La sessualità ed il Freudomarxismo: Reich e Marcuse

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Cis- Fiss SessuologiaDr. Giuliana Proietti
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Il freudo-marxismo è un sistema di pensiero che mira a stabilire un accostamento, ed eventualmente anche una sintesi organica, tra l’impostazione psicoanalitica (in modo particolare quella di Sigmund Freud) e le tesi marxiane, cioè relative al pensiero di Karl Marx e Friedrich Engels, nonché marxiste (degli epigoni). 

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Gli inizi della teorizzazione freudo-marxista risalgono agli anni ’20 in Germania e in Unione Sovietica. Nel 1929, Wilhelm Reich pubblicò l’articolo Materialismo dialettico e psicoanalisi sulla rivista di teoria comunista Unter dem Banner des Marxismus.  Su questa stessa linea di pensiero può essere considerato l’articolo di Otto Fenichel del 1934, La psicoanalisi, come nucleo di una futura psicologia dialettico-materialistica.

I principali rappresentanti di questo movimento furono Alfred Adler, Wilhelm Reich, Herbert Marcuse, Cornelius Castoriadis e pochi altri, meno conosciuti.

Questo movimento, anche se ha dato origine a contributi interessanti, si è scontrato con una concezione colpevole della sessualità, direttamente ereditata da Freud. Il fallimento è sostanzialmente dovuto alla fede nel potere emancipatore della psicoanalisi, che aveva una impostazione tutt’altro che permissivista, ma patriarcale e in alcuni tratti perfino reazionaria.

Il periodo durante il quale Freud pubblicò le sue opere psicoanalitiche si estese per quarantadue anni, dal 1897 al 1939. Questo periodo, sebbene segnato dal puritanesimo, fu anche contraddistinto da grandi sconvolgimenti, sociali e ideologici. Basti pensare all’impatto della prima guerra mondiale, ma anche ai movimenti culturali del tempo: Vienna era a quel tempo la capitale delle arti musicali e pittoriche, di cui certe tendenze, come la pittura di Gustav Klimt e di Egon Schiele, respiravano una sensualità alla quale Freud si mostrava tanto ermetico quanto lo era verso gli sconvolgimenti sociali.

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In campo psicoanalitico Alfred Adler, il primo allievo di Freud che si distanziò dal maestro, aprì sportelli di consultazione per insegnanti, genitori e studenti; nel 1929 prese in carico 26 scuole, facendo di Vienna la prima città al mondo dove tutti i bambini in età scolare potessero beneficiare di consulenze psicoeducative gratuite. Pioniere della pedagogia non autoritaria, creò anche una scuola sperimentale nel 1931, in uno dei quartieri più poveri di Vienna, che ottenne ottimi risultati. A differenza dei freudiani ortodossi, Adler voleva che paziente e psicoanalista fossero seduti alla stessa altezza e non esitava a parlare con la famiglia e gli amici del paziente. Infine, non si opponeva al trattamento gratuito.

Freud non partecipò a queste straordinarie innovazioni che avvenivano sotto i suoi stessi occhi e nella sua stessa città; al contrario, combatté con vigore l’impegno sociale di Adler e trattò con disprezzo la psicologia scolastica e l’educazione non autoritaria, si oppose al trattamento gratuito e alle pratiche psicoanalitiche rivolte a una clientela non selezionata. Criticò, inoltre, Adler per il suo interesse per le cause concrete delle nevrosi, costituite dall’oppressione familiare e dalle frustrazioni sociali. Freud, infatti, non tollerava che ci si allontanasse dall’unico campo di studio che lui stesso aveva tracciato.

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Freud non si interessò neanche ai grandi movimenti della sua epoca: il femminismo, la cui prima ondata agitò l’Europa e gli Stati Uniti dal 1880 al 1930, che portava con sé non solo la rivendicazione del voto, ma anche le rivendicazioni sessuali. Le femministe di allora sfidavano già i comportamenti sessuali maschili in termini di ricorso alla prostituzione, all’incesto e allo stupro coniugale, si battevano per la depenalizzazione dell’aborto e dell’omosessualità, maschile e femminile, e per l’amore libero.

