Scuola elementare aspetti cognitivi del bambino

Scuola elementare: aspetti cognitivi nel bambino

Psicologia

Scuola elementare: aspetti cognitivi nel bambino

Dr. Walter La Gatta
Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
PsicolineaIn presenza:
ANCONA - FABRIANO - CIVITANOVA MARCHE  - TERNI
TERAPIE ONLINE VIA SKYPE
Tel. 348 3314908
w.lagatta@psicolinea.it
www.walterlagatta.it

Ultimo aggiornamento: Giu 15, 2020 @ 20:37


La scuola elementare

Nonostante oggi la maggior parte dei bambini frequenti la scuola materna, l’inizio della scuola elementare rappresenta il vero momento in cui la personalità del bambino diventa ‘pubblica’. Infatti, la scuola materna è vissuta dalla famiglia come una sorta di aiuto domestico, per accudire il bambino per alcune ore, ma non ci aspetta che agisca particolarmente sulle abilità cognitive del piccolo, come particolare ‘agente di cambiamento’.

La scuola elementare invece, con le sue regole di produzione, con i suoi voti, induce nel bambino e nella sua famiglia l’aspettativa di poter raggiungere  effettivamente nuovi traguardi sul piano delle conoscenze e dell’apprendimento.

Cosa si intende per abilità cognitive?

Si tratta di una progressiva costruzione di abilità di apprendimento, come l’attenzione, la memoria e il pensiero. Queste abilità consentono ai bambini di elaborare le informazioni sensoriali al fine di imparare a valutare, analizzare, ricordare, fare confronti e capire i rapporti di causa ed effetto.

Da cosa dipendono le attività cognitive?

Sebbene lo sviluppo delle abilità cognitive possa essere legato anche a fattori genetici, la maggior parte di esse vengono apprese nell’ambiente. Ciò significa che le capacità di pensiero e apprendimento possono essere migliorate con la pratica e con i giusti stimoli.

Ad esempio, quando un bambino impara a prestare attenzione, questo gli consente di concentrarsi su un compito o una conversazione per un periodo di tempo abbastanza lungo. Imparare a focalizzare l’attenzione, che è alla base dell’apprendimento, è un’importante abilità cognitiva che il bambino utilizzerà praticamente  per tutta la vita, ma è una abilità che si conquista dai cinque anni in poi.

Infatti, i bambini di età inferiore ai cinque anni tendono a focalizzare la loro attenzione al massimo per 15 minuti. Quando un bambino raggiunge gli otto anni, in genere ha una maggiore capacità di concentrazione, che dura oltre tutto più a lungo, e questo gli permette di completare le attività che inizia. Riesce inoltre, se lo desidera, ad ignorare le distrazioni.

Come aiutare il bambino a sviluppare la concentrazione?

Genitori e insegnanti potrebbero aiutare il bambino a sviluppare le capacità di concentrazione, sottolineando alcuni aspetti che potrebbero essere importanti o interessanti per lui, per poi spingerlo a fare i suoi commenti e le sue osservazioni.

Per esempio, una gita allo zoo potrebbe portare ad alcune domande specifiche, come ” quale animale era il tuo preferito? ” o ” cosa ti è piaciuto di più di questo animale? ”

Domande come queste aiutano il bambino a prestare maggiore attenzione a quello che vede e lo spinge anche a migliorare il linguaggio, per cercare di scegliere parole specifiche che possano descrivere meglio i suoi pensieri.

La memoria è un’abilità cognitiva?

Si, è un’abilità che aiuta il bambino a conservare ciò che ha appreso e sperimentato.  I bambini di età inferiore a cinque anni hanno difficoltà a conservare i loro ricordi, sia nella memoria a breve termine, sia in quella a lungo termine. Con lo sviluppo tuttavia le sue capacità di memoria migliorano e il bambino diventa capace di  costruire progressivamente le  sue conoscenze.

Una tecnica utile per facilitare la memoria nei bambini, è insegnare loro contenuti con rime o filastrocche, per dare loro un contenuto ludico.

E’ consigliabile cercare di accelerare le tappe dello sviluppo cognitivo?

