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Sophie Freud, la nipote di Freud
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Sophie Freud, figlia del figlio di Sigmund Freud, Martin Freud, era considerata la pecora nera della famiglia. È morta il 3 giugno 2022 nella sua casa di Lincoln, Massachusetts, a 97 anni. Negli ultimi mesi, mentre combatteva un tumore al pancreas, ripeteva spesso una frase che riassume tutta la sua esistenza: vivere a lungo e con successo era stato il suo modo per “imbrogliare” Adolf Hitler, che avrebbe voluto vederla morire ad Auschwitz insieme a tanti membri della sua famiglia.
Cerchiamo di conoscerla meglio.
Infanzia sotto un nonno ingombrante
Nata a Vienna nel 1924, Sophie era figlia di Martin Freud, il primogenito di Sigmund, e di Esti Freud. Da bambina faceva visita al nonno ogni settimana, cercando di essere “la migliore bambina di Vienna”. Tuttavia, il rapporto con Sigmund Freud era freddo: “Non era il tipo che sprecava le parole”, e soprattutto “Non era un nonno affettuoso o giocherellone. Non era nella sua cultura”.
Sigmund Freud soffriva molto per il suo cancro e manteneva un atteggiamento rigido e distante, vivendo con l’orologio in mano senza concedersi distrazioni. Questa ossessione per il tempo è una delle poche cose che Sophie dice di aver ereditato: anche lei, infatti, insegnava con un grande orologio sempre in vista, convinta che non si dovesse sprecare nemmeno un secondo.
Un dettaglio rivelatore emerge dalle lettere di famiglia: Freud scrisse di Sophie: “E’ una maliziosa meshugah (pazza) ed è anche matta in senso medico”. Anni dopo, Sophie lesse pubblicamente quella frase durante una conferenza, commentando con freddezza: “Questa fu la diagnosi”.
Famiglia Freud: drammi, lettere e rancori
Dietro il mito dei Freud si nascondeva una realtà tutt’altro che armoniosa. Il matrimonio tra Esti e Martin si era incrinato molto presto e si concluse definitivamente nel 1938. Quando Esti chiese al suocero Sigmund di intervenire, lui rispose: “Mi dispiace, non posso farci nulla,” aggiungendo anche: “Tu rendi difficile la vostra vita in comune”.
La separazione divise anche i figli: Martin e il figlio Walter si trasferirono a Londra con il resto della famiglia Freud, mentre Sophie rimase con la madre. I rapporti familiari si deteriorarono profondamente. Walter, ad esempio, non perdonò mai Esti per la sua durezza, ricordando un episodio in cui, dopo aver detto che la migliore madre del mondo non era la sua, ma quella di un suo amico, venne picchiato.
Sophie descrisse la sua famiglia come “una normale famiglia disfunzionale con tutti i conflitti ed i dispiaceri che ha avuto la maggior parte delle persone”.
Fuga, guerra e una vita rocambolesca
Nel 1938, con l’invasione nazista dell’Austria, la vita di Sophie cambiò radicalmente. A causa dei continui litigi tra i genitori, lei e la madre vennero di fatto allontanate dal resto della famiglia Freud e costrette a fuggire. Prima Parigi, poi la Francia occupata, dove la situazione divenne rapidamente pericolosa.
Quando i nazisti invasero anche la Francia, Sophie e la madre furono impossibilitate a prendere un treno e scapparono in bicicletta verso Nizza. Sophie raccontò poi quell’episodio con una frase sorprendente: “E’ stata una strana avventura”.
Nel dicembre del 1941 riuscirono a raggiungere Casablanca e, dopo un lungo periodo di difficoltà economiche — senza alcun aiuto concreto da parte del padre — partirono finalmente per l’America passando da Lisbona. Nel suo diario, Sophie descrisse il viaggio in nave verso Baltimora come piacevole, animato da un gruppo di polacchi che la corteggiavano e le facevano molti complimenti.
A rendere tutto più drammatico vi furono le zie, sorelle di Sigmund Freud, morte nei campi di concentramento. Un destino che avrebbe potuto toccare anche a Sophie e a sua madre.
Amori, matrimonio e fragilità personali
A 21 anni Sophie sposò Paul Loewenstein, un immigrato tedesco fuggito da un campo di concentramento francese. Il matrimonio durò quarant’anni e diede alla luce tre figli, ma si concluse con un divorzio nel 1986.
Riguardo alla sua vita sentimentale, Sophie fu molto lucida: nessuna delle sue “tre madri” aveva vissuto serenamente accanto a un uomo, e questo le aveva fatto mancare modelli di riferimento, incidendo sulla sua capacità di mantenere una relazione stabile.
