Freud e Jung

 

Per i 50 anni dalla morte di Jung (6 giugno 1961), abbiamo pensato di proporvi una lunga intervista a Jung (la prima parte è qui sopra. Più in basso troverete i links per le parti successive). Inoltre, vi proponiamo la sintesi di un articolo in due parti che The Guardian dedica allo psichiatra svizzero, firmato da Mark Vernon.

Nell’articolo abbiamo fatto dei collegamenti a nostri precedenti post di questo Blog, in cui parliamo dell’argomento. Come forse saprete, da anni in questo Blog pubblichiamo articoli su Freud, che potrete facilmente trovare seguendo il tag “Freudiana” (nella colonna di destra, “tag cloud”. Ad oggi sono 196 post). Ed ecco l’articolo del Guardian:

Se vi ritenete una persona introversa o estroversa, se avete nozioni sull’inconscio collettivo o sugli archetipi, se avete amato o detestato la New Age, se avete fatto un test di personalità di Myers-Briggs, se vi siede seduti davanti al vostro terapeuta e non su un divano, tutto questo ha un’origine definita, che si chiama Carl Gustav Jung.

Lo psicologo svizzero nacque nel 1875 e morì il 6 giugno 1961, 50 anni fa. Suo padre faceva il pastore in un villaggio, mentre il nonno – anche lui Carl Gustav – fu medico e rettore dell’Università di Basilea. Si diceva anche che fosse un figlio illegittimo di Goethe, un mito che ha sempre divertito Carl Gustav junior, soprattutto da quando si era scoperto lontano da quel padre pieno di dubbi sul protestantesimo, ma “irrimediabilmente intrappolato dalla chiesa e dal suo insegnamento teologico”, come scrisse nel suo libro autobiografico Ricordi, sogni, riflessioni.

La madre di Jung era una figura più forte, anche se aveva una doppia personalità. In apparenza era la rispettabile moglie di un pastore, ma non era “affidabile”, come diceva il figlio Carl. Soffriva infatti di problemi psichici e quando parlava al figlio con voce autorevole, assumeva una voce che pareva non essere la sua. Come quando gli disse, quasi come se fosse un oracolo, che il padre era morto: “E’ morto in tempo per te”.

In breve, la sua infanzia non fu facile, e il piccolo Carl Gustav sviluppò una personalità schizoide, divenendo un bambino solitario e distaccato. Arrivò a pensare di avere due personalità, che chiamò n. 1 e n. 2.

La personalità N. 1 era figlia dei suoi genitori e dei suoi tempi; la N. 2, era di un individuo senza tempo, “senza un carattere definibile – nato, vissuto, morto, tutto insieme, in una visione totale della vita”.

Jung non era forse particolare, visto che molti bambini hanno fantasie simili. Ma a differenza di altri bambini, Jung prendeva molto sul serio la sua vita interiore. “Ho sempre cercato di dare spazio a tutto ciò che veniva dal di dentro,” disse. In seguito ridefinì queste personalità n. 1 e n. 2, chiamandoli l’Ego e il Sé. Raggiungere il giusto equilibrio tra questi due aspetti della psiche è fondamentale nella sua teoria dello sviluppo della personalità, chiamata individuazione.

All’università si mostrò uno studente particolarmente brillante, mai sazio di conoscenza, proveniente da qualsiasi fonte. Si laureò in medicina e scienze naturali in tempi velocissimi. Il suo primo articolo fu “Sui limiti delle scienze esatte”, in cui mise in discussione la filosofia inflessibile del materialismo. La sua tesi di laurea fu dedicata alla “Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti”, ove pose le basi per due idee-chiave del suo pensiero. In primo luogo, che l’inconscio contiene aspetti della personalità che chiamò complessi. Uno dei modi in cui essi possono rivelarsi è attraverso i fenomeni occulti. Inoltre, la maggior parte del processo di sviluppo della personalità avviene a livello inconscio.

Si conquistò una certa notorietà lavorando per l’ospedale psichiatrico Burghölzli di Zurigo, in collaborazione con Eugen Bleuler, il medico che coniò il termine “schizofrenia”. Jung sviluppò inoltre il test di associazione verbale ideato da Francis Galton, cugino di Charles Darwin. (Al paziente veniva letto un elenco di parole e gli si chiedeva di riferire, per ciascuna parola, la prima parola che gli veniva in mente. La risposta, e il tempo impiegato per produrla, venivano registrati).

Precedenti ricerche avevano già dimostrato che i tempi prolungati di risposta indicano che la parola stimola inconsciamente le problematiche del paziente. A volte, è possibile identificare un gruppo di tali parole. Il contributo di Jung è stato quello di collegare questi gruppi con alcune parti della personalità e mostrare come il test possa rappresentare una finestra di comprensione della complessa psiche dei malati di mente. Le persone non sono semplicemente pazze, diceva: c’è un metodo nella loro follia. Ad esempio, Jung mostrò che una paziente, che per 50 anni era apparsa fissata con un compito senza senso, come quello di costruire scarpe, era stata abbandonata da un amante che faceva il ciabattino.

