Freud e la cocaina: il rapporto tra Sigmund Freud e la “droga miracolosa” dell’Ottocento
Il rapporto tra Sigmund Freud e la cocaina rappresenta uno degli episodi più controversi e discussi della storia della psicologia e della medicina. Prima di diventare il padre della psicoanalisi, Freud dedicò infatti una parte importante della sua attività scientifica allo studio di questa sostanza, convinto inizialmente che potesse avere straordinarie proprietà terapeutiche.
Nel corso degli anni, l’entusiasmo iniziale lasciò spazio a dubbi, polemiche e ripensamenti, soprattutto quando emerse con chiarezza il forte potenziale di dipendenza della cocaina. Questa vicenda permette non solo di comprendere meglio la figura di Freud, ma anche il contesto medico e culturale dell’Europa di fine Ottocento.
Cerchiamo di saperne di più.
La cocaina prima di Freud
Il principale ingrediente contenuto nelle foglie di coca, l’alcaloide cocaina, fu isolato in forma pura nel 1844. In Europa, tuttavia, il suo utilizzo rimase limitato fino al 1883, quando il medico militare tedesco Theodor Aschenbrandt acquistò una fornitura di cocaina dalla ditta farmaceutica Merck e la somministrò ai soldati bavaresi durante le manovre militari.
Secondo le sue osservazioni, la sostanza sembrava migliorare la resistenza alla fame, alla fatica e allo sforzo fisico. Questi risultati suscitarono grande curiosità nella comunità medica dell’epoca.
Freud rimase particolarmente colpito da queste ricerche. Approfondendo l’argomento attraverso alcune pubblicazioni apparse sulla Detroit Therapeutic Gazette, trovò riferimenti alle possibili applicazioni terapeutiche della cocaina, incluso il suo impiego per aiutare i soggetti dipendenti dalla morfina, farmaco molto diffuso dopo le guerre dell’Ottocento.
Quando Freud scoprì la cocaina
Freud acquistò il suo primo grammo di cocaina all’età di 28 anni, convinto che questa sostanza potesse rivoluzionare la medicina. In particolare, sperava di utilizzarla come anestetico e come rimedio contro la dipendenza da morfina.
Il giovane neurologo era anche animato da ambizioni personali e professionali. Credeva infatti che una scoperta di questo tipo avrebbe potuto renderlo famoso e garantirgli prestigio accademico.
Tra i motivi che lo spinsero a interessarsi così intensamente alla cocaina vi era anche il caso di un suo caro amico e collega, il medico Ernst von Fleischl-Marxow, gravemente dipendente dalla morfina.
Il caso del Dr. Fleischl-Marxow
Uomo brillante e dottore di talento, Fleischl-Marxow aveva avuto un incidente mentre faceva un’autopsia, all’età di 25 anni. Un bisturi infatti lo aveva ferito accidentalmente al pollice destro; questa ferita, apparentemente di scarsa importanza, si trasformò in una terribile infezione, tanto che il pollice dovette essere amputato.
Nonostante questo, la pelle sana non riusciva a ricrescere lungo la linea dell’incisione, creando un circolo vizioso di ulcerazioni cutanee, infezioni e vari interventi chirurgici. A peggiorare le cose, sotto il tessuto cicatriziale si osservavano crescite anormali di terminazioni nervose sensoriali chiamate neuromi, dolorosissimi.
Per placare il suo costante dolore lancinante, Fleischl-Marxow iniziò la sua discesa in una devastante dipendenza da morfina.
Nel maggio 1884, Fleischl-Marxow accettò di provare la cocaina, su consiglio di Freud, per curare la dipendenza da morfina: i risultati furono disastrosi.
Freud provò la cocaina su se stesso
Convinto delle potenzialità della sostanza, Freud iniziò anche a sperimentarla personalmente. In una lettera inviata alla fidanzata Martha Bernays il 21 aprile 1884, scriveva:
“Ho letto della cocaina, il componente principale delle foglie di coca, che alcune tribù indiane masticano per riuscire a resistere alle privazioni e alle difficoltà”.
Poco dopo aggiungeva:
“Me ne sto procurando un po’ per me e poi vorrei provarlo per curare le malattie cardiache e gli esaurimenti nervosi…”
Secondo il biografo Ernest Jones, Freud assunse dosi comprese fra 0,05 e 0,10 grammi di cocaina e rimase profondamente impressionato dagli effetti della sostanza, che descriveva come capace di eliminare il cattivo umore, aumentare l’energia e migliorare la capacità di lavorare senza provocare affaticamento. “Non si desidera avere altro”, scrisse.
