Lucio Battisti

Lucio Battisti rappresenta sicuramente per la canzone italiana quello che i Beatles hanno rappresentato nel mondo per il pop ed il rock’n’roll.

Non a caso, quando morì, il 9 Settembre del 1998, il New York Times scrisse che Battisti è stato “il più famoso cantante pop italiano, paragonato a volte a Bob Dylan, non per il contenuto politico delle sue canzoni, ma per aver definito un’era”.

La musica italiana moderna si è evoluta moltissimo grazie a questo grande cantautore, compositore e produttore discografico: il suo lavoro ha rappresentato una rivoluzione, dato che è riuscito definitivamente a cambiare i gusti musicali degli italiani.

Battisti era apprezzato da tutti i ragazzi degli anni sessanta-settanta, sebbene fosse un tipo introverso e scontroso, che oltre tutto andava sempre contro-corrente. Basti pensare che, in piena contestazione giovanile, lui incideva canzoni d’amore. Eppure, quelle canzoni piacevano, perché erano nuove, e soprattutto perché erano vere, parlavano di emozioni e sentimenti autentici, che ciascuno poteva vivere nel suo privato.

Battisti non si poteva definire un cantante ‘bravo’, almeno secondo la tradizione della canzone italiana: sicuramente non aveva una voce limpida e squillante sul genere del riconosciuto “reuccio della canzone italiana”, Claudio Villa, oppure dei più o meno coetanei cantanti melodici Gianni Morandi o Massimo Ranieri.  Il fatto, dunque, che Battisti sia riuscito ad imporre al pubblico anche i suoi limiti vocali (timbro di voce quasi rauco e scarsa estensione), la sua immagine poco curata, i suoi modi di fare poco formali, dimostra una grande forza di carattere ed una personalità solida e ben strutturata, al di là delle apparenze.

Lucio Battisti era nato a Poggio Bustone, in provincia di Rieti, il 5 Marzo del 1943 (un giorno dopo Lucio Dalla). Poggio Bustone è un paesetto in collina, dove la maggior parte delle persone fa di cognome Battisti, perché sono tutti imparentati. Non a caso i suoi genitori, Alfiero e Dea, avevano entrambi il cognome Battisti. Il padre era ufficiale giudiziario, la madre casalinga: due persone semplici, che oltre a Lucio avevano un’altra figlia, Albarita.

Nel 1950 i Battisti si trasferirono nella vicina Roma, mantenendo ancora strettissimi legami con il paese di origine, che frequentavano soprattutto in estate. Di Lucio bambino si sa poco, tranne il fatto che era un bambino introverso e con problemi di peso. Così si descrisse egli stesso in un’intervista del dicembre 1970 rilasciata alla rivista Sogno: “I capelli ricci li avevo anche da bambino e così lunghi che mi scambiavano per una bambina. Ero un ragazzino tranquillo, giocavo con niente, con una matita, con un pezzo di carta e sognavo. Le canzoni sono venute più avanti. Ho avuto un’infanzia normale, volevo fare il prete, servivo la messa quando avevo quattro, cinque anni. Poi però una volta, siccome parlavo in chiesa con un amico invece di seguire la funzione, io sono sempre stato un grosso chiacchierone, un prete ci ha dato uno schiaffo a testa. Magari dopo sono intervenuti altri elementi che mi hanno allontanato dalla chiesa, ma già con questo episodio avevo cambiato idea”.

Probabilmente fu questo suo carattere scontroso che lo portò a cercare rifugio nella musica, che conosceva molto bene, sebbene l’avesse appresa come autodidatta, seguendo le lezioni occasionali di un suo amico elettricista. Lucio prese il diploma di perito industriale nel 1962, poi decise di dedicarsi alla musica e fare il cantante. Il padre non era d’accordo e si narra che una volta prese una delle chitarre di Lucio e gliela ruppe in testa…

La prima esperienza in un complesso musicale è nell’autunno 1962 come chitarrista de “I Mattatori”, un gruppo di ragazzi napoletani. Poi si unì a “I Satiri”. Nel 1964 Lucio Battisti andò in cerca di fortuna a Milano, dove cominciò a suonare con “I Campioni”, un complesso che aveva accompagnato Tony Dallara e con loro andò a suonare in Germania e in Olanda.. Tornato a Milano, Lucio si trasferì in un monolocale praticamente privo di arredamento, tranne le sue chitarre e qualche mobile rimediato qua e là. Con il suo gruppo si esibiva tutte le sere in un locale milanese e così tirava avanti.

