pene

A partire dal pene: tutta la cultura è fondata sull’organo genitale maschile. Perché?

di Chiara Simonelli

Tratto dal libro : Voci di donne (2002) curato da Bianca Gelli, edito da Manni, Lecce

Partendo dall’anatomia e dalla fisiologia maschile, l’antropologa Ida Magli (1989) sostiene che tutta la cultura è fondata a partire dal pene e dalla sua capacità di raggiungere e colpire qualcosa di esterno attraverso l’emissione di orina o di sperma. Da qui la concettualizzazione dell’oggetto come bersaglio, altro da se’ e, come tale, non-me.

“Dato che l’unico portatore del pene è il maschio, il non-me diventa la femminilità, e l’oggetto, in quanto viene colpito, segnato con qualcosa che mi appartiene, si costituisce come possesso, proprietà, debolezza, passività, inferiorità.” Si passa così dalla concettualizzazione dell’oggetto a tutti gli altri oggetti costituiti per analogia.

La cultura perciò, come costruzione esterna all’organismo, inizia con l’Atto del primo “separatore” e “costruttore” di oggetti: il pene. Ma proprio perché è la fondazione stessa, la base sulla quale tutto si regge, tutto parla del pene e un silenzio sacro lo avvolge.

Proprio perché è ovvio, si trova sotto gli occhi di tutti ma nel silenzio di ciò che non ha bisogno di essere espresso. Il pene è. Se ci si guarda intorno, in qualsiasi epoca, in qualsiasi società, il segnale della potenza mascolina si erige senza che nulla lo qualifichi: è potenza e al tempo stesso la simbolizza. Essenza, segno e simbolo coincidono.

L’erezione del pene è percepita in modo così assolutamente straordinario, forte, da diventare analogia di qualsiasi vittoria. Quello che è sempre in agguato è il “fallimento” di questo sforzo (il venir meno del pene), lo scacco terribile e innominabile per eccellenza.

Tutti i simboli di vittoria, quindi si riconducono al pene eretto, dal braccio al pollice alzato agli obelischi che svettano ovunque anche a Piazza S.Pietro… Il fallimento del pene è a sua volta il segnale della resa definitiva: il nemico vinto sarà assoggettato al pene del vincitore (sodomizzazione). Per analogia tutte le cose vili e nefande sono “basse” (=non capaci di erigersi), mentre sono ovviamente “alte” tutte le azioni belle, vittoriose e sublimi.

Naturalmente bisogna guardarsi dal ritenere che questi presupposti rinviino direttamente alla fisicità e alla potenza sessuale maschile come inizio e fondazione della cultura. E’ il significato, l’assunzione dell’Atto proiettivo come struttura analogica di tutta la costruzione culturale che ha condotto inevitabilmente alla storia così come di fatto si è svolta.

Lo scopo di questo saggio ( Voci di donne, n.d.r.) è appunto quello di togliere dal silenzio che l’ha sempre circondato il potere dei detentori del pene, l’uso concreto e simbolico che di questo “organo” per eccellenza è stato fatto attraverso il lungo itinerario della civiltà occidentale.

Prof. Chiara Simonelli

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Author Profile

Prof. Chiara Simonelli
Chiara Simonelli è Professore associato presso la Facoltà di Psicologia 1 dell’Università “La Sapienza” di Roma, è docente di Psicologia dello sviluppo sessuale e affettivo nell’arco di vita e di Psicologia e psicopatologia dello sviluppo sessuale.

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