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A scuola con le scimmiette – Consulenza online

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A scuola con le scimmiette – Consulenza online

scuola

Insegno in una classe prima della scuola primaria e non riesco a risolvere le problematiche comportamentali di due scolari che, sistematicamente, impediscono il normale decorso dell’attività scolastica, sia essa ludica o strettamente didattica. Sono stata costretta a far togliere la lavagna perchè vi si arrampicano sopra e vi si dondolano a testa in giù. Ma ora si arrampicano sullle finestre e si lanciano da lì sui banchi e tra i banchi. La situazione familiare dei due scolasri è diversa, ma ugualmente difficile: la bambina è orfana di padre (ucciso per un regolamneto di conti) ma, dopo due anni, non ha ancora assorbito il colpo e ne parla – e lo dipinge – come se fosse vivo; il bambino ha un fratello down di pochi anni più grande, e di questo fratello imita i comportamenti e gli atteggiamenti oppositivi. Ambedue i bambini sono normodotati, ma rifiutano qualsiasi impegno scolastico che superi qualche minuto. Ho parlato con le famiglie che, scusandosi per il comportamento della prole, dicono che il pronlema è mio perchè non sono abbastanza autoritaria e autorevole. Simile risposta ho dalla dirigente. Ho provato molte strategie (dal cooperative learning all’attività prettamente ludica), ma il risultato è sempre lo stesso … le scimmiette che si dondolano a testa in giù. I problemi scompaiono quando in aula ci sono due docenti, ma sono momenti sporadici. Cosa posso fare se non ho l’appoggio nè delle famiglie, nè della scuola? Grazie per l’attenzione.

Gentilissima,

Non so da quanti anni lei insegni, perché non lo dice. Credo però che lei sia una giovane insegnante, che è stata letteralmente abbandonata nella “fossa dei leoni”. Lavorare proficuamente in un ambiente così difficile e con alunni così problematici credo sia possibile solo a persone particolarmente esperte e dal carattere carismatico: si tratta infatti, anzitutto, di farsi accettare da bambini difficili, che vengono a scuola senza forse neanche aver capito benissimo cosa ci vengano a fare… Probabilmente, ancor prima di apprendere la didattica, questi bambini avrebbero bisogno di supporto psicologico e di comunicazione empatica, perché possano vedere riconosciuti i loro problemi e possano cominciare a sentire la scuola come un luogo piacevole e protettivo, dove non solo essi possano sentirsi riconosciuti, ma possano anche trovare gratificazioni ai loro desideri di socialità, alle loro curiosità, ai loro bisogni di comprensione e di affetto. Sicuramente lavorare insieme agli altri bambini, come lei ha tentato di fare, potrebbe essere molto utile, ma come primo intervento credo potrebbe funzionare di più la ricerca di un rapporto personale più profondo con questi alunni. Se questi bambini si comportano così infatti è perché si sentono probabilmente inadeguati all’ambiente e per questo vogliono richiamare l’attenzione su sé stessi (A quell’età non sanno fare grandi discorsi e un comportamento molesto può essere anche un modo per dire: prestami attenzione, ho bisogno del tuo aiuto!). Lei li chiama “scimmiette”: d’accordo, sarà solo una battuta, però sinceramente questa espressione mi fa pensare che lei abbia ormai perduto la speranza di scolarizzare questi bambini, cioè di vederli cambiare, di interessarli, di coinvolgerli. Le si chiede, del resto, mi rendo conto, un compito molto difficile, che lei potrebbe svolgere con tutte le migliori intenzioni, ma senza la necessaria esperienza. Poiché la scuola, in questo periodo, credo non le possa offrire assolutamente alcun supporto, le consiglierei di non arrendersi e di cercare di ritrovare energia e motivazione attraverso una consulenza professionale. Non si offenda: anche noi psicologi abbiamo a volte bisogno della supervisione di uno psicologo più esperto, per risolvere casi clinici difficili e questo vale senz’altro anche per gli insegnanti (di buona volontà).
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

Immagine: Wikimedia

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Dr. Giuliana Proietti
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4 risposte

  1. Dr. Giuliana Proietti ha detto:

    Accetto la critica, Sig. Diego: sarebbe stato senz’altro meglio usare un’altra espressione, se non altro per evitare il collegamento fra queste due categorie animali e prevenire critiche come la sua.

    In ogni caso, volevo semplicemente esprimere comprensione empatica all’insegnante, in quanto mi rendo conto che lei possa sentirsi abbandonata in un ambiente molto difficile ed ostile (la “fossa dei leoni”, appunto), senza i necessari mezzi per potersi difendere. Tra questi mezzi, ho indicato una maggiore esperienza e delle maggiori conoscenze di tipo psicologico.

    Quanto alla sua idea che il sistema scolastico dovrebbe esigere di più dalle famiglie, credo che sia di difficile attuazione, perché chiedere di più alle famiglie con problemi significa solo allontanare i ragazzi dalla scuola. E questo non è mai un bene.

    A mio parere è invece importante che sia la scuola a dover “dare di più”, in tanti modi: anche selezionando gli insegnanti ed avviandoli al lavoro nelle varie realtà, sulla base delle competenze acquisite e delle propensioni personali.

    Forse questa insegnante, in una scuola del centro, con famiglie di altro tipo, sarebbe fantastica.

  2. Diego ha detto:

    fa riflettere l’insegnante sul termine “scimmiette”, ma anche lei usa il termine “leoni”. Ritengo che dalle famiglie il sistema scolastico debba esigere un lavoro maggiore.

  3. Dr. Giuliana Proietti ha detto:

    Parole sacrosante, ma a volte anche mettersi in discussione può essere di aiuto.

  4. Anonymous ha detto:

    Il fatto è che semplicemente questi bambini avrebbero bisogno o di un insegnante di supporto o di un supporto terapeutico, cose entrambe che non si può chiedere a una maestra, il cui primo compito è quello di insegnare e non di improvvisarsi assistente sociale o psicoterapeuta.
    Non si può chiedere a un insegnate di essere tutto e il contrario di tutto allo stesso tempo: o si risolvono i problemi personali degli alunni o si insegna, le due cose contemporaneamente sono impossibili senza un supporto.

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