Aids: conoscerlo ed evitarlo
Salute e Malattie - Sessualità

Aids: conoscerlo ed evitarlo

Aids: conoscerlo ed evitarlo

Saluto del CIS - Dr. Walter La Gatta

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Negli ultimi decenni la conoscenza dell’infezione da HIV/AIDS (Human Immunodeficiency Virus / Acquired Immunodeficiency Syndrome) ha compiuto progressi significativi: dalla scoperta del virus all’avvento delle terapie antiretrovirali, dalle strategie preventive al miglioramento della qualità e della durata della vita delle persone sieropositive. Tuttavia, l’epidemia non è ancora sconfitta: persistono sfide nei paesi a basso e medio reddito, nei gruppi vulnerabili e nell’accesso universale ai servizi sanitari. In questo articolo vengono spiegati i concetti fondamentali, le modalità di trasmissione, le strategie di prevenzione e le terapie, con l’integrazione dei più recenti sviluppi scientifici e sanitari.

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Che cosa significa il termine “AIDS”?

AIDS è un acronimo inglese (in francese SIDA) che definisce la «sindrome da immunodeficienza acquisita». Il termine “sindrome” indica un insieme di segni e sintomi di varia natura; “immunodeficienza” significa che il sistema immunitario è gravemente indebolito nella sua capacità di combattere malattie; “acquisita” indica che la condizione non è presente alla nascita ma si contrae in seguito a infezione.

Che cosa è l’AIDS?

L’AIDS è lo stadio clinico caratterizzato da una compromissione grave delle difese immunitarie, tale da permettere infezioni opportunistiche da virus, funghi, batteri o parassiti che normalmente sarebbero controllate da un sistema immunitario funzionante. Cos’è il virus HIV? Il virus HIV (Human Immunodeficiency Virus) è un retrovirus a RNA che attacca in particolare i linfociti CD4, cellule fondamentali per la risposta immunitaria. Questo indebolimento progressivo del sistema immunitario espone la persona infetta a infezioni e tumori che altrimenti sarebbero controllati.

In quali elementi si trova il virus HIV in una persona sieropositiva?

Il virus può essere presente nel sangue, nelle secrezioni vaginali, nel liquido seminale e nel latte materno di persone sieropositive.

In che modo si contrae l’AIDS?

L’infezione da HIV può avvenire nei seguenti modi: nei rapporti sessuali con persone infette; attraverso il contatto con sangue infetto (ad esempio con strumenti taglienti o mediante trasfusione di sangue non adeguatamente controllato); durante la gravidanza, il parto o l’allattamento al seno se la madre è infetta.

Quali rapporti sessuali sono più a rischio?

  • Il rapporto di penetrazione vaginale: l’uso corretto e precoce del preservativo protegge.
  • Il rapporto di penetrazione anale: la mucosa è più vulnerabile e vi sono maggiori microlesioni; anche in questo caso il preservativo usato correttamente protegge.
  • La stimolazione orale del pene (fellatio): quando la persona attiva è sieropositiva e l’altra sieronegativa, il rischio è estremamente basso ma non nullo; l’uso del preservativo è consigliabile.
  • La stimolazione orale dei genitali femminili (cunnilingus): le secrezioni vaginali possono contenere HIV, pertanto esiste qualche possibilità di trasmissione; l’uso di barriera (diga dentale o equivalente) è consigliabile.
  • La stimolazione orale dell’ano (anilingus) e pratiche come il fisting presentano un rischio a causa di lesioni o scambi ematici.
  • La “pioggia dorata” (golden shower) può essere pericolosa se vi è presenza significativa di sangue nelle urine.

In quali casi non c’è rischio di contagio?

Convivere con una persona sieropositiva non comporta per sé rischio, purché vengano rispettate le normali norme igieniche: non condividere oggetti potenzialmente contaminati (rasoi, forbici, spazzolini) se vi è sangue visibile. Non si trasmette il virus con abbracci, carezze, baci, bagno o doccia condivisi.

C’è possibilità di essere contagiati da lacrime e saliva di una persona infetta?

Al momento non vi sono casi documentati di trasmissione tramite lacrime o saliva in assenza di sangue visibile.

C’è un modo per prevenire l’AIDS, prima o dopo un rapporto a rischio?

