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Consulenza – Dentro e Fuori di Te 21

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Consulenza – Dentro e Fuori di Te 21

Consulenza

Lettere a Dr. Giuliana Proietti

Giuliana Proietti

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta sessuologa

DENTRO E FUORI DI TE
Archivio Storico  2012-2018
Pagina n. 21

 

Come riavvicinarlo
#1 09-18-2013, 05:19 PM

bungiorno Sig.ra Letizia le scrivo per avere un parere e consiglio nei riguardi della mia relazione sentimentale finita circa 1 mese fà. (5 anni tre di convivenza). Io 30 anni lui 45 divorziato con figlia maggiorenne.La lite di un mese fà argomento matrimonio e figli.Le ho espresso da circa 1 anno il mio desiderio di sposarmi e diventare madre.
Dopo mesi di miei allontanamenti discussioni e litigi mi ha illusa che fosse anche il suo desideri e siamo tornati assieme. Ho percepito con il tempo fossero ancora solo parole così l’ho spinto a fare una scelta che in realtà non si è mai sentito di fare l’avrebbe fatta per me per non perdermi. Sono esplosa lui ha notato il mio malessere e ha colto il momento per lasciarmi. Si è allontanato da me non mi cerca più e mi ha invitato a trovarmi un uomo che mi renda felice lui non cè riuscito. Ora non sò che fare. Desidero tornare con lui perchè lo amo ma non saprei come riavvicinarlo a me.
Grazie buona giornata.

Non so perché mi chiama Letizia… Forse in ricordo della posta del cuore di Donna Letizia?

In ogni caso, il consiglio che sento di darle è sicuramente lo stesso che le ha dato il suo ex: la differenza di età è troppo elevata ed avete, di conseguenza, differenti obiettivi e priorità.

Un adattamento forzato ai desideri dell’altro/a non potrebbe mai rendere il rapporto equilibrato e felice.

Con i migliori auguri.

Ansia e depressione
#1 09-18-2013, 05:27 PM

Ho più di un problema e con gli anni aumentano. Non sono giovane. Ho 47 anni. Da otto sono in cura farmacologica per ansia e depressione . Per quattro anni sono stata seguita da una psicologa , terapia cognitivo comportamentale, poi ho smesso perché avevo già speso troppi soldi e poi perché mi sentivo in una situazione di stallo dove lei mi diceva più o meno le stesse cose e io non mi sentivo meglio. Rigidità, dicono. In questi otto anni ho portato in superficie problemi alimentari e alcol. Di tutto, ne parlavo anche con lo psichiatra che conoscendo la mia storia di vita , riconosceva le difficoltà, ma ovviamente cercava di farmi ragionare sulle conseguenze dei miei comportamenti. Una cosa che ho taciuto, perché me ne vergogno molto, è che da un paio d’anni rubacchio e la ragione a volte non me la spiego, é come se avessi diritto a farlo, altre volte perché voglio risparmiare pur potendo permettermi di comprare. Non voglio più andare dallo psicologo. Continuo ad andare dallo psichiatra per controlli. Conosco bene le ragioni che mi hanno reso così fragile. Vorrei trovare un modo per star bene. Sento parlare di biblioterapia. Vorrei sapere cosa pensate di ciò che vi ho scritto. Grazie

Gentilissima,

Se conoscessi una soluzione non psicologica al suo problema gliela direi sicuramente, ma purtroppo non la conosco.

La cleptomania è una dipendenza, come del resto lo sono anche la dipendenza da cibo e da alcol e dunque, a mio parere, il focus della terapia cognitivo comportamentale non dovrebbe riguardare genericamente ansia o depressione, ma ogni singolo sintomo che le crea malessere, dandosi degli obiettivi chiari e definiti da raggiungere (in genere entro 6-12 mesi).

Strana dunque questa lunga psicoterapia in cui lei si sente ripetere le stesse cose e in cui lei omette particolari essenziali del suo presente e del suo passato. Non meno strana è infatti l’affermazione secondo la quale lo psichiatra, che le fa occasionali controlli e le prescrive dei farmaci, conosce la sua “storia di vita” meglio della sua terapeuta…

Tutto questo mi fa pensare che lei non si fidi in realtà né delle medicine dello psichiatra, né delle parole della terapeuta e che si affidi solamente ai suoi pensieri e alle sue convinzioni (“Conosco bene le ragioni che mi hanno reso così fragile”) per comprendere il suo malessere: così facendo però cronicizza i problemi e rifiuta di fatto qualsiasi aiuto esterno, resistendo alla terapia (quello che qualcuno ha definito “rigidità”).

Verrebbe da pensare che la soddisfazione che prova nell’imputare le sue cause di sofferenza a qualcosa o a qualcuno superi di gran lunga il suo desiderio di guarigione e di cambiamento. Forse odio e rancore non le permettono di perdonare e di guardare al futuro, neanche se è in ballo il suo benessere. In questo modo lei resta prigioniera e vittima di sé stessa.

Anche il riferimento alla biblioterapia mi sembra vada nella stessa direzione: cercare nei libri (e non nelle persone, nei professionisti), quello che serve per curarsi… Vale a dire selezionare le parole che le interessa sentirsi dire ed impedire, di fatto, un confronto con quei pensieri e quegli atteggiamenti che probabilmente determinano ed hanno determinato ogni suo malessere e sofferenza.

Saluti cordiali.

Ansia e insonnia
#1 09-18-2013, 05:31 PM

Gentili psicoterapeuti,

Soffro di ansia generalizzata da molto tempo, di solito pero’ assumendo EN gocce controllavo la situazione e non avevo bisogno di altro se non 10 gocce saltuariamente. Ultimamente pero’ la situazione si e’ aggravata a causa di acufeni che mi procurano ansia e insonnia. Vorrei sapere se e’ possibile utilizzare melatonina a lungo termine (la sto assumendo in cp da 5 mg da 25 giorni ed e’ molto efficace). Vorrei inoltre sapere se posso assumere benzodiazepine associate alla melatonina, per controllare l’ansia durante il giorno e assumere melatonina solo la sera per dormire. Inoltre vorrei sapere se un dosaggio di 10-13 gocce di En una o due volte al giorno puo’ essere mantenuto a lungo termine senza considerevoli effetti collaterali, insieme alla melatonina.
Insomma, cerco una terapia risolutiva, leggera e assumibile a lungo termine per ansia e insonnia.
Grazie

Gentilissimo,
Forse le sfugge che gli psicoterapeuti curano i pazienti con le parole e non con i farmaci 😉

Impossibile dunque risponderle.

