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Tutto sull’isteria, fra passato e presente

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Cosa è l’isteria?

Per isteria si intende una sindrome nevrotica dal quadro clinico molto eterogeneo, caratterizzato da sintomi fisici senza base organica (cecità, paralisi, sconvolgimento emotivo). Ciò ha indotto spesso a ritenere che ‘isteria’ fosse un sinonimo di ‘simulazione’.

In termini colloquiali cosa si intende per “comportamento isterico”?

Questo termine è ancora usato colloquialmente per descrivere un comportamento eccessivamente emotivo, specialmente da parte di una donna.

Cosa significa “isteria”?

Il termine fu introdotto da Ippocrate, il quale, rifacendosi ad una teoria medica dell’età periclea, riteneva l’isteria una malattia tipicamente femminile, dovuta ad un cattivo funzionamento dell’utero (in gr. hystéra).

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Cosa c’entrava l’utero con i disturbi psicologici femminili?

L’utero era pensato come un organo mobile che, a causa dell’astinenza sessuale ‘errava’ all’interno del corpo, premendo sugli altri organi. Questa interpretazione, attraverso Galeno (sec. II) si trasmise al Medio Evo, durante il quale le isteriche venivano sottoposte ad esorcismo.

Nei secoli successivi il termine fu mantenuto per raggruppare tutte quelle malattie che si presentavano ‘sine materia’. Solo nel Settecento fu gradualmente abbandonata la convinzione che si trattasse di una malattia soprannaturale, esclusivamente femminile.

Quando si è cominciato a definire l’isteria in termini più scientifici?

Agli inizi dell’Ottocento il neurologo J.F.F. Babinski sottolineò l’importanza delle emozioni traumatiche nella genesi della malattia, pur confermandone l’origine organica.

In seguito, un altro neurologo, J.M. Charcot escluse dall’isteria tutte quelle manifestazioni somatiche riconducibili con certezza ad alterazioni organiche, convinto che si trattasse di uno stato psichico dovuto all’autosuggestione e curabile con la persuasione.

Charcot aveva introdotto l‘isteria traumatica, per spiegare quei sintomi somatici, in particolare le paralisi, a seguito di traumi fisici.

Nel prenderla in considerazione, Freud preciserà che:

c’è un’analogia completa fra la paralisi traumatica e l’isteria comune, non traumatica'(… ) Nessuno infatti oggi mette più in dubbio che anche nel grave trauma meccanico dell’isteria traumatica non è il fattore meccanico a produrre quell’effetto, ma l’affetto di paura, il ‘trauma psichico’ (1893, Meccanismo psichico dei fenomeni isterici)

Gli studi di P. Janet individuarono nell’individuo isterico una forma di dissociazione, una tendenza, provocata dalla tensione emotiva troppo forte rispetto alle proprie capacità di difesa, a isolare gruppi di idee e di ricordi della coscienza.

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Cosa pensava Freud dell’isteria?

Influenzato da Charcot, Freud si convinse della eziologia sessuale della malattia isterica, che successivamente estese anche alle altre nevrosi.

Freud usava l’ipnosi per curare l’isteria?

Inizialmente si, ma poi cambiò idea. Venuto a contatto con il caso di Anna O., una paziente isterica curata dal suo amico Josef Breuer con il metodo catartico e con il metodo ipnotico, Freud si rese conto dei gravi limiti della terapia ipnotica, che celava le resistenze psichiche, anziché evidenziarle.

Partendo da questa constatazione, con un’altra paziente isterica, Lucy R., egli elaborò il metodo delle associazioni libere in stato di veglia, per sostituire l’ipnosi.

Cosa è il metodo catartico?

Il metodo catartico è il metodo che Breuer utilizzò per curare la sua paziente Anna O., attraverso l’ipnosi.

Nello stato ipnoide la paziente riviveva la situazione patogena che aveva determinato la genesi della malattia e dava libera espressione all’emozione legata al ricordo che aveva prodotto il sintomo. In questo modo poteva guarire dal sintomo. Tale fenomeno fu chiamato anche abreazione.

Dr.ssa Giuliana Proietti

Cosa è l’abreazione?

Si tratta di un termine, coniato da J. Breuer e S. Freud (1895), per indicare un processo, spontaneo o indotto, di scarica delle emozioni legate a un evento traumatico, mentre viene rievocato dal soggetto. In questo modo si evita che tale evento diventi patogeno.

Cosa sostennero Freud e Breuer a proposito dell’isteria?

Nel 1894 in Studi sull’isteria, Freud e Breuer sostennero che l’isterica soffriva essenzialmente di reminiscenze. Le reminiscenze erano ricordi che si mantenevano, a livello inconsapevole, ma erano capaci di provocare comportamenti paradossali, chiamati “sintomi“.

Freud considerava l’isteria come una sindrome medica?

No, Freud fu il primo a non considerare l’isteria come una sindrome medica. Riteneva infatti che il soggetto isterico, con i suoi sintomi, volesse sempre dire qualcosa (impossibile da dire e ancor più da vivere).

