"Ti amo": dirlo e scriverlo

“Ti amo”: dirlo e scriverlo

Cis- Fiss SessuologiaDr. Giuliana Proietti
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
g.proietti@psicolinea.it
Dr. Giuliana Proietti
Tel. 347 0375949
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Ultimo aggiornamento: Feb 22, 2022 @ 17:17 

Le relazioni di coppia dei nostri giorni non seguono più i vari iter che un tempo aiutavano le persone a cercare il partner giusto per un rapporto di coppia stabile.

Fino a qualche decennio fa le persone si incontravano, uscivano per qualche appuntamento, decidevano di non uscire con nessun altro, i due partner imparavano a fidarsi l’uno dell’altra, si innamoravano, pronunciavano quelle classiche due paroline, poi o si fidanzavano e magari si sposavano, oppure si lasciavano e ricominciavano tutto da capo. con un’altra persona.

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Oggi i rapporti sono molto meno lineari e sono più ambigui, nel senso che non si esprimono più con chiarezza i propri sentimenti, dal momento che non si è mai del tutto certi di quello che prova l’altro. L’ambiguità  dà un senso di protezione: se non si specifica all’altro cosa si desidera dal rapporto, qualsiasi strada può essere intrapresa in futuro e la paura del rifiuto o della delusione si attenua.

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Dire “ti amo” sembra oggi davvero molto impegnativo, almeno nella nostra lingua. Non c’è alcun problema nel dire “ti voglio bene”: lo si dice a un amico, a un collega, a un compagno di scuola, figuriamoci se non lo si possa dire, senza alcun impegno, anche alla persona con cui si esce. Dire “ti amo” è un’altra cosa.

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La difficoltà nel pronunciare le parole “ti amo” sta nel fatto che oggi è più difficile riconoscere i segni di una relazione “seria”: molte relazioni nascono con un rapporto sessuale, magari mentre entrambi i partner erano ubriachi, poi la storia può trascinarsi avanti con vari stop and go. Anche così, naturalmente, possono nascere dei sentimenti profondi, ma questi potrebbero poi essere difficili da esternare, in quanto non si sa davvero come il/la partner potrebbe prenderli, visto che spesso non si conoscono le sue reali aspettative sulla coppia.

Insomma, non ci sono più le linee-guida che un tempo rendevano le cose più facili e prevedibili. Dire “ti amo” significa impegnarsi in qualcosa che potrebbe poi deludere o comunque non funzionare nel lungo termine, per cui è molto più semplice proteggersi dietro un “ti voglio bene” o un “mi piaci da impazzire”, buttandola cioè o sull’affetto, o sul sesso. 

Allo stesso modo, le coppie scelgono oggi di “vaccinarsi” contro una relazione sbagliata attraverso la convivenza. Spesso le convivenze cominciano molto presto; si condivide tutto, tranne la propria libertà: i beni sono separati, le amicizie sono spesso personali, il tempo libero non è sempre vissuto insieme. E’ un modo per restare completamente indipendenti, in modo che la relazione possa finire senza drammi. Da una parte si tratta di una forma di pessimismo, dall’altra di sano realismo: oggettivamente le coppie che stanno bene insieme e durano nel tempo non sono moltissime.

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C’è una teoria del comportamento del consumatore nota come “sovraccarico di scelta”, che suggerisce che quando le persone hanno troppa scelta, lo sforzo mentale richiesto per selezionare l’opzione giusta è troppo grande, per cui si finisce nell’evitare di scegliere. Le persone che cercano un partner oggi hanno così tante opzioni, fra social e siti di incontri, per cui ogni decisione viene ritardata, certi discorsi non vengono affrontati e si preferisce restare nell’ambiguità della non-scelta.

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Ecco perché dire “ti amo” a un partner può essere oggi una scelta impegnativa: si tratta, infatti, di dire parole che sono esclusive nei confronti di un partner e che, se sono state già dette a qualcuno non si può, almeno secondo le più diffuse regole di comportamento sociale, dirle ad altri.

Gli studi hanno dimostrato che sono gli uomini, di solito,  a rivelare i propri sentimenti per primi, le donne sono più caute: del resto esse rischiano molto più degli uomini nel fare una scelta sbagliata.

Tuttavia, può venire il momento di voler veramente dire “ti amo” al partner, ma di non sentirsi capaci a farlo. Come riuscirci?

Per chi non ce la facesse a dire “ti amo”, il suggerimento è questo: non concentrarsi sulle parole, ma su come vengono dette certe parole. Per far capire al/alla partner che si provano dei sentimenti e ci si sente impegnati nella relazione, può bastare uno sguardo, un gesto, un complimento, un regalo.

Un altro modo per superare la difficoltà di dichiarare il proprio amore è quello di parlarne indirettamente: ad esempio si potrebbe dire: “ho letto diverse definizioni sul concetto di ‘amore’ e sto cercando di capire quale si avvicina di più alla nostra relazione. Tu cosa ne pensi?”

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Editore: Xenia, Collana: I tascabili
Anno edizione: 2004 Pagine: 128 p., Brossura
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Un altro modo abbastanza facile è quello di scrivere: le parole scritte mettono meno in imbarazzo, In questo caso, si può ricorrere al classico “ti amo”, ma anche scrivere una poesia, una canzone, o un aforisma. Quello che conta è scegliere un codice di comunicazione condiviso, in modo che l’altro possa intendere il proprio messaggio nel modo desiderato.

Dott.ssa Giuliana Proietti

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