Genitori efficaci
#1 09-26-2013, 09:54 AM

Salve, in merito al metodo gordon genitori efficaci abbiamo inziaito con mia moglie a cercare di applicare il metodo del consenso per trovare una soluzione che vada bene a tutti (abbiamo 3 figli).
La prima riunione è stata convocata da noi che avevamo bisogno di maggior aiuto nelle faccende domestiche.
Poi nostro figlio maggiore ha chiesto di convocare una riunione per trovare risposta ad un suo bisogno (giocare al pc). Mia moglie sostiene che prima dobbiamo trovare una soluzione condivisa io e lei e poi raffrontarci con questa con tutta la famiglia.
Dato che io e lei non l’abbiamo trovata stiamo rimandando da una settimana la riunione e io temo che nostro figlio perda fiducia nel metodo (ha iniziato a dire che se il bisogno è vostro la riunione si fa subito, quando si tratta dei miei si rimanda).
E’ corretto attendere di trovare prima un accordo tra genitori e poi con questo confrontarci con i figli, anche se questo rischia di frustrare le aspettative del figlio, o è meglio metterci a parlare tutti insieme e che ognuno dica la sua, trovando tutti insieme una soluzione condivisa?

grazie

Gentilissimo,
Al di là del metodo Gordon, che può essere efficace, ma che senz’altro non è la bibbia, specialmente per noi italiani, che in alcune faccende potremmo trovarlo un po’ troppo americano, io direi che, in caso di disaccordo, occorre fare una riunione e dire ognuno ciò che pensa.

Se lei e sua moglie siete in disaccordo, ciò che potete fare, reciprocamente, è valorizzare i punti che vi uniscono e dare minore importanza (almeno davanti ai figli) agli aspetti che vi dividono. Questi andrebbero discussi in separata sede, fino alla ricerca di un compromesso.

Cordiali saluti e complimenti per la vostra democrazia familiare 😉

Relazione molto complicata… 
#1 09-29-2013, 07:31 PM

Buongiorno, premetto che la storia è un po lunga ma… credo interessante per tanti.
io sono separato da 5 anni, dopo varie relazioni di poco conto quasi due anni fa conosco la mia attuale compagna, subito è nato qualcosa di travolgente. Io ho 55 anni molto ben portati e lei ne ha 42. Lei sposata con un figlio, una vita matrimoniale fatta di sacrifici e insoddisfazioni che l’ha condotta a vivere gli ultimi 5 mesi prima di conoscerci da separata in casa, una situazione sancita da suo marito e nei quali i due non comunicano se non tramite sms. Dai primi incontri capisco e lei mi conferma le sue insicurezze… il marito soffriva di eiaculazione precoce, (molto precoce) la usava solo ed esclusivamente per soddisfare le sue voglie, in lei vedeva una figura materna… e tanti altri problemi vari. Dopo una decina d’anni di matrimonio lei è andata da uno psicologo per risolvere i suoi blocchi, per salvare il matrimonio ha invitato anche suo marito a fare altrettanto, ma lui dapprima accondiscendente si è ritirato alla terza seduta, questo ad insaputa della moglie. Per farla breve, iniziamo a frequentarci e si finisce per avere incontri e rapporti quotidianamente, lei è al settimo cielo, ci innamoriamo e viviamo questa favola clandestina con un entusiasmo che auguro a tutti. Dopo 5 mesi il marito scopre la nostra relazione e qui iniziano i problemi. Lei è fuori di casa per lavoro e il marito, in casa col figlio, inizia a distruggere tutte le porte interne di casa con un martello, brucia tutto quello che gli capita a tiro e invita il figlioletto di 11 anni a chiamare la madre. La madre mi chiama al telefono e mi racconta l’accaduto e contemporaneamente chiama la polizia. Quando arrivo sul posto la mamma e il figlio scortati dalla polizia, portandosi appresso due valigie e dopo i necessari controlli effettuati anche su di me vengono invitati a trasferirsi a casa mia. Premesso che già la notte precedente lui aveva dato segni di squilibrio bruciando l’album del loro matrimonio e altri effetti personali di lei.
Io li ospito e, la prima sera che si trovano a casa Lei gli invia una mail nella quale gli comunica la sua intenzione di adire le vie legali per sancire la loro separazione. Subito dopo arriva un messaggio da parte del marito al quale segue una telefonata tra i due, con una voce irreale lui la implora di tornare, pur sapendo della nostra relazione la implorava di amarlo!!! Una telefonata drammatica ma lei era ormai determinata a risolvere quel matrimonio che l’ha resa infelice. L’indomani mattina il figlio decide di chiamare il padre ma lui non rispondeva, allora convince la madre ad accompagnarlo a casa, la madre lo accontenta, il figlio entra e trova il padre impiccato…
….Mi chiama e io li raggiungo subito, porto via il bambino e mi muovo per risolvere i problemi burocratici e non di quella disgrazia. Dopo un mese nonostante la mia titubanza andiamo a convivere. Da allora è passato un anno e mezzo circa. Lei è sempre sofferente, mette in discussione il nostro rapporto, io vado via da casa 3 volte, però sia io che lei non riusciamo a stare lontani, ciò che ci lega è veramente forte, al dila dei suoi fortissimi sensi di colpa. Nel frattempo il mio lavoro è cessato, faccio dei programmi per andare all’estero, lei è disposta a seguirmi col figlio per tanti motivi, però la nostra relazione va avanti a periodi alterni, io son sempre molto attento, premuroso, disponibile, lei invece improvvisamente fa il muso, inizia a dire che non le offro la necessaria sicurezza, che lei mi ama però io non la capisco… e quando si arriva a discutere comunque saltano fuori sempre i suoi sensi di colpa. io non ci capisco più nulla, so bene che per quanto sia una donna forte non riuscirebbe a vivere da sola, so bene che lei mi ama, e che io la amo; son pronto ad organizzare un futuro assieme e lei anche, però a giorni alterni… nei giorni no mi dice che io devo dimostrarle di essere all’altezza di saper vivere anche senza di lei… nei giorni si invece è un tesoro e mi chiede scusa per quanto mi sta facendo sopportare… Cosa devo pensare? come mi consiglia di operare? Dal suo punto di vista che futuro può avere la nostra relazione? La informo anche che il figlio ha superato meglio di lei il problema del suicidio del padre, il figlio, a parte i piccoli conflitti di possesso nei confronti della madre, si è molto legato a me e costantemente reputa la mia presenza nella sua vita più importante di quella del padre. Ho necessità di un suo parere in merito, che pesci devo pigliare? che comportamento devo assumere? Non so più a che santo votarmi e c’è il rischio vero che nonostante l’amore che ci lega la nostra relazione possa interrompersi e io prima di prendere una decisione così drastica vorrei poter fare qualcosa.

Esaudisco senz’altro la sua “necessità” di un mio parere sulla vicenda, anche se, malgrado la storia sia descritta benissimo, non mi è facile farmi un’idea complessiva della situazione.

