La claustrofobia e il suo legame con la prossemica

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Dr. Walter La Gatta

Cosa è la claustrofobia?

La claustrofobia è un disturbo d’ansia e riguarda ,la paura irrazionale di non avere scampo o di essere chiusi in qualche luogo, senza avere la possibilità di respirare.

Come viene elencata nel manuale diagnostico e statistico degli psichiatri?

Il Manuale diagnostico e statistico (DSM-5) la considera una fobia specifica.

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Quali sono i fattori scatenanti di questa fobia?

I fattori scatenanti più frequenti sono l’essere all’interno di un ascensore, in una piccola stanza senza finestre, o in aereo. Si tratta tuttavia di sensazioni individuali: ad esempio, alcune persone hanno riferito che indossare abiti a collo stretto può provocare loro un senso di claustrofobia.

Cosa significa “claustrofobia”?

La parola claustrofobia deriva dalla parola latina claustrum che significa “luogo chiuso” e dalla parola greca phobos che significa “paura”.

Come si comporta, di solito, un soggetto claustrofobico?

Le persone con claustrofobia evitano accuratamente tutte le situazioni che scatenano in loro ansia e panico: evitano, ad esempio, la metropolitana, o preferiscono salire le scale piuttosto che prendere l’ascensore. Infatti, sentirsi in uno spazio ristretto può innescare la paura di non essere in grado di respirare correttamente, di rimanere senza ossigeno e di morire.

In particolare, un soggetto claustrofobico potrebbe:

  • controllare le uscite, collocandosi sempre vicino ad esse quando sono in una stanza
  • sentirsi in ansia quando tutte le porte sono chiuse
  • evitare di guidare o viaggiare come passeggeri quando c’è molto traffico

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Quali altri luoghi causano sensazioni di ansia per i claustrofobici?

Generalmente i luoghi più temuti sono i seguenti:

  • ascensori
  • camerini di prova nei negozi di abbigliamento
  • gallerie, scantinati o cantine
  • treni e metropolitane
  • porte girevoli
  • aeroplani o treni
  • bagni pubblici sotterranei
  • stanze piccole, stanze chiuse o stanze con finestre che non si aprono

Quando compaiono i primi sintomi?

I sintomi di solito compaiono, in genere, durante l’infanzia o l’adolescenza.

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Quali sono i sintomi?

I sintomi della claustrofobia sono i seguenti:

  • sudorazione e brividi
  • battito cardiaco accelerato e pressione alta
  • vertigini, svenimento e stordimento
  • bocca asciutta
  • iperventilazione o “respirazione eccessiva”
  • vampate di calore
  • tremore
  • nausea
  • mal di testa
  • intorpidimento
  • sensazione di soffocamento
  • senso di costrizione toracica, dolore toracico e difficoltà respiratorie
  • bisogno di andare in bagno
  • confusione o disorientamento

Come si cura la claustrofobia?

Il trattamento considerato più efficace è la terapia cognitivo comportamentale (CBT), che può essere utilizzata per ridurre la frequenza e la potenza dei fattori scatenanti.

L’obiettivo di questa terapia è fare in modo che il paziente non si senta più minacciato dai luoghi temuti. Ciò si può ottenere attraverso l’esposizione graduale a piccoli spazi e indicando diversi strumenti per affrontare la paura e l’ansia. Il trattamento dura in genere 10/20 sedute. 

Terapia farmacologica: nei casi più gravi possono essere d’aiuto antidepressivi e rilassanti, che aiutano a gestire i sintomi, ma non risolvono il problema sottostante.

C’è qualche suggerimento utile?

Le strategie che possono aiutare le persone per far fronte a un attacco d’ansia legato alla claustrofobia sono:

  • rimanere fermi se si verifica un attacco, chiudere gli occhi e aspettare che passi;
  • se si guida, accostarsi al lato della strada e attendere che i sintomi siano passati;
  • cercare di concentrarsi su qualcosa che non è sentito come minaccioso, ad esempio un paesaggio, un quadro, ecc.

respirare lentamente e profondamente, contando fino a tre per ogni respiro

I consigli forniti sono sicuramente utili, ma ovviamente saranno più efficaci se inseriti in un programma di psicoterapia.

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C’è un legame fra claustrofobia e prossemica?

Si. Chiariamo che la prossemica è una disciplina che studia il nostro “spazio personale”, cioè come ci muoviamo nello spazio che ci circonda.

Le persone che hanno una maggiore fobia claustrofobica hanno un esagerato senso dello spazio personale, cioè sono abituate a pensarsi in spazi esageratamente grandi e poco affollati: questa distorsione nella percezione dello spazio intorno a sé può portare alla fobia.

In questo senso, può essere utile cercare di abituarsi a stare in luoghi percepiti come sicuri, possibilmente stretti o con soffitti bassi, per abituarsi a vivere in una bolla d’aria più ristretta, rispetto a quelle che sono le proprie aspettative.

Dr. Walter Las Gatta

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