Nel 1965 Lucio Battisti venne notato da una giovanissima discografica francese, Christine Leroux, la quale si accorse subito del talento del cantante, anche se i suoi testi lasciavano un po’ a desiderare: per questo gli presentò il già affermato paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol. Nacque così il più grande binomio della musica leggera italiana: Mogol-Battisti, una ‘ditta’ che produrrà un successo discografico dopo l’altro, sbancando le classifiche e che lascerà anche nel linguaggio comune, alcune espressioni particolari come: “Non dovevamo vederci più?”, “Una donna per amico”, “Tu chiamale se vuoi, emozioni”, “Lo scopriremo solo vivendo” e tante altre.

Nel 1966 Lucio cantò al Festival di Sanremo la canzone “Adesso si”, composta da Sergio Endrigo, cui seguì il primo 45 giri “Dolce di giorno” e “Per una lira”, con modestissimi risultati di vendite. Le due canzoni vennero poi portate al successo rispettivamente dai Dik Dik e dai Ribelli. Lo stesso anno Lucio firmava il suo primo contratto come cantante con la Casa Ricordi.

Alla Ricordi mostrò subito il suo carattere poco accomodante e non si accontentò di quello che gli offrivano , sebbene lui fosse ancora uno sconosciuto e la Casa Discografica una delle più prestigiose in Italia: pretese una percentuale in più ogni centomila dischi venduti, fino a raggiungere il triplo dei diritti, se avesse superato il milione di copie. Accettarono: chi poteva aspettarsi allora quello che sarebbe divenuto a breve il fenomeno Lucio Battisti?

Nel 1967 Mogol e Battisti firmarono i brani “29 settembre”,  che si classificò al primo posto nella hit parade e  “Nel cuore, nell’anima”, entrambi interpretati dall’Equipe 84.

Nel 1968 iniziò la carriera come solista, con “Balla Linda”, con la quale partecipò al Cantagiro, arrivando quarto ed entrò, per la prima volta con una canzone da lui interpretata, in hit parade.

Nel 1969 partecipò a Sanremo con “Un’avventura“, in coppia con Wilson Pickett, uno dei principali esponenti della soul music, classificandosi al nono posto. Naturalmente il confronto fra il gigante Pickett e l’esordiente Battisti fu commentato in modo sarcastico dai critici di turno: si scrisse che era “impacciato”,  che aveva «chiodi che gli stridono in gola» che era un «selvaggio», al pari di Pierino Porcospino o Attila, re degli Unni. Il 45 giri aveva per lato B “Non è Francesca”.  Un mese dopo uscì un altro singolo, che conteneva  le canzoni  Acqua azzurra, acqua chiara”, con cui vinse il Festivalbar, e “Dieci ragazze”. Questi due brani divennero i tormentoni estivi del 1969.

A Ottobre dello stesso anno nuovo 45 giri, nuovi successi:  “Mi ritorni in mente” e “7 e 40”. Altri successi di Battisti, cantati da altri, furono “Questo folle sentimento“, della Formula 3, “Mamma mia”, dei Camaleonti e “Il paradiso”, di Patty Pravo.

In questo periodo Lucio conobbe Grazia Letizia Veronesi, sua futura compagna e poi moglie: allora segretaria del Clan Celentano.

