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Le donne hanno maggiori probabilità di avere una reazione negativa a livello corporeo quando si trovano a causare un danno ad un individuo; gli uomini nella stessa situazione possono sperimentare risposte meno emotive, ma questo non significa che uomini e donne non possano pensare razionalmente al male nello stesso modo. Queste le conclusioni di una ricerca condotta da Rebecca Friesdorf, autrice principale di uno studio pubblicato nel Personality and Social Psychology Bulletin.

La Friesdorf sostiene che se anche le donne sono più emotive, questo non significa che esse siano meno razionali degli uomini: nello studio sono state prese in considerazione diverse decisioni “malvage”, come uccidere qualcuno, torturarlo, mentire, procurare un aborto e fare ricerca sugli animali.

Si trattava di dare risposta a dilemmi morali del tipo: “si può uccidere una persona per il beneficio di molti altri che, grazie a questo sacrificio, possono rimanere in vita ?” Altri esempi di dilemmi proposti: “Se fosse disponibile una macchina del tempo, sarebbe giusto andare ad uccidere Adolf Hitler quando era ancora un giovane artista austriaco, per evitare la seconda guerra mondiale e salvare milioni di vite?” – “Un agente di polizia può torturare un presunto attentatore per trovare esplosivi nascosti che potrebbero uccidere molte persone in un bar?”

I risultati mostrano che le donne hanno una “avversione emotiva più forte nel causare un danno a qualcuno rispetto a quella che provano gli uomini”, ma sia gli uomini sia le donne sviluppano “livelli simili di pensiero razionale sugli esiti dell’azione dannosa”.

Non si capisce del tutto cosa determini in particolare questa differenza di genere, anche se si pensa che possano entrare in azione sia le componenti del pensiero razionale (valutazioni cognitive dei risultati dell’azione), sia le risposte emotive (sensazioni emotive in risposta alle azioni che procurano danno).

Nel prendere decisioni, quando si è in presenza di un tragico dilemma, come quelli sopra citati, si può reagire secondo decisioni deontologiche (rimanere coerenti con le proprie norme morali) o decisioni utilitaristiche (la moralità di un’azione dipende dalle sue conseguenze).

Studi precedenti avevano suggerito che “le decisioni deontologiche sono modellate da processi emotivi, mentre i giudizi utilitaristici sono guidati da processi razionali. Questo farebbe pensare che le donne siano più propense a prendere decisioni deontologiche e gli uomini quelle utilitaristiche.

Risultati dello studio: le differenze di genere nel ragionamento utilitaristico sono del tutto simili fra uomini e donne, i quali condividono uno stesso stile di pensiero razionale sull’esito delle azioni dannose. Le donne tuttavia mostrano una “forte avversione emozionale” a causare danni agli altri, rispetto a quanto avviene per gli uomini.

In questo studio si è utilizzato un particolare tipo di valutazione statistica noto come procedura dissociativa, che permette di separare e quantificare la forza delle inclinazioni deontologiche e utilitaristiche presenti negli individui. I risultati sono il frutto di un grande meta analisi di dati provenienti da 6.100 partecipanti sottoposti alla soluzione di 20 domande su vari dilemmi morali. La Friesdorf è una psicologa ricercatrice sociale presso lo Wilfrid Laurier University in Ontario, Canada, e ha lavorato sui dati accanto Paul Conway, psicologo presso l’Università di Colonia, in Germania, e Bertram Gawronski, professore di psicologia presso l’ Università del Texas a Austin.

La ricercatrice riassume i risultati delo suo studio affermando che essi sono in linea con precedenti ricerche, le quali avevano dimostrato che “le donne sono più empatiche rispetto agli uomini, mentre le differenze di genere nelle abilità cognitive tendono ad essere minime o inesistenti”.

Non è dunque lo stile del pensiero a differenziare uomini e donne, ma la capacità empatica.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:
Gender differences in responses to moral dilemmas: a process dissociation analysis, Rebecca Friesdorf, et al., Personality and Social Psychology Bulletin, doi: 10.1177/0146167215575731, via Women think ‘as rationally’ as men – but also use more gut feeling, Medical News Today

Immagine:
Henrietta Rae, 1886 Wikimedia

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
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● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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