All’università, Jung scoprì che poteva influenzare il pubblico con la forza del suo carattere e l’ingegno delle sue idee. A Zurigo partecipava a conferenze pubbliche. “Gruppi di donne formavano una falange intorno a lui, prima e dopo ciascuna delle sue lezioni”, ha scritto Deidre Bair nella sua biografia di Jung. Poi, una donna di nome Sabina Spielrein divenne sua paziente e, si disse, la sua amante – forse solo una delle tante. In seguito, ebbe sicuramente un ménage à trois con Toni Wolff, con la quale la moglie Emma si riconciliò molto tempo dopo.

Andare a letto con le pazienti oggi è un peccato imperdonabile per gli psicoterapeuti. Jung lo faceva? Dopo aver esaminato le prove in diversi capitoli, la Bair conclude che è impossibile scoprire la verità su quanto sia realmente accaduto, anche se le voci e i pettegolezzi sembrano forse esagerati.

Inoltre, il fenomeno dei pazienti che sviluppano sentimenti profondi per i loro terapeuti – parte di ciò che viene chiamato transfert – era allora una novità. Il primo collaboratore di Freud, Josef Breuer, aveva abbandonato la “talking cure” quando una delle sue pazienti non solo si era innamorata di lui, ma aveva avuto una gravidanza immaginaria, in cui la paternità del presunto figlio veniva attribuita al terapeuta.

Nel primo pensiero di Freud il transfert era qualcosa di inutile, che non meritava particolare attenzione. Poi si convinse che questo era il cardine della terapia psicodinamica, poiché è in grado di far rivivere emozioni e sentimenti altrimenti sepolti.

Il rapporto di Jung con Freud fu ambivalente fin dall’inizio. Il primo contatto fu nel 1906, quando Jung scrisse un articolo sul suo test dell’associazione libera, che gli sembrava fornisse elementi di prova per la teoria freudiana della rimozione. Freud rispose immediatamente e con entusiasmo. Jung invece esitò: gli ci vollero molti mesi per decidersi a rispondere.

Si conobbero un anno dopo e fu amicizia a prima vista. I due parlarono per 13 ore, senza interruzione. Freud fece colpo su Jung, che definì il fondatore della psicoanalisi ‘il primo uomo veramente notevole che avessi mai incontrato. In lui non c’era nulla che fosse banale, la sua intelligenza era fuori del comune, acuto, notevole sotto ogni aspetto”. Freud invece lo definì “il più abile collaboratore che io abbia mai avuto”. Jung, peraltro, agli occhi di Freud, avrebbe potuto essere un bene per il futuro della psicoanalisi, essendo un rispettabile scienziato e un protestante.

Ma le tensioni fra i due non mancavano. Una richiesta fatta da Jung mette in evidenza la difficoltà provata in questo rapporto: “Lasciatemi godere della vostra amicizia, non come tra eguali, ma come quella fra un padre e un figlio”, gli scrisse. L’autore del complesso edipico, nel quale teorizzava pulsioni omicide rimosse nel rapporto fra padre e figlio, era allarmato da ciò. Jung per Freud era il suo “erede” designato, ma una serie di episodi rivelano la sua paura nevrotica di Freud, che Jung fosse anche una minaccia.

Un incidente si verificò quando i due viaggiarono insieme per andare in America, nel 1909. La conversazione era incentrata sul tema dei cadaveri mummificati trovati nelle torbiere, che indussero Freud ad accusare Jung di volerlo morto. Poi svenne. Una cosa simile successe di nuovo, qualche anno dopo.

Un altro segnale di conflitto vi fu quando Jung chiese a Freud cosa ne pensasse della parapsicologia. Sigmund era molto scettico: i fenomeni occulti erano per lui una “marea nera di fango”. Ma mentre erano seduti a parlarne, Jung cominciò ad avvertire una sensazione di calore al diaframma. Improvvisamente, da una libreria partì un rumore fortissimo ed entrambi balzarono in piedi.”Ecco, questo è un esempio del così detto fenomeno di esteriorizzazione catalitica” disse Jung
“Suvvia” disse Freud “questa è una vera sciocchezza!”
“Ma no” rispose Jung “vi sbagliate, Herr Professor, e per provarvelo ora vi predico che tra poco ci sarà un altro scoppio!” E, infatti, non aveva finito di dirlo che si udì nella libreria un altro schianto eguale al primo!

