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Jim Morrison

IL RE LUCERTOLA CHE VOLLE CAVALCARE LA TEMPESTA

(1943-1971?)

James Douglas “Jim” Morrison nacque da Steve e Clara Morrison a Melbourne, Florida. Suo padre era un ufficiale della Marina soggetto a numerosi spostamenti. Sin da ragazzino Jim mostrò interesse per la letteratura, eccelleva a scuola e aveva un quoziente d’intelligenza pari a 149.

Dopo il diploma, conseguito all’High School “George Washington” di Alessandria, Virginia, continuò gli studi presso altre scuole ma trovò la sua strada solo allorché arrivò in California e si iscrisse all’ U.C.L.A. cioè al corso di cinematografia, che era la sua vera passione; alla musica approdò per caso, accidentalmente, perché un suo compagno di corso, Ray Manzarek, sentendolo recitare una sua poesia, lo convinse a unirsi al suo gruppo “Rick and the Ravens”.

Con l’ingresso di Robbie Krieger, venuto a sostituire il fratello di Ray, nacque nel 1965 il gruppo “The Doors”, nome che lo stesso Morrison volle dare alla band basandosi su un libro di Aldous Huxley “The Doors of Perception”e su una citazione di William Blake: “There are things known, and there are things unknown and in between are the doors” (ci sono cose conosciute e cose non conosciute e in mezzo ci sono delle porte).

Quattro intellettuali: Ray Manzarek, Robbie Krieger, John Densmore, Jim Morrison. Un organista, un chitarrista, un batterista, un poeta. Si esibivano nei Club e Jim ben presto cominciò ad entusiasmare gli spettatori per il profondo contatto che riusciva ad instaurare e la sua indubbia comunicabilità.

Fu certo Billy James della Columbia Records che, ascoltando un demo, li mise sotto contratto per sei mesi ma non pensò di promuoverli più di tanto cosicché il gruppo tornò ad esibirsi nei piccoli locali di Los Angeles.

Suonando al “Sunset Strip Club” conosciuto meglio come “The London Fog”, Jim si fece conoscere in tutta L.A. come vero sex symbol. Verso la fine del 1966 le cose cominciarono a volgere al meglio per il gruppo; i quattro si spostarono a suonare al più famoso club “Whiskey a Go Go” e fu là che il musicista Arthur Lee convinse il manager dell’Elektra Jack Holzman a scritturare i Doors.

Nel 1967 uscì il primo album “The Doors” e pochi albums nella storia della musica rock ebbero un impatto così travolgente sui giovani.

Nell’estate la canzone “Light my fire” raggiunse il primo posto nelle classifiche americane dei dischi più venduti: il pezzo, tutto giocato sull’organo vorticoso suonato da Ray Manzarek e sulla voce calda di Jim, affronta un tema caro a Morrison, quello sfacciatamente sessuale. “…Avanti bambina accendi il mio fuoco …provaci e dai fuoco alla notte. Il tempo per esitare è finito, non c’è tempo per rotolare nel fango. Provaci, ora noi possiamo soltanto perdere e il nostro amore può diventare una pira ardente…Avanti bambina accendi il mio fuoco, prova ad incendiare la notte.”

L’album presenta pezzi diventati ormai dei classici della musica rock. Vogliamo ricordare fra tutti “The End”, un brano di undici minuti che comincia con gli arpeggi della chitarra di sapore orientaleggiante (fu molto azzeccata la sua inclusione nella scena iniziale di “Apocalypse now”, il capolavoro di F.F.Coppola) con la voce di Morrison vera protagonista in un susseguirsi di immagini deliranti e oniriche che sfociano, culminano nelle parole che fecero un po’ scandalo “ Father…Yes, son…I want to kill you…Mother, I want to…

Continua Morrison “Questa è la fine, piacevole amica – questa è la fine, mia unica amica, la fine dei nostri piani elaborati , la fine di tutto quello che esiste, la fine, nessuna sicurezza o sorpresa , la fine…senza limiti e libera con un bisogno disperato della mano di un estraneo in una terra disperata. – …fa male lasciarti libera ma tu non mi seguirai mai. La fine delle risate e delle dolci menzogne, – la fine di notti in cui abbiamo provato a morire. Questa è la fine.”

Morrison trovava nella musica un canale per esprimere la sua poesia aggiungendo ad essa un aspetto teatrale e scenico; quando era sul palco, disse una volta, sentiva la presenza degli spiriti degli indiani morti e ciò gli valse anche l’appellativo di sciamano elettrico ed esercitava un tale potere ipnotico sul pubblico che parte di esso giurava di vedere uno sciamano accanto a lui.

Nell’ottobre del 1967 uscì il secondo album “Strange days” che li consacrò definitivamente nel panorama musicale e non solo dell’epoca. Nel 1968 tutto il mondo assisteva all’escalation della guerra in Vietnam ed il terzo album che uscì a luglio “Waiting for the sun” rifletteva la posizione antimilitarista assunta dalla band.

L’album non è all’altezza dei due precedenti, è meno spontaneo, più commerciale pur presentando alcune perle come “Hello, I love you” e “The unknown soldier”. Se si vuole ricercare una importanza in questo album è il fatto che vi fa la sua comparsa il mitico re lucertola, l’alter ego di Morrison in un poema che incluse nella copertina interna dell’album.