Freud considerava solo una forma di isteria?

No, anche se nel libro Studi sull’isteria diede un risalto molto maggiore all‘isteria da difesa rispetto alle altre due forme, l’isteria da ritenzione e l’isteria ipnoide.

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Cosa sono l’isteria da ritenzione e l’isteria ipnoide?

L’isteria da ritenzione era caratterizzata dal fatto che alcuni affetti non hanno potuto essere ‘abreagiti’ per la natura del trauma, che urta o contro le condizioni sociali, o contro una difesa del soggetto stesso;

L’isteria ipnoide traeva la sua origine dagli ‘stati ipnoidi’, durante i quali il soggetto non era in grado di integrare nel proprio vissuto esperenziale le rappresentazioni che in tali stati comparivano.

Cosa è l’isteria da difesa?

L’isteria da difesa veniva esercitata dal soggetto contro rappresentazioni capaci di provocare affetti spiacevoli. (Nella ricerca eziologica è questa, sin dall’inizio, la causa preferita da Freud contro lo ‘stato ipnoide’, sostenuto, invece, da Breuer).

Questa tripartizione è durata a lungo?

No, negli anni successivi Freud eliminò presto questa tripartizione e la stessa espressione ‘isteria da difesa’, essendo ormai convinto che il conflitto difensivo contro determinate pulsioni sessuali e rappresentazioni capaci di provocare affetti spiacevoli fosse l’unico responsabile dell’isteria e di tutte le altre nevrosi.

Secondo Freud l’isteria era provocata anche dall’aver vissuto molestie sessuali da parte degli adulti?

Si. Inizialmente era convinto di questo, ma poi nel 1897 si convinse che le esperienze infantili di seduzione paterna, riferitegli dalle sue pazienti isteriche, non avevano avuto quasi mai luogo nella realtà, ma solo nell’immaginario.

Quando si parlò per la prima volta di “complesso edipico”?

Nel 1901, in rapporto al caso di Dora, una paziente affetta da ‘piccola isteria’, con sintomi di depressione, di dispnea, aforia ed emicrania, Freud enucleò il ruolo patogenetico del complesso edipico e, prendendo spunto dal teatralismo autoscenico dei soggetti isterici, sviluppò la tematica del transfert analitico ed extra-analitico.

Quale era il legame fra transfert e isteria?

L’isteria venne classificata da Freud fra le nevrosi da transfert, con punto di fissazione alla fase edipica, e con la rimozione e la dissociazione quali meccanismi di difesa caratteristici. Tra le forme di isteria meglio formulate da Freud sul piano sintomatologico ricordiamo l’isteria di conversione e l’isteria d’angoscia.

Cosa è l’isteria di conversione?

L’isteria di conversione, secondo Freud, si generava per effetto di un’innervazione somatica di un contenuto psichico rimosso, il quale sceglieva, per esprimersi, un organo piuttosto che l’altro, in funzione di un simbolismo inconscio. La cecità rappresentava, ad esempio, il rifiuto di vedere, la paralisi il rifiuto di camminare, ecc.

Nell’isteria di conversione il conflitto intrapsichico dava luogo, in assenza di alterazioni anatomiche, a sintomi somatici, registrabili sia a livello sensoriale (cecità, sordità, anestesia cutanea, iperestesia ecc.), sia a livello motorio (paralisi, contratture, convulsioni).

Dr. Giuliana Proietti

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Cosa è l’isteria da angoscia?

Nell’isteria da angoscia, i sintomi erano costituiti da sensazioni di angoscia e da fobie relative ai più svariati oggetti esterni, in assenza di fenomeni di conversione. Così scrive Freud sull’isteria d’angoscia, poi definita fobia:

Nell’isteria d’angoscia la libido sprigionata dal materiale patogeno in virtù della rimozione, non viene convertita, ossia non viene sottratta alla sfera psichica per riapparire in una innervazione somatica, ma viene liberata sotto forma di angoscia. La formazione dei sintomi fobici trovava dunque la sua origine in un: ‘lavoro psichico inteso a legare di nuovo psichicamente l’angoscia divenuta libera’ (1908, analisi del piccolo Hans).

L’oggetto a cui l’angoscia si legava diventa un ‘oggetto fobico’. In entrambi i casi dunque, la rimozione separava l’affetto dalla rappresentazione: nella nevrosi fobica però la libido non era convertita, ma liberata sotto forma di angoscia e spostata successivamente su un oggetto: l’oggetto fobico.

Gli uomini potevano ammalarsi di isteria?

Freud riteneva che vi fossero anche uomini isterici, il che fu considerato da molti come una ‘contraddizione in termini’. Freud fu forse il primo a trattare la donna isterica come un soggetto in preda a un conflitto inconscio.

Da dove nasce, secondo Freud, il sintomo isterico?

Il sintomo isterico (come gli altri tipi di sintomi) nasce da conflitti la cui gravità è variabile: ma in tutti questi casi il desiderio è impedito, e può giungere ad esprimersi solo in questa forma, in quella formazione di compromesso qual è il sintomo.