Lucio Battisti piaceva a tutti, malgrado il suo look non fosse considerato ottimale per creare appeal sul pubblico: quei capelli così ricci e scomposti, quel foulard sempre legato al collo, come aveva imparato da suo zio Arturo… Ma fu il 1970 l’anno magico di Lucio, in cui incise  ‘Il tempo di morire’ e, soprattutto, ‘Fiori rosa, fiori di pesco’, con la quale vinse il Festivalbar, raggiungendo il primo posto in hit parade. Intanto l’amicizia con Mogol si consolidava, tanto che i due costruirono delle ville confinanti vicino Molteno, in provincia di Lecco, al centro di un grande faggeto.

A Ottobre del 1970 uscì il singolo Emozioni/Anna, due grandissimi successi, cui seguì l’anno successivo un altro singolo che fece la storia della musica leggera italiana: Pensieri e parole/Insieme a te sto bene

Anche Mina decise di incidere una canzone firmata Mogol-Battisti e nacque così ‘Insieme’, un altro successo che è diventato un classico, cui seguì ‘Io e te da soli’ . Patty Pravo incise ‘Per te’. Questi dischi vendettero milioni di copie.

Nel 1971 Lucio Battisti decise di lasciare la Ricordi e di passare ad una Casa Discografica fondata dagli amici Mogol e Sandro Colombini, la ‘Numero Uno’, per cui pubblicò un altro hit: La canzone del sole/Anche per te.

Nel 1972 Battisti partecipò alla trasmissione televisiva Teatro 10 in cui si esibì dal dal vivo in un duetto con Mina, interpretando un medley composto da InsiemeMi ritorni in menteIl tempo di morireE penso a teIo e te da soliEppur mi son scordato di te ed Emozioni. Questa esibizione, oltre ad essere l’ultima in Italia di Lucio, è anche considerata una delle più importanti della musica pop italiana. Lo stesso anno  uscì l’album Umanamente Uomo che contiene varie canzoni di successo, fra cui “I giardini di marzo” e l’album “Il mio canto libero”,  che rimase in testa alle classifiche per 11 settimane. Passò meno di un anno ed uscì ‘Il nostro caro angelo’, un LP nel quale spiccava ‘La collina dei ciliegi’.

Nel 1973 nacque il figlio Luca, ma Lucio e Letizia non si sposarono nemmeno in questa occasione (lo faranno solo nel 1976). L’anno successivo Battisti pubblicò ‘Anima latina’ con ritmi sudamericani e testi più criptici, rispetto a quelli della vita quotidiana, cui generalmente si ispirava Mogol. Poi silenzio per due anni. Il 16 luglio 1975 il figlio Luca, che aveva all’epoca due anni e quattro mesi, sfuggì per poco a un tentativo di rapimento a scopo di estorsione, dal quale si salvò solo grazie al pronto intervento della babysitter.

Nel 1976 un altro successo: ‘Ancora tu’, primo in hit parade per quattro mesi. L’album ebbe successo anche in Spagna ed in Sud America.

Il 1976 è l’anno della ‘scomparsa’ di Lucio Battisti: da questo momento il cantante scelse l’isolamento, non si vide più in televisione, non rilasciò interviste, non frequentò più locali pubblici. In una intervista del 1979 (OndaRock) disse: «Tutto mi spinge verso una totale ridefinizione della mia attività professionale. In breve tempo ho conseguito un successo di pubblico ragguardevole. Per continuare la mia strada ho bisogno di nuove mete artistiche, di nuovi stimoli professionali: devo distruggere l’immagine squallida e consumistica che mi hanno cucito addosso. Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L’artista non esiste. Esiste la sua arte.»

Gli album pubblicati fra il 1977 ed il 1980 sono considerati i più commerciali tra quelli realizzati da Battisti. Fra questi, ‘Una donna per amico’.

Il tentativo di sfondare nei paesi anglofoni con l’album ‘Images’, di questo periodo, contenente una raccolta delle sue canzoni, fu un flop, anche per le cattive traduzioni e la cattiva pronuncia inglese di Battisti.

