molestie di genere

Con l’avvento del movimento #MeToo stiamo assistendo a una straordinaria rivoluzione culturale contro le molestie di genere, soprattutto per quanto riguarda il mondo del lavoro, della scuola e in altri contesti (chiesa, famiglia, prigioni, ecc.)

Il movimento #MeToo è nato quando l’attrice Alyssa Milano scrisse su Twitter “Se hai ricevuto molestie o aggressioni sessuali scrivi  “anch’io” (metoo)  come risposta a questo tweet “.  I tweet di risposta furono tantissimi.  Essi contenevano parole come “sessuale”, “sessualmente”, “stupro”,  “violenza”, “aggressione”, “predatore”, “abuso”, “sfruttamento” tutti termini associati a forme di cattiva condotta sessuale e a nomi di persona come “Weinstein”, “Harvey”, “Billoreilly”, “Trump”, “Louisck”, “Roymoorechildmolester”, ecc.: tutte persone accusate di questo tipo di condotta.

I giornali cominciarono a parlare di “molestie sessuali” e “cattive condotte sessuali” per riferirsi a quei comportamenti che sono di natura sessuale non consensuale. Le molestie contro le donne tuttavia non sono solo di tipo sessuale, per cui sarebbe più coretto parlare di molestie “sessiste”, cioè di discriminazione, in cui si assiste a comportamenti ostili, basati su stereotipi di genere, che comprendono anche le molestie sessuali, ma che vanno anche oltre.

Le molestie di genere non sessuali possono comprendere comportamenti ostili, forme di esclusione o emarginazione, negazione di informazioni, sabotaggi, in vari ambiti, fra cui quello lavorativo o scolastico.

Queste molestie, per la verità, non sono dirette solo contro le donne: anche gli uomini che non si conformano alle immagini prescritte di mascolinità e altri che sfidano, con i loro comportamenti, le norme di genere stabilite, possono essere oggetto di simili molestie. La ricerca suggerisce che la maggior parte delle molestie mira a confermare la superiorità maschile sul posto di lavoro, non a garantire la gratificazione sessuale. Le avances sessuali indesiderate fanno dunque parte di un modello più ampio di molestie e ostilità basate sul sesso, specialmente nei settori tradizionalmente dominati dagli uomini.

Prendiamo l’esempio del magnate del cinema di Hollywood, Harvey Weinstein.  Questo personaggio viene oggi visto come il predatore sessuale per eccellenza, ma uno sguardo più attento rivela che le molestie sessuali erano solo una parte di una più ampia gamma di comportamenti discriminatori nei confronti delle donne.

Weinstein era certamente colui che faceva forti pressioni sessuali su aspiranti attrici e modelle, in cambio della promessa di celebrità, minacciando di rovinarle se non avessero accettato le sue proposte ma, come ricorda la sua ex dipendente Zelda Perkins, era anche colui che copriva le sue collaboratrici di urla e insulti,  creando su di loro il senso di una “costante minaccia psicologica”.  Il produttore faceva largo uso di parole oscene e stereotipi di genere (“andate a fare i figli, l’unica cosa che sapete dare”, “avete le mestruazioni oggi?” ecc. ).

La sua imponenza fisica, le sue dichiarazioni minacciose spaventavano le sue collaboratrici: il produttore urlava che erano incompetenti, imprecava a pochi centimetri dai loro volti, minacciava di porre fine alle loro carriere e perfino di uccidere i loro familiari, grazie alle sue relazioni con uomini dei servizi segreti. Dalle sue impiegate pretendeva inoltre prestazioni legate agli stereotipi di genere, come fare le baby sitter ai propri figli,  andare dal dottore a prendergli le medicine, fare lavori domestici a casa sua.

Questi atteggiamenti erano spesso rivolti anche verso uomini che non si conformano al ruolo, mostrando scarsa virilità. Pari trattamento per appartenenti ad altre etnie, lesbiche e trans.

Il problema è che nei contesti lavorativi dominati dagli uomini, le donne con un livello avanzato di carriera sono davvero poche, in quanto rappresentano una minaccia per il senso di virilità degli uomini e, soprattutto, per il potere che questi detengono.

Le molestie sessuali dovrebbero dunque essere inquadrate anzitutto come molestie di genere: un mezzo per proteggere l’egemonia maschile, che va ben aldilà del desiderio di gratificazione sessuale. Il più delle volte si osserva che i molestatori non sono affatto dei pervertiti sessuali: essi sono soggetti che hanno un ruolo dominante e usano il sesso, o altro genere di molestie, per rafforzare le loro posizioni organizzative e sociali, mantenendo le prerogative dovute allo status maschile, sapendo che non incorreranno in nessuna sanzione per questi comportamenti.

Nei luoghi di lavoro gli uomini occupano le maggiori posizioni di leadership; le donne sono in inferiorità numerica. o comunque si concentrano in posizioni lavorative di più basso livello. Questo stato di cose favorisce gli stereotipi sessuali come ad esempio la sensazione che gli uomini siano dei leader naturali o delle persone geniali, mentre le donne sono solo dei soggetti gregari. E’ davvero difficile in questi ambienti denunciare le molestie, o tentare di partecipare al cambiamento dell’organizzazione per migliorare il clima lavorativo e favorire maggiore inclusione e uguaglianza.

Le ricerche mostrano che sono poco funzionali i tentativi di rieducare o sensibilizzare i molestatori attraverso la formazione sul posto di lavoro, o il combattere stereotipi e pregiudizi. La maggior parte dei molestatori sa già perfettamente che il loro comportamento disturba le loro vittime, ma ciò nonostante essi riescono a rimanere indifferenti ai sentimenti delle persone che molestano.

Per porre fine alle molestie basate sul sesso è importante evitare le disuguaglianze sul posto di lavoro basate unicamente sul genere sessuale: per questo è importante assumere donne e promuoverle nelle posizioni-chiave. E’ provato che gli uomini non molestano le donne se hanno un livello gerarchico superiore al loro. Potrebbero allora invertirsi le parti? Possibile, ma nel caso succedesse sarebbe un problema assai lontano nel tempo, vista la situazione da cui partiamo, per cui al momento non vale neanche la pena discuterne. Sicuramente la speranza che le donne possano mostrarsi migliori degli uomini c’é: la storia ci dirà.

Dr. Giuliana Proietti

Principale Testo Consultato:

THE YALE LAW JOURNAL FORUM
JUNE 18, 2018
Reconceptualizing Sexual Harassment, Again
Vicki Schultz

Immagine:
Pexels

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


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