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Psicologia positiva: pro e contro

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Psicologia positiva: pro e contro

psicologia positiva

Gli studi nel campo della felicità sono oggi davvero moltissimi, basta guardare i tanti studi pubblicati sulle due riviste accademiche della psicologia positiva: il Journal of Happiness Studies e The Journal of Positive Psychology, entrambe dedicate alla pubblicazione di ricerche nel settore.

In effetti, vi è stata una rapida e inusuale crescita all’interno del movimento della cosiddetta ”psicologia positiva”. Come mai? Il fatto è che, a differenza di altre branche della disciplina, che tendono a concentrarsi sui disturbi psicologici, come la depressione e l’ansia, la psicologia positiva presta attenzione a ciò che rende le persone più ottimiste e più felici.

Se la psicologia positiva, alla fine della fiera, non raggiungesse altro obiettivo, comunque meriterebbe il riconoscimento di aver elevato lo studio della felicità ad una posizione di tutta rispettabilità accademica.

La psicologia positiva nasce nelle università, ma vuole essere comprensibile, parlare alla gente comune, il che è lodevolissimo, ma inevitabilmente, accanto a ricerche condotte con criteri scientifici i media tendono a mescolare insegnamenti di tipo new age, che propongono tecniche quali: “Visualizzate i vostri obiettivi”, “Pensate positivo”, “Eliminate la parola ‘impossibile’ dalla vostra vita” e via dicendo. Come osservano giustamente molti critici, attraverso seminari, DVD, CD e libri di auto-aiuto ecc., a diventare veramente felici sono questi  “Life Coach”, che spesso non sono neanche psicologi e che riescono a creare, sull’ottimismo, business miliardari.

Va detto che l’idea di pensare positivo, sempre e comunque, non rappresenta un ideale da raggiungere: in molti momenti, una dose di sano pessimismo può aiutare le persone a difendersi da minacce che altrimenti non avrebbero neanche percepito e niente, come le delusioni e le sconfitte,  può creare le condizioni per un vero cambiamento, visto che esse permettono di attrezzarsi in modo adeguato per affrontare le vicissitudini della vita. Pensare, solo e troppo, in modo positivo porta invece, inevitabilmente, alla delusione e al fallimento.

Ma è proprio questo il punto: la psicologia positiva non è quella descritta da questi life coach miliardari e non ha nulla a che fare con la faccina gialla che ride. L’obiettivo dichiarato della psicologia positiva è quello di aiutare le persone a sfruttare al meglio le proprie risorse, le proprie potenzialità. Lo scopo finale è quello di vivere una vita più sana, più lunga, con molte soddisfazioni, sia nel lavoro, che nelle amicizie, che nelle relazioni intime. Come si vede, il campo contrasta nettamente con la maggior parte della letteratura psicologica, che si è invece concentrata sull’obiettivo di ridurre le malattie e i disagi. (Obiettivo più che rispettabile, ma che lascia inevasa la richiesta delle persone di trovare strumenti idonei a migliorare la qualità della propria vita. In mancanza di una psicologia positiva accademica, le persone potrebbero più facilmente rivolgersi a questi guru della felicità, con conseguenze imprevedibili (o, forse, fin troppo prevedibili).

Alcuni dei risultati ottenuti in questo settore sono entusiasmanti e sfidano molti luoghi comuni su ciò che è necessario per vivere una vita felice e sana.  Un famoso studio ha riguardato i vincitori della lotteria e le vittime di lesioni spinali scoprendo che, mentre coloro che avevano vinto la lotteria erano stati brevemente molto più felici di coloro che erano diventati paraplegici (che erano stati per un breve periodo “molto infelici”), tutti ben presto hanno ritrovato i loro livelli originali di felicità.

Allo stesso modo, la ricerca di ricompense estrinseche, come il denaro e lo status, non portano a una felicità duratura: la ricerca in psicologia positiva (vedi ad esempio il libro di Seligman) ha scoperto che il benessere nel lungo termine è dato dal coltivare la fiducia in sé stessi, le relazioni, avere un lavoro interessante e coinvolgente, e definire degli obiettivi significativi, che permettano di riconoscere i progressi effettuati.

Un’altra serie di risultati suggerisce che gli individui sono più felici se riescono a lavorare sui loro punti di forza, così come a migliorare le loro aree di debolezza. La ricerca condotta nel mondo del lavoro ha scoperto che, anche se i dipendenti problematici richiedono maggiore attenzione, i manager che investono il loro tempo con i loro migliori lavoratori invece che con i peggiori, ottengono migliori risultati (due o tre volte superiori).

Allo stesso modo, i manager che creano ambienti che consentono ai dipendenti di esercitare regolarmente il loro talento possono usufruire di lavoratori più produttivi (ed anche meno costosi). Il punto dunque non è quello di ignorare gli aspetti negativi della vita, ma di creare le condizioni per far si che le persone e le comunità possano essere più felici.

La psicologia positiva desidera informare le persone su come si può organizzare al meglio la propria vita, nelle scuole e nei luoghi di lavoro, perché essa sia più coinvolgente, produttiva e solida. L’obiettivo esplicito della disciplina è quello di basarsi su un approccio legato all’evidenza scientifica, per aiutare le persone e crescere e ad uscire dall’apatia, dall’ isolamento, dalla depressione, ecc. attraverso la loro creatività e la voglia di vivere, per costruire una vita più felice e più prospera.

Le persone che conoscono bene la materia sanno che la psicologia positiva non si concentra esclusivamente su positività ed ottimismo, ma studia la capacità di adattamento, i punti di forza, la resilienza (cioè la capacità di uscire più forti dalle esperienze negative).

Si tratta di un campo di studi nuovo e affascinante: un paio di anni fa, l’Università di Harvard mise in calendario un corso di Psicologia Positiva, che venne pubblicizzato come segue: il corso si concentra sugli aspetti psicologici di una vita appagante e fiorente. Gli argomenti riguardano felicità, autostima, empatia, amicizia, amore, realizzazione, creatività, musica, spiritualità, e umorismo. Chi non avrebbe desiderato seguire un corso di questo tipo?

Ci sono certamente alcune legittime critiche che si possono fare alla psicologia positiva: il campo è ancora relativamente nuovo e  le ricerche sono state condotte quasi esclusivamente in contesti occidentali. Ma la maggior parte delle critiche nei confronti della psicologia positiva non riguardano la ricerca quanto il modo in cui vengono pubblicizzate ed applicate le scoperte. Come per ogni movimento emergente, la tendenza è quella di vendere servizi o scrivere libri e, come in ogni campo, ci sono “consulenti” che, per vendere, promettono troppo, offrono troppo poco e, così facendo, creano una legittima resistenza nei confronti di questa nuova psicologia.

Dr. Giuliana Proietti

Fonti:
Academics find putting on a happy face not always such fun, The Age
Thinking negative, The Age
Negative reports of positive psychology show ignorance isn’t bliss, The conversation

Immagine:
Master isolated images, Free Digital Photos

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Dr. Giuliana Proietti
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