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Difficoltà di comprensione? Dormici su

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Difficoltà di comprensione? Dormici su

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Difficoltà di comprensione? Non ti preoccupare, basta dormirci su.

Nuovi studi sul sonno sono stati effettuati dagli scienziati del Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC), i quali hanno scoperto che i sogni sono necessari al processo di consolidamento della memoria.

L’integrazione delle nostre recenti esperienze può infatti aiutarci nelle prestazioni su compiti connessi al breve così come al lungo periodo, traducendo il materiale memorizzato in informazioni che avranno diffusa applicazione nella nostra vita. Lo studio è stato pubblicato su Current Biology del 22 Aprile u.s..

“Ciò che ci ha veramente emozionato – dicono gli autori della ricerca – è che dopo quasi 100 anni di dibattito sulla funzione dei sogni, questo studio ci mostra che i sogni servono al cervello per elaborare, integrare e capire realmente le nuove informazioni”, spiega lo psicologo Robert Stickgold, Direttore del Center for Sleep and Cognition presso la BIDMC e Professore Associato di Psichiatria presso la Harvard Medical School. “I sogni sono una chiara indicazione che il cervello addormentato sta lavorando sulla memoria a più livelli, comprese le modalità che serviranno direttamente a migliorare le prestazioni.”

I ricercatori sono partiti dal presupposto che durante il movimento degli occhi “nonrapid” (NREM) il sonno potrebbe servire a migliorare le prestazion,i in un compito sulla memoria spaziale, dipendente dall’ippocampo. (L’ippocampo è la regione del cervello responsabile per la conservazione della memoria spaziale.)

Per verificare questa ipotesi, gli investigatori hanno chiesto a 99 soggetti di trascorrere un’ora di allenamento su un gioco al computer che proponeva di percorrere un labirinto virtuale in 3D, fino ad arrivare all’uscita nel minor tempo possibile. Subito dopo, i partecipanti dovevano dormire per 90 minuti oppure impegnarsi in attività tranquilla, ma restando svegli. In seguito, i soggetti dovevano descrivere i loro pensieri e, nel caso delle persone che avevano riposato, descrivere quali erano stati i loro sogni. Cinque ore dopo l’esercizio iniziale, i soggetti sono stati testati nuovamente sul compito del labirinto.

I risultati sono stati sorprendenti.

Chi non aveva dormito non mostrava segni di miglioramento rispetto alla seconda prova – anche se aveva riferito di aver pensato al labirinto durante il periodo di pausa. Allo stesso modo, i soggetti che avevano riposato, ma che non avevano fatto sogni relativi al labirinto mostravano uno scarso miglioramento. Chi aveva riposato ed anche sognato il labirinto aveva avuto invece un miglioramento eccezionale, 10 volte più di quello indicato da coloro che avevano riferito di aver dormito, ma senza sognare il labirinto.

“Questi sognatori hanno descritto vari scenari – ad esempio hanno sognato di vedere della gente ai posti di blocco in un labirinto, oppure di essersi persi in una grotta dei pipistrelli, o anche solo di aver sentito la musica di sottofondo del gioco del labirinto al computer”, spiega il primo autore Erin Wamsley, coautore dello studio. Queste interpretazioni suggeriscono che non solo il sonno è necessario per consolidare le informazioni, ma che i sogni permettono di comprendere meglio ciò che il cervello ha elaborato durante il sonno.

Di particolare interesse, dicono gli autori, è il fatto che i soggetti che hanno ottenuto risultati migliori non erano più interessati o motivati rispetto ad altri. “I soggetti che hanno sognato il labirinto avevano avuto delle prove poco soddisfacenti durante l’allenamento”, spiega Wamsley. “I nostri risultati suggeriscono dunque che se una cosa ci rimane difficile, il cervello durante il sonno si concentra su questo argomento, con due funzioni distinte: mentre l’ippocampo si occupa delle informazioni facilmente comprensibili (ad esempio percorrere il labirinto), nelle aree corticali superiori del cervello queste informazioni vengono applicate ad un problema più complesso e meno concreto (ad esempio come navigare attraverso un labirinto di domande di lavoro).

“Il nostro cervello nello stato di sonno lavora sulle cose che ritiene importanti”, aggiunge Wamsley. “Ogni giorno, raccogliamo enormi quantità di informazioni e nuove esperienze”, aggiunge. E’ come se i nostri sogni si ponessero la domanda: ‘Come faccio a consolidare queste informazioni per utilizzarle nella mia vita?”

E allora si sogna.

Questo studio è stato sostenuto dalle concessioni dal National Institutes of Health.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

Fonte: Beth Israel Deaconess Medical Center (2010, April 22). To learn better, take a nap (and don’t forget to dream). ScienceDaily. Retrieved April 26, 2010, via Science Daily

Immagine: Eggbird

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Dr. Giuliana Proietti
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