litio

Uno studio dell’Università di medicina di Berlino, la Charité, mostra come un fattore genetico riesca a favorire il successo della terapia al litio. Ad uno studio hanno partecipato 81 pazienti sofferenti di depressione acuta, i quali non avevano trovato alcun giovamento in un trattamento specifico contro la depressione. L’esperimento è andato avanti per otto settimane, durante le quali a questi pazienti sono state somminiostrate delle terapie a base di litio.

Il litio, in genere, non è considerato un antidepressivo, ma piuttosto una sostanza capace di regolare il tono dell’umore, in particolare nei casi di problemi maniaco-depressivi. Studiando il gene GSK3B in questi pazienti, i ricercatori hanno notato che chi possedeva una certa modificazione in questo gene reagiva meglio. In effetti, dopo 4 settimane, il 56% mostrava miglioramenti significativi. Gli individui che non presentavano questa modificazione hanno avuto dei miglioramenti solo nel 31% dei casi.

Il gene GSK3B codice per l’enzima 3-beta glicogeno sintetasi (GSK3B) è ben conosciuto da chi si occupa di problemi mentali. Questo meccanismo permette la sintesi delle proteine che assicurano la sopravvivenza e lo sviluppo delle cellule nervose ed ha anche una grande influenza sul nostro orologio interno, il quale è in stretta relazione con gli stati depressivi. In Germania circa 4 milioni di persone soffrono di depressione e necessitano di cure appropriate.

In quei soggetti nei quali le terapie tradizionali hanno scarsi effetti (2/3 di loro), può essere dunque suggerito l’uso di litio (il che viene ora evitato per paura di effetti collaterali). Un test genetico potrà permettere, in futuro, di predire se il litio può essere d’aiuto nel trattamento degli stati depressivi di uno specifico paziente. L’Università di Bonn in collaborazione con l’Istituto di Salute mentale degli Stati Uniti ha appena iniziato degli studi per confermare questi risultati e identificare altri fattori genetici.

Fonte: Toxico Quebec
Link:

Per completezza di informazione, aggiungo qualche altra notizia sul litio, tratta da Wikipedia:

Il litio (da greco lithos, “pietra”) venne scoperto da Johann Arfvedson nel 1817. Arfvedson trovò il nuovo elemento all’interno dei minerali di spodumene, lepidolite e petalite, che stava analizzando sull’isola di Utö in Svezia. Nel 1818 Christian Gottlob Gmelin fu il primo ad osservare che i sali di litio emettevano una fiamma rosso brillante durante la combustione. Entrambi cercarono, senza successo, di isolare il litio dai suoi sali.
L’elemento non venne isolato fino a quando William Thomas Brande e Sir Humphrey Davy impiegarono l’elettrolisi sull’ossido di litio. La produzione commerciale del litio venne ottenuta nel 1923 dalla compagnia tedesca Metallgesellschaft AG attraverso l’uso dell’elettrolisi sul cloruro di litio e sul cloruro di potassio fusi.

Sembra che il nome “litio” fu scelto perché venne scoperto all’interno di un minerale mentre gli altri metalli alcalini vennero rintracciati nei tessuti vegetali.
Il litio è largamente disponibile, ma non si trova in natura nella sua forma libera; a causa della sua reattività si trova sempre legato ad altri elementi o composti. Si trova in minima parte in quasi tutte le rocce ignee ed anche in molte salamoie naturali.
A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, la produzione di litio è cresciuta notevolmente. Il metallo viene separato dagli altri elementi delle rocce ignee, ed è anche estratto da alcune sorgenti di acqua minerale. Lepidolite, spodumene, petalite, e amblygonite sono i principali minerali che lo contengono.
Il metallo, di colore argenteo come il sodio, il potassio e gli altri membri della serie dei metalli alcalini, è prodotto per elettrolisi da una miscela di cloruro di litio e cloruro di potassio fusi. Il costo di questo metallo nel 1997 era di circa 136 US$ al chilo.
Il litio è considerato leggermente tossico; lo ione litio è coinvolto negli equilibri elettrochimici delle cellule del sistema nervoso e viene spesso prescritto come farmaco nelle terapie per il trattamento delle sindromi maniaco-depressive.

Fonte: Wikipedia

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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