L’Aids continua a colpire?

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L’Aids continua a colpire?

Costo: 60 euro/ Durata: 1 ora/ Frequenza: da definireDr. Walter La Gatta

L’Aids continua a colpire ancora, specialmente nei paesi poveri, ma nel mondo occidentale oggi questa patologia, se trattata in tempo, presenta una aspettativa di vita media paragonabile a quella di chi non è mai venuto in contatto con il virus.

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Sebbene oggi il mondo stia lottando contro un’altra pandemia, quella del COVID-19, sono finalmente arrivate un po’ di buone notizie sul lato Aids-Hiv.

La prima buona notizia è che, se all’inizio i primi farmaci anti HIV consistevano in un cocktail di ben 15 compresse giornaliere,  ora si è arrivati, grazie alle long-acting drugs, ad una sola iniezione al mese.

Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha infatti dimostrato che non c’è alcuna differenza nell’efficacia delle terapie tra la somministrazione giornaliera per via orale e quella mensile via intramuscolo.

Non solo: sono infatti in sperimentazione altre formulazioni che potrebbero portare l’iniezione ad una volta ogni 4 mesi. Risultati impensabili solo 30-40 anni fa, quando una diagnosi di sieropositività equivaleva ad una condanna.

L’altra buona notizia è che un uomo di Londra è la seconda persona al mondo ad essere completamente guarita dall’HIV.

Circa quattro decenni dopo che la pandemia di HIV ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo, un trattamento sperimentale con cellule staminali ha dato la possibilità ad un paziente, precedentemente sieropositivo, di utilizzare nel suo corpo un gene che aiuta a proteggersi dal virus. La notizia è apparsa ufficialmente su Lancet HIV .

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Il paziente londinese è stato sottoposto a trapianto allogenico di cellule staminali con cellule che non esprimevano CCR5 (CCR5Δ32 / Δ32); la remissione è stata evidenziata 18 mesi dopo l’interruzione del trattamento analitico (ATI).

L’ “interruzione del trattamento analitico” (ATI) consiste nell’interruzione del trattamento contro l’HIV, per provare altri farmaci e eventualmente vedere con quale rapidità la carica virale diventa nuovamente rilevabile. 

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Il trattamento dell’uomo di Londra è tuttavia considerato piuttosto rischioso e finora è stato utilizzato solo in circostanze straordinarie. Ma il fatto che ora ci siano due casi al mondo in cui il virus è stato completamente eliminato (il primo caso è stato registrato nel 2008), ha fatto sperare che finalmente si sia arrivati alla fine del problema AIDS.

L’annuncio avrebbe dovuto essere motivo di festa, ma ovviamente, nel bel mezzo di un’altra pandemia, l’entusiasmo si è spento facilmente, anche a causa delle preoccupazioni della sanità pubblica nei confronti delle persone immunodepresse, fra cui vi sono coloro che vivono con HIV e AIDS, che potrebbero essere particolarmente a rischio di complicazioni da COVID-19.

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Non ci sono ancora prove ufficiali che le persone con HIV siano a più alto rischio di COVID-19, ma questo è quello che si teme, anche perché il nuovo virus è ancora in gran parte sconosciuto alla scienza.

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Il Centers for Disease Control and Prevention americano raccomanda alle persone sieropositive di avere a disposizione una scorta di farmaci per 30 giorni e di tenere aggiornate le vaccinazioni.

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