Credo, ovviamente, che la sua compagna sia rimasta traumatizzata da questa terribile esperienza, che certo non si supera in un periodo così breve come un anno e mezzo e, soprattutto, non credo si superi facilmente senza aver fatto un lavoro psicologico profondo su di sé. Ne è prova il fatto che il figlio sembra abbia reagito meglio della madre a questa vicenda, nonostante la giovane età e nonostante sia stato lui a scoprire il suicidio: il ragazzo però, a differenza della madre, non prova sensi di colpa e non si sente responsabile di una scelta tanto tragica.

A questo aggiunga che uno shock così grande potrebbe anche portare a distorcere i ricordi e a idealizzare persone e situazioni, al punto di attribuirsi responsabilità e comportamenti scorretti, che invece non vi sono obiettivamente stati.

Per questo le suggerirei di chiedere alla sua compagna di sottoporsi ad un ciclo di psicoterapia e se, nonostante questo, la vostra coppia non dovesse ritrovare l’armonia perduta, potreste provare anche con una terapia di coppia.

Infine, la mia sensazione personale, tratta dal modo in cui lei ha raccontato questa storia, è che lei non veda l’ora di allontanare questo episodio da sé/da voi e che per questo abbia imparato a guardare ad esso con grande razionalità e freddezza, allo scopo di non farsene travolgere emotivamente. Chiaramente non può pretendere un comportamento simile da una donna che con questa persona aveva vissuto per anni e che con lui aveva scelto di avere un figlio.

Saluti cordiali e molti auguri.

Voglia di recuperare……
#1 10-13-2013, 02:23 PM

Buongiorno,
sono una ragazza di 32 anni e vorrei chiederle un parere sulla mia storia….
Ho avuto una splendida relazione durata 9 mesi con un ragazzo di 36 anni separato e brutalmente ferito dalla sua ex moglie. Da quanto mi ha raccontato ha vissuto un incubo in quanto la sua ex lha usato semplicemente per tappare i suoi debiti , clima famigliare orribile in quanto la suocera si intrometteva sempre, urla e discussioni ogni giorno, alla fine lha cacciato fuori di casa dicendo di non amarlo piu e che è stato con lui solo per sistemare le questioni amministrative……il succo è questo! Lui da questa storia ne è uscito tramortito , non aveva piu stima in se stesso, non credeva piu nell’amore, insomma non era piu se stesso! Poi si è ritrovato da solo perche la famiglia si trova in un altro paese, un nuovo impiego, tante cose assieme! Poi ha conosciuto me e si è ripreso abbastanza, si è lanciato in questa storia d’amore con me e abbiamo passato dei splendidi momenti assieme. Purtroppo però abbiamo affrettato un po i tempi e siamo arrivati al punto di vederci tutti i giorni, andavo a dormire da lui tutte le sere e quindi era diventata una storia piuttosto seria! Ad un certo punto lui si è sentito come soffocare dalla mia costante presenza , io gli ho messo pressione sempre senza volerlo e li e caduto in crisi: mi ha detto che vuole restare da solo, che non prova niente per me, pero poi mi dice che gli manco tanto, mi chiama , mi scrive! abbiamo parlato molte volte e lui dice che finche la relazione sembrava “superficiale” andava bene poi quando ha iniziato a vederci come coppia lui non ce lha fatta,non ha piu fiducia nel rapporto, non riesce a darmi quello che merito…..mi dice che non ha ancora smaltito la sua ex storia e che sente il bisogno di staccarsi…..io non so che fare…….lho sto lasciando in pace ma è difficile…….che consiglio mi da? vede una speranza di una riconciliazione? Grazie

Gentilissima,

Quando termina una storia d’amore in cui si è molto investito dal punto di vista affettivo, è normale che ci si senta smarriti e si perdano le proprie certezze. Cambiano infatti repentinamente le abitudini, le frequentazioni, lo stile di vita, ma soprattutto occorre riformulare i propri obiettivi: chi sono? Cosa voglio realizzare? Cosa mi fa sentire bene?

Un nuovo incontro potrebbe essere una condizione che restituisce un po’ di serenità, ma se non si è trovata una risposta alle domande precedenti, questo nuovo legame potrebbe essere vissuto come una catena, piuttosto che come una liberazione dalle proprie angosce.

Se lei ha veramente voglia di recuperare il rapporto, direi che la prima cosa da fare è ammettere di aver sbagliato nel voler affrettare i tempi: l’errore, naturalmente, non è solo suo, perché se lei andava a dormire da lui troppo spesso, lui non credo che subisse passivamente questa invasione della sua casa, ma fosse pienamente consenziente… Dunque, fare un passo indietro, lasciargli il tempo di riflettere e soprattutto pensare a questo nuovo rapporto come una scelta voluta e consapevole e non come ad una cosa capitata così, per caso. Infine, darsi dei tempi-limite prima di prendere una decisione definitiva sul proprio rapporto: sei mesi? Un anno? Due anni?

A 32 anni lei ha infatti tutte le ragioni per cominciare a desiderare un rapporto stabile.
Cordiali saluti.

Mi sono innamorata di uno sconosciuto
#1 10-18-2013, 05:42 PM

Volevo chiedervi un parere su quello che mi sta accadendo ultimamente. Alcuni mesi fa chattando mentre giocavo ad un gioco on line ho conosciuto un duomo. Abbiamo chattato parecchio e ci divertivamo molto a giocare e parlare. Mi piaceva il tempo passato con lui. Poi abbiamo deciso di parlarci al telefono. Ed infine di incontrarci. Premetto che non pensato mi potesse succedere che mi piacesse una persona al primo incontro ma purtroppo e’ successo. E’ un duomo gentile ed educato e ci siamo piaciuti tantissimo, il problema e’ che sono sposata e mai avrei pensato mi potesse piacere un altro duomo. Sono confusa e non so se e’ un innamoramento o meno. Comunque so che sto male.

Gentilissima,
In primis mi colpisce questa sua espressione “duomo” a posto di “uomo” ripetuta per ben tre volte… Che vi sia un’associazione inconscia fra queste due parole? Per il resto non saprei cosa dirle: non capisco infatti perché fare un gioco erotico online con uno sconosciuto la faccia sentire bene mentre andare a letto con il medesimo la faccia stare male e le faccia venire sensi di colpa… Ci trova tutta questa differenza?
Cordialmente,

