La condizione degli ebrei al tempo di Freud

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Freud e ebraismoPer comprendere a fondo la storia della famiglia Freud, non possiamo prescindere dal raccontare le condizioni degli ebrei che vivevano al tempo in Austria ed in Ungheria. Gli ebrei infatti erano stati cacciati una prima volta da Vienna nel 1421, poi ancora nel 1670: al tempo di Freud c’era nuovamente una comunità ebraica, cui appartenevano anche famiglie ricche ed influenti, che per questo erano, così dette, ‘tollerate’.

Ma vi erano anche gli ebrei che vivevano nei ghetti di piccole città. In pratica essi abitavano in un’unica strada, spesso delimitata da un cancello, che veniva chiuso tutte le sere. La gente viveva in condizioni di estrema ristrettezza, vivendo di artigianato e di commerci.
Poiché gli ebrei erano in genere i soli commercianti della città, essi erano sempre in concorrenza fra loro e dunque lavoravano febbrilmente per sei giorni alla settimana, durante i quali i loro ghetti erano sempre molto affollati di persone, che venivano a fare acquisti.

Il sabato e le altre feste religiose erano da questi osservati in maniera assolutamente ortodossa. I bambini frequentavano la scuola alla sinagoga, dove la massima parte dell’insegnamento consisteva nella lettura dei libri sacri in ebraico, spesso senza capirne il significato. In famiglia era l’uomo la figura principale, che gestiva la famiglia in modo autoritario e patriarcale.

Vivere tutti insieme sulla stessa strada determinava una forma attenta di controllo sociale che, inevitabilmente, portava ad una certa morigeratezza dei costumi e alla repressione di molti desideri. Gli ebrei erano educati ad avere timore: di Dio, del proprio padre, dei rabbini, degli insegnanti, dei mariti… Ed anche dei gentili.

I gentili erano i cristiani che, forti della loro supremazia numerica, potevano permettersi molte angherie nei confronti di questo popolo indifeso. Vi erano poi alcuni ebrei che risiedevano nella Galizia ed erano in rapporto, anche commerciale, coi contadini polacchi. Molti erano degli ambulanti, che spesso andavano a svolgere i loro commerci in altre città a piedi, portando le loro merci sulla schiena. I più ricchi potevano permettersi un carro, trainato da cavalli.

Ad amministrare queste comunità c’era sempre il rabbino, capo religioso, ed il dayan (giudice); inoltre c’era il kahal, che regolava le questioni legali ed amministrative. La comune istruzione sui libri sacri del Talmud generava accesi dibattiti sulla sua corretta interpretazione e questo induceva a mantenere vivo l’interesse per le tradizioni e a coltivare lo studio della lingua e della letteratura ebraica.In Moravia agli ebrei non era permesso di insediarsi in modo permanente. La comunità morava dunque era costituita di persone provenienti dalla vicina Galizia, con un permesso di soggiorno limitato a soli sei mesi, ma rinnovabile. Inoltre, essi potevano abitare solamente nelle case comunali date loro in affitto. Se volevano andare ad abitare in un appartamento di proprietà privata, dovevano pagare una tassa speciale.

Poi vi fu il 1848: una rivoluzione fallita che provocò delle aspre reazioni da parte delle autorità governative imperiali, che in parte colpirono anche queste comunità ebraiche, almeno fino al 1852.

Poi le cose per gli ebrei migliorarono, ma fu in questa condizione sociale che nacque Sigmund Freud, nel 1856, in Moravia.

Bibliografia:Ellenberger, La scoperta dell’inconscio, Boringhieri

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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