Dr. Giuliana Proietti - Una lezione divulgativa su Freud e il suo libro "Totem e Tabù"
La cocaina come “sostanza magica”
Freud considerava la cocaina una “sostanza magica”, tanto che così ne scriveva alla fidanzata:
“Se tutto va bene scriverò un saggio su questa sostanza, che mi aspetto avrà molto successo e troverà posto nelle terapie che oggi fanno uso di morfina. Ho anche altre speranze e progetti su questa cosa. Ne prendo piccolissime dosi per curare la depressione e le indigestioni”.
Per un certo periodo puntò dunque moltissimo sulla cocaina per costruire la sua carriera professionale. Leggiamo infatti, sempre in una lettera a Martha:
“In poche parole, è solo ora che mi sento un vero dottore, dal momento che ho aiutato un paziente e spero di fare ancora di più. Se le cose andranno in questa direzione non avremo da preoccuparci sulla possibilità di poter stare insieme e stabilirci a Vienna”.
Anche Martha assunse cocaina, su consiglio del fidanzato, che gliela diede “per renderla più forte e per farle venire le guance di colore rosso”.
Secondo il biografo Ernest Jones, Freud fece pressioni non solo sui familiari, ma anche sugli amici e sui colleghi perché consumassero questa droga, talmente ne era entusiasta.
In una successiva lettera a Martha, così Freud descriveva la sua esperienza con la cocaina:
“Nella mia ultima depressione ho fatto uso di cocaina e una piccola dose mi ha portato alle stelle in modo fantastico. Sto ora raccogliendo del materiale per scrivere un canto di preghiera a questa magica sostanza”.
In poche settimane, fra aprile 1884, in cui ebbe il primo contatto con la sostanza, e giugno 1884, Freud terminò il suo saggio sulla cocaina, che fu pubblicato nel mese di luglio dello stesso anno, con il titolo Uber Coca.

“Über Coca”: il saggio di Freud sulla cocaina
In questa pubblicazione, scritta con inconsueto entusiasmo per una trattazione scientifica, Freud inserì anche delle riflessioni di carattere religioso connesse all’utilizzo della sostanza e menzionò la saga mitica di Manco Capac, figlio del Dio-Sole, che aveva mandato questo dono agli dei per fortificarli, facendo loro superare la fame e i dispiaceri.
Questa sulla cocaina fu anche la prima importante pubblicazione scientifica di Freud, nella quale veniva erroneamente asserito che la cocaina fosse un rimedio efficace per la morfina e l’abuso di alcol e che fosse una sostanza che non dava dipendenza.
Lodando, con entusiasmo ed eloquenza, le virtù del nuovo farmaco, egli affermava che la cocaina poteva essere usata come stimolante e afrodisiaco, oltre che per combattere i disturbi dello stomaco, la cachessia, l’asma, i sintomi dolorosi che accompagnano nei morfinomani le crisi di astinenza della sostanza.
Gli effetti della cocaina sono così descritti da Freud:
allegria, euforia stabile, che non è diversa da quella che prova una persona in buona salute… Si prova un aumento di autocontrollo e maggiore vitalità, capacità di lavorare… Il lavoro fisico e mentale viene svolto senza provare sensi di affaticamento… E questo senza avere gli effetti indesiderati che ad esempio procura l’alcool…
Nelle conclusioni dello studio sulla cocaina, Freud suggeriva di proseguire gli studi indagando le proprietà anestetiche di questa sostanza. Lo prese in parola il collega Karl Koller, che studiò il possibile utilizzo della cocaina come anestetico locale durante le operazioni oftalmologiche.
Il successo di Karl Koller e la delusione di Freud
Paradossalmente, il lavoro sulla cocaina non portò a Freud la fama sperata. Fu invece Karl Koller a ricevere riconoscimenti internazionali per l’introduzione della cocaina come anestetico nelle operazioni agli occhi.
Nel 1922 Koller ricevette dalla American Ophthalmological Society la prestigiosa Lucien Howe Medal, mentre Freud rimase associato soprattutto alle controverse affermazioni sugli effetti benefici della cocaina.
Autori:
Dr. Giuliana Proietti - Dr. Walter La Gatta
Quando si scoprì che la cocaina dava dipendenza
Freud negava fermamente che la cocaina potesse causare dipendenza, sostenendo che nelle sue osservazioni cliniche i pazienti arrivavano a provare perfino repulsione verso questo farmaco.
Nel 1885 tuttavia, un esperto tedesco di dipendenze da morfina che si chiamava Albrecht Erlenmeyer, lanciò una serie di attacchi contro l’uso della cocaina, sostenendo che si trattava di una sostanza che poteva dare dipendenza. Questo medico, che aveva provato a disintossicare i morfinomani attraverso l’uso di cocaina, come suggerito da Freud, aveva notato che essi non solo non si erano disintossicati, ma avevano sviluppato una nuova dipendenza.