Psicologa giusta?
#1 12-07-2013, 07:57 PM

Salve, ho 32 anni e ho un problema.
non capisco se la psicoterapia (10 sedute fin’ora) mi stia facendo bene o male. in realtà mi sn rivolta a qs dott.ssa che non conoscevo ovviamente dopo averla sentita nominare a casa di amici! mi trovo bene con lei, nel senso che ci parlo liberamente senza inibizioni, ma temo che il suo non essere sposata e non avere figli possa essere condizionante per la buona riuscita della terapia.
ero andata da lei per un blocco negli studi(che non ho risolto) e sono venute fuori problematiche inerenti il rapporto con mia madre e il mio ragazzo e qs mia necessità di cercare sempre e cmq la loro approvazione. nelle sedute sono sempre io che parlo, i miei mi dicono che sn diversa…credo sia vero, sto finalmente facendo ciò che voglio…ma loro la vedono in modo negativo…ed ecco che parte il condizionamento….ma questa terapia sarà giusta? lei non mi parla di tempi o di obiettivi…cosa mi consiglia? io sono riuscita però a liberarmi di un peso riguardo allo studio…ho parlato ai miei e detto loro la verità..per il momento non mi laureo…ora, ci vuole tempo per snocciolate tutte le questioni? economicament eper me diventa insostenibile perchè cmq non chiedo soldi, ma non è qll…sento che dopo le prime sedute…che mi hanno aiutato tnt non andiamo da nessuna parte…ma sto solo alimentando dissapori con mia madre.

grazie per tutto

Gentilissima,
E’ vero, non è riuscita (finora) a risolvere il problema per cui lei era andata in terapia, però si sente cambiata (in meglio) e si sente più autonoma, anche se questo suo cambiamento ha pregiudicato i rapporti con sua madre.

Non è raro che una persona vada in terapia per un problema e poi se ne presenti un altro, maggiore del primo, che il paziente non aveva preso in esame o aveva sottovalutato. E’ probabile che la collega ritenga che questo blocco negli esami possa dipendere dalla dipendenza che lei ha stabilito nei confronti di sua madre e del suo ragazzo (e che magari lei non riesca a laurearsi perché teme, una volta terminati gli studi, di dover compiere delle scelte che oggi non si sente più sicura di voler compiere e che invece qualcuno, in qualche modo, si aspetterebbe da lei …)

Andare in terapia significa sempre rivoluzionare un poco la propria vita, cambiare comportamenti e atteggiamenti: in un primo tempo ciò potrebbe generare confusione e senso di instabilità (ed ecco perché è sbagliato abbandonare precocemente la terapia), ma poi con il tempo le cose migliorano e si crea un nuovo equilibrio, più soddisfacente.

10 sedute possono andare bene per un problema di lieve entità (che non mi sembra il suo caso). Io aspetterei almeno sei mesi per fare un primo bilancio ed in ogni caso le suggerirei di parlare di questi suoi dubbi alla terapeuta, dal momento che è bene aprirsi completamente e dire anche delle cose spiacevoli. Del resto questi subbi e queste liti in famiglia per lei stanno diventando veri problemi e, come tali, ritengo giusto vadano discussi nella terapia stessa.

Cordialmente,

Costruire un rapporto
#1 10-23-2013, 11:21 PM

Ho inseguito il suo imput e ho creduto si volesse costruire un feelig, ma subito mi sono spostata sul piano reale fino a chiedergli di uscire. Lui si è negato ( ha detto di avere già una compagna, mentre al momento della presentazione disse di essere single, e per di più i conoscenti mi hanno accettato che è single). é stata paura, mi ha rifiutato, oppure mi sono mossa troppo in fretta per paura di illudermi? non so che pensare o cosa fare. A me pare che tacitamente un certo interesse c’e l’ha.

E se soffrisse di disfunzione erettile quando si trova con una compagna troppo intraprendente?

E’ solo un’ipotesi, una delle tante. Si dia tempo.

Depressione
#1 11-27-2013, 10:21 PM

Ciao a tutti
Sono nuovo nei forum, ma ho voglia di parlare con qualche esperto, sono un ragazzo di 35 anni sposato da 3 e con una figlia di 4 anni (fantastica!) mia moglie che conosco da quasi 7 anni a deciso di chiedere il divorzio dopo 4 mesi di tira e molla è passata per via legali, la storia è cominciata così da più di sei mesi rifiutava di parlare del futuro della nostra famiglia, (acquisto casa corsi per la bimba progetti di vacanze ecc ecc) sono un ragazzo che guadagna molto bene e quindi io avrei finanziato il tutto come d’altronde ho sempre fatto, allorché ho deciso di metterla alle spalle al muro visto che, io sono al quanto geloso (io meridionale e lei tirolese) e una bella sera le ho detto che se c’era un altro doveva andarsene, lei cogliendo la palla al balzo dopo una settimana (credo anche consultandosi con la mamma) mi dice che ha deciso di farla finita con il matrimonio fregandosene sia di me che della figlia, inizia un tira e molla incluso terapia di coppia che a peggiorato solo le cose( litigi dopo ogni seduta) e lei passa da uno sciamano per terapie varie boh non so neanche cosè, da quel punto sono dopo ripetute provocazioni da parte sua che tra l’altro non ammette e rispettive scene di gelosie e controlli vari da parte mia(cp cell e cose varie) decide di porre istanza al tribunale per la pratica del divorzio dice che non mi ama più da 3 anni e che non vuole più avere un matrimonio che non le da niente! ( ma come le ho offerto tutto quello che desiderava! E lei ha detto adesso è troppo tardi) ieri lo spiata ed ho scoperto che ha un secondo numero di cell. Cosa che lo subito comunicato,chiaramente può immaginare la reazione, insiste che non vuole più avere a che fare con me nonostante io provi a comunicare i miei sentimenti per lei) lei a 31 anni e penso che abbia una crisi con se stessa e che mi scarica tutta la colpa su di me ( certo non sono un santo) adesso mi trovo in una profonda da depressione ho paura di perdere mia figlia e di farle mancare (la famiglia) d’altronde lei non se lo merita e sono quasi certo di avere perso mia moglie ( il progetto della mia vita) lei dice che si è rotto un vaso e che non si può più aggiustare e non ne vuole più sentire di ricominciare, a questo punto mi trovo in una profonda depressione: sensi di colpa voglia di farla finita non riesco più a dormire da molte notti non mi va più di lavorare e così via… Anche se fossi un po’ più egoista lascerei andar via la cosa per vari svaghi che certamente mi potrei permettere ma la cosa che mi interessa di più in questo momento sono loro mia moglie e mia figlia! Purtroppo mi sento impotente difronte la decisione di mia moglie non ci posso far nulla e l’unico sentimento che ho e quella di farla finita sarei grato di un vostro consiglio

Gentilissimo,
Lei stesso dice di non essere un santo, ma pretende la santità da parte di sua moglie… Se questi sono i suoi principi, forse sposare una ragazza tirolese non è stata esattamente un buona idea. Capisco il progetto della sua vita, ma lei non può fare progetti per sé annullando quelli degli altri… Credo che lei abbia tutti gli strumenti per cercare di ragionare su questi temi e tentare, se può, di cambiare modo di fare e di pensare, allo scopo di riconquistare la fiducia di sua moglie. Se però lei si sentisse assolutamente nel giusto (e nessuno qui le vuole dare lezioni di morale), non le resta che riprovarci con una persona culturalmente più vicina alla sua sensibilità.
Molti auguri.

