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Sigmund Freud, 1922Il 1923 non fu un anno particolarmente felice per Freud, che aveva allora 67 anni, se non altro perché si accorse di avere un cancro alla mandibola. A questo cancro sopravvisse 16 anni, tra immense sofferenze e 33 operazioni chirurgiche, che però non gli tolsero la determinazione ad andare avanti con i suoi studi e le sue teorie. In questi anni Freud non si distaccò mai neanche dal suo sigaro, tanto gli era affezionato.

La malattia cominciò a manifestarsi con brevi ma ricorrenti gengivorragie interessanti l’arcata alveolare superiore destra.

Freud inizialmente non dette particolare importanza a questi sintomi, fino a che non notò in corrispondenza della sede dell’emorragia una tumefazione che dopo un po’ cominciò ad estendersi verso il palato. Decise allora di consultare il prof. Hajek, eminente rinologo di origini slave, direttore della Clinica Rinolaringoiatrica dell’Università di Vienna, il quale gli diagnosticò una lesione leucoplasica dovuta al fumo,  consigliandone l’asportazione chirurgica.

Qualche giorno dopo fu effettuato il primo dei numerosi interventi a cui sarebbe dovuto ricorrere, seguito da cicli di terapia radiante, avendo l’esame istologico rivelato la natura maligna della lesione, risultata un carcinoma.

Quattro mesi dopo, la regione precedentemente trattata chirurgicamente fu interessata da un’ulcera crateriforme del palato duro che si estendeva ai tessuti molli della guancia, alla mucosa mandibolare adiacente fino a lambire il margine linguale.

Alla luce di questo nuovo quadro, si predispose un intervento radicale che fu affidato al prof. Pichhler di Vienna, uno dei più insigni specialisti europei di chirurgia orale, al quale Freud si rivolse in quanto impressionato negativamente da alcuni atteggiamenti poco professionali del prof. Hajek.

L’operazione fu programmata in due tempi chirurgici: nel primo, dopo una pregressa estrazione di parecchi denti da entrambe le emiarcate alveolari di destra e previa la fabbricazione di una protesi palatina su stampo, fu effettuato uno svuotamento laterocervicale omolaterale sopraioideo dei linfonodi sottomandibolari e cervicali superiori (risultati non interessati da metastasi) e la legatura dell’arteria carotide esterna.

Dopo una settimana si procedette, mediante un’incisione paralateronasale destra, ad asportare la zona di palato duro interessata dalla neoplasia e la parte anteriore del ramo ascendente della mandibola omolaterale, con conservazione del palato molle e chiusura della breccia palatina con un innesto cutaneo alla Thiersch prelevato dalla regione deltoidea destra.

Una recidiva a due mesi, richiese anche l’asportazione di parte del palato molle. Dopo questo importante intervento, cominciarono 16 anni di disagi e sofferenze, costellati dal ripetersi della malattia e da innumerevoli altre operazioni effettuate chirurgicamente o per diatermia di piccole escrescenze papillomatose rivelatesi istologicamente e puntualmente sempre di natura carcinomatosa. Esse richiedevano il rimaneggiamento continuo della protesi palatina ed il ricorso ininterrotto a cicli di terapia radiante generale o locale per infissione. In questo suo lungo calvario fu sottoposto complessivamente a trentatré interventi di chirurgia orale, sotto il controllo, tra gli altri, di illustri specialisti dell’epoca come il prof. Neumann, il prof. Kazanijan ed il prof. Rigaud.

Freud era sicuramente un uomo fortemente predisposto alle dipendenze, visto quella acquisita in passato nei confronti della cocaina e vista la sua incapacità a privarsi del sigaro, nonostante le grandi tribolazioni fisiche subite per questa ragione.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

Fonte: Vincenzo Pucci, Bruno Artiano, La malattia del padre della psicoanalisi

Immagine:Sigmund Freud, ritratto nel 1922

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