La psicologia dei colori

psicologia dei colori

Dal punto di vista fisico, i colori sono una specificazione dell’energia radiante e precisamente le varie lunghezze d’onda dello spettro elettromagnetico. L’essere umano percepisce i colori attraverso l’occhio ed il senso della vista.

Le immagini a colori della vista diurna sono dovuti a particolari cellule retiniche che fungono da fotorecettori e che si chiamano ‘coni’.

Già l’uomo primitivo conosceva la potenza espressiva del colore e se ne avvaleva attraverso l’utilizzo di terre colorate, con le quali rappresentava scene di vita e di caccia nelle sue caverne.

I primi colori conosciuti e utilizzati sono stati il rosso (associato al sangue, alle ferite), il giallo (associato alla luce solare), il verde (associato alla vegetazione), il blu (associato al cielo notturno).

Gli antichi Greci nutrivano un grande interesse per il problema della luce e dei colori. Per i filosofi presocratici, l’universo si riassumeva in quattro colori, che rappresentavano i suoi quattro elementi costitutivi: il nero, (terra); il verde (l’acqua); il rosso (fuoco); il bianco (l’aria).

Non esiste tuttavia alcuna civiltà umana che non abbia fatto uso del colore, come protagonista o complemento essenziale della creazione artistica. Infatti, non solo al colore si associa comunemente l’idea stessa di bellezza, ma anche perché ai colori viene attribuita una vera e propria forza psicologica, se non addirittura magica. (Si pensi a questo passo del Corano: “I colori che la terra stende ai nostri occhi sono segni manifesti per coloro che pensano”).

Rousseau considerava i colori come una forma di linguaggio dell’ “anima universale”, come una chiave in grado di aprire la porta di misteri antichi, che possono portare alla
comprensione dell’universo.

I colori hanno il potere di originare delle sensazioni soggettive, che possono essere di calore o di freddo, di agitazione o di tranquillità, di attrazione o repulsione, di allegria o tristezza. Il colore è un simbolo capace di esprimere un’idea, un’emozione, un sentimento: gli esseri umani percepiscono i colori e vi reagiscono. Tutti noi dunque attribuiamo un significato ai colori, connesso a immagini, contenuti, ricordi.

Interessanti sono le descrizioni del colore che hanno fatto artisti, letterati ed anche studiosi della simbologia universale, come Jung ed altri psicologi, che sui colori hanno costruito dei test diagnostici della personalità.

W. Kandinsky ad esempio definiva il rosso come un colore ‘vivo, acceso, inquieto’, il cui significato simbolico si connette fondamentalmente con il tema dell’energia vitale. Il verde, scrive Kandinsky, ‘non si muove in alcuna direzione e non ha alcuna nota di gioia, di tristezza di passione, non desidera nulla, non aspira a nulla. E’ un elemento immobile, soddisfatto di sé, limitato in tutte le direzioni’. Il grigio è ‘immobilità desolata’. Il nero è ‘qualcosa di spento come un rogo combusto fino in fondo, qualcosa di inerte come un cadavere che è insensibile a tutto ciò che gli accade intorno e che lascia che tutto vada per il suo verso’. Il bianco è la fusione di tutti i colori dello spettro, in quanto non contiene alcuna dominanza che lo faccia propendere verso qualche colorazione; il bianco è simbolo della purezza, quindi dell’innocenza e della castità. Kandinsky lo definisce come un ‘silenzio che non è morto, bensì ricco di possibilità, è un nulla giovane, o, più esattamente, un nulla anteriore al principio, alla nascita. Così risuonava forse la terra nei bianchi periodi dell’era glaciale’.

J.W Goethe definiva il verde come un colore statico ed equilibrato, dove ‘occhio e animo riposano su questo composto come se si trattasse di qualcosa di semplice’. Il blu è invece ‘un nulla eccitante, una contraddizione, composta di eccitazione e di pace’. Il giallo è il ‘colore più prossimo alla luce. L’occhio ne viene allietato, l’animo di rasserena: un immediato calore ci prende’. Come sintesi di rosso e blu invece, il viola veniva visto da Goethe come integrazione degli opposti e delle ambivalenze, mentre il marrone è un colore che si connette alla terra e al carattere ancestrale femminile e materno. Il grigio, risultato della mescolanza fra bianco e nero, non è nell’uno, è l’altro.

