Simon Bolivar
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Simón José Antonio de la Santísima Trinidad Bolívar Ponte Palacios y Blanco , comunemente noto come Simón Bolívar ( 1783 – 1830) fu un capo militare e politico venezuelano che insieme a José de San Martín, ebbe un ruolo di primo piano nella lotta latino-americana per l’indipendenza dall’impero spagnolo.

Simón Bolívar viene ancora considerato in America Latina come un eroe, un grande rivoluzionario, un liberatore. Il risultato del suo impegno politico e militare fu quello di aver unito Bolivia, Colombia, Ecuador, Panama, Perù e Venezuela in uno stato indipendente, contribuendo così a gettare le basi per la democrazia in gran parte dell’America Latina . Per questo egli è spesso definito come il “George Washington del Sud America”.

La sua era una famiglia di aristocratici : il padre era un discendente del re Ferdinando III di Castiglia e del conte Amedeo IV di Savoia . I Bolivar si erano stabiliti in Venezuela nel XVI secolo e furono fra i fondatori di Caracas , tanto che nella cattedrale (costruita nel 1594 ) , la famiglia Bolívar ebbe dedicata una delle prime cappelle laterali . La maggior parte della ricchezza dei Bolívar proveniva dai raccolti delle piantagioni di zucchero e cacao, a cui si aggiungevano i proventi delle miniere di argento, oro e rame in Venezuela (nelle quali lavoravano degli schiavi) .

Simón Bolívar nacque a Caracas, in Venezuela, il 24 luglio 1783 da Doña María de la Concepción Palacios y Blanco e Coronel Don Juan Vicente Bolívar y Ponte. Oltre a Simon, la coppia di aristocratici venezuelani aveva altre due figlie e un altro figlio: Maria Antonia, Giovanna, e Juan Vicente.

Il padre, Juan Vicente, morì quando Simon aveva solo 3 anni e sua madre Concepción lo seguì sei anni più tardi. Simon venne dunque affidato alle cure del nonno, Feliciano Palacios. Simon ebbe molti insegnanti privati, il più importante ed influente dei quali fu don Simón Rodríguez, che sarebbe poi diventato amico e mentore di Bolívar, e avrebbe a perto la mente del giovane Simon verso le idee illuministe, i valori della libertà e dei diritti umani. Il 14 gennaio 1797 Simón Bolívar entrò nel Batallón de Milicias de blancos de los Valles de Aragua, nel quale aveva prestato servizio anche suo padre.

A sedici anni, in seguito alla morte del nonno, Bolivar fu mandato a studiare a Madrid. L’anno successivo nella città spagnola conobbe María Teresa Rodríguez del Toro y Alaiza, di cui si innamorò perdutamente. I due giovani si sposarono e poi tornarono in Venezuela. Otto mesi dopo Maria Teresa morì però di febbre gialla. Distrutto dal dolore, Bolívar giurò che non si sarebbe mai più risposato e fece ritorno in Europa, stabilendosi nella Parigi napoleonica (assistette anche all’incoronazione di Napoleone a Re d’Italia nel 1805). Nel 1808 Napoleone invase la Spagna, facendo salire al trono suo fratello Giuseppe Bonaparte.

Caracas fu la prima città dell’America Latina ad eleggere una Giunta a tutela dei diritti del deposto re: come primo atto fu dunque rifiutata l’autorità del Consiglio di Reggenza spagnolo, promulgando nuove leggi. Ottenuta la promessa di non intervento da parte dell’Inghilterra, il Venezuela aprì le porte al generale indipendentista Francisco de Miranda, che aveva già combattuto nella rivoluzione francese e americana. Nel 1811 fu proclamata la prima repubblica venezuelana.

Bolivar, che era nell’esercito di de Miranda, fu promosso colonnello sul campo, dopo essere riuscito a sedare una rivolta a Valencia.

Il nuovo stato indipendente tuttavia non ebbe lunga vita e Miranda negoziò con gli spagnoli i termini della resa, accettando dure condizioni. Miranda fu considerato un traditore e per questo catturato dai suoi stessi combattenti e consegnato agli spagnoli. Nel 1813 Bolivar guidò la conquista del Venezuela attraversando le Ande, in quella che fu definita la “Campana admirable” (campagna ammirevole). Sfruttando il fattore sorpresa riuscì ad entrare a Mérida quasi senza combattere. Fu chiamato Il Libertador e proclamò la seconda repubblica venezuelana. Gli spagnoli però riuscirono a riconquistare i territori e Bolivar, sconfitto, si ritirò in Giamaica, per rientrare in Venezuela solo nel 1816. Il Libertador decise infatti di voler continuare a lottare per il suo sogno di indipendenza, con l’appoggio di alcuni soldati messi a sua disposizione da Haiti.

Il 15 febbraio 181 9 ad Angostura (oggi Ciudad Bolívar) Bolivar convocò il Supremo Congreso de la República (Congresso di Angostura) durante il quale tenne il suo celebre Discurso de Angostura, in cui prefigurava i principi della Costituzione confederale, che sarebbe stata approvata a Cúcuta il 3 ottobre 1821.

