Tutto sull’isteria

isteria

L’isteria è una sindrome nevrotica dal quadro clinico molto eterogeneo, caratterizzato da sintomi fisici senza base organica. Ciò ha indotto spesso a ritenere che ‘isteria’ fosse sinonimo di ‘simulazione’.

Il termine fu introdotto da Ippocrate, il quale, rifacendosi ad una teoria medica dell’età periclea, riteneva l’isteria una malattia tipicamente femminile, dovuta ad un cattivo funzionamento dell’utero (in gr. hystéra).

L’utero era pensato come un organo mobile che, a causa dell’astinenza sessuale ‘errava’ all’interno del corpo, premendo sugli altri organi.

Questa interpretazione, attraverso Galeno (sec. II) si trasmise al Medio Evo, durante il quale le isteriche venivano sottoposte ad esorcismo. Nei secoli successivi il termine fu mantenuto per raggruppare tutte quelle malattie che si presentavano ‘sine materia’.

Solo nel Settecento fu gradualmente abbandonata la convinzione che si trattasse di una malattia soprannaturale, esclusivamente femminile.

Agli inizi dell’Ottocento il neurologo J.F.F. Babinski sottolineò l’importanza delle emozioni traumatiche nella genesi della malattia, pur confermandone l’origine organica.

In seguito, un altro neurologo, J.M. Charcot escluse dall’isteria tutte quelle manifestazioni somatiche riconducibili con certezza ad alterazioni organiche, convinto che si trattasse di uno stato psichico dovuto all’autosuggestione e curabile con la persuasione. Charcot aveva introdotto l’isteria traumatica, per spiegare quei sintomi somatici, in particolare le paralisi, a seguito di traumi fisici. Nel prenderla in considerazione, Freud preciserà che : ‘c’è un’analogia completa fra la paralisi traumatica e l’isteria comune, non traumatica'(… ) Nessuno infatti oggi mette più in dubbio che anche nel grave trauma meccanico dell’isteria traumatica non è il fattore meccanico a produrre quell’effetto, ma l’affetto di paura, il ‘trauma psichico’ (1893, Meccanismo psichico dei fenomeni isterici)

In seguito, gli studi di P. Janet individuarono nell’individuo isterico una forma di dissociazione, una tendenza, provocata dalla tensione emotiva troppo forte rispetto alle proprie capacità di difesa, a isolare gruppi di idee e di ricordi della coscienza.

Influenzato da Charcot, Freud si convinse della eziologia sessuale della malattia isterica, che successivamente estenderà anche alle altre nevrosi.

Venuto a contatto con il caso di Anna O., una paziente isterica curata dal suo amico Josef Breuer con il metodo catartico e con il metodo ipnotico, Freud si rese conto dei gravi limiti terapeutici di quest’ultimo, che cela le resistenze psichiche, anziché evidenziarle.

Partendo da questa constatazione, con un’altra paziente isterica, Lucy R., egli elaborò il metodo delle associazioni libere in stato di veglia.

Nel 1893, nel libro Il meccanismo psichico dei fenomeni isterici, Freud definì il processo fondamentale dell’abreazione, o scarica emozionale che libera l’affetto legato al ricordo di un evento traumatico.

Nel 1894 in Studi sull’isteria, Freud e Breuer sostengono che l’isterica soffra essenzialmente di reminiscenze. Le reminiscenze sono ricordi che si mantengono senza che si sappia che si tratta di ricordi, e che provocano, mettono in atto, comportamenti paradossali, chiamati “sintomi”.

Ebbene, Freud è il primo a non considerare l’isteria come una sindrome medica, come una patologia nel senso medico del termine, perché capisce che il soggetto isterico vuol sempre dire qualcosa: che si tratti del sintomo corporeo, o della dissociazione della coscienza, egli esprime qualcosa di impossibile a dirsi, di impossibile a viversi. Nel libro, Freud diede un risalto molto maggiore all’isteria da difesa rispetto alle altre due forme, l’isteria da ritenzione (caratterizzata dal fatto che alcuni affetti non hanno potuto essere ‘abreagiti’ per la natura del trauma, che urta o contro le condizioni sociali, o contro una difesa del soggetto stesso) e l’isteria ipnoide (che avrebbe la sua origine negli ‘stati ipnoidi’, durante i quali il soggetto non è in grado di integrare nel proprio vissuto esperenziale le rappresentazioni che in tali stati compaiono). L’isteria da difesa veniva esercitata dal soggetto contro rappresentazioni capaci di provocare affetti spiacevoli. (Nella ricerca eziologica è questa la causa preferita da Freud contro lo ‘stato ipnoide’, sostenuto da Breuer)