Carriera e indipendenza
Negli Stati Uniti Sophie costruì una carriera solida. Studiò a Radcliffe, si specializzò al Simmons College e conseguì un dottorato alla Brandeis University. Lavorò nei servizi sociali, occupandosi di adozioni e famiglie, e poi nell’insegnamento, diventando docente apprezzata.
Nel 2008, a 83 anni, fu invitata alla Carnegie Mellon University, dove lesse pubblicamente il suo diario e le lettere di famiglia, attirando attenzione anche per il legame con il figlio George Loewenstein, docente nella stessa università.
Pubblicò due libri importanti: “My Three Mothers and Other Passions”, sul rapporto con madre, zia materna e zia Anna, e “Living in the Shadow of the Freud Family”, in cui raccontò senza filtri la propria storia.
“Mio nonno? Sopravvalutato”
Sophie Freud non ha mai avuto paura di mettere in discussione il nonno. Sosteneva che molte sue teorie fossero “antiche” e che studiosi come Erving Goffman avessero compreso molto più sulla motivazione umana.
Criticava concetti come l’invidia del pene e alcune teorie sulla sessualità femminile: “Se non hai un orgasmo vaginale, non sei una donna matura, e l’orgasmo clitorideo non conta nulla. Cose del genere, compresa l’invidia del pene sono incredibili. Le donne hanno creduto al grande uomo anziché alle esperienze che fanno sul loro corpo”.
Riguardo all’invidia del pene: “Oh, it’s such nonsense.”
Provocatoria fu anche la sua affermazione secondo cui Freud e Hitler avevano qualcosa in comune: l’ambizione di convincere gli altri che esiste una sola verità.
Psicoanalisi sotto accusa
Pur riconoscendo il valore dell’ascolto del paziente, Sophie era critica verso l’impianto teorico del nonno, ritenendo molte sue idee sull’inconscio e sulla malattia mentale sbagliate.
Espresse dubbi sulla relazione edipica e sul transfert, sostenendo che l’attrazione verso il terapeuta si ripete anche con altri analisti. “Non sto dicendo che non abbia avuto delle buone idee… Non lo devo difendere io; ci sono già tante persone che lo difendono, anche se altri lo contestano”, chiariva. E aggiungeva: “Sono molto scettica su buona parte della psicoanalisi”. Non si sottopose mai a psicoanalisi.
Intrighi familiari: il rapporto con Anna Freud
Una delle relazioni più complesse della sua vita fu quella con la zia Anna Freud. Per anni le due non ebbero rapporti, a causa dei conflitti tra le rispettive madri, arrivando persino a vivere nella stessa città senza incontrarsi.
Solo dopo la morte della madre, Sophie sentì il bisogno di riallacciare i rapporti. Tra il 1979 e il 1980 si trasferì in Inghilterra per trascorrere un anno con la zia. Passavano il tempo insieme in modo semplice, spesso lavorando a maglia, cercando di costruire un legame mai davvero esistito. “Non era un tipo facile da conquistare”, disse Sophie, aggiungendo di non essere certa di essere stata davvero ricambiata nel suo affetto.
Una vita fuori dagli schemi
Nonostante il peso del cognome, Sophie costruì una vita autonoma e fuori dagli schemi. Ebbe tre figli, lavorò a lungo nel sociale, introdusse il femminismo nel suo campo e si dedicò all’aiuto delle madri non sposate.
Rimase attiva fino a tarda età: faceva sport, giocava a ping pong, andava in motorino e viaggiava da sola. Nella sua casa, però, il passato era sempre presente: scaffali pieni di libri firmati Freud, un busto del nonno e una stampa con le parole “Id”, “Ego” ed “Oedipus”.
Una curiosità tramandata in famiglia, ricordata dalla figlia Andrea: “quando mia madre vuole fare un giuramento è solita dire ‘lo giuro sulla barba di mio nonno’”.
Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti - L'Innamoramento - Festival della Coppia 2023

Dr. Giuliana Proietti
Psicoterapeuta Sessuologa
TERAPIE INDIVIDUALI E DI COPPIA
ONLINE
La Dottoressa Giuliana Proietti, Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona, ha una vasta esperienza pluriennale nel trattamento di singoli e coppie. Lavora prevalentemente online.
In presenza riceve a Ancona Fabriano Civitanova Marche e Terni.
- Delegata del Centro Italiano di Sessuologia per la Regione Umbria
- Membro del Comitato Scientifico della Federazione Italiana di Sessuologia.
Oltre al lavoro clinico, ha dedicato la sua carriera professionale alla divulgazione del sapere psicologico e sessuologico nei diversi siti che cura online, nei libri pubblicati, e nelle iniziative pubbliche che organizza e a cui partecipa.
Per appuntamenti:
347 0375949 (anche whatsapp)
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Visita anche:
www.giulianaproietti.it