Erlenmeyer accusò dunque Freud di aver introdotto una nuova dipendenza in Europa, quella da cocaina, che definì il Terzo Flagello, che andava va a sommarsi alle già conosciute dipendenze da alcol e morfina.
Freud tentò di giustificare il fallimentare esperimento condotto da Erlenmeyer accusandolo di non aver seguito adeguatamente le istruzioni riguardanti le modalità di assunzione della sostanza: dichiarò al riguardo, contraddicendo altri suoi successivi articoli (complessivamente ne scrisse quattro sull’argomento), che la cocaina doveva essere assunta per via orale e non per via sottocutanea.
Nel frattempo, gli obiettivi professionali di Freud cambiarono. Il giovane neurologo, avendo perso le speranze di poter diventare famoso attraverso la scoperta della cocaina a fini terapeutici, puntò il suo interesse verso l’ipnosi e la cura dell’isteria.
L’abbandono degli studi sulla cocaina
Già nel Marzo 1885, Freud aveva presentato domanda all’Università di Vienna per una borsa di studio, valida per un viaggio-studio di sei mesi. Il 18 Luglio di quell’anno ricevette la nomina di libero docente, ma poco tempo dopo seppe di aver vinto anche la borsa di studio. Convinto che l’ipnosi potesse essere un metodo utile allo sviluppo della sua attività professionale, decise di andare a Parigi, presso l’Ospedale psichiatrico Salpêtrière, dove insegnava Charcot.
Si prese quindi una vacanza di sei settimane, durante le quali andò a Wandsbeck, a trovare la fidanzata, per poi recarsi a Parigi, che considerava la grande occasione della sua vita.
A Parigi faceva ancora sicuramente uso di cocaina, come si legge in questa lettera a Martha:
Lui (Charcot) mi ha invitato, insieme a Richetti, a fargli visita a casa sua domani, martedì, dopo cena. Molte persone saranno presenti. Sono sicuro che puoi immaginare la mia apprensione mista a curiosità e orgoglio. Guanti bianchi, cravatta bianca e persino una maglietta nuova, una visita dal barbiere per i capelli che mi sono rimasti. E un po ‘di cocaina per sciogliermi la lingua.
Tornato da Parigi, prese un appartamento a Vienna, sulla Rathaustrasse, e vi aprì il suo studio, alla fine di aprile del 1886.
Freud smise davvero di usare cocaina?
Secondo le biografie ufficiali, Freud ridusse progressivamente l’uso della cocaina dopo il 1887, anche a causa della tragica esperienza vissuta dall’amico Fleischl-Marxow.
Alcuni studiosi più recenti, come David Cohen, hanno però ipotizzato che Freud possa aver continuato a utilizzare la sostanza per molti anni. Queste teorie restano tuttavia prive di prove definitive.
Quello che appare certo è che Freud mostrava una forte predisposizione alle dipendenze. Celebre fu infatti la sua dipendenza dal fumo di sigari.
Freud fumava fino a venti sigari al giorno, persino durante le sedute con i pazienti. Continuò a fumare anche dopo la diagnosi di cancro al palato, ricevuta all’età di 67 anni.
Il legame tra Freud e il fumo viene approfondito nell’articolo di Psicolinea Freud e i suoi sigari.
La vicenda della cocaina resta comunque una pagina fondamentale per comprendere il lato umano di Freud: un medico brillante, curioso e ambizioso, ma anche profondamente influenzato dai limiti scientifici del suo tempo.
Dr. Giuliana Proietti
Riferimenti bibliografici
Ellensberger, La scoperta dell’inconscio, Boringhieri.
Schaffer Library, The Consumers Union Report on Licit and Illicit Drugs, Edward M. Brecher and the Editors of Consumer Reports Magazine, 1972.
Freud sous coke, David Cohen, Editions Balland.
Howard Markel, M.D., Ph.D., An Anatomy of Addiction: Sigmund Freud, William Halsted and the Miracle Drug Cocaine.
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Dr. Giuliana Proietti
Psicoterapeuta Sessuologa
TERAPIE INDIVIDUALI E DI COPPIA
ONLINE
La Dottoressa Giuliana Proietti, Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona, ha una vasta esperienza pluriennale nel trattamento di singoli e coppie. Lavora prevalentemente online.
In presenza riceve a Ancona Fabriano Civitanova Marche e Terni.
- Delegata del Centro Italiano di Sessuologia per la Regione Umbria
- Membro del Comitato Scientifico della Federazione Italiana di Sessuologia.
Oltre al lavoro clinico, ha dedicato la sua carriera professionale alla divulgazione del sapere psicologico e sessuologico nei diversi siti che cura online, nei libri pubblicati, e nelle iniziative pubbliche che organizza e a cui partecipa.
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