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Tra i vari fattori di rischio di suicidio, gli psicologi hanno riconosciuto da tempo che il lavoro che una persona svolge ha un ruolo importante. I tassi di suicidio hanno mostrato dei tassi più elevati in professioni che forniscono accesso immediato alle armi, alle droghe, o all’acqua, come ad esempio in agricoltura, medicina, odontoiatria e carriere marittime.

Un nuovo studio ha cercato di comprendere se questo è ancora vero. Stephen Roberts e colleghi hanno avuto accesso ai tassi di suicidio nel Regno Unito per decine di occupazioni negli anni 1979-1983 e hanno confrontato questi dati con dati analoghi registrati tra il 2001 e il 2005.

Coerentemente con la teoria dell’accesso immediato, veterinari, farmacisti, dentisti, medici, e agricoltori sono stati elencati fra le prime 15 professioni con i più alti tassi di suicidio nei tardi anni ’70 e nei primi anni ’80. Ma tutto ciò è cambiato se si prendono in considerazione dati più recenti. Nei primi anni duemila, nessuna di queste professioni era nella top 30 delle professioni con maggiori tassi di suicidio. Invece, le occupazioni con i più alti tassi di suicidio riguardavano in gran parte lavoratori manuali, come minatori, muratori, lavavetri, stuccatori e spazzini.

Detto in altre parole, delle 55 occupazioni ad alto rischio, 14 hanno mostrato una riduzione del tasso di suicidi nei primi anni Duemila rispetto alla fine degli anni settanta, e queste hanno riguardato esclusivamente ruoli professionali con alto livello di istruzione, come medici, tecnici di radiologia e giudici, così come agricoltori, attori e autori . Al contrario, cinque delle 55 professioni ad alto rischio, hanno mostrato un aumento del tasso di suicidi nei dati più recenti, e queste erano esclusivamente professioni manuali: minatori, operai, stuccatori, manovratori di carrelli elevatori e falegnami.

I nuovi risultati vengono pubblicati in un momento in cui vi sono forti discussioni sulla relativa importanza che deve essere data a spiegazioni biologiche o sociali dei disturbi mentali.

Secondo questa nuova analisi, i settori socio-economici sembrano essere diventati un fattore sempre più importante nel rischio di suicidio professionale. La percentuale di variazione dei tassi di suicidio spiegati nell’area professionale socio-economica (ad esempio manageriale, commerciale, amministrativa, ecc) è quasi raddoppiato, passando dall’ 11,4 per cento nei primi dati al 20,7 per cento nei primi anni duemila. Va tenuto a mente che queste cifre si riferiscono a prima della recessione, quindi è probabile che questa tendenza si sia intensificata in anni più recenti.

I dati hanno anche mostrato che i tassi di suicidio sono stati molto più elevati tra gli uomini rispetto alle donne, e che tra gli uomini, la maggior parte delle occupazioni a rischio tendono ad essere manuali, mentre nelle donne sono più spesso professionali (non manuali).

Se questi risultati saranno replicati in altri Paesi europei e occidentali, i ricercatori hanno detto che questo “potrebbe aiutare a sviluppare nuovi interventi di prevenzione del suicidio, che possano essere mirati a specifiche categorie professionali”.

Fonte:
Roberts, S., Jaremin, B., and Lloyd, K. (2013). High-risk occupations for suicide Psychological Medicine, 43 (06), 1231-1240 DOI: 10.1017/S0033291712002024

Articolo originale:
Occupational hazard – links between professions and suicide risk have changed over time, BPS

Traduzione autorizzata, a cura di psicolinea.it

Dr. Christian Jarrett

Immagine:
renjith krishnan, Free Digital Photos

Author Profile

Dr. Christian Jarrett
Dr. Christian Jarrett
Il Dr. Christian Jarrett è psicologo ed autore di The Rough Guide To Psychology (2011) ed attualmente sta scrivendo Great Myths of the Brain (Wiley-Blackwell), che dovrebbe essere completato nel 2013. Ha scritto per The Times, The Guardian, New Scientist, BBC Focus, Psychologies, Wired UK, Outdoor Fitness, etc. Christian scrive anche per la British Psychological Society nel magazine The Psychologist, e Research Digest blog.

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