Psicoanalisi e avvento del nazismo

Psicoanalisi e avvento del nazismo

Freudiana Collana di Articoli sulla vita di Freud  e le sue opere

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Negli anni Trenta del Novecento, l’Europa attraversò una delle fasi più drammatiche della sua storia. L’ascesa del nazismo non colpì soltanto la politica e la società, ma investì profondamente anche il mondo della cultura e della scienza. Discipline come la psicoanalisi, strettamente legate a intellettuali ebrei e a una visione libera del pensiero, vennero perseguitate, censurate e costrette all’esilio. Comprendere ciò che accadde in quegli anni significa non solo ricostruire un passaggio storico, ma anche riflettere sul rapporto tra potere, ideologia e libertà di pensiero.

Cerchiamo quindi di capire meglio cosa successe.

Adolf Hitler al potere

Il 24 marzo 1933, con l’approvazione della legge sui pieni poteri, Adolf Hitler consolidò definitivamente il proprio controllo sulla Germania. Da quel momento iniziò un rapido processo di smantellamento delle libertà democratiche: il Partito Comunista venne messo fuori legge, seguirono la repressione degli oppositori politici e l’avvio delle prime politiche apertamente antisemite. Nell’aprile dello stesso anno, lo slogan “Juden raus” (Fuori gli Ebrei) accompagnò il boicottaggio nazionale delle attività commerciali ebraiche.

La psicoanalisi in quegli anni

In questo clima, anche la psicoanalisi, fondata da Sigmund Freud, venne progressivamente esclusa dalla vita culturale tedesca. Essendo associata in larga parte a studiosi ebrei, fu etichettata come “scienza ebraica” e considerata incompatibile con l’ideologia nazista. Le società psicoanalitiche vennero sciolte o “arianizzate”, le riviste chiuse e molti testi proibiti o bruciati pubblicamente già nel 1933, durante i roghi dei libri organizzati dal regime. Lo stesso destino toccò alla psicologia individuale di Alfred Adler. Alcuni psicoanalisti tentarono inizialmente di adattarsi alla nuova situazione, nel tentativo di salvare almeno parte delle istituzioni scientifiche. Tra questi vi fu Carl Gustav Jung, che in una prima fase ritenne possibile un dialogo con il regime. Tuttavia, questa posizione si rivelò presto insostenibile.

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L’incontro con Mussolini e l’escalation della violenza politica

Nel 1934, mentre Hitler consolidava ulteriormente il proprio potere anche attraverso la violenta epurazione interna nota come Notte dei lunghi coltelli, cercò di rafforzare l’asse politico con l’Italia fascista. L’incontro con Benito Mussolini a Venezia nel giugno dello stesso anno rappresentò un passaggio significativo verso quella che sarebbe poi diventata un’alleanza strategica. Nel frattempo, il clima europeo si faceva sempre più instabile. In Austria, nel febbraio 1934, le rivolte socialiste furono represse con estrema violenza e, pochi mesi dopo, il cancelliere Engelbert Dollfuss venne assassinato da un gruppo di nazisti. Nello stesso periodo, anche altri eventi tragici, come l’uccisione del re Alessandro di Jugoslavia e del ministro francese Barthou, segnalavano un’escalation della violenza politica in Europa.

La discriminazione razziale e il deterioramento del contesto internazionale

Freud, ormai anziano e malato, continuava a vivere a Vienna. Nonostante le crescenti pressioni di amici e colleghi, esitava a lasciare l’Austria, come molti altri intellettuali che faticavano a cogliere fino in fondo la portata della minaccia nazista. Il 15 settembre 1935 la situazione peggiorò ulteriormente con la promulgazione delle Leggi di Norimberga, che privarono gli ebrei tedeschi dei diritti civili e sancirono ufficialmente la discriminazione razziale. Nonostante ciò, Hitler godeva ancora di un’ampia popolarità. Sempre più persone, così come intere nazioni, cominciavano a percepire l’avvicinarsi di un disastro imminente, senza però riuscire a reagire in modo efficace, quasi in uno stato di paralisi collettiva. Questo senso di impotenza coinvolgeva non solo la popolazione, ma anche molti scienziati e intellettuali, nonostante gli appelli di Albert Einstein a costruire una comunità internazionale capace di opporsi alla guerra. L’emigrazione divenne per molti una necessità, ma era ostacolata da forti limitazioni economiche e burocratiche: chi lasciava il Paese era costretto ad abbandonare i propri beni e doveva affrontare notevoli difficoltà per ottenere i visti. Nel frattempo, il contesto internazionale continuava a deteriorarsi.

