Amedeo Modigliani
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Amedeo Clemente Modigliani è stato un pittore e scultore italiano, celebre per i suoi ritratti femminili, caratterizzati da volti stilizzati e da colli lunghi e affusolati. La sua breve vita, condotta in stile bohemienne, incarna lo stereotipo dell’artista maudit (maledetto, tutto genio e sregolatezza) anche grazie all’assonanza con il suo soprannome parigino Modì.

Nacque il 12 luglio 1884, a Livorno, da una famiglia di commercianti ebrei, all’epoca non particolarmente benestante. Suo padre Flaminio infatti, originario di Livorno, aveva avuto un’impresa di mezzadria in Sardegna, che però l’aveva portato al fallimento: per questo era tornato a vivere nella sua città di nascita, dove nacque Amedeo. La madre, Eugénie Garsin era una donna francese che si prendeva prevalentemente cura dell’educazione dei figli, dato che suo marito era spesso assente da casa. In casa Modigliani si parlavano per questo motivo sia l’italiano che il francese. Amedeo, detto Dedo, era il quarto figlio della coppia.

Il giovane Modigliani non andava bene a scuola, tanto che la lasciò presto, ma poiché sin da bambino aveva mostrato una spiccata dote per il disegno, a quattordici anni fu mandato nella bottega di Guglielmo Micheli, uno dei pittori più in vista di Livorno, allievo di Giovanni Fattori, della corrente dei Macchiaioli, per imparare il mestiere.

Modigliani dunque si formò alla scuola dei Macchiaioli e da qui nacque la sua passione per la luce chiara e intensa ed i colori caldi e morbidi, tipici della pittura toscana del periodo.

La salute del giovane Dedo non era ottima: nel settembre del 1900 venne colpito dalla tubercolosi. Durante la convalescenza, la madre lo portò a visitare Napoli, Roma, Firenze e Venezia, mostrandogli soprattutto musei e gallerie d’arte.

A 18 anni, nel 1902, Amedeo Modigliani si iscrisse alla Scuola libera di Nudo di Firenze, diretta da Fattori e, un anno dopo, si trasferì a Venezia, dove frequentò l’Istituto per le Belle Arti. Nella città lagunare Amedeo provò per la prima volta l’hashish e trascorse gran parte del suo tempo frequentando i quartieri più malfamati della città. A Venezia alcuni amici artisti parlarono ad Amedeo di Parigi come capitale della cultura europea, tappa obbligatoria per chi desiderava dare una svolta decisiva alla propria arte e alla propria carriera.

Nel 1906 Modigliani si trasferì dunque a Parigi, dove trovò la città effervescente che si aspettava: l’ambiente culturale della capitale francese era infatti molto vivace e creativo. Affittò uno studio a Montmartre, a poca distanza dal Bateau-Lavoir. Nei ristoranti e nei locali notturni della zona cominciò a fare le sue prime conoscenze parigine: tutti artisti, fra cui Picasso, Max Jacob, Apollinaire, Cendrars e più tardi Utrillo e Soutine, che diventeranno i suoi migliori amici. Insieme agli altri amici Modì, come a Parigi veniva chiamato, iniziò a vivere soprattutto di notte, fra un fra un caffè e un altro. La disponibilità economica era scarsa e questo lo portò a cambiare spesso abitazione, operazione che spesso comportava la distruzione o la svendita, per pochi franchi, dei suoi dipinti. Nonostante i molti sforzi per farsi conoscere e apprezzare tra i galleristi ed i collezionisti privati, le sue opere non trovavano acquirenti e non gli permettevano di vivere dignitosamente. Deluso e frustrato per la mancanza di riconoscimenti tangibili, Modigliani cominciò ad abusare di droghe e di alcool. Oltre alla vita dissoluta e precaria, ebbe anche numerose avventure sentimentali. Di aspetto tipicamente italiano, con capelli ricci e neri, occhi grandi e scuri, molto curato nel vestire, Modigliani riscuoteva molto successo con le donne, di tutte le età e di tutti i generi.

Nel 1908, Modigliani espose presso il Salon des Indépendants cinque tele e un disegno, cominciando finalmente a vendere qualche quadro. Nel 1909 incontrò Constantin Brancusi, uno scultore rumeno che l’incoraggiò a riprendere la scultura, per la quale si sentiva particolarmente portato. Poverissimo, Modigliani andava recuperare il marmo dai materiali di risulta degli edifici in costruzione e scolpiva nella pietra, lasciando le opere incomplete, nello stile di Michelangelo. La polvere prodotta dallo scalpello tuttavia metteva ulteriormente a rischio la sua salute, già debolissima. Grazie allo scultore rumeno Modigliani conobbe in questo periodo l’arte dell’antico Egitto e le maschere tribali africane, che influenzarono presto la sua produzione.

Nel 1912 presentò al Salon d’Automne otto statue in pietra, che però raccolsero una accoglienza tiepida. Nel 1913 Modigliani si trasferì a Montparnasse dove divenne uno dei membri più importanti di quella piccola comunità di artisti, che sarà poi chiamata Ecole de Paris. Fra gli amici vi erano, tra gli altri, Picasso e Matisse, Utrillo: con quest’ultimo Modigliani strinse un particolare legame in quanto i due artisti condividevano una forte dipendenza dall’alcol.

