Chi ha detto che le donne del passato non si interessavano di politica? Anja Rosenstein, conosciuta come Anna Kuliscioff, fu un esempio di totale dedizione e di fervente passione per un ideale di libertà e giustizia sociale i cui punti-cardine erano l’emancipazione femminile, la tutela dei minori ed il suffragio universale.

Nacque a Moskaja, in Crimea, il 9 gennaio del 1853 (o 1857?), da famiglia ebrea. Studiò per qualche anno filosofia a Zurigo, dove venne a contatto con movimenti anarchici che professavano ideali di uguaglianza sociale e di ribellione contro ogni tipo di autorità costituita. Tornata in patria Anna continuò a frequentare gruppi anarchici e si impegnò a diffondere le sue idee presso le classi più popolari, invitandole alla ribellione ed anche all’uso della violenza.

Trasferitasi a Parigi, conobbe Andrea Costa, che diventò il suo compagno di vita. Nel ’78 Anna venne arrestata ed espulsa dalla Francia; pochi mesi dopo la stessa cosa si ripeté a Firenze e poi a Milano, sempre con l’accusa di ‘tentato sovvertimento dell’ordine costituito’.

Con Andrea Costa, dal quale aveva anche avuto una figlia, Anna condivideva la passione politica, anche se lui era molto più moderato di lei e non accettava le idee rivoluzionarie di Anna. Andrea era anche un tradizionalista, un uomo che apprezzava la complicità e la collaborazione della compagna nella vita pubblica, ma che nel contempo desiderava avere accanto nell’intimità una donna mite e remissiva, cosa che la Kuliscioff certo non era, vista la sua convinzione sulla assoluta parità dei sessi, che le impediva di cedere a qualunque compromesso.

Nell’81 Andrea Costa fondò l’Avanti e lo stesso anno si separò dalla sua compagna. Dalle ‘lettere d’amore’ inviategli dalla Kuliscioff leggiamo i motivi di questa dolorosa separazione : “Tu cerchi in me il riposo, io in te la vita; tu non vuoi o non puoi capire che l’abbandono, la pienezza non sono che la conseguenza di una vita reciproca, piena di comprensione dei pensieri, dei sentimenti, delle aspirazioni. L’uomo non sente questo bisogno”

Anna tornò dunque in Svizzera e si iscrisse alla facoltà di medicina. L’interesse per questa disciplina derivava dalla tubercolosi che aveva contratto nel carcere di Firenze; fu questo un periodo di isolamento e di studio che durò due anni, dopo di che si trasferì a Napoli per motivi di salute, dove si laureò in medicina.
La Kuliscioff in questo periodo continuava a frequentare gruppi anarchici ed era famosa per aver subito l’esilio ed il carcere. E’ di questo periodo l’incontro con Filippo Turati, un vero colpo di fulmine.

Nell’88 Anna si specializzò in ginecologia prima a Torino e poi a Padova e con la sua tesi scoprì l’origine batterica delle febbri puerperali, che in quel tempo uccidevano migliaia di donne subito dopo il parto.In seguito si trasferì a Milano in via San Pietro all’Orto n° 18, e cominciò la sua attività di “dottora dei poveri” come la soprannominarono i milanesi. Per tutto il giorno riceveva visite o si recava di persona nei quartieri più poveri della città, venendo a contatto con le peggiori condizioni di miseria.

Nell’89 fondò, con Lazzari e Turati, la Lega socialista milanese, il cui programma consisteva nell’affermazione dell’autonomia del movimento operaio dalla democrazia borghese, nel riconoscimento del carattere prioritario delle lotte economiche, nell’esigenza di collegare queste lotte con quelle politiche e di inquadrarle in un progetto generale avente come obiettivo la socializzazione dei mezzi di produzione.

Il 27 aprile del ’90 partecipò ad una Conferenza in un circolo filosofico milanese, sul tema : Il monopolio dell’uomo. In questo memorabile intervento Anna parlò di tutti i modi in cui veniva discriminata la donna, prendendosela anche con le donne della borghesia, quelle ‘timorate di Dio’ che si occupavano solo di frivolezze, di moda e di belletti e che utilizzavano tutta la loro intelligenza e le loro energie per compiacere i loro uomini, difendendosi dalla loro sopraffazione attraverso i meccanismi di difesa dell’astuzia e della finzione e trasformando tutti i loro sentimenti migliori, come quello della maternità, in ‘grettezza, avarizia ed egoismo domestico’. La donna – diceva la Kuliscioff – deve conquistare la sua libertà e la sua dignità attraverso il lavoro; la donna sposata, dedita esclusivamente alla cura del marito e dei figli era per lei ‘l’essere più degno di commiserazione’ per la sua servitù sessuale nei confronti del maschio, pari solamente alla prostituzione propriamente detta.