No: vi sono specifiche tappe evolutive per ogni fascia di età (ed è dunque sbagliato pretendere che il bambino salti queste tappe, dal momento che ogni tappa evolutiva ingloba necessariamente i risultati raggiunti nelle tappe precedenti di sviluppo, ma presenta anche delle novità, consistenti in un arricchimento delle abilità cognitive del bambino).

A questo proposito può essere importante conoscere le teorie di Jean Piaget, le quali, seppure in alcuni aspetti superate, per quanto riguarda lo sviluppo delle attività cognitive nel periodo della scuola elementare sembrano ancora  abbastanza valide.

A3

Chi era Jean Piaget?

Jean Piaget (1896-1980), psicologo e pedagogista, dimostrò l’esistenza di una differenza qualitativa tra le modalità di pensiero del bambino e quelle dell’adulto. Successivamente provò che il concetto di capacità cognitiva, e quindi di intelligenza, è strettamente legato alle capacità di adattamento del bambino all’ambiente che lo circonda. Ciò che spinge infatti il bambino a sviluppare strutture mentali sempre più complesse e organizzate lungo lo sviluppo cognitivo è il fattore d’equilibrio, cioè «una proprietà intrinseca costitutiva della vita organica e mentale».

Secondo Piaget, i due processi che caratterizzano l’adattamento sono l’assimilazione e l’accomodamento, che si avvicendano durante l’intero sviluppo.  L’assimilazione consiste nell’incorporazione di un evento o di un oggetto in uno schema comportamentale o cognitivo già acquisito, l’accomodamento consiste invece nella modifica della struttura cognitiva o dello schema comportamentale acquisito, per accogliere nuovi oggetti o eventi che fino a quel momento gli erano ignoti.

Piaget sviluppò una distinzione degli stadi dello sviluppo cognitivo individuandone i quattro stadi fondamentali, che riteneva comuni a tutti gli individui e tendenti a susseguirsi sempre nel medesimo ordine.

Per quanto riguarda l’inizio del ciclo della scuola elementare, secondo gli studi di Piaget, l’intelligenza del bambino è ancora legata ad un tipo di pensiero poco agile, poco flessibile, detto CONCRETO (in quanto incapace di astrazioni). Esso ha le seguenti caratteristiche :

  • 1. E’ ‘realistico’, nel senso che si lascia guidare dall’aspetto più attraente o percettivamente più rilevante presente in quel momento (ciò che si vede prevale su ciò che si pensa o si ricorda)
  • 2. E’ ‘irreversibile’. Il bambino è in grado di rievocare azioni o avvenimenti ai quali ha assistito o che egli stesso ha compiuto e di rappresentarsi mentalmente gli avvenimenti che non hanno ancora avuto luogo, ma le successioni e le modificazioni dell’evento vengono viste in senso unidirezionale. Il bambino infatti non riesce a tenere presenti contemporaneamente due situazioni o due momenti della stessa situazione.
  • 3. E’ ‘egocentrico’ nel senso che non tiene conto dei punti di vista diversi dal proprio e attribuisce agli altri il proprio punto di vista. La caratteristica dell’egocentrismo si manifesta in tutti gli aspetti cognitivi del bambino : linguaggio, idee relative ai fenomeni fisici, a quelli morali etc. Intorno ai 6/7 anni vengono compiuti notevoli progressi per superare il pensiero egocentrico, ma gli influssi della mentalità egocentrica permangono a diversi livelli.Ad esempio, quando  il bambino deve raccontare qualcosa, omette di esprimere quello che per lui è ovvio, dato che considera che sia ovvio anche per chi ascolta. Un altro indice di questa incapacità di comprendere il punto di vista altrui è l’uso equivoco dei pronomi, che il bambino introduce nel discorso senza preoccuparsi di chiarire a chi sono riferiti. Prova di ciò la si può trovare leggendo i temi su un quaderno di scuola elementare.
  • 4. E’ ‘animistico’, cioè attribuisce ad altri esseri o elementi del reale stati affettivi e di coscienza che gli sono propri, ignorando la differenza fra esseri animati e inanimati. (Es. La luna è più veloce del sole che la rincorre, ma non riesce mai ad acchiapparla).I bambini di età compresa fra i 6 e gli 8 anni rivelano tendenze animistiche soprattutto per le cose in movimento (es. astri, nuvole, fiumi, veicoli, etc.), mentre fra gli 8 e i 10 anni distinguono fra gli oggetti che si muovono di moto proprio e quelli che si muovono solo per moto ricevuto, attribuendo vita e coscienza solo a quelli che si muovono di moto proprio (
  • astri, vento). Solo verso gli 11-12 anni i bambini rivelano concezioni simili a quelle adulte.
  • 5. E’ ‘artificialistico’, cioè tende a credere che tutto sia stato costruito dall’uomo per qualche fine (es. le montagne, i fiumi, le nubi) Tutto ciò può portare il bambino a pensare che i genitori siano in grado di risolvere qualsiasi problema (tra cui la fabbricazione degli eventi naturali).