Dato che il desiderio è proibito, esso deve trovare una modalità di espressione che non sia diretta. L’isterico, o più in generale il nevrotico, in realtà, è malato del suo desiderio di qualcosa che non può esser detto né, tanto meno, vissuto.

In psichiatria come è stata trattata l’isteria?

In psichiatria, si è cominciato a parlare di ‘personalità isterica’ quando, anche in mancanza di sintomi conversivi e fobici, erano rilevabili tratti di istrionismo, mitomania e suggestionabilità accentuata.

Quali autori si sono interessati di isteria?

  • K. Jaspers definì la personalità isterica come quella che: ‘tende ad apparire piuttosto che ad essere’ (Jaspers K., Psicopatologia generale 1913-1959, Il Pensiero Scientifico, Roma).
  • G. Jervis scrisse che: ‘i sintomi hanno la caratteristica di esprimersi in modo appariscente, ma senza un’intensa partecipazione di sofferenza da parte del soggetto.Lo spazio che separa l’isteria dalla simulazione di malattia è sottile e ambiguo: l’isteria si distingue dalla simulazione nella misura in cui il soggetto non è pienamente consapevole del significato e della reale intenzionalità del proprio comportamento’ .L’isterico è un soggetto che si trova in una situazione conflittuale, per cui da un lato ha un bisogno che deve esprimere (negarsi agli altri, protestare, ricevere affetto, aggredire) e per un altro egli non può permettersi di esprimere questo bisogno, perché sa che se lo facesse verrebbe censurato, prima che dalla società, dalle sue proprie istanze morali.Il risultato di questa situazione conflittuale è che il bisogno viene espresso in modo distorto e mascherato, spesso simbolico, come sintomo (isterico); e che il soggetto convince se stesso e gli altri che la sua volontà non c’entra per nulla. Il sintomo isterico presenta il vantaggio di essere ‘socialmente accettabile’ (in quanto sintomo di una – apparente – lesione organica); contemporaneamente permette il raggiungimento del fine proposto, che può essere la propria non disponibilità, la propria valorizzazione, l’aggressione, l’aiuto da parte di altri” (G. Jervis, Isteria, in Manuale critico di psichiatria, Feltrinelli).

    I due meccanismi impiegati dall’isterico sarebbero dunque l‘esibizione del disturbo e l’utilizzazione del sintomo.

  • J. P. Sartre parla dell’impersonazione, in cui l’individuo si lascia catturare da un ruolo, da un personaggio, che assume ed interpreta. L’isterico impersona il ruolo del malato, identificandosi con i suoi sintomi. Il fatto che non lo faccia consapevolmente dice che l’isterico, per mentire agli altri, è costretto a mentire a se stesso.Ma chi impersona un ruolo, non è quel personaggio, chi fa il malato non è malato. Questa distanza che l’isterico mantiene fra essere e fare, questa belle indifférence, come la chiamava Janet, non è una finzione, ma l’estremo tentativo di custodire la propria esistenza che, se dovesse coincidere irrimediabilmente con le proprie azioni, si vedrebbe ridotta a cosa e soppressa nella sua possibilità di trascendersi e di esprimersi in progetto esistenziale.

Solitamente il progetto isterico, secondo Sartre, denuncia un repertorio limitato di mezzi, una fuga da un largo settore dell’esistenza; fuga a volte necessaria in personalità che non dispongono di grandi prospettive per il futuro, per cui nel gioco della vita si trovano costrette alla semplice ‘rappresentazione di una parte’ che possa ottenere e riscuotere l’approvazione della società. (ved. Sartre J.P., L’essere e il nulla- 1943 – Il saggiatore)

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In termini moderni che significato si dà alla parola “isteria”?

Oggi il termine isteria è scomparso dai libri di medicina (dal 1980 non è più nel Manuale Diagnostico e Statistico degli Psichiatri) e a nessuna persona (né maschio, né femmina) viene più diagnosticata la malattia isterica.

Cosa ne è dei sintomi una volta associati all’isteria?

I sintomi precedentemente associati all’isteria sono ora rappresentati dai disturbi dissociativi (disturbo dissociativo di identità, fuga dissociativa e disturbo da depersonalizzazione) e somatoformi (malattie fisiche non completamente spiegabili da una causa organica).

Cosa significa “isteria di massa”?

Con il termine “isteria di massa” ci si riferisce spesso a reazioni irrazionali da parte di grandi gruppi di persone.

Dr. Giuliana Proietti

Dr.ssa Giuliana Proietti

Fonti principali:
AAVV Enciclopedia della Filosofia Garzanti
Umberto Galimberti, Dizionario di Psicologia, De Agostini
EMSF Rai, Intervista a Paul Laurent Assoun, Freud e l’steria

Immagine:

The circular arc – “arc de cercle”, Paul Richer, Études cliniques sur l’hystéro-épilepsie ou grand hystérie (Paris, 1885).

Dott.ssa Giuliana Proietti

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