Sei mesi più tardi liberò anche la Colombia dal dominio spagnolo, liberazione simboleggiata dall’ingresso trionfale di Bolívar in Santa Fe (Bogotà) il 10 agosto. In dicembre, Bolívar creò la Grande Colombia, una federazione che si estendeva sulla maggior parte dei territori di Venezuela, Colombia, Panamá, ed Ecuador, e, secondo le decisioni di Angostura, se ne proclamò presidente con de Paula Santander vicepresidente. Ulteriori vittorie completarono, nel 1823, la vittoria sugli spagnoli .

Il Perù intanto era stato in parte liberato dalla Spagna dal generale argentino José de San Martín nel luglio 1821, dichiarandosi indipendente. Un anno dopo Bolívar si incontrò con San Martín a Guayaquil e concordarono che il primo avrebbe continuato la campagna in Perù e Alto Perù. Bolívar fu nominato presidente della Gran Colombia il 10 settembre 1822 e autorizzato nel 1823 a mettere in pratica gli accordi di Guayaquil. Bolívar, giunto a Lima in settembre e nominato dittatore dal congresso peruviano il 10 febbraio 1824, con l’aiuto di Antonio José de Sucre sconfisse definitivamente gli spagnoli il 6 agosto a Junín. Sucre distrusse il resto delle forze spagnole ad Ayacucho il 9 dicembre: era la fine di tre secoli di dominio coloniale della Spagna in Sudamerica. Il 6 agosto 1825 fu creata in Alto Perù la Repubblica di Bolivia.

Bolivar immaginava una sorta di Lega Americana che unisse la sua repubblica con gli altri stati ispano americani indipendenti (Messico, Perù, Cile, Argentina). Invece, il Libertador incontrò grandi difficoltà nel mantenere il controllo del vasto territorio della Gran de Colombia. Durante il 1826, le divisioni interne provocarono rivolte su tutto il territorio nazionale. Per conservare l’unione, fu dichiarata l’amnistia e raggiunto un accordo con i ribelli del Venezuela, ma questo aumentò il dissenso politico nella vicina Nuova Granada.

Per realizzare il suo sogno di una federazione americana, Bolivar aveva dovuto cedere alle pressioni e agli interessi particolari in tutta la regione, che non desideravano questo modello di Stato e che mostravano avere poca o nessuna fedeltà nei principi liberali. Per questo motivo, e per evitare una rottura, Bolívar cercò di attuare un modello di governo più centralista nella Grande Colombia . Scrisse la carta costituzionale che includeva una presidenza a vita, con la possibilità di scegliere un successore .

Questa costituzione incontrò una forte opposizione alla Convenzione di Ocaña, che si riunì dal 9 aprile al 10 giugno 1828. La convenzione finì per redigere un documento in favore di una forma federalista del governo, che avrebbe fortemente ridotto i poteri della amministrazione centrale.

Bolívar si proclamò allora dittatore, il 27 Agosto 1828, ritenendo questa una buona soluzione temporanea, un mezzo per ristabilire la sua autorità e salvare la repubblica, anche se cominciava a provare un senso di forte disprezzo e di rabbia per i suoi avversari politici. Il 25 settembre 1828 subì anche un tentativo di assassinio: non riuscito, grazie all’aiuto della sua compagna, Manuela Sáenz, che per questo atto fu definita da Simon “Libertadora del Libertador ” .

Dopo due anni di rivolte, Bolívar, già malato di tubercolosi, decise di dimettersi, il 27 aprile 1830, con l’intenzione di lasciare il Paese e andare in esilio in Europa, forse in Francia. Aveva già inviato diverse casse (contenenti le sue cose e i suoi scritti), ma morì prima di salpare, il 17 dicembre del 1830, all’età di quarantasette anni .

Sul letto di morte, Bolívar chiese al suo aiutante di campo, il generale Daniel F. O’Leary di bruciare il suo ampio archivio d i scritti, le lettere e i discorsi. O’Leary trasgredì l’ordine e così i suoi scritti sono sopravvissuti, permettendoci di comprendere meglio la sua filosofia liberale e il suo pensiero, così come i dettagli della sua vita personale .

Dal 1842 le sue spoglie furono spostate a Caracas, dove fu costruito un monumento per la sua sepoltura, nel Pantheon Nazionale del Venezuela.

Nel gennaio 2008, il Presidente del Venezuela Hugo Chávez ha istituito una commissione per approfondire alcune ipotesi secondo le quali Bolívar avrebbe potuto essere vittima di un assassinio. Nel mese di aprile 2010, lo specialista di malattie infettive Paolo Auwaerter, studiando i dati clinici dei sintomi di Bolivar ha concluso che non si potrebbe escludere un avvelenamento da arsenico . Nel luglio 2010, il corpo di Bolívar è stato riesumato per indagare ulteriormente.

Fonti : Wikipedia /Storica National Geographic, n. 19

Psicolinea.it © Ago 2010

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Dr. Giuliana Proietti
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● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
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● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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