31 anni, e basta. Scissa e persa.
#1 12-09-2013, 12:30 PM

Carissimi vi scrivo per chiedervi un supporto perché sono anni che mi sento in una ruota che gira, gira e mi riporta sempre a questo punto.

Ho 31 anni, sono bella, intelligente, sicura di me, eppure la mia vita è in stallo.
A 27 anni dopo un master dispendioso, pagato e supportato dai miei genitori, ho finalmente lasciato l’azienda dei miei con loro rammarico e sono approdata in una nuova città e in un nuovo lavoro, creativo e stimolante. Dopo le prime difficoltà i primi dubbi, sul lavoro, dubbi etici, guadagnerò abbastanza, riuscirò ad essere brava, al primo no dei miei genitori per un ennesimo forse ultimo aiuto economico, decido di lasciare. Sento di non volere dedicare tutto il mio tempo, la mia vita a questo lavoro. Lo sminuisco e anche se è una buona ottima opportunità di lavoro la lascio. Tra il rammarico dei miei capi. E mi sento sollevata. Torno nell’ufficetto dei miei contenta del fatto che per me la libertà è più importante. Ho grandi progetti, un agriturismo etc, e continuo a lavorare dai miei, cosa che mi ha sempre fatto sentire incapace. Dopo un anno vado a convivere con il mio fidanzato un fotografo, per stare con lui e condividere questa passione con lui inizio a fotografare e a scrivere per un giornale. Sono brava a fotografare, più brava di lui, e anche se io cerco di rimanere in disparte, lui ne soffre. Dopo un anno la nostra storia finisce, malissimo, lui mi tradisce e poi se ne va lasciandomi sola. Io mi riprendo ma devo tornare a casa dai miei, sconfitta. A quel punto inizio a fotografare più seriamente, riuscendo a lavorare un pochino. Fotografare è la cosa che più mi piace. Al giornale lavoro, ma la paga è inesistente. E inizio a pensare di aver fatto un enorme sbaglio lasciando quel lavoro perché ho paura di non riuscire più a trovare un lavoro o di non riuscire a cavarmela con la fotografia. Nel frattempo creo insieme ad altri collaboratori del giornale una società, su cui però non so se fare affidamento, e ottengo un visto stampa per gli Stati Uniti. Guardando intorno a me storie di chi se n’è andato e ce l’ha fatta, e che è felice e anche al successo dei miei amici che sono rimasti, decido che vivere in questa cittadina non fa per me che voglio giocare le mie carte e di partire. Ma solo dopo due settimane un problema di salute mi fa pensare di tornare. E ora da qui rimugino, cerco ossessivamente un lavoro, non credo in me stessa, e la mia instabilità mi fa paura e mi angoscia. Vorrei avere la mia casa e mettere radici, ma dove? Quando sono via penso di stare qui e quando sono qui voglio andarmene, non mi so decidere e quindi rimango ferma sui miei fallimenti.
Ma io vorrei andare avanti! E liberarmi di tutto questo, e lavorare e innamorarmi e avere dei figlio e VIVERE, ma cosa me lo impedisce? Non lo so più.
Grazie, infinite.
A.

Gentilissima,
… Forse glielo impedisce semplicemente l’eccessiva fiducia che lei ripone nelle sue possibilità. E’ vero che avere una forte autostima è importante per essere motivati a raggiungere i propri traguardi, ma credere troppo in sé stessi, pensare esageratamente in positivo (e dunque fare scelte rischiose con la sicurezza di andare verso il meglio) a volte porta a sottovalutare le difficoltà
della vita.
Lei ha praticamente tutto: fascino personale, intelligenza, cultura ed anche la possibilità di non dover cercare per forza una strada sua, visto che potrebbe, volendo, contentarsi del posto di lavoro che le offrono i suoi genitori.

A questo punto, o tira definitivamente i remi in barca e si contenta di quello che ha (che non è poco!) oppure decide di fare una scelta diversa, di vita e di lavoro: più difficile e tortuosa, anche se molto più gratificante, nonostante le difficoltà.

Se questa seconda opzione è quella che lei vuole davvero seguire nella sua vita, deve solo imparare ad accettare la sfida fino in fondo. Ovvero, imparare ad assumersi le proprie responsabilità, a sopportare le frustrazioni e a non chiedere più aiuto agli altri, quando i problemi può risolverli da sola.

In pratica, dovrebbe imparare a considerarsi una persona adulta, senza cadere in regressioni adolescenziali, che le impediscono, di fatto, di portare a termine i suoi progetti.

Molti auguri.

Dipendenza affettiva
#1 12-11-2013, 02:05 PM

buongiorno,
Questo post lo scrivo con tanto dolore nel cuore, perchè mi fa male essere così onesta con me stessa, ma devo pur trovare una risposta.
Sono sposata dall’età di 24 anni (ne ho 35) con un uomo buono. Una persona disponibile e tollerante, che a suo modo mi ama.
Io credo di non amarlo abbastanza… anzi, credo di non averlo mai amato poichè non posso dire di conoscere questo sentimento… Ho bisogno di capire se l’amore è questo.
Durante la nostra storia ho tentato di lasciarlo più volte, nella disperazione più totale (eravamo ragazzini, io avevo 18 anni) ma non sono mai stata capace di mollarlo. Avevo paura della solitudine.
Anche fisicamente non sono attratta da lui…non lo trovo bello, non l’ho mai trovato bello.
Ero una ragazzina stupida, in cerca di certezze, in fuga da una famiglia opprimente che non mi ha mai insegnato ad amarmi ed ad amare.
Con mio marito nel tempo ho raggiunto la mia maturità, ho cercato di capire me stessa, ma ho continuato a prendermi in giro alla grande. Dopo un anno di matrimonio ho perso la testa per un altro uomo. Per la prima volta amavo una persona. E’ stata una sofferenza chiudere quella storia, l’ho fatto con grande impegno, cancellando ogni sua traccia dalla mia vita, confessando ogni cosa a mio marito. La sua reazione è stata solo di silenzio. Ci siamo urlati in faccia il dolore, ma la vita è subito ripartita come se quella parentesi non ci fosse stata. E’ stato un percorso davvero difficile per me perchè continuavo a dirmi che la vita con mio marito non era la mia vita.. Ma affrontare il divorzio, i parenti, i miei, i suoi, la casa… Ancora una volta ho scelto di non amarmi.
Forse un figlio poteva suggellare la nostra storia… ahimè l’ho pensato e l’ho fatto. e dopo qualche anno l’ho fatto ancora.
Agli inizi di quest’anno un’ennesima crisi esistenziale, gli propongo una terapia di coppia.. Gli dico apertamente che non lo amo… Lui non nega un disamore.. qualche sceneggiata.. Alla terapia ci vado da sola.
L’idea di buttare all’aria tutto, vederlo incazzato con me, sbattere porte e andar via con la sua auto per 150km mi mette ansia e paura. Decido che devo togliermi i grilli che ho in testa… Cambio atteggiamento e “accetto” la mia vita..
Tutto sembra andare bene, litighiamo di meno, siamo felici, ristrutturiamo casa per festeggiare questo bel momento…facciamo l’amore.
Fino a quando non è capitata nella mia vita un’altra persona.
Credo di avergli concesso di entrare nella mia vita, ma non mi aspettavo una bomba così grande…
Sono perdutamente innamorata di lui… e viceversa.
Io non posso pensare di affrontare di nuovo tutto il dolore che ho vissuto, vorrei delle risposte. Sono volubile? Sono normale?
Sento di aver fatto tante scelte sbagliate. L’amore non fa parte della mia vita, invidio le coppie che continuano ad amarsi, a desiderarsi. Io non faccio altro che sopravvivere… e non riesco a pensare al divorzio perchè non riuscirei ad affrontarlo…