Anche gli altri albums che seguirono a dire la verità non furono brillanti. Il successo e la popolarità continuavano però a crescere ma il Morrison che la gente conosceva e amava, il sex symbol con pantaloni di pelle e riccioli sexy non era il Morrison che egli voleva essere.

Fu così che nel tentativo di ricercare un senso alle sue sempre più crescenti esigenze personali l’uomo finì per perdersi. Si concentrò soprattutto sulla scrittura e cominciò ad abusare in modo significativo di alcool e droga.

“Ho sempre voluto scrivere ma ho sempre pensato che non sarebbe stata cosa buona fino a che la mia mano non avesse preso la penna e cominciato a muoversi per conto proprio, con me assolutamente non coinvolto …come la scrittura automatica.”

Decise di mettere ordine fra le sue carte facendosi aiutare dalla sua donna Pamela Courson ma temeva di essere sfruttato per la sua fama musicale, credeva che nessuno lo avrebbe letto per le sue doti poetiche e così stampò in proprio le poesie, cento copie che diede agli amici.

Intanto nella band crescevano i contrasti legati alla figura di Morrison. Il suo atteggiamento spregiudicato causava dei seri guai a tutta la band.

In un concerto nel Connecticut le forze dell’ordine furono costrette all’uso di gas lacrimogeni prima che la situazione precipitasse a causa del comportamento lascivo di Jim con un gruppetto di ragazze.

Si arrivò all’epilogo con il concerto di Miami nel 1969 in cui successe di tutto. Il cantante non fu arrestato sul posto per timore che potesse scoppiare una rivolta ma si arrivò ad una condanna di otto mesi e ad una multa di $500 per “…oscenità, comportamento lascivo e per aver mostrato parti intime del corpo simulando altresì la masturbazione manuale e orale.”

Dopo questo incidente le date del tour cominciavano ad essere cancellate, la stampa era contro Jim Morrison, la sua reputazione di cantante ubriaco, dedito agli stupefacenti, che non riusciva più a terminare un concerto lo accompagnava dovunque.

Dopo Miami le cose cambiarono radicalmente e Morrison mise via i suoi pantaloni di pelle, si fece crescere una folta barba e cominciò a prendere le distanze dai suoi fans e dedicò più tempo ai progetti fuori della band.

Coltivava nel suo intimo il sogno di un disco di poesia-musica e l’8 dicembre 1970, giorno del suo 27° compleanno, affittò di tasca sua gli studi dell’Elektra per offrire a pochi amici una serata di letture che anni dopo avrebbe formato le basi di “An American Prayer”, l’album postumo e controverso uscito nel 1978.

I Doors suonarono per l’ultima volta a New Orleans e fu un disastro. Dopo aver concluso le sessioni per un nuovo album “L.A.Woman”, che conterrà la famosa “Riders on the storm”, Morrison scappò con la sua Pamela a Parigi dove sperava di seguire una carriera letteraria.

…Ma non ritornò più da Parigi; il 3 luglio 1971 fu trovato morto dalla sua Pam nella vasca da bagno e in fretta e furia, senza autopsia, il corpo venne sigillato nella bara e sepolto nel cimitero monumentale di Parigi di Pére Lachaise che ospita le spoglie di altri celebri artisti come Edith Piaf, Yves Montand, Oscar Wilde etc.

La sua tomba è meta ogni anno di un vero e proprio pellegrinaggio di migliaia di giovani da tutto il mondo.

Fu un destino crudele quello che accomunò grandi personaggi della musica rock-blues, tutti morti fra il 1969 e il 1971 per un abuso di alcool e droga anche se in circostanze non sempre chiare; Brian Jones dei Rolling Stones, Al Wilson dei Canned Heat, Jimi Hendrix, Janis Joplin e per ultimo il nostro Jim Morrison.

Il successo travolse questi ragazzi che si trovarono paradossalmente nella posizione di poter influenzare masse giovanili di tutto il mondo, ma si sentivano nella realtà soli con il bisogno disperato di ritrovare se stessi.

La moglie Pamela Courson morì a Hollywood per un’overdose di eroina il 25 aprile 1974.

Oliver Stone nel 1991 girò un film sulla vita di Jim Morrison “The Doors” con Val Kilmer nella parte del nostro protagonista.

Ha detto Jim:

“La felicità è fatta di un niente che al momento in cui lo viviamo ci sembra tutto”;
“La vita è come uno specchio: ti sorride se lo guardi sorridendo”;
“Il mio migliore amico è lo specchio, perché quando piango non ride mai”;
“Se dovessi scegliere tra il tuo amore e la mia vita, sceglierei il tuo amore, perché è la mia vita;
“Un giorno piangevo perché non avevo le scarpe, poi vidi un uomo senza piedi e smisi di piangere”;
“Quando morirò andrò in paradiso, perché l’inferno l’ho già vissuto quaggiù”;
“Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime”.

Lanfranco Bruzzesi

Imm. Wikimedia

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Dr. Lanfranco Bruzzesi
Esperto musicale, collabora con psicolinea.it per la stesura di biografie di personaggi famosi, in particolare nel mondo della musica.

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