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La libido nella psicologia: Freud e Jung a confronto
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La libido, concetto fondamentale nella psicologia e nella teoria psicoanalitica di Sigmund Freud, si riferisce all’energia psichica associata all’istinto sessuale e al desiderio. Tuttavia, la concezione di libido è stata interpretata in modi differenti da altri teorici, in particolare da Carl Gustav Jung, il quale ne diede una visione più estensiva e meno legata esclusivamente alla sessualità. Proprio queste differenze teoriche portarono Freud e Jung a concludere che era impossibile continuare a lavorare insieme. Cerchiamo di capire meglio come ognuno dei due concepiva questo concetto chiave.
Libido: come si pronuncia?
La prima domanda che potremmo porci, affrontando il tema della libido, è semplice ma essenziale: l’accento va sulla prima o sulla seconda “i”? La risposta corretta è la seconda: la pronuncia giusta è libìdo, che riflette quella latina e tradizionale. Cosa significa “libido”? Il termine deriva dal latino e significa letteralmente “piacere”, “desiderio” o “voglia intensa”. In origine indicava un impulso forte, spesso di natura sensuale, ma non esclusivamente sessuale. Con la psicoanalisi, questo termine ha assunto un significato più preciso, diventando un concetto tecnico per descrivere l’energia che muove il comportamento umano.
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Come usò il termine Sigmund Freud?
Sebbene antico, il termine libido è stato reso noto da Freud, che lo utilizzò per designare l’energia psichica corrispondente all’istinto sessuale. Secondo Freud: “Chiamiamo ‘libido’ – o desiderio sessuale – la forza psichica che rappresenta l’istinto sessuale.” Per comprendere questa definizione è importante chiarire che Freud usa il termine “sessuale” in senso ampio: non si riferisce solo al comportamento sessuale adulto, ma a tutto ciò che riguarda il piacere corporeo. La libido è quindi l’energia che nasce dal corpo, crea una tensione interna e spinge l’individuo a cercare soddisfazione. La libido, presente sin dalla nascita, può essere investita, cioè diretta, verso se stessi (autoerotismo) o verso oggetti esterni, in base sia a fattori congeniti (temperamento) sia ambientali (educazione, relazioni sociali). Freud descrive la pulsione come un meccanismo composto da tre elementi: Fonte: un eccitamento somatico o bisogno corporeo. Meta: la soppressione della tensione e il raggiungimento del piacere. Oggetto: ciò che permette di raggiungere il fine.
La libido rappresenta l’energia che alimenta tutto il processo: è ciò che mette in movimento la pulsione. Essa tende naturalmente al piacere, ma può essere modulata dal principio di realtà, cioè dalla necessità di adattarsi al mondo esterno.
La libido e lo sviluppo psicosessuale
Secondo Freud, la libido è originariamente contenuta nell’Es, la sede delle pulsioni. Con lo sviluppo, essa si organizza progressivamente e si investe in diverse funzioni psichiche. Nei Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), Freud descrive le fasi dello sviluppo psicosessuale: Fase orale: la libido si concentra sulla bocca; il piacere nasce dal succhiare e nutrirsi. Fase anale: il piacere è legato al controllo degli sfinteri. Fase fallica: la libido si concentra sui genitali e sulla scoperta del corpo. Fase di latenza: la libido viene temporaneamente canalizzata in attività non sessuali. Fase genitale: la libido si orienta verso l’altro e si struttura la sessualità adulta. In questa prospettiva, la libido è una sola, ma cambia modalità di espressione nel corso della vita. Eventuali fissazioni nelle prime fasi possono influenzare il comportamento adulto.
La storia della teoria della libido
Freud iniziò a formulare la teoria della libido intorno al 1890, studiando la nevrosi d’angoscia e la nevrastenia. Nel corso della sua carriera, la sua teoria si evolse, ma mantenne sempre un punto fermo: la libido ha una base sessuale. Questa posizione, considerata da Freud non negoziabile, portò a importanti rotture teoriche, prima con Josef Breuer e poi con Alfred Adler e Carl Gustav Jung.
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La libido secondo Carl Gustav Jung
Jung riprende il concetto freudiano, ma lo amplia profondamente. Per lui la libido non è limitata alla sessualità, ma rappresenta l’energia psichica generale, cioè la forza che alimenta tutta la vita mentale. Secondo Jung, la libido è: una spinta vitale, paragonabile a bisogni fondamentali come fame o sonno; una forza che orienta pensieri, emozioni e comportamenti; un’energia che si esprime attraverso simboli e immagini, collegando conscio e inconscio. In questa prospettiva, la libido non serve solo a scaricare tensioni, ma anche a creare, trasformare e dare significato all’esperienza. Per questo, Jung in seguito preferì parlare di “energia psichica”, includendo anche dimensioni creative, culturali e spirituali.
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Freud vs Jung: una divergenza fondamentale
Le differenze tra Freud e Jung non riguardano soltanto la sessualità, ma il modo stesso di concepire la mente umana. Per Freud, la libido è energia sessuale, radicata nel corpo e orientata al piacere: il comportamento umano deriva in larga parte dalla necessità di gestire e soddisfare queste spinte. Per Jung, invece, la libido è energia vitale generale: non solo piacere, ma anche crescita, creatività e ricerca di senso.
In sintesi: Freud vede nella libido la forza del desiderio corporeo. Jung la considera la forza complessiva della vita psichica. Questa divergenza teorica portò alla rottura definitiva tra i due psicoanalisti, segnando una svolta decisiva nella storia della psicologia del XX secolo.
Dott.ssa Giuliana Proietti
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Dr. Giuliana Proietti
Psicoterapeuta Sessuologa
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La Dottoressa Giuliana Proietti, Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona, ha una vasta esperienza pluriennale nel trattamento di singoli e coppie. Lavora prevalentemente online.
In presenza riceve a Ancona Fabriano Civitanova Marche e Terni.
- Delegata del Centro Italiano di Sessuologia per la Regione Umbria
- Membro del Comitato Scientifico della Federazione Italiana di Sessuologia.
Oltre al lavoro clinico, ha dedicato la sua carriera professionale alla divulgazione del sapere psicologico e sessuologico nei diversi siti che cura online, nei libri pubblicati, e nelle iniziative pubbliche che organizza e a cui partecipa.
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