Famiglia Freud

Sigmund Freud, le sue sorelle e l’invidia del pene

Freudiana

Sigmund Freud, le sue sorelle e l’invidia del pene

Freudiana

Ultimo aggiornamento: Set 9, 2021 @ 11:00

Le sorelle Freud furono delle vittime, non solo del nazismo (tutte, tranne Anna, sposata in America, morirono in un campo di concentramento), ma anche della loro famiglia e del fratello maschio Sigmund.

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Infatti, quando Freud emigrò in Gran Bretagna con tutti gli onori, le sue sorelle rimasero a Vienna e purtroppo furono poi internate in un campo di concentramento. Ernest Jones, a proposito della fine delle sorelle Freud scrisse:
“Per fortuna Freud non seppe mai ciò che avvenne loro», ma non tutti gli storici sono d’accordo su questa inconsapevolezza del famoso fratello “.

Il calvario finale di Rosa, Mitzi, Dolphi e Paula fu comunque l’apoteosi di una vita di sacrificio dedicata, dall’infanzia, alla gloria del fratello primogenito, il figlio che la madre Amalia idolatrava. Solo per citare un piccolo esempio, quando la famiglia Freud attraversò dei forti periodi di crisi economica (dovuti anche alla necessità di spendere molti soldi per mantenere agli studi Sigmund Freud) furono le sorelle a fare i maggiori sacrifici: Rosa fu mandata in Inghilterra e Mitzi a Parigi, dove trovarono posto come domestiche (e poterono così inviare soldi alla famiglia).

Sigmund aveva cominciato i suoi studi di medicina nel 1873, anno di una grave crisi economica, che interessò molte famiglie austriache e sicuramente anche la famiglia Freud. Ciò nonostante ‘Sigi d’oro’, come lo chiamava la madre, poté continuare gli studi e laurearsi, peraltro in ritardo di tre anni rispetto ai tempi normali. Freud visse poi sei mesi a Parigi, anche se con una borsa di studio vinta per andare a studiare l’ipnosi da Charcot. (A Parigi tuttavia, sappiamo che il giovane e ambizioso Sigmund andava a teatro e faceva la bella vita, non certo si preoccupava di mandare i soldi a casa…. ). E’ addirittura probabile che Sigmund e Mitzi furono a Parigi nello stesso periodo, ma non risulta che i due si siano mai incontrati nella capitale francese.

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A 27 anni Sigmund Freud viveva ancora in famiglia, fatto veramente raro per l’epoca. A lui solo era riservata la moderna illuminazione elettrica e la disponibilità di un ufficio: gli altri andavano avanti con le candele e dividevano insieme i piccoli spazi della casa.

Leggi anche:  Mio fratello Sigmund Freud (descritto dalla sorella Anna)

Si potrebbe pensare che il ritratto dato fin qui del padre della psicoanalisi sia poco rispettoso della sensibilità del Maestro, ma è lui stesso a smentire questa ipotesi, quando scrisse, quaranta anni più tardi, nella sua autobiografia: ” Non mi ricordo di aver mai avuto, durante la mia giovinezza il desiderio di alleviare le sofferenze dell’umanità”. E nemmeno quelle della famiglia, verrebbe da aggiungere.

Le quattro sorelle, sebbene più giovani di Sigmund, si erano sposate o fidanzate prima di lui, forse per non essere di peso alla famiglia: Anna, la più grande (cui Freud in anni precedenti aveva fatto togliere il pianoforte perché il suono lo distraeva dagli studi e alla quale impediva di leggere Flaubert o Dumas perché non adatti ad una giovane donna), aveva sposato Elie Bernays (fratello di quella Martha Bernays che poi sposò lo stesso Freud) e poi si era trasferita con lui in America ; Rosa, la sorella “preferita” da Sigmund, divenne la signora Graf, Paula si sposò con Herr Winternitz. Maria, l’esiliata parigina, si sposò con un parente rumeno (che Freud chiamava sprezzantemente l’asiatico’) Dolphi rimase invece nubile e restò insieme alla madre Amalia fino alla morte di quest’ultima, che la colse all’età di 95 anni. Tutte le sorelle sposate rimasero vedove.