C.G. Jung studiò i tipi psicologici a partire dagli atteggiamenti, di introversione o di estroversione e dalla loro combinazione con la funzione dominante. Jung pensava a quattro funzioni dominanti: pensiero, sentimento, sensazione, intuizione. Nell’ambito delle funzioni, il pensiero e il sentimento sono ‘razionali’, in quanto procedono per valutazioni, di ordine mentale e affettivo, mentre la sensazione e l’intuizione procedono per ‘percezioni’, riferentisi a ciò che l’immediatamente presente lascia presagire.
Le funzioni dominanti sono espresse da colori: l’azzurro, colore del cielo, è associato al pensiero, il rosso, il colore del sangue e della passione, è da Jung associato al sentimento; il giallo, colore della luce, dell’oro, all’intuizione; il verde il colore della natura e della crescita alla sensazione. Jung avanzò l’ipotesi che la preferenza individuale per determinati colori abbia corrispondenze con la funzione che caratterizza il proprio tipo psicologico.

M. Lüscher, creatore dell’omonimo test psicologico, scrive che il grigio ‘si distingue per le negazioni. Non è colorato, né chiaro, né scuro. Il grigio è il nulla di tutto, la sua particolarità è la sua neutralità più completa’. Il nero è dato dall’asssenza totale di luce, è perciò connesso all’oscurità, al mondo delle ombre, alla morte. Lüscher ha creato un test diagnostico, tutt’ora molto usato in psicologia

Nel test dei colori di Lüscher sono presenti 7 tavole di colori, contenenti 23 tonalita’ differenti di colori, di fronte alle quali bisogna esprimere preferenze e rifiuti.
Sceglieremo o rifiuteremo un colore in base al nostro stato psicofisiologico:- se il colore e’ in sintonia con il nostro stato psicofisiologico diremo che ci piace,- se invece e’ in discordanza, diremo che non ci piace. Quindi, in base alle preferenze e ai rifiuti, è possibile dedurre lo stato psichico e fisiologico della persona. (Vedi esempio di caso clinico).
Le combinazioni con cui i colori possono essere scelti sono numerosissime ed è dall’analisi delle varie inter-relazioni che emerge l’individualita’ e l’unicita’ del soggetto.

Un altro test, per la verità poco utilizzato in quanto considerato poco ‘scientifico’ è il test della piramide di Pfister, in cui alla preferenza di un colore vengono associati determinati tratti psicologici.

Oggi lo studio dell’influenza psicologica dei colori è oggi una scienza che si applica in molti differenti campi, visto e considerato quanto possono essere importanti i colori nel determinare il ‘clima’ di certi ambienti, come quello lavorativo, nel campo della salute o nella pubblicità. La pubblicità, in particolare, studia i colori per cercare di capire quali abbiano il potere di attrarre e quli quelli di respingere il consumatore, per identificare i corretti messaggi pubblicitari.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

Rif. Bibliografico:
Galimberti, Dizionario di psicologia, De Agostini

Sito web consultato:
Luscher – psicosomatica

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Dr. Giuliana Proietti
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Psicoterapeuta Sessuologa
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3 commenti su “La psicologia dei colori”

  1. Ma come si fa a credere a queste panzane prive di ogni reale verifica scientifica? Non ci si può svegliare al mattino, dire o scrivere una qualunque fesseria, e pensare che abbia una qualsiasi veridicità o applicabilità clinica…
    Mah…
    Vale

  2. Buongiorno,questo articoletto mi è tornato utile per la mia tesi.Vorrei chiedere se è possibile sapere chiaramente come Freud considerasse il colore in relazione all’uomo.
    Grazie.

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