In Gran Bretagna, John Stuart Mill, uno dei fondatori, con Jeremy Bentham, della filosofia utilitaristica, presentò alla Camera dei Comuni il 7 giugno 1866 una petizione per il suffragio femminile. Nel 1867, un disegno di legge di riforma venne discusso alla Camera dei Comuni e Mill presentò un emendamento che avrebbe concesso alle donne il diritto di voto.

Nel 1867 pubblicò The Subjection of Women , che era stato scritto dal 1861. Fu proprio Sigmund Freud, allora studente, a tradurre l’edizione tedesca de La sottomissione delle donne, per guadagnare qualche soldo. In seguito, però, avrebbe scritto di questo libro:

Mill mancava per molti aspetti del senso dell’assurdo. Così per quanto riguarda la condizione e l’emancipazione delle donne. Nel saggio che ho tradotto, ricordo, uno dei suoi principali argomenti era che una donna sposata poteva guadagnare tanto quanto suo marito. Vediamo che le faccende domestiche, la cura e l’educazione dei figli prendono interamente un essere umano ed escludono ogni possibilità di guadagno, anche quando le faccende domestiche sono semplificate e la donna è sollevata dallo spazzare, pulire, cucinare, ecc. Mill l’aveva semplicemente dimenticato, come tutto ciò che riguarda le relazioni tra sessi diversi.


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Un altro movimento dimenticato da Freud è la grande ondata di comunità alternative e anarchiche, decollate nel 1890 e crollate nel 1939, con la seconda guerra mondiale. Questa ondata di comunità e rivendicazioni ha molti punti in comune con l’ondata hippie degli anni ’70: l’amore libero e il nudismo costituiscono già uno dei suoi poli, insieme all’anarchismo, al vegetarianismo, al misticismo e al ritorno a natura.

Per esempio, dopo la Rivoluzione Russa, gli Amici della Natura e del Sole marciarono nudi per le strade di Mosca gridando: “Abbasso la vergogna!”. L’anno successivo, nel 1918, Alexandra Kollontai, la prima donna nella storia a portare il titolo di ambasciatrice e la prima donna eletta nel Comitato Esecutivo del Soviet di Pietrogrado nel 1917, pubblicò La nuova morale della classe operaia, che rivendicava il libero amore.

Freud rimase per tutta la sua esistenza agli antipodi di questa effervescenza sociale e culturale. Di fronte a questa modernità Freud, classe 1856, restò un uomo del XIX secolo. Credette, ad esempio, fino all’ultimo nella natura patogena della masturbazione anche se già al tempo grandi sessuologi e alcuni suoi discepoli psicoanalisti lo negavano fermamente.

Le idee di Freud sulla sessualità erano piuttosto conservatrici rispetto alle tesi di altri personaggi della sua epoca, come Havelock Ellis o Magnus Hirschfeld, ed anche rispetto a quelle di altri psicoanalisti come Sandor Ferenczi, Alfred Adler o Wilhelm Reich.

Freud era “riservato” sulla sessualità anche in famiglia. come testimoniò il figlio Martin:

Avevamo parlato in famiglia di bestiame e mio padre si era reso conto che nessuno dei suoi figli conosceva la differenza tra un bue e un toro. “Dobbiamo parlare di queste cose”, esclamò poi; ma, seguendo in ciò la condotta della maggioranza dei padri, non aveva fatto nulla al riguardo.

Si mostrò capace di affrontare l’argomento solo in un’occasione, e solo per condannare la masturbazione, come raccontò l’altro figlio Oliver, il quale ricordò di aver avuto solo un’unica discussione con suo padre sul sesso, in particolare sulla masturbazione. Era il 1907, quando Oliver aveva sedici anni. Suo padre lo aveva messo in guardia contro questa pratica, al punto di lasciarlo “permanentemente sconvolto”. Pensava che questa conversazione avesse creato un distacco incolmabile tra lui e suo padre.

Havelock Ellis e Magnus Hirschfeld furono dunque, per gli standard dell’epoca, molto più progressisti di Freud, tanto che lottarono anche contro la criminalizzazione dell’aborto e dell’omosessualità, maschile e femminile.

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Furono però in particolare due personaggi ad essere considerati “freudomarxisti” o “permissivisti”: essi, partendo dalle idee sulla sessualità di Freud che, come si è detto, erano tutt’altro che libertine o progressiste, ipotizzarono una società più giusta, ispirandosi anche alle idee di un altro pensatore: Karl Marx.