Ricorda a questo proposito Jung: “Ancora oggi non so cosa mi desse quella certezza. Ma sapevo al di là di ogni dubbio che il colpo si sarebbe ripetuto. Freud mi guardò stupefatto, senza dir nulla. Non so che cosa gli passasse per la mente, e che cosa volesse dire il suo sguardo. In ogni caso di qui nacque la sua diffidenza nei miei riguardi, ed ebbi la sensazione di aver fatto qualcosa che l’avesse contrariato. Non gli parlai mai più dell’incidente”.

Fin dall’inizio, Jung era tormentato dal pensiero che Freud avesse potuto imporre la sua personale autorità nella sua ricerca della verità. Per questo si stabilirono profonde differenze teoriche tra i due.

Jung considerava Freud troppo riduzionista. Non poteva accettare che la principale pulsione della vita umana fosse sessuale. Per lui la libido era qualcosa di più ampio, una energia psichica o una forza vitale, di cui la sessualità era solo una manifestazione. Per quanto riguarda il complesso di Edipo, Jung si convinse che il legame tra il bambino e sua madre non fosse basato su una latente passione incestuosa, ma derivava dal fatto che la madre era, per il bambino, il principale fornitore di amore e di cura. Jung aveva anticipato la teoria dell’attaccamento di John Bowlby, che è stata in seguito ampiamente confermata.

Jung credeva anche che i contenuti dell’inconscio non si limitano al materiale rimosso. Piuttosto, l’inconscio è una risorsa nella vita di un individuo. Una persona è costruita su strati: l’aspetto consapevole è l’insieme psicosomatico che comprende il corpo e la vita mentale conscia. Al di sotto di tutto questo vi è un inconscio personale, un deposito di materiale relativo alla vita del soggetto. Sotto a questo vi è un inconscio collettivo, che viene ereditato. Jung credeva di avere elementi oggettivi per teorizzare questa comune eredità in base ai suoi studi sugli schizofrenici, che gli parlavano di immagini e simboli che non avrebbero potuto conoscere attraverso la lettura, o altre fonti culturali.

Jung anticipa dunque le teorie post-freudiane sulla natura dell’inconscio. Nel suo recente libro, L’animale sociale, David Brooks osserva che le scienze del 21° secolo stanno mostrando come le parti inconsce della mente “non siano oscure caverne di bisogni sessuali rimossi”. Jung scrisse questa cosa 100 anni fa, e neuroscienziati, psicologi ed economisti di oggi potrebbero trovare queste parti dell’opera di Jung molto suggestive.

Per Freud, Jung stava diventando un personaggio sempre più scomodo, e nel 1913 la loro amicizia terminò. Jung mantenne il suo rispetto per Freud e quando scrisse il necrologio alla morte di Freud, nel 1939, osservò che il suo lavoro aveva “toccato quasi ogni sfera della vita intellettuale contemporanea”.

Tuttavia, il tradimento che Freud sentiva di aver subito da parte del suo allievo prediletto probabilmente rovinò per sempre i rapporti tra le due scuole di pensiero psicodinamico.

Jung fu accusato di essere nazista dopo la pubblicazione di un articolo scritto nel 1918, in cui faceva distinzioni tra psiche ebraica e tedesca per illustrare la varietà di elementi ereditari dell’inconscio collettivo. L’impatto che ebbe questo articolo fu sproporzionato, anche perché si sorvolò su un’altra sua osservazione, quella secondo la quale la psiche tedesca aveva delle tendenze “barbare” (era una riflessione di Jung relativa alla guerra 1914-18).

Jung è stato anche accusato di aver collaborato con le autorità naziste, in particolare con Matthias Göring, l’uomo che divenne il leader della psicoterapia organizzata in Germania, non da ultimo perché era il cugino di Hermann Göring. Sembra che Matthias mise il nome di Jung su dichiarazioni filo-naziste, senza che Jung ne fosse a conoscenza.

Jung reagì infatti in modo furioso, anche perché stava effettivamente lottando per mantenere la psicoterapia tedesca aperta ai terapeuti ebrei. E non è tutto. La Bair rivela che Jung fu coinvolto in due complotti per cacciare Hitler, essendo un medico che poteva dichiarare “pazzo” il Führer . Entrambi, come sappiamo, non ebbero alcun esito.

Si è anche saputo che Jung fu una spia per l’OSS (il predecessore della CIA). Si chiamava “Agente 488” e il suo gestore, Allen W. Dulles, osservò: “Nessuno probabilmente potrà mai sapere quanto il Prof Jung abbia contribuito alla causa alleata durante la guerra”

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

Fonti:

Carl Jung, The Guardian, Parte I Parte II
Carl Gustav Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni, Rizzoli

Video intervista Jung:

Parte I, II, III, IV

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona Civitanova Marche, Fabriano
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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