La penetrazione – Consulenza online

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Salve. Ho 36 anni, un passato bulimico alle spalle, ma nel complesso una vita che, pur faticando, migliora di giorno in giorno. Vorrei chiederle una cosa : dopo aver avuto le normali esperienze sessuali che dall’adolescenza all’età matura capita di fare, sono arrivata a un punto in cui mi piace godere con il mio uomo, con cui ho un legame da più di due anni, in vari modi, tempi, ritmi ma la penetrazione, avendo comunque constatato che tramite essa non godo, mi fa sentire usata, anche se sono giunta precedentemente all’orgasmo per più volte, e quindi tendo a evitarla, dopo averne completamente sfatato il “mito” e averne ripetutamente parlato con il mio compagno.
Quello che io dico è poichè abbiamo voluto, con i contraccettivi, “liberarci” del significato più vero della penetrazione come atto procreativo, perchè continuare imperterriti a darvi compimento quando da più parti si legge che solo il 7%delle donne gode in tal maniera? “Avere un essere umano dentro di sè”, come ho letto da qualche parte in riferimento alla gioia suprema per una donna, dovrebbe essere – caso mai – riferito a un bambino (ma penso che ci siano anche altre gioie, magari l’adozione, anche più grandi) e non a un adulto.
C’è forse in psicologia un atto di violenza inconscio perpetrato dagli uomini e subito dalle donne? Mi spiego meglio : cos’è che continua a portare le donne “clitoridee” ad accettare il patner dentro di sè? Non è poi così appagante essere penetrati, anche laddove si ami il proprio compagno..o forse dovrei vedere in questo mio “fastidio” che si è andato delucidando nel tempo ma che , latente, a parer mio, è sempre stato dentro di me, la prova del mancato amore per il mio ragazzo? Ho forse un celato odio per gli uomini?
Ultimamente mi è capitato di leggere frequentemente lettere di donne che lamenteno nella propria vita sessuale la mancanza di piacere e lettere di uomini, magari sposati, che lamentano il fatto che le loro mogli non vogliano più buttarsi denrtro un letto con loro…mi chiedo e le chiedo, non sfiora minimamente la testa di queste persone il fatto che si rifuta ciò che non dà piacere? Perchè mai si dovrebbe finire in un letto? Per tradizione? O per contratto? La ringrazio sin d’ora della pazienza che avrà voluto mettere nel leggere il mio scritto.
Gentilissima,
La ringrazio innanzitutto per questa lettera, che trasmette con chiarezza pensieri e riflessioni che, si percepisce, l’accompagnano da tempo. Come lei stessa osserva, al di fuori delle situazioni in cui la coppia desidera procreare, la penetrazione oggi non può essere considerata un passaggio obbligato.
Sul tema del sentirsi “usata”, vale la pena fare una breve riflessione storica e culturale. Un tempo, molte donne provavano questa sensazione quando veniva chiesto loro di praticare attività sessuali diverse dalla penetrazione – come il sesso orale o anale – considerate allora poco “legittime” e relegate soprattutto ai contesti dei postriboli, non alla vita coniugale. Con la moglie, infatti, l’unico rapporto ritenuto “lecito” era la penetrazione, perché considerata l’atto sessuale più casto e socialmente accettabile, essendo direttamente collegato alla funzione riproduttiva e familiare.
Oggi, con il superamento di molti tabù, le coppie condividono una sessualità molto più varia. Siamo arrivati persino al paradosso che alcune donne possano sentirsi usate proprio quando viene richiesto loro il rapporto sessuale classico, magari nella posizione del missionario. Questo dimostra come la percezione di sentirsi o meno usati dipenda soprattutto da fattori culturali, più che da aspetti fisiologici. In ogni caso, concordo con lei: non c’è alcuna ragione per costringersi a un atto sessuale che non restituisce un piacere autentico e condiviso.
Quanto alla sua domanda sulle donne “clitoridee”, la mia risposta è che queste non necessariamente rifiutano la penetrazione. Può infatti offrire comunque una stimolazione intensa – se vi è sufficiente lubrificazione – anche senza condurle all’orgasmo. Inoltre, per alcune, il piacere può derivare dal semplice atto di donarsi completamente al proprio partner, anche qualora ciò avvenga prevalentemente per il piacere di lui. Non è la condizione più comune, ma è una realtà che esiste.
Viviamo in una società segnata da un forte individualismo: ciascuno rivendica il proprio piacere, ma non sempre è disposto a impegnarsi per offrirlo all’altro/a. Questo vale per entrambi i generi. In una relazione, invece, è importante coltivare la capacità di dare, non solo di ricevere.
Se, con il tempo, nonostante l’impegno, non si riesce a ottenere il cambiamento desiderato, può essere utile riconsiderare il senso della propria unione. Prima di mettere fine a anni di convivenza, si potrebbe valutare un percorso con un/a terapeuta di coppia o un/a sessuologo/a. Non si tratta di professionisti che compiono miracoli, ma di figure che possono offrire strumenti utili per comprendere e, talvolta, trasformare la relazione.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
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Dr. Giuliana Proietti
Psicoterapeuta Sessuologa
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La Dottoressa Giuliana Proietti, Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona, ha una vasta esperienza pluriennale nel trattamento di singoli e coppie. Lavora prevalentemente online.
In presenza riceve a Ancona Fabriano Civitanova Marche e Terni.
- Delegata del Centro Italiano di Sessuologia per la Regione Umbria
- Membro del Comitato Scientifico della Federazione Italiana di Sessuologia.
Oltre al lavoro clinico, ha dedicato la sua carriera professionale alla divulgazione del sapere psicologico e sessuologico nei diversi siti che cura online, nei libri pubblicati, e nelle iniziative pubbliche che organizza e a cui partecipa.
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