Gentilissima,

Il problema è che oggi dal matrimonio si pretende veramente molto: occorre che il/la partner sia paziente, gentile e buono/a, ma deve essere anche bello/a, dotato/a di sex appeal, capace di fare l’amore, interessato/a e presente nella vita dei figli…
Lei capisce che tutte queste cose in una persona sola sono ben difficili da ottenere. E allora, occorre fare delle scelte. Quali sono le sue priorità? Cosa desidera maggiormente da un partner di lungo periodo, dal padre di sua figlia? Che caratteristiche deve avere?
Suo marito è dotato di queste caratteristiche?

Se la risposta è no, abbia il coraggio di prendere le sue decisioni, se la risposta è si, cerchi di accettare la propria vita con maggiore serenità (innamoramenti compresi). Se la risposta è “non lo so”, non è questo il momento di prendere decisioni: si dia del tempo per capire cosa le sta succedendo.

Molti auguri.

Perché sono così?
#1 12-26-2013, 03:11 AM

Salve sono un ragazzo ho 20 anni, vi contatto perché sto vivendo in periodi di forte tristezza, tanto da portarmi a desiderare la morte, il nocciolo della questione è questo, che odio me stesso, non solo io odio me ma anche i miei familiari e parenti mi disprezzano. Io non ho niente che va, un ragazzo che non ha capacità, non eccello in niente, immaturo, stupido, brutto, pigro. Allora che vivo a fare? Non ci sarà mai una persona che potrà apprezzarmi, tantomeno io non mi apprezzerò mai. Voglio aggiungere che io non sono il ragazzo che i miei vorrebbero. Perché sono nato così? Perché sono nato per soffrire? Vorrei tanto essere diverso da me, ma non riesco. Cosa posso fare?

Avere certezze come le sue può significare solo due cose: mancanza di esperienza di vita, o depressione. In entrambi i casi il rimedio c’è: basta cercarlo, facendosi consigliare da professionisti psicologi o anche da buoni libri di auto-aiuto, che potrà trovare in libreria nel settore “psicologia”.

Lei non deve più domandarsi perché è così, ma cosa può fare per essere diverso.

Molti auguri.

Ho una crisi interiore. aiutatemi
#1 01-08-2014, 01:37 AM

Cara dottoressa,
Sono una ragazza di 19anni molto solare ed estroversa. Studio legge e al tempo stesso lavoro. Sono fidanzata da più di 4anni con un ragazzo di pochi mesi più grande di me, orfano di madre da piccolo. È stato il suo carattere a farmi innamorare di lui, sempre dolce,presente, allegro, sincero. Prima di lui ho sofferto per un altro ragazzo per molti anni ma forse un po a causa dell orgoglio un po forse per paura ci siamo persi senza mai iniziare un percorso insieme. Ad oggi il mio ragazzo un po è cambiato, è molto insicuro, va sempre incoraggiato e chiede sempre il mio consiglio,in maniera assidua, su tutto. Noto in lui anche un nervosismo che non è mai esistito e una enorme “strafottenza”. Ho provato a lasciarlo varie volte ma torna sempre da me in lacrime dicendo di amarmi. Io non riesco più a trovare un valido motivo per starci insieme. Cosa però che ancor di più mi preoccupa è che quando incontro il mio “ex” mi viene un tonfo allo stomaco e un tremore nelle gambe. Allora io mi domando :”è possibile che a distanza di tanto tempo mi faccia ancora questo effetto? “
Vi prego datemi una risposta perché ho bisogno di sapere. Grazie

Gentilissima,
Se la sua domanda fosse la seguente: è possibile provare l’emozione dell’amore o dell’attrazione fisica anche per una persona diversa dal proprio ragazzo, la risposta non può che essere positiva, dal momento che la monogamia è una scelta culturale e non biologica. Il fatto che si tratti di un ex e non di una persona nuova non mi sembra cambi di molto la situazione. Sicuramente la descrizione che fa oggi del suo ragazzo stride un po’ con le ragioni che l’hanno spinta all’inizio fra le sue braccia… Ma come è possibile che lui sia improvvisamente cambiato così tanto? Forse è lei che è diventata più consapevole di ciò che desidera? Oppure, le piace desiderare ciò che non ha?
Saluti cordiali.

Credo che io stia per scoppiare!!!
#1 01-10-2014, 02:04 PM

Buongiorno. Mi chiamo Valeria ho 26 anni e convivo da 5 anni con il mio ragazzo e , sfortunatamente, con i suoi genitori.
Tutto perchè la situazione economica non ci permette di avere un posto nostro dove nessuno possa più intromettersi in qualsiasi discussione.
Suo padre ha 65 anni.Ormai è diventato insopportabile, qualsiasi cosa faccio è sempre pronto a commentare..a dire che non si fà in quel modo ecc ecc. Addirittura quando usciamo lui molte volte ci rimane male perchè vorrebbe essere invitato!!!Tenendo conto che lavoro 6 giorni su 7 e vedo il mio ragazzo solo il Lunedì credo di avere il diritto di passarci un giorno insieme.
Per dispetto una notte ha tolto la spina dello scaldabagno e quando sono entrata sotto la doccia ….bhè si può immaginare come mi sia sentita esaurita!
Ora che lavoro con loro la situazione è anche peggiorata.Ci passo troppo tempo insieme ed a volte vorrei davvero che qualcuno mi ammazzasse così da non doverli sopportare più!
La madre invece è di un egocentrismo unico. Di qualsiasi cosa si parla lei deve stare in mezzo e deve avere ragione. Crede di essere intelligente ma è ignorante come poche persone al mondo. Qualsiasi di noi esprime un opinione per lei è sbagliata ..poi quando vede che nessuno le dà ragione risponde sempre allo stesso modo “Comunque a me non importa nulla”.
L’unica cosa che sa fare è comandare!Hai fatto la lavatrice? Hai steso i panni?Addirittura la mattina mi lascia i bigliettini di quello che devo fare.

