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malattie cronicheSpesso i pazienti, anche coloro che hanno gravi malattie croniche, non riescono ad aderire completamente alle terapie mediche, e questo è fonte di preoccupazione, sia per i familiari, sia per i medici. Le ragioni sono molteplici:

    • L’adesione potrebbe essere influenzata dalla complessità del trattamento;
    • Ci potrebbero essere effetti collaterali sgradevoli o intolleranze da farmaci;
    • I cambiamenti proposti nello stile di vita potrebbero sembrare impossibili per il paziente;
    • Il paziente potrebbe essere depresso e apatico e quindi poco propenso a curarsi.

Molti problemi di salute, specialmente nelle malattie croniche, richiedono che il paziente adotti una modalità di auto-gestione delle cure, ma spesso i pazienti non dispongono delle competenze necessarie, o trovano questa cosa troppo difficile per loro. I cambiamenti nella cura di sé, incluse le modificazioni del comportamento alimentare, possono portare i pazienti a sperimentare sentimenti di frustrazione e impotenza, per cui l’adesione a un protocollo di terapia medica può essere avvertito come eccessivamente impegnativo.

Da tempo si è capito che la principale cura, per tutte le malattie esistenti e per la prevenzione, è lo stile di vita. I risultati di Ford, Bergman, Boeing, Li e Capewell (2012) suggeriscono che gli adulti che consumano una dieta sana e che intraprendono attività fisica sufficiente possono ridurre significativamente il rischio di morte precoce. In un campione diversificato di adulti che vanno dai 45 ai 64 anni, King, Mainous e Geesey (2007) hanno scoperto che le persone che hanno adottato uno stile di vita sano nella mezza età, sperimentano un vantaggio immediato di minore rischio di ammalarsi di malattie cardiovascolari e di mortalità precoce. Questo studio dà dunque speranza anche a coloro che, dopo decenni di cattive abitudini di vita, decidono di vivere in modo più sano, influenzando positivamente anche il loro stato di salute. King, Mainous e Everett (2009) hanno tuttavia scoperto che l’aderenza ad un modello di stile di vita sano diminuiva però nel tempo, nel corso dei 18 anni studiati, e parallelamente diminuiva anche lo stato di salute dei soggetti.

La modificazione delle abitudini di vita è spesso vissuta come difficile da parte dei pazienti. Essi possono trincerarsi dietro pensieri irrazionali, del tipo: “Non potrò più mangiare nulla di appetitoso”, “non potrò mai avere più soddisfazioni dalla vita”. Questi sono esempi del pensiero “tutto o niente”, mentre invece sappiamo che  vi possono essere innumerevoli compromessi o alternative, che possono essere sorprendentemente positivi per la sensazione di benessere. Altri si difendono dal cambiamento dicendo di non potersi attenere al nuovo stile di vita perché non sanno cucinare, non hanno tempo, non hanno i soldi, ad esempio per andare in palestra.

In realtà possono esserci molte altre soluzioni possibili, cambiando atteggiamento mentale verso la malattia e la relativa cura. Ad esempio, per fare attività fisica non è necessario andare in palestra: il solo svolgere attività fisica per venti minuti al giorno può già dare molti benefici alla salute, come dimostrano molti studi.

Il modo in cui i pazienti rispondono alle sfide per prevenire e gestire la malattia cronica potrebbe dunque essere supportato dall’intervento di uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, il quale ha gli strumenti per aiutare i pazienti a modificare il loro stile del pensiero e i loro comportamenti, al fine di aderire meglio alla terapia medica, per migliorare non solo il loro stato di salute, ma la loro qualità della vita, in generale.

Dr. Walter La Gatta

Fonte:
How Cognitive Therapists Can Contribute to Patient Well-Being, Beck Institute

Immagine:
Pixabay

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