolta che Badham ritenevano che l’abito da discoteca di Tony avrebbe dovuto essere nero, in quanto gli abiti maschili da sera tendevano a essere scuri, all’epoca. La costumista  Von Brandenstein tuttavia li convinse che l’abito doveva essere bianco, in parte per simboleggiare il viaggio del personaggio verso l’illuminazione, ma anche per ragioni pratiche: un abito scuro non veniva molto bene in una discoteca con le luci basse.

La Von Brandenstein portò Travolta in un negozio di abbigliamento maschile economico a Brooklyn (sommerso da fan adolescenti, ovviamente) e comprò il completo, o meglio, tre completi identici, per non smettere di girare a causa del sudore sull’abito di Travolta. Due dei vestiti sono scomparsi dopo la fine del film; il restante, firmato da Travolta, fu acquistato in un’asta di beneficenza nel 1979 dal critico cinematografico Gene Siskel, per il quale la Febbre del Sabato Sera era stato uno dei suoi film preferiti. Lo pagò circa 2000 dollari e, nel 1995, lo vendette a 145.500 dollari a un offerente anonimo, attraverso la casa d’aste Christie’s.

Nel 2004 il film è stato aggiunto nella lista dei “1000 Migliori film di tutti i tempi” stilata dalla rivista The New York Times, mentre nel 2010 è entrato di diritto all’interno della National Film Registry della Biblioteca del Congresso, che lo definì “storicamente e culturalmente significativo”.

Il film infatti porta sulle scene lo stile di vita reale di alcuni giovani degli anni settanta, con tematiche che riguardano la vita nei sobborghi di New York, l’uso di droghe, le guerre fra bande, il razzismo, l’immigrazione e, naturalmente, la discoteca e lo sballo. Tony  Manero è il re della discoteca, apprezzato da tutte le ragazze, quando conosce Stephanie, con la quale si impegnerà, durante il film, per vincere una gara di ballo, che in effetti vincerà, anche senza averla pienamente meritata.

Nel film Tony vive a casa con i suoi genitori a Bay Ridge e lavora in un negozio di vernici, dove si occupa di miscelare i colori. Una delle prime cose che il film mostra è la doppia identità di Tony: una oscillazione continua fra diverse personalità, mescolando il senso  di onnipotenza e instabilità, tipico degli adolescenti.  Nel film conosciamo Tony come il bravo ragazzo che lavora nel suo negozio, come il figlio perdente o il re spavaldo della discoteca. La sua camera da letto offre uno spazio di transizione per la fusione delle sue varie personalità, che si ispirano ai personaggi rappresentati sui poster appesi al muro e che rappresentano i suoi modelli:  Al Pacino, Bruce Lee, Sylvester Stallone e Farrah Fawcett,  non come modello di ispirazione, ma come oggetto di desiderio eterosessuale. L’incapacità di Tony di consumare le sue relazioni, la  mancanza di padronanza della lingua inglese, il continuo rifugio nello spazio della fantasia e il bisogno di riscatto sociale che sperimenta nella discoteca sono espressioni di un disagio sociale giovanile che non è ancora stato superato e che rende il film di costante attualità.

In Italia infatti, le tematiche trattate nel film erano considerate molto “americane” negli anni settanta, ma oggi ci sono molto più vicine, avendo ormai conosciuto anche noi il fenomeno dell’immigrazione di massa e le difficoltà di integrazione sociale.

Dr. Giuliana Proietti

Fonti:
MentalFloss
La Febbre del Sabato Sera, Wikipedia

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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