E’ di questo periodo l’incontro con Paul Guillaume, un gallerista che divenne il suo primo (e unico) acquirente e mecenate.

Nel 1914 Modigliani fu costretto, per ragioni di salute, ad abbandonare la scultura: tornò a dipingere ritratti, con i quali riuscì finalmente a guadagnarsi da vivere. Di questo periodo è amicizia con il pittore messicano Diego Rivera, con il quale condivideva l’affitto di un appartamento. Sul piano sentimentale, in quegli anni l’artista livornese frequentava Béatrice Hastings, giornalista e poetessa inglese, corrispondente per la rivista New Age. Beatrice, ritratta in numerose opere, era una donna di forte personalità e la loro relazione influenzò moltissimo l’artista, anche se tra loro vi erano continui litigi, dovuti al carattere instabile di entrambi, oltre che all’uso di alcol e droghe.

Nel 1916 altro incontro importante con Léopold Zborowski, il quale più che un agente fu soprattutto un protettore per il trentenne Modì.

Nel 1917, durante una festa di Carnevale, Modigliani conobbe la diciannovenne Jeanne Hébutherne, studentessa di arte decorativa. La ragazza proveniva da una famiglia borghese che fece di tutto per ostacolare la relazione. Modì aveva infatti 14 anni anni più di Jeanne, non le poteva garantire un tenore di vita dignitoso ed era noto per i suoi eccessi e per la salute cagionevole. La ragazza però non ascoltò i consigli della famiglia e andò a vivere con il suo compagno, divenendone la musa ispiratrice. L’artista la ritrasse in molti disegni ed in una ventina di dipinti.

A partire dal 191. le opere di Modigliani cominciarono finalmente ad incontrare i primi successi, ma nel dicembre di quell’anno, in una personale nella quale l’artista esponeva i suoi nudi presso la galleria Berthe-Weil, intervenne la polizia per chiudere la mostra, che venne considerata un “atteinte à la pudeur”.

Nell’inverno del 1918-19 Jeanne era incinta. La vita a Parigi era invece sempre più difficile, poiché, a causa della guerra, i viveri venivano razionati. L’amico Zborowski consigliò alla coppia di andare a Nizza, dove lui stesso provvide a sistemarli in un appartamento. A Nizza nacque dunque Jeanne, cui venne dato lo stesso nome della madre e che in futuro avrebbe scritto una apprezzata biografa del padre. Durante il soggiorno, Modigliani si ammalò di febbre spagnola, ma riuscì a superare la crisi. A Nizza il pittore pensava di poter vendere molti quadri ai turisti stranieri, ma le cose non andarono purtroppo così. In compenso, quello fu per lui un periodo di intensa creatività ed infatti i suoi quadri più famosi sono proprio quelli dipinti nella città della Costa Azzurra. Modigliani è famoso per il suo lavoro rapido: si dice completasse un ritratto in una o due sedute. Una volta terminati i ritratti, non ritoccava mai i suoi dipinti. I suoi personaggi sono visti normalmente di faccia, seduti, con le mani intrecciate. Tutta l’attenzione è concentrata sul viso. Ciò che preoccupa Modigliani è soprattutto l’effetto plastico della linea, il suo rilievo.

Nel maggio del 1919 Modigliani e la sua compagna decisero di tornare a Parigi, grazie all’aiuto economico dei coniugi Zborowski. Nell’appartamento di Rue de la Grande Chaumière i due si ritrassero vicendevolmente, insieme e separatamente. Nell’autunno, la salute di Modì peggiorò, anche perché non riusciva a smettere di bere. Il 22 gennaio venne ricoverato in stato di incoscienza presso l’Ospedale della Carità, dove morì, il 24 gennaio del 1920, di meningite tubercolare. Il giorno dopo Jeanne, incinta di nove mesi, si gettò dalla finestra dell’appartamento dei suoi genitori (al quinto piano) e morì istantaneamente. Gli Hébuterne si rifiutarono di far seppellire la loro figlia vicino ad Amedeo, perché ancora convinti dell’inadeguatezza di quell’unione. Mentre il funerale di Modigliani si svolse alle due di pomeriggio del 27 gennaio, con una grande folla che seguì il trasporto della salma dall’ospedale fino al cimitero Pére Lachaise, Jeanne venne portata alle otto di mattina del giorno dopo presso il cimitero di Bagneux. La figlia Jeanne venne adottata dalla zia Margherita, sorella del pittore e portata a vivere in Italia, a Firenze. Il corpo della compagna di Modigliani fu rimosso dal cimitero di Bagneaux e sepolto in quello di Père Lachaise, accanto a quello dell’amato Modì, cinque anni più tardi.

Qualcosa infatti era cambiato: Zborowski nel 1921 aveva organizzato una mostra di quadri di Modigliani che aveva avuto un enorme successo. Un’epoca si era definitivamente conclusa e Modigliani era ormai considerato un artista di fama internazionale.

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Dr. Giuliana Proietti
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● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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