Negli anni successivi, Freud eliminò questa tripartizione e la stessa espressione ‘isteria da difesa’, essendo ormai convinto che il conflitto difensivo contro determinate pulsioni sessuali e rappresentazioni capaci di provocare affetti spiacevoli fosse l’unico responsabile dell’isteria e di tutte le altre nevrosi.

Nel 1897 Freud scoprì anche che le esperienze infantili di seduzione paterna, riferitegli dalle sue pazienti isteriche, non hanno quasi mai luogo nella realtà, ma nell’immaginario.

Nel 1901, in rapporto al caso di Dora, una paziente affetta da ‘piccola isteria’, con sintomi di depressione, di dispnea, aforia ed emicrania, Freud enucleò il ruolo patogenetico del complesso edipico e, prendendo spunto dal teatralismo autoscenico dei soggetti isterici, sviluppò la tematica del transfert analitico ed extra-analitico.

L’isteria venne così classificata da Freud fra le nevrosi di transfert, con punto di fissazione alla fase edipica, e con la rimozione e la dissociazione quali meccanismi di difesa caratteristici. Tra le forme di isteria meglio formulate da Freud sul piano sintomatologico ricordiamo l’isteria di conversione e l’isteria d’angoscia.

Isteria di conversione L’isteria di conversione si genera per effetto di un’innervazione somatica di un contenuto psichico rimosso, scegliendo un organo piuttosto che l’altro, in funzione di un simbolismo inconscio. La cecità rappresenta ad esempio il rifiuto di vedere, la paralisi il rifiuto di camminare, ecc. In questo caso dunque il conflitto intrapsichico dà luogo, in assenza di alterazioni anatomiche, a sintomi somatici, registrabili sia a livello sensoriale (cecità, sordità, anestesia cutanea, iperestesia ecc.), sia a livello motorio (paralisi, contratture, convulsioni).

Nell’isteria da angoscia, i sintomi sono costituiti da sensazioni angosciose e da fobie relative ai più svariati oggetti esterni, in assenza di fenomeni conversivi. Così scrive Freud sull’origine della fobia : ‘ Nell’isteria d’angoscia la libido sprigionata dal materiale patogeno in virtù della rimozione, non viene convertita, ossia non viene sottratta alla sfera psichica per riapparire in una innervazione somatica, ma viene liberata sotto forma di angoscia’. La formazione dei sintomi fobici trova dunque la sua origine in un ‘lavoro psichico inteso a legare di nuovo psichicamente l’angoscia divenuta libera’ (1908, analisi del piccolo Hans). L’oggetto a cui si lega diventa un ‘oggetto fobico’.

In entrambi i casi dunque, la rimozione separa l’affetto dalla rappresentazione: nella nevrosi fobica però la libido non è convertita, ma è liberata sotto forma di angoscia e spostata successivamente su un oggetto: l’oggetto fobico.

Isteria ‘maschile’. Freud ritiene che vi siano anche uomini isterici. Da Ippocrate fino a Freud si era femminizzato il sintomo isterico. Il discorso sull’isteria in qualche modo era stato condotto sulla base di stereotipi sociali. Freud forse è il primo a trattare la donna isterica in quanto soggetto, preda di un conflitto inconscio. E da questo punto di vista, certamente, c’è anche un’isteria maschile, il che fu considerato da molti come una ‘contraddizione in termini’.

Il sintomo isterico (come gli altri tipi di sintomi) nasce da conflitti la cui gravità è variabile: ma in tutti questi casi il desiderio è impedito, e può giungere ad esprimersi solo in questa forma, in quella formazione di compromesso qual è il sintomo. Dato che il desiderio è proibito, esso deve trovare una modalità di espressione che non sia diretta.

L’isterico, o più in generale il nevrotico, in realtà, è malato del suo desiderio di qualcosa che non può esser detto; e questa “malattia” ci dà la possibilità di conoscere noi stessi.

