violenza coniugale

Quando si parla di violenza coniugale (o domestica)?

La violenza coniugale (o domestica) ha luogo quando un membro della coppia tenta di dominare l’altro, attraverso varie forme di violenza, fisica o psicologica.

Come inizia la violenza fisica?

Di solito, la violenza non inizia con l’abuso fisico. La violenza può insinuarsi lentamente nella coppia: ad esempio con una strana scusa per tenere la vittima lontana dalla sua famiglia o dagli amici. Quando si è isolati, esclusi dal rapporto con altre persone, le violenze aumentano e degenerano, a volte fino all’omicidio.

Chi fa le violenze, chi le subisce

E’ un fenomeno che si riscontra in tutte le culture e in tutti gli strati sociali. Generalmente sono gli uomini a fare violenza sulle donne, anche se vi sono casi in cui la violenza viene perpetrata anche a danno dei soggetti di sesso maschile, sia da partner femminili, sia da parte di partner omosessuali  (si parla poco di questo fenomeno non perché non sia grave, ma perché statisticamente poco rilevante rispetto al fenomeno della violenza maschile sulle donne).

Segni di violenza: segnali di allarme

Se si ha paura del partner, questa è un primo, grande segnale di allarme, dal momento che la paura dell’altro/a non deve avere posto in una relazione sana. A volte tuttavia le persone possono non rendersi pienamente conto di vivere in un clima di violenza domestica, che non si esprime solo nella violenza fisica, ma anche in abusi psicologici e sessuali, intimidazioni, deprivazione economica..Ecco dunque, di seguito, i più importanti segnali di pericolo relativi al comportamento del/della partner: anche uno solo di essi deve essere preso in seria considerazione.

Il/La partner:

  • Ti minaccia o ti controlla;
  • Ti accusa ingiustamente di avere una relazione;
  • Ti critica per ogni cosa che fai e che dici;
  • Ti dice cosa indossare e come dovresti relazionarti con gli altri;
  • Minaccia di uccidere o di picchiare te o qualcuno  a te vicino;
  • E’ violento (ad esempio prende a pugni i muri quando è arrabbiato o lancia degli oggetti);
  • Ti urla contro al fine di farti sentire una nullità;
  • Controlla i tuoi soldi e come li spendi (es. uso del contanti o della carta di credito);
  • Ti impedisce di lavorare;
  • Si appropria del tuo denaro o dei tuoi beni;
  • Non ti permette di disporre di denaro per i tuoi bisogni di base, come cibo e vestiti;
  • Ti taglia fuori dalla famiglia e dagli amici;
  • Ti mette in imbarazzo davanti agli altri, spingendoti all’isolamento;
  • Ti impedisce di mangiare, dormire o ricevere cure mediche;
  • Ti blocca dentro o fuori casa tua;
  • Ti prende a pugni, a spinte, a calci, a morsi, ti tira i capelli;
  • Abusa sessualmente di te;
  • Ti costringe a fare sesso, anche con altri;
  • Ti impedisce di proteggerti dalle gravidanze indesiderate o dalle malattie a trasmissione sessuale.

Come reagisce la vittima

Se le violenze non sono gravissime o sono comunque sopportabili, la vittima spesso sceglie di subire in silenzio, per non compromettere la rispettabilità sociale del/della partner o l’onorabilità della propria famiglia. La famiglia infatti è, da sempre, la forma di rappresentazione più importante dell’ordine sociale, una sorta di santuario simbolico dei valori e dell’onore: buttare fango sulla propria famiglia potrebbe avere ricadute sugli aspetti lavorativi, economici, sociali, relazionali, o sui propri figli. Ecco perché è molto frequente che chi subisce i maltrattamenti in ambito domestico decida di non mettere a repentaglio l’ordine familiare e la sua onorabilità, per salvare almeno le apparenze.

Conseguenze psicologiche della vittima

La violenza domestica porta la persona alla disistima più totale, fino al punto di non riuscire più, con le sole parole, a spiegare che cosa veramente prova, il suo stato di profonda umiliazione e di annullamento della sua personalità. Questi forti sentimenti autosvalutativi, instillati in tanti anni di violenze e soprusi, possono poi portare la vittima, paradossalmente, a giustificare il suo aggressore.

Il violento; chi è e perché lo fa

In genere si tratta di personalità borderline o paranoiche. Spesso alla base di questi comportamenti vi è un’autostima molto scarsa, sentimenti di inadeguatezza, timidezza cronica, incapacità di relazionarsi con gli altri, ecc.

Anche i fattori socio-culturali hanno la loro influenza, come ad esempio lo stress lavorativo, la povertà, la religione. A volte la violenza sul partner fa parte della cultura familiare in cui si è vissuti: essa viene trasmessa di generazione in generazione.

Di solito il violento non si limita alla violenza domestica: quando c’è un problema di questo genere, vi possono essere altre forme di violenza che vengono praticate, anche fuori della famiglia (fra gli amici, al lavoro, nella famiglia d’origine).

Che fare in caso di violenza domestica?

La strada giuridica purtroppo non sempre è risolutiva: spesso è perfino dannosa, se si pensa che nel 50% dei casi si arriva alla forzata remissione della querela e che, nell’altro 50%, solo il 15% dei soggetti denunciati per violenza domestica viene condannato.

In ogni caso, restare passivi non è una soluzione: al contrario, questo produrrà solo l’aumento e l’intensificazione delle violenze. Ecco allora qualche suggerimento per le vittime di violenza domestica.
Cosa fare:

  • Non lasciarti influenzare dai giudizi negativi espressi nei confronti della tua persona e della tua famiglia;
  • Non isolarti, non rinunciare alle tue amicizie;
  • In caso di ferite o lividi, non curarti da sola: vai dal medico curante o al Pronto Soccorso;
  • Nei casi più gravi, chiama il 1522 o i carabinieri, rivolgiti per tempo ad una associazione che si occupa del problema della violenza domestica o a una casa di accoglienza per donne maltrattate;
  • Fatti un doppione delle chiavi di casa e nascondile in un luogo sicuro;
  • Prepara una busta di plastica, o una valigia, con chiavi di casa, abiti, documenti, denaro, soldi e medicine. Puoi tenerla in un luogo sicuro o a casa di una persona amica;
  • Informati su come chiedere aiuto in una situazione di emergenza. Puoi stabilire un codice segreto, ad esempio una parola, che faccia comprendere ad altri che ti senti in serio pericolo.

Giuliana Proietti

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Author Profile

Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


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