Nell’autunno del ’91 Anna e Filippo si trasferirono in un bell’appartamentino nella zona del Duomo, a Milano, dove misero due grandi scrivanie al centro della stanza, una affiancata all’altra, nele quali lavoravano insieme alla loro ‘figlia di carta’: la rivista ‘Critica sociale’, che insieme avevano fondato. Nella stanza non mancavano mai le violette e vi era un piccolo divano verde dove Anna riceveva l’alta società come la povera gente: in breve questo divenne il salotto più famoso di Milano, aperto agli attivisti del partito, agli intellettuali, agli artisti. La Kuliscioff era sempre inappuntabile, vestita di nero con camicette candidissime, ma priva di ogni fronzolo puramente estetico.

In seguito a delle sommosse che vi furono per l’improvviso aumento del prezzo del pane, Anna Kuliscioff venne arrestata e condannata a 2 anni, insieme al suo compagno Turati, che per per reati d’opinione ebbe invece una condanna a 12 anni di carcere. A dicembre Anna era già fuori per indulto, Turati dovette aspettare un anno.

Nel maggio del 1901 la prima grande vittoria della Kuliscioff: il Parlamento italiano approvava la legge a tutela del lavoro minorile e femminile, messa appunto da Anna Kuliscioff (c.d. Legge Carcano). Intorno al 1910 l’unione fra Anna e Filippo cominciò ad andare in crisi, per una serie di contrasti che riguardavano sia la politica che la vita privata.

La Kuliscioff si batteva per il diritto di voto per le donne. ‘Il voto – diceva – è la difesa del lavoro, e il lavoro non ha sesso’. Su ogni numero di “Critica Sociale” Anna scriveva articoli polemici, anche contro il suo partito: ‘…E cosa ha fatto sino ad ora il Partito Socialista… per educare i lavoratori ad un senso e a una pratica di un dovere più nuovo, più alto, più umano nei rapporti con le loro sorelle di lavoro e di stenti…?’

Anna Kuliscioff si sentiva sola ad affrontare gli ostacoli posti dai socialisti maschi alla sua riforma: essi erano ostili all’idea del Suffragio Universale (il voto per tutti) per motivi quali l’analfabetismo, l’ignoranza popolare, l’influenza clericale. Turati stesso non credeva in una campagna elettorale mirata a far risvegliare la coscienza politica femminile quando non c’era l’appoggio delle dirette interessate. ‘Cosa ha fatto il partito per essere verso le donne meno ingannatore delle religioni, meno prete dei preti?” si chiedeva allora polemicamente e pubblicamente la Kuliscioff, irritando il suo compagno.

Nel 1911, col sostegno di Anna, nacque il Comitato Socialista per il suffragio femminile e l’anno dopo la Kuliscioff fondò la rivista “La difesa delle lavoratrici” con l’intento di stabilire un rapporto di comunicazione diretta con le operaie e le contadine e renderle consapevoli della loro condizione, del diritto di associarsi, di difendere il proprio lavoro e naturalmente il diritto al voto. Nella primavera del 1912 però il governo Giolitti concedeva il voto a tutti i maschi anche analfabeti, ma non alle donne (a causa dell’analfabetismo…). Per Anna fu una grossa sconfitta personale.

Con l’arrivo al potere di Mussolini nel 1922 la speranza del suffragio universale esteso alle donne, si vanificò. ‘La donna deve ubbidire’ – diceva il Duce – “non darò mai il voto alle donne’, che infatti arrivò in Italia solo dopo la caduta del fascismo. Il 27 dicembre del 1925, Anna Kuliscioff, anziana e malata, moriva a Milano.Il suo corteo funebre passò per le strade del centro e fu disturbato dall’assalto dei fascisti, che strapparono drappi e corone. Un’altra epoca stava per cominciare.

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Dr. Giuliana Proietti

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