Nel frattempo il rapporto con Giulio Rapetti stava prendendo una brutta piega. Pare che le loro discussioni fossero furiose, soprattutto per questioni di denaro e di gelosia. Mogol non poteva sopportare le intrusioni nel loro lavoro della moglie di Battisti. Il cantante parlò di queste incomprensioni, nel 1979«Il nostro rapporto è il rapporto di due persone di questo tempo che dopo tanti anni di lavoro assieme improvvisamente, per divergenze di interessi, si sono messi ognuno su una sua rotaia, su una sua strada, per cui adesso da quattro o cinque anni a questa parte ci vediamo al massimo un mese all’anno. È l’esperienza di due persone che stanno diventando completamente diverse.»

Nel 1980 uscì ‘Una giornata uggiosa’, ultimo disco firmato insieme a Mogol.

Nel 1982 arrivò ‘E già’, con i testi firmati dalla moglie Grazia Letizia Veronesi, in arte Velezia : la critica accolse con estrema freddezza questo album, pur riconoscendo l’audacia degli arrangiamenti e della strumentazione, tutta elettronica. Nel 1986 uscì ‘Don Giovanni’, i cui testi erano firmati dallo sconosciuto Pasquale Panella, un poeta che conferiva alle musiche di Battisti un vago e surreale ermetismo poetico. Nel 1988 uscì ‘L’apparenza’, firmato sempre con Panella e sempre accolto freddamente. In tutto, la produzione Panella-Battisti è di cinque dischi.

Con Panella le canzoni di Battisti subirono una svolta radicale; i testi del poeta erano molto diversi da quelli scritti in precedenza da Mogol: di difficile comprensione, densi di giochi di parole e doppi sensi e inoltre gli album non venivano pubblicizzati in alcun modo, per cui le vendite inesorabilmente calavano. La critica non accolse bene questi album e il successo di pubblico andò sempre più scemando. Ciò nonostante, vi sono alcuni cultori di Battisti che ritengono questo periodo di collaborazione Battisti-Panella come il più interessante nella produzione artistica del cantante.

Il 9 settembre 1998 Lucio Battisti morì, senza salutare il suo pubblico, che sperava da anni nel suo ritorno sulle scene: fu la scomparsa definitiva, dato che questa volta non si poteva sperare in un ripensamento. Non si sono mai sapute le ragioni della sua morte prematura e al suo funerale poterono partecipare solo 20 persone, fra cui Mogol.

E’ sepolto a Molteno, sua ultima patria, in provincia di Lecco, dove tutt’ora vivono la moglie Maria Grazia ed il figlio Luca.

Forse, se non vi fosse stata l’abbinata Mogol-Battisti, il cantante laziale non sarebbe mai diventato il mito che è. Molti suoi critici sostengono che fu Mogol, nome d’arte di Giulio Rapetti, a rendere le canzoni di Battisti così innovative nel linguaggio, facendone dei bozzetti di vita quotidiana nei quali gli ascoltatori potevano riconoscersi ed identificarsi.

La vedova di Battisti, Grazia Letizia Veronese, decise da subito di adottare una politica fortemente protezionistica nei confronti della musica di Lucio, bloccando manifestazioni e pubblicazioni di album e video. Per questa ragione le canzoni di Battisti non possono circolare su Internet, non possono essere usate nelle pubblicità, ecc., per cui i giovani non possono conoscere bene questa immensa stella italiana della musica pop degli anni settanta.

Il 9 aprile del 2018 sono trascorsi venti anni dalla morte del cantante e tutti sperano che le canzoni di Lucio possano tornare a circolare.

Ci associamo al pensiero della figlia di Giorgio Gaber, Dalia Gaberscik: Quando l’eredità artistica di un grande cantautore non è resa disponibile per le nuove generazioni è sempre un grande peccato. Non conosco i dettagli giudiziari della vicenda Battisti né le intime motivazioni della famiglia e quindi non posso giudicarle. Posso solo dire che, da figlia di un grande artista e da semplice fruitrice di arte, mi piacerebbe che le cose andassero in un altro modo. E che l’immenso patrimonio della produzione di Lucio Battisti fosse considerato un bene comune, accessibile a tutti”.

Giuliana Proietti

Imm. Wikimedia

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