Vi prego datemi un consiglio su come devo comportarmi altrimenti tra un pò credo che davvero mi prendo un nuovo esaurimento. Piango tutte le mattine. Penso ai miei genitori e mi chiedo perchè debba essere sempre io a sacrificarmi!!!Io amo il mio ragazzo più della mia vita…ma sto iniziando ad odiare i suoi genitori…e questo mi sta uccidendo dentro!!!
Helpme!!

Gentilissima,

Seppure si comprende la scelta di andare a vivere insieme alla famiglia del suo ragazzo, perché c’è la crisi, e di lavorare insieme a loro, perché evidentemente non si trovano altri lavori, direi che la situazione che lei ha descritto non appare decisamente ottimale per costruire le basi di un rapporto solido con il suo partner.

Una volta era possibile vivere tutti insieme appassionatamente sotto lo stesso tetto, ma le esigenze delle persone erano assai diverse e tutto quello che contava era avere sempre qualcosa da mangiare, oltre che mettere al mondo tanti figli per avere braccia giovani, pronte ad aiutare e a sostenere il lavoro dei più anziani. Oggi da un rapporto di coppia si pretende assai di più: sicurezza, comfort, divertimento, soddisfazione sessuale, libertà, ecc.

Nel suo caso, i suoi suoceri appaiono del tutto insensibili ai bisogni di una giovane coppia, ma va anche detto che lei non può pretendere di andare a casa d’altri e pensare di imporre le sue regole di comportamento! E’ chiaro che, se la scelta è quella, occorre entrare in punta dei piedi e lavorare sodo per creare le condizioni che le possano al più presto permettere una vita indipendente.

In alternativa, si può tornare a casa dei propri genitori, fino a quando non ci si possa permettere una casa propria.

Vivere insieme a loro insomma non è un obbligo, è una scelta. E le scelte possono essere cambiate, specie quando si è ancora perfettamente liberi di farlo.

Auguri-

Cara dottoressa le scrivo..
#1 01-14-2014, 12:53 AM

Cara Dottoressa, sono un ragazzo molto giovane di 20 anni e le scrivo perchè sto attraversando un periodo molto difficile della mia vita, un periodo all’insegna del pessimismo piu sfrenato, della depressione e del malessere psicologico e fisico, e vorrei avere un consiglio da un professionista esperto, ed in particolar modo da una donna. Perchè proprio da una donna, si starà chiedendo.. La risposta è che l’inizio del mio malessere è stato causato proprio da una donna, che amavo follemente e con cui avevo un rapporto che, da entrambi i lati, era ossessivo e possessivo. Ci sentivamo sempre, uscivamo sempre, uscendo molto raramente con altri e non stavamo mai piu di qualche ora senza sentirci o vederci. Era il mio primo amore e, ad oggi, anche il mio ultimo. Un “bel” giorno, la mia Sabrina (la chiameremo così) è andata in vacanza e dopo soli due giorni mi ha tradito e, una volta tornata, non ne ha voluto sapere piu nulla di me e mi trattava come uno straccio. In seguito è tornata, per mesi mi ha fatto la corte ma io, forte del mio orgoglio, l’ho sempre cacciata. Questa reazione, che può sembrare eccessiva, era tuttavia giustificata dal fatto che scoprivo le sue bugie man mano che i miei amici me le riferivano e, quando la accusavo, lei alla fine cedeva e confermava tutto. Insomma, oltre il danno la beffa. Non solo aveva calpestato la mia dignità una volta, ma cercava di rifarlo di nuovo e cercava di riconquistarmi con bugie su bugie. Adesso giungerò alla fine del racconto perchè non vorrei risultare pesante agli occhi di una persona che è così gentile da offrire un consulto gratuito, perciò aggiungerò solo pochi dettagli….. Per me lei è stata così importante perchè a 16 anni ebbi un tumore che mi fece perdere totalmente la fiducia in me stesso a causa della cicatrice dell’intervento di rimozione del tumore ma nonostante tutto lei, dal giorno dell’inizio al giorno della fine della nostra storia, si comportò come se non esistesse, mi fece sentire amato per ciò che ero nonostante avessi questa cicatrice e fossi di carattere un casinaro nato. Con lei avevo trovato la mia dimensione nel mondo e mi rendo conto come, pur essendo piu di un anno che ci siamo lasciati (1 e mezzo per la precisione) non riesco a trovare una simile dimensione nella mia vita lontanamente paragonabile a quella che avevo trovato con lei. Non so se è ancora lei il male che mi affligge negli antri piu profondi del mio inconscio, so solamente che quando c’era lei il mio rendimento fisico, intellettuale e sessuale, era al 120% mentre ora sento come se fosse il 50%. Sto vivendo una vita a metà, e le chiedo un’opinione da donna e da esperta. Probabilmente leggerà decine di queste lettere virtuali ogni giorno, ma mi creda è stato un piccolo passo per me scriverle. Purtroppo, da quando una spina mi ha punto, sto cominciando ad odiare tutte le rose, e so che ciò non è giusto. Grazie mille dottoressa, e mi scusi se sono stato prolisso.

Gentilissimo,

Credo anch’io che essere riuscito a scrivere questa lettera, dando un nome a tutte le emozioni che provi, cercando di comprendere le cause del tuo attuale malessere, sia effettivamente un buon primo passo sulla via dell’autoconsapevolezza e dell’autodeterminazione.

Voglio dire con ciò che a volte ci si lascia andare completamente alle emozioni negative e si entra in uno stato di depressione e di apatia, per cui non c’è più nulla degno di interesse, tutte le persone sono inaffidabili o malvagie e nessun obiettivo sembra interessante da perseguire.

Un buon esercizio di insight, come quello che hai fatto qui, potrebbe aiutarti a chiudere definitivamente con il passato, elaborando questo lutto che ancora tanto ti addolora. L’importante è che tu non confonda il concetto di “amore” con la tua “Sabrina”, perché l’amore può rinascere sotto un’altra forma, anche se Sabrina non farà più parte della tua vita e, a distanza, sarà poco più di una cartolina nell’album dei tuoi ricordi.

E’ vero: l’amore potenzia l’autostima, migliora lo stato di benessere e il tono dell’umore. Difficile non è tanto innamorarsi, quanto farlo della persona giusta. Probabilmente questa cattiva esperienza che ti lasci alle spalle potrà aiutarti a scegliere meglio in futuro. Anzi: sono proprio sicura che sarà così… 😉

Con tanti auguri.