Tre mesi dopo l’Anschluss dell’11 Marzo 1938, Freud e la sua famiglia lasciarono l’Austria per fuggire in Gran Bretagna. Freud aveva allora 82 anni e soffriva da ventitré anni di un cancro alla mandibola. Quando avvenne l’Anschluss lui si riteneva troppo vecchio e troppo malato per lasciare Vienna, ma poi cedette alle pressioni del suo entourage.

Freud era allora già famoso in tutto il mondo e, per salvarlo dalle minacce dei nazisti, fu perfino contattato il Presidente Roosevelt in persona, oltre a numerosi diplomatici, per ottenere il permesso di espatrio (Ci fu anche l’intervento inatteso di Mussolini, cui Freud aveva dedicato uno dei suoi libri).

Freud poté dunque salvare la sua vita e quella dei più stretti familiari, così come le sue fortune e le sue collezioni di statue antiche, che arrivarono intatte in Inghilterra. Lì comprò Maresfeld Garden, una grande casa divenuta ora museo, dotandola anche di un ascensore. A Londra si poté permettere anche i migliori medici e chirurghi del momento, che lo andavano a curare partendo dal ‘Continente’, come ad esempio il Professor Lacassagne, primario dell’Ospedale Pierre e Marie Curie, di Parigi.

In Inghilterra Freud ricevette il permesso di lavoro per lui, per la sua famiglia, per i suoi domestici, per i suoi medici personali e per un certo numero di allievi, con le loro famiglie. Oltre alla moglie Martha, con Freud a Londra c’erano la cognata Minna, i figli con le loro rispettive famiglie e l’amica del cuore della figlia Anna: Dorothy Burlingham. Non erano stati lasciati a casa nemmeno il cagnolino Chow-Chow detto “Lün” e la preziosa collezione d’arte antica.

Dr. Giuliana Proietti
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa

Giuliana Proietti psicologa
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g.proietti@psicolinea.it
Ultimo aggiornamento: Set 9, 2021 @ 11:00

Rosa, Maria, Dolphi e Paula non erano destinate alla partenza: infatti, le sorelle Freud non furono neanche iscritte nel modulo di espatrio procurato da Ernest Jones. Quando il pericolo nazista si fece più vicino, i due fratelli maschi, Alexander e Sigmund si limitarono a consegnare alle sorelle la somma di 160.000 scellini austriaci (circa 22.400 dollari) somma che doveva servire per la loro vecchiaia. E con questo, si liberarono la coscienza.

Sarebbe errato pensare che Freud non si rendesse conto di quanto stava avvenendo: la sua mente era ancora lucidissima, egli stesso aveva ricevuto una visita della Gestapo a casa, era stata poi fermata la figlia Anna e si sa che lui teneva un diario di tutti questi avvenimenti. Nei quindici mesi che visse in Inghilterra poi, Freud riceveva dei pazienti, scriveva dei libri, manteneva i contatti con gli allievi, si curava personalmente di un possibile premio Nobel: come si fa a pensare che non si rendesse conto del pericolo che correvano le sue sorelle in Austria?

Certo, quattro sorelle anziane, vedove, forse malate avrebbero forse avuto difficoltà nell’espatrio, ma sappiamo al riguardo che la cognata di Freud, Minna Bernays, era anche lei malata, essendosi da poco operata agli occhi (e a Londra ebbe una lunga e difficile convalescenza).

Appare veramente inspiegabile questa trascuratezza di Freud nei riguardi delle sorelle, lasciate a vivere di stenti in Austria, costrette a subaffittare il loro appartamento ed infine a chiedere aiuto al figlio del fratello Alexander, che viveva a New York, il quale cominciò a inviare loro la somma di 12o0 dollari al mese.

Il 29 Giugno 1942, Marie, Dolphi e Paula finirono nel campo di concentramento di Théresienstadt. Rosa Graf le seguiì con il convoglio del 29 Agosto. Qui trovarono tutte la morte, con buona pace del caro fratello Sigmund che “per fortuna non seppe mai”, come si/ci consolava Ernest Jones.

Forse questa triste storia ci aiuta anche a capire da che tipo di concezione della donna possano essere nate teorie come “l’invidia del pene”.

Giuliana Proietti

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