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A partire dai 7 anni tuttavia il pensiero comincia a diventare REVERSIBILE :

questo permette di tenere presenti contemporaneamente due fasi successive dello stesso evento e di metterle in relazione fra loro ( dando luogo alle ‘operazioni mentali’, da cui ‘pensiero operatorio’), ma nonostante ciò ancora per qualche tempo il bambino potrà incontrare delle difficoltà nella soluzione di alcuni problemi.

Nei problemi di seriazione e di classificazione, ad esempio, il bambino che è già entrato in fase reversibile agisce secondo un piano logico e non più per tentativi, o per analogie percettive, come accadeva nelle età precedenti. Per esempio, per mettere in fila degli oggetti di diversa lunghezza in modo che il primo sia più lungo del secondo, il secondo del terzo e così via, occorre che il bambino sappia considerare ogni elemento come al centro di un duplice rapporto (B è allo stesso tempo maggiore di A e minore di C). A 6/7 anni la maggioranza dei bambini riesce a risolvere correttamente questo genere di problemi.

Fino a 7/8 anni il bambino tuttavia può non avere ancora chiara la nozione di conservazione della sostanza, cioè il fatto che la materia può cambiare di forma, ma resta comunque immutata nella sua quantità. Negli esperimenti di Piaget a bambini fra i 4 e gli 8 anni venivano fatte osservare due palline di plastilina identiche, ed il bambino ne riconosceva l’identità, ma quando ad una pallina veniva cambiata la forma, il bambino affermava che i due pezzi di plastilina non erano più di uguale sostanza.

In un altro esperimento, condotto su bambini di età compresa fra i 4 e gli 8 anni, venivano presentati 2 bicchieri uguali contenenti la stessa quantità di acqua colorata. Una volta che il bambino era d’accordo nell’affermare che i due bicchieri contenevano la stessa quantità di acqua colorata si effettuava un travaso in un bicchiere più largo e più basso. Solo intorno ai 7-8 anni i bambini riconoscevano la conservazione della quantità di liquido.

Non altrettanto si può dire per la conservazione del peso e del volume che sono meno rilevanti da un punto di vista percettivo. Per quanto riguarda il peso il bambino resta legato fino all’età di 11 anni alla comune esperienza che una medesima quantità di materia sembra avere un peso diverso a seconda della sua ripartizione sulla superficie della mano. Il salsicciotto b, ad esempio, sembra più pesante della pallina di plastilina a: poggiandolo sulla mano infatti si vede come esso interessi una superficie più vasta…  E qui può sbagliare.

Tutto questo fa capire come l’esercizio e la stimolazione ambientale possano accelerare, e di molto, l’apprendimento dei bambini, utilizzando  tecniche di comunicazione e metodi didattici opportuni, tenendo conto della motivazione ad apprendere e della esigenza di concretezza della mentalità infantile.

E’ bene tenere presente che fino a 11/12 anni  il pensiero del bambino privilegia le situazioni concrete, senza dover fare troppi collegamenti o ricorrere all’immaginazione: il pensiero ipotetico-deduttivo, proprio del pensiero scientifico, è tipico dell’adolescente (l’adolescente infatti tenta di scoprire il reale a partire dal possibile e cioè attraverso una serie di ipotesi, da confermare o smentire attraverso la prova empirica.

Dr. Walter La Gatta


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