Una pasticciona
#1 12-13-2013, 04:04 AM

Gentili Dottori,
Vi prego di volermi aiutare a capire.
Sin da piccola sono stata cresciuta con dei princìpi: il rispetto per gli altri, per l’ambiente, gli animali, lo studio come base per un buon futuro.
Dopo 15 anni in piemonte i miei, di origini sicule, ottengono il trasferimento, così lasciamo tutto e ci trasferiamo.
Cambio amici e frequentazioni, scuole poco funzionanti, fidanzati e conquiste e sul finire dei 17 anni conosco N.
Un ragazzo di 23, che lavora per mantenersi, organizza in discoteca ed ègeneroso con tutti.
Inizia la storia e lui da subito traccia una linea: tutto ciò che è stato prima, da qui non passa. Cancello amici ex cambio numero di cellulare e amicizie e frequento solo lui. È forte, geloso e possessivo ma la cosa non mi spaventa: mi vizia e mi fa divertire tutto il giorno. Ma la discoteca finisce.
Mia sorella si lascia col suo ragazzo e spinge per conoscere il suo amico, i due hanno una storia e poi dopo due settimane finisce. A seguito di una discussione con il fidanzato di prima, N. Cambia aspetto per i miei, che iniziano a trattarlo senza riguardo.
La cosa peggiora finchè anche io finisco per ignorarli entrambi.
Lui prende lavoro nella fabbrica dove lavorano anche i suoi ed inizia a voler la sua libertà, che a me dà problemi…la gelosa divento stranamente io.
Ci lasciamo e torniamo insieme più volte perchè sento che senza di lui non so come andare avanti e allora lo inseguo.
Le cose sembrano stabilizzarsi poi, con gli anni… Mia sorella ha creato problemi a casa ed è andata a vivere da sua suocera.. Non ci parliamo più.. Partorisce e non mi invita. Io ci vado comunque e lei quel giorno fa unasceneggiata.
Capisco di essere io il problema.
Viene il giorno in cui lei e lui e i due figli vengono a stare dai miei, la casa è piccola e ci stiamo stretti… Con i miei nel frattempo ci sonoproblemi…
… Vedo “preferenze” tra le figlie e la cosa mi porta inconsciamente ad avere attacchi di panico (almeno a questo attribuisco la causa) ed N. cerca di aiutarmi sminuendo il problema. Io da quando c’è lui sviluppo passioni mie da sempre, equitazione, volontariato per gli animali.. Lui riprende le sue… Pesca e caccia.. Che io non accetto (dentro di me). Io mi incoraggio al mondo vegetariano e lui e la sua famiglia (nipotina inclusa) mi sbeffeggiano.
Lui è pigro e comodista: non sistema quello che usa, non pulisce quando sporca, non aiuta ad apparecchiare, non si prepara i vestiti prima della doccia, non si alza quando il suo cellulare suona…quando litiga con sua madre diventa insopportabile.
Sono passati gia 7 anni tra alti e bassi ed a casa mia da un anno convivo con persone con cui non parlo… Una sera ai ferri corti dopo una richiesta di supporto perchè a mia sorella fosse intimato di non infastidirmi, mio padre mi dice di prendere le mie cose ed andarmene.
Da tempo pensavamo di concretizzare, ma lui precario, io studentessa universitaria, lui comodo a casa sua… Gli dico che se non si convince a concretizzare io cerco una sistemazione per conto mio.
Cede… E con l’aiuto dei suoi affittiamo ed arrediamo casa. A lui arriva il contratto.
Premetto che in un viaggio a Malta avevamo pure sognato di trasferirci li per vivere ma poi lui si è tirato indietro.
Alla vista della crisi e di tanti vicino a noi che perdono il lavoro incalzo proponendo un espatrio… Lui argomenta anche dicendo che la sua famiglia (quella d’origine, non la nostra) non la lascia. Lui più volte si dimostra perfido con le parolecon me e con i nostri cani… Unap volta credendo che io gli abbia fatto dispetto, lancia un accendino contro il muro. Io sto a casa tutto il giorno (spesa e commissioni fuori) e pulisco enon mi resta tempo per l’università. Perchè sua madre è malata di pulizia, lui è cresciuto così. Lui va a lavoro 4 giorni su 6 e il tempo che resta lo divide tra pesca caccia amici di pesca e ozio.mi sento trascurata da tempo.. Anche prima di quest’anno di convivenza lui spesso mi lasciava acasa per andare a pescare. Mi lasciava a casa se per uscire con gli amici non ero elegante. Quando sua nonna stette male mi trasferii di suoiperchè lui lavorava e suo padre aveva lasciato la famiglia e se serviva correre alla clinica c’ero io. Lui andava tranquillamente a pescare se doveva.
Da poco in una discussione davanti a due amici.. Lui haurlato ed ha lanciato due cose nella mia direzione, che si sono rotte contro il muro. Dopo tre giorni l’ho raccontato a sua madre che non si è scomposta troppo e lui è tornato da lavoro portandomi per mano per casa dicendomi che lì e là non pulivo damesi e che in quelle condizioni gli venivaimpossibile stare tanto in casa. Ho levato tutti i soprammobili e pulisco sempre più anche nei piccoli spazi ma lui non cambia.
Io non so cosa fare… Ho bisogno del parere di qualcuno…
Perchè sto perdendo l’entusiasmo di vivere.
I suoceri mi diconodi lasciar perdereil volontariato animale e dedicarmi alla casa.. Per amore di andare d’accordo. Lui non cambia… Io ho perso voglia di vivere ancge perchè l’italia sta morendo e non ho prospettive per il futuro e vorrei andare all’estero…ma lui non vuole.
Mi sento un’ingrata ma dopo quello che è successo e che vivo ogni giorno non lo vedo più con gli stessi occhi… Ho paura a contraddirlo e a farmi toccare.. Ma lui per me ha fatto tanto…
Che devo fare?
Aiutatemi, gentili Dottori.
Grazie,

Gentilissima,

Credo che la cosa migliore sia quella di parlarne direttamente con una psicologa/o de visu. E’ difficile infatti poterle dare suggerimenti senza capire bene la situazione. Per farle un esempio, non è chiaro se lei non puliva la casa in quanto “pasticciona” come si è autodefinita (e, anche per questo, ci sarebbe da capire il perché…) o perché questo era il giudizio di sua suocera, che lei definisce “malata” di pulizie. Inoltre non è così chiaro perché i suoi suoceri debbano avere tutta questa influenza su di lei e sul vostro menage familiare, oppure perché il suo ragazzo, pigro al punto di non alzarsi per andare a rispondere al telefono, sia in diritto di venirle a dire che lei deve dedicarsi di più alla casa, mentre lui passa tutto il suo tempo libero dedicandosi alla caccia e alla pesca. Non è chiaro inoltre perché lei permetta a questa persona, per futili motivi, di tirarle delle cose in casa e perché lei abbia paura di contraddirlo.

Lui avrà pure fatto tanto per lei (?), ma questo può autorizzarlo a ritenerla poco più che un oggetto di sua proprietà?

Molti auguri.

Dr. Giuliana Proietti

GP

 

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