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Il 5 maggio 1936 le truppe italiane entrarono ad Addis Abeba, permettendo a Mussolini di proclamare la nascita dell’Impero italiano. Poco dopo, il 17 luglio 1936, il generale Franco diede avvio alla guerra civile spagnola con una rivolta militare nel Marocco spagnolo. In questo scenario di crescente tensione, Anna Freud pubblicò nel 1936 *L’Io e i meccanismi di difesa*, un’opera fondamentale che sistematizzava i principali meccanismi difensivi e introduceva concetti come l’identificazione con l’aggressore e la rinuncia altruistica.

Nel 1937 Francia e Inghilterra rafforzarono la loro alleanza, mentre Italia e Germania consolidavano la propria. La guerra civile spagnola continuava a infuriare e la Russia rimaneva in una posizione ambigua. In questo clima, Freud iniziò a pubblicare i primi capitoli del suo saggio su Mosè.

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La fuga di Freud

Nel 1938, con l’Anschluss, la situazione precipitò definitivamente. L’Austria fu annessa alla Germania e le persecuzioni antiebraiche si estesero immediatamente anche a Vienna. Le istituzioni psicoanalitiche vennero chiuse, i libri distrutti e molti analisti costretti all’esilio. Nello stesso anno, la Notte dei cristalli segnò un punto di non ritorno: sinagoghe incendiate, negozi devastati, migliaia di ebrei arrestati e deportati. Anche i più scettici compresero la natura sistematica e violenta della persecuzione. Freud riuscì a lasciare Vienna grazie all’intervento di Marie Bonaparte, dell’ambasciata americana e di diverse organizzazioni internazionali. Si trasferì a Londra con parte della sua famiglia, mentre quattro delle sue sorelle rimasero in Austria e morirono successivamente nei campi di concentramento.

Freud a Londra

In Inghilterra Freud ricevette un’accoglienza calorosa e molto pubblicizzata. Si stabilì con la famiglia al 20 di Maresfield Gardens, quella che egli stesso definì il suo “ultimo indirizzo su questo pianeta”. Morì il 23 settembre 1939, poco dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale.

La psicoanalisi dopo Freud

Nonostante la repressione, la psicoanalisi non scomparve. Al contrario, si diffuse in altri Paesi grazie all’emigrazione forzata degli analisti, contribuendo alla sua internazionalizzazione, soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra. Paradossalmente, la persecuzione favorì la diffusione globale delle idee psicoanalitiche. Questo periodo storico mostra in modo drammatico quanto i contesti politici possano influenzare lo sviluppo del pensiero scientifico, ma anche come le idee, quando sono vitali, riescano a sopravvivere e trasformarsi anche nelle condizioni più difficili.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte principale:

Ellenberger, La scoperta dell’inconscio, Boringhieri

Immagine:
Museo Freud

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Autore

proiana@psicolinea.it

Dr. Giuliana Proietti Psicoterapeuta Sessuologa TERAPIE INDIVIDUALI E DI COPPIA ONLINE La Dottoressa Giuliana Proietti, Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona, ha una vasta esperienza pluriennale nel trattamento di singoli e coppie. Lavora prevalentemente online. In presenza riceve a Ancona Fabriano Civitanova Marche e Terni.
  • Delegata del Centro Italiano di Sessuologia per la Regione Umbria
  • Membro del Comitato Scientifico della Federazione Italiana di Sessuologia.
Oltre al lavoro clinico, ha dedicato la sua carriera professionale alla divulgazione del sapere psicologico e sessuologico nei diversi siti che cura online, nei libri pubblicati, e nelle iniziative pubbliche che organizza e a cui partecipa. Per appuntamenti: 347 0375949 (anche whatsapp) mail: g.proietti@psicolinea.it Visita anche: www.giulianaproietti.it Pagina Facebook Profilo Facebook Instagram

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