Sì. Prima dell’esposizione esiste la profilassi pre-esposizione (PrEP), dopo esiste la profilassi post-esposizione (PEP).  La PrEP consiste nell’assunzione preventiva di farmaci antiretrovirali da parte di persone sieronegative che presentano un rischio elevato di contrarre l’HIV, al fine di abbattere le probabilità di infezione. In Italia la PrEP è acquistabile a proprie spese con ricetta medica; è fondamentale il monitoraggio medico. Di recente l’Lenacapavir in forma iniettabile (due volte l’anno) è stata raccomandata dalla World Health Organization come nuova opzione di PrEP.

La PEP consiste nell’assunzione di farmaci antiretrovirali immediatamente dopo un’esposizione al virus, da iniziare quanto prima (idealmente entro 48 ore) e proseguire per 4 settimane, con controlli medici. Se una persona sieropositiva è in terapia e ha carica virale stabilmente non rilevabile, il rischio di trasmissione è praticamente nullo.

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Quando è opportuno fare il test?

È opportuno sottoporsi al test ogni volta che si è avuto un comportamento a rischio; non bisogna attendere la comparsa di sintomi. Tuttavia, il test ha un “periodo finestra” dal momento del comportamento a rischio, durante il quale l’intervento può essere falsamente negativo.

Vi sono dei test specifici?

Sì. Il test Elisa rileva anticorpi anti-HIV: poiché gli anticorpi impiegano tempo a svilupparsi, esiste un periodo finestra. Il ComboTest rileva anticorpi e antigene p24, abbassando il periodo finestra. È inoltre disponibile in farmacia un autotest rapido: auto-prelievo e risultato in circa 15 minuti, con periodo finestra maggiore. 

Dove si fanno i test? 

Presso i Centri di riferimento HIV/AIDS delle ASL e degli ospedali, nei centri per le IST e nei centri prelievi accreditati. In molte strutture pubbliche il test è gratuito o a basso costo.

A chi rivolgersi?

È opportuno rivolgersi a una clinica di Malattie Infettive o a un centro specializzato per accertamenti diagnostici e per l’eventuale trattamento con farmaci antiretrovirali.

Cosa succede se si viene contagiati dall’HIV?

Se un soggetto viene infettato, l’organismo reagisce producendo anticorpi anti-HIV, che indicano l’infezione ma non la sconfiggono. Senza trattamento, il sistema immunitario si indebolisce progressivamente e qualsiasi infezione, anche banale, può diventare grave.

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Cosa significa essere “sieropositivi”?

Se il test HIV è positivo, significa che la persona è sieropositiva, cioè ha anticorpi anti-HIV. Questo non significa necessariamente che abbia sviluppato l’AIDS. Oggi grazie alle terapie antiretrovirali molte persone sieropositive non progrediscono verso l’AIDS. L’obiettivo internazionale è che entro il 2025 il 95 % delle persone che vivono con HIV conoscano la loro condizione, il 95 % di queste siano in trattamento antiretrovirale e il 95 % di queste abbiano carica virale soppressa. Questo è noto come target “95-95-95”. Tuttavia nel 2024 circa l’87 % delle persone con HIV conoscevano il loro stato, l’89 % di queste erano in trattamento e il 94 % di queste avevano carica virale soppressa: restano margini di miglioramento.

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Essere informati sull’argomento previene il contagio?

Non necessariamente: pur disponendo di informazione, alcune persone in condizioni di disagio sociale, uso di sostanze, alcol o vulnerabilità, possono avere comportamenti a rischio che superano la soglia protettiva dell’informazione pura. È necessario che l’informazione sia accompagnata da supporto sociale, riduzione dello stigma, accesso ai servizi e prevenzione strutturata.

Come proteggersi dal virus?

  • Utilizzare il preservativo, specialmente nei rapporti occasionali; 
  • Conoscere bene l’uso del preservativo, evitare rotture o scivolamenti;
  • Se il partner ha avuto comportamenti sessuali a rischio, valutare insieme il test;
  • Integrare la protezione con strategie mediche (PrEP) o chirurgiche (se indicate) e con riduzione dell’uso di sostanze che abbassano le difese e il senso di protezione.

Quale è la situazione in Italia?

 Il “Notiziario dell’ISS (Volume 37 – Numero 11, Novembre 2024) – Aggiornamento delle nuove diagnosi di infezione da HIV e dei casi di AIDS in Italia al 31 dicembre 2023” riporta i dati sulle nuove diagnosi di infezione da HIV e sui casi di AIDS segnalati in Italia aggiornati a dicembre 2023. Va sottolineato che dal 2020 i dati della sorveglianza hanno risentito della pandemia di COVID-19. Infatti, nel 2020 si è registrato il minor numero di casi e nell’ultimo anno, sebbene si osservi un aumento del numero di diagnosi, le segnalazioni si assestano al di sotto del numero registrato nel 2019 (-6%).

La sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da HIV riporta i dati relativi alle persone che risultano positive al test HIV per la prima volta. I dati riferiti da questo sistema di sorveglianza indicano che nel 2023 sono state segnalate 2349 nuove diagnosi di infezione da HIV, pari a un’incidenza di 4,0 nuovi casi per 100.000 residenti, un valore che pone l’Italia al di sotto della media osservata tra i Paesi dell’Europa occidentale (6,2 nuove diagnosi per 100.000 residenti). Dal 2012 al 2020 si è osservata una diminuzione delle nuove diagnosi di HIV, mentre dal 2021 al 2023 si è rilevato un aumento progressivo. Nel 2023 le incidenze più alte sono state osservate in Lazio, Emilia-Romagna e Umbria. 

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Quale è la situazione nel mondo?

A livello globale, secondo il rapporto della UNAIDS del 2025, si registra una nuova infezione da HIV pari a circa 1,3 milioni nel 2024 e una crisi finanziaria relativa ai programmi HIV che rischia di compromettere i progressi accumulati.

Quale genere sessuale si ammala più frequentemente di AIDS in Italia?

Le nuove diagnosi di infezione da HIV nel 2023 sono in maschi nel 76% dei casi. L’età mediana è di 42 anni per i maschi e 39 per le femmine e le incidenze più alte sono state riscontrate nelle fasce d’età 30-39 anni (9,9 nuovi casi ogni 100.000 residenti) e 25-29 anni (8,6 nuovi casi ogni 100.000 residenti) con valori in media da tre a quattro volte superiori nei maschi rispetto a quelli nelle femmine. Il numero di nuove diagnosi di infezione da HIV tra gli stranieri sia maschi che femmine è aumentato nell’ultimo quinquennio e l’incidenza è passata da 12 per 100.000 stranieri presenti in Italia nel 2019 a 15 per 100.000 nel 2023. Nel 2023 gli stranieri costituiscono il 36,9% delle nuove diagnosi.

Quali sono i sintomi dell’HIV?

In alcuni casi l’infezione da HIV è asintomatica per un lungo periodo. In altri può manifestarsi una sindrome retrovirale acuta tra 4 giorni e 4 settimane dopo il contagio, della durata di 1-3 settimane, con febbre, spossatezza, sudorazioni notturne, adenopatia, mal di gola, eruzione cutanea. Poiché i sintomi sono generici e simili a un’influenza, non è opportuno attendere i sintomi ma sottoporsi al test se si è avuto un’esposizione a rischio.

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Quali sono le terapie?

L’introduzione delle terapie antiretrovirali (ART) a partire dalla metà degli anni ’90 ha radicalmente modificato la prognosi dell’infezione da HIV: ha ridotto le morti per AIDS e ha permesso alle persone con HIV una aspettativa di vita molto vicina a quella della popolazione generale se viene mantenuta la soppressione virale. Le terapie attuali non eliminano il virus, ma lo controllano a livelli talmente bassi che non provoca danni al sistema immunitario e riduce al minimo il rischio di trasmissione.

Conclusione

L’infezione da HIV e la sindrome da AIDS rappresentano tuttora una sfida globale, ma gli strumenti oggi a disposizione consentono non solo di vivere con HIV senza progredire verso AIDS, ma anche di prevenire efficacemente nuove infezioni. Restano tuttavia problemi legati all’accesso ai servizi, al finanziamento delle politiche di prevenzione, allo stigma sociale e alle disuguaglianze. La combinazione tra prevenzione comportamentale, uso corretto del preservativo, strategie mediche come PrEP/PEP, diagnosi precoce e cure efficaci costituisce il percorso migliore verso l’obiettivo dell’eliminazione dell’AIDS come minaccia per la salute pubblica.

Dr. Walter La Gatta



Fonti principali
IST

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Dr. Walter La Gatta Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo Delegato Regionale del Centro Italiano di Sessuologia per le Regioni Marche Abruzzo e Molise. Libero professionista, svolge terapie individuali e di coppia ONLINE E IN PRESENZA (Ancona, Terni, Fabriano, Civitanova Marche) Il Dr. Walter La Gatta si occupa di: Psicoterapie individuali e di coppia Terapie Sessuali Tecniche di Rilassamento e Ipnosi Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali. Per appuntamenti telefonare direttamente al: 348 – 331 4908 (anche whatsapp) email: w.lagatta@psicolinea.it Visita la pagina Facebook e il profilo Twitter Visita anche www.walterlagatta.it

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