In psichiatria, si parla di ‘personalità isterica’ quando, anche in mancanza di sintomi conversivi e fobici, siano rilevabili tratti di istrionismo, mitomania e suggestionabilità accentuata. K. Jaspers indica questa personalità come quella che ‘tende ad apparire piuttosto che ad essere’ (Jaspers K., Psicopatologia generale 1913-1959, Il Pensiero Scientifico, Roma). G. Jervis scrive in proposito che ‘i sintomi hanno la caratteristica di esprimersi in modo appariscente, ma senza un’intensa partecipazione di sofferenza da parte del soggetto. Lo spazio che separa l’isteria dalla simulazione di malattia è sottile e ambiguo: l’isteria si distingue dalla simulazione nella misura in cui il soggetto non è pienamente consapevole del significato e della reale intenzionalità del proprio comportamento’ (G. Jervis, Isteria, in Manuale critico di psichiatria, Feltrinelli).

L’isterico, sempre secondo Jervis, è ‘un soggetto che si trova in una situazione conflittuale, per cui da un lato ha un bisogno che deve esprimere (negarsi agli altri, protestare, ricevere affetto, aggredire) e per un altro egli non può permettersi di esprimere questo bisogno, perché sa che se lo facesse verrebbe censurato, prima che dalla società, dalle sue proprie istanze morali.

Il risultato di questa situazione conflittuale è che il bisogno viene espresso in modo distorto e mascherato, spesso simbolico, come sintomo (isterico); e che il soggetto convince sé stesso e gli altri che la sua volontà non c’entra per nulla. Il sintomo isterico presenta il vantaggio di essere ‘socialmente accettabile’ (in quanto sintomo di una – apparente – lesione organica); contemporaneamente permette il raggiungimento del fine proposto, che può essere la propria non disponibilità, la propria valorizzazione, l’aggressione, l’aiuto da parte di altri”(Jaspers, op. cit).

I due meccanismi impiegati dall’isterico sono dunque l’esibizione del disturbo e l’utilizzazione del sintomo.

Tipica dell’isteria è la figura, illustrata da J. P. Sartre, dell’impersonazione, in cui l’individuo si lascia catturare da un ruolo, da un personaggio, che assume ed interpreta. L’isterico impersona il ruolo del malato, identificandosi con i suoi sintomi. Il fatto che non lo faccia consapevolmente dice che l’isterico, per mentire agli altri, è costretto a mentire a sé stesso. Ma chi impersona un ruolo, non è quel personaggio, chi fa il malato non è malato.

Questa distanza che l’isterico mantiene fra essere e fare, questa belle indifférence, come la chiamava Janet, non è una finzione, ma l’estremo tentativo di custodire la propria esistenza che, se dovesse coincidere irrimediabilmente con le proprie azioni, si vedrebbe ridotta a cosa e soppressa nella sua possibilità di trascendersi e di esprimersi in progetto esistenziale.

Solitamente il progetto isterico denuncia un repertorio limitato di mezzi, una fuga da un largo settore dell’esistenza; fuga a volte necessaria in personalità che non dispongono di grandi prospettive per il futuro, per cui nel gioco della vita si trovano costrette alla semplice ‘rappresentazione di una parte’ che possa ottenere e riscuotere l’approvazione della società. (ved. Sartre J.P., L’essere e il nulla- 1943 – Il saggiatore)

Fonti:
AAVV Enciclopedia della Filosofia Garzanti
Umberto Galimberti, Dizionario di Psicologia, De Agostini
EMSF Rai, Intervista a Paul Laurent Assoun, Freud e l’steria

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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1 commento su “Tutto sull’isteria”

  1. Salve, vorrei sottoporvi un caso:

    Ragazza di 16 anni subisce un intervento di chirurgia per astrocitoma infantile, guarisce completamente. A 27 anni si sposa e ha due figli maschi, a 29 rimane vedova e torna con i figli in famiglia. A 35 ritrova l’amore ma ancora non convive a causa di difficoltà economiche, rimane in famiglia con la madre. (genitori separati). Dopo pochi giorni che subisce un lutto (ragazza 18 enne) di un’amica, lei viene ricoverata con tutti i sintoni di un tumore cerebrale. Mal di testa, vomito, annebiamento della vista, diplopia, semi-convulsioni. TAC e RM non evidenziano nessun tipo di ricaduta della malattia.

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