Wilhelm Reich

Wilhelm Reich (1897-1957) è considerato l’autore più importante del freudo-marxismo, non soltanto per i suoi contributi teorici a partire da Materialismo dialettico e psicoanalisi (1929), ma anche per la sua attività sociale e politica in Austria e Germania. Tale impegno cominciò nel 1927 e si concretizzò in seguito nel movimento detto Sexpol: una serie di ambulatori dislocati nei quartieri proletari delle città, in cui si facevano sedute individuali e di gruppo a prezzi politici, visite mediche, colloqui informativi su problematiche sessuali e mediche e si organizzavano conferenze e dibattiti per costruire quella che, in termini marxisti, era la coscienza di classe.

Reich sosteneva che non vi poteva essere alcuna autentica salute mentale fisica se non si fossero abbattute le strutture sociali di classe, le quali regolavano (mediante la sovrastruttura ideologica, un insieme complesso formato da struttura caratteriale, sessualità, religione, filosofia, arte, stato, leggi, ecc.) la personalità e le scelte politiche degli individui.

La repressione sessuale aveva, per Reich, la funzione di rendere più facile l’assoggettamento degli individui, renderli quindi malleabili alle direttive del potere e incapaci di esercitare la critica. Gli strumenti psicoanalitici dovevano pertanto essere impiegati assieme a quelli marxisti (materialismo storico, impegno politico rivoluzionario, ecc.) per giungere alla rivoluzione sociale e instaurare il comunismo.

Wilhelm Reich era un personaggio molto scomodo: non solo era un sostenitore della rivoluzione sessuale, ma anche ebreo e comunista nel mezzo dell’ascesa del nazismo. In un primo tempo era stato un amatissimo discepolo di Freud, ma fu poi espulso dalla Società Internazionale di Psicoanalisi e poi anche dal Partito Comunista Austriaco. Si rifugiò in vari paesi europei durante l’ascesa del nazismo e poco prima della guerra trovò un precario rifugio solo negli Stati Uniti, dove fu vittima del puritanesimo e del maccartismo degli anni ’50. Morì il 3 novembre 1957 nel Penitenziario di  Lewisburg , Pennsylvania,

Nonostante il suo intenso impegno per il comunismo e la rivoluzione sessuale, Reich rimase molto legato all’affermazione di Freud sul carattere nevrotico derivante dalla frustrazione sessuale, ma pensava che Freud ei suoi seguaci non volessero spingersi troppo lontano per ragioni di opportunismo.

Concludendo il volume “La rivoluzione sessuale’  Reich scrisse: “Un individuo sano che abbia abbastanza da mangiare, non ruba. Un individuo sessualmente felice non ha bisogno di ‘morale’ inibitrice e di ‘esperienza religiosa’ soprannaturale. Fondamentalmente la vita è semplice. La complica solo la struttura umana quando è caratterizzata dalla paura di vivere”.

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Herbert Marcuse

Alla fine degli anni ’20, la Scuola di Francoforte riunì filosofi e sociologi (Erich Fromm, Jürgen Habermas, Max Horkheimer, Theodor W. Adorno, Walter Benjamin, Herbert Marcuse ed altri) che, seguendo Reich, cercavano di costruire un ponte tra Marxismo e psicoanalisi.

Per Marcuse, la civiltà capitalista esercitava un effetto repressivo e distruttivo sull’individuo e le teorie freudiane erano, secondo lui, l’accusa più inconfutabile che ci fosse contro questa civiltà.

Freud aveva infatti insistito sul fatto che la civiltà era necessariamente repressiva e che, se non lo fosse stata, non sarebbe stata civile. Marcuse obiettava tuttavia che  il “principio di realtà” poteva benissimo, in un diverso sistema economico e politico, non essere più repressivo.

In Eros e Civiltà (1955) Marcuse sostenne che la coercizione della sessualità era espressione della repressione della società. Marcuse auspicava l’avvento di una civiltà fondata sulla liberalizzazione degli istinti sessuali, contrastando la razionalizzazione, la sublimazione, l’attività lavorativa.

Dott.ssa Giuliana Proietti

Fonte principale:
Philippe Laporte, “Nouveau millénaire, Défis libertaires”, Reich, Marcuse, Castoriadis, ou l’impasse freudo-marxiste

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