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Dire le parole non dette: intervista a Anna Zanardi

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Dire le parole non dette: intervista a Anna Zanardi

Anna Zanardi

Intervista a Anna Zanardi, di Giuliana Proietti

GP Hai avuto la possibilità di formarti in psicologia negli Stati Uniti. Trovi che vi siano differenze nel modo di intendere ed applicare la psicologia in Italia rispetto agli USA?

AZ Trovo che il mondo accademico statunitense sia più attento alla sperimentazione e alla concretezza; in altre parole non si fa teoria ma si lavora fin dall’aula con tutor e mentor attenti allo sviluppo professionale dello studente: questo consente un confronto fra studente e docente molto concreto, di grande crescita personale e professionale.

GP Perché, secondo te, la psicologia piace ed interessa più alle donne che agli uomini? Ci sarebbe maggior bisogno di psicologi uomini?

AZ Credo nel tempo abbia preso sempre più piede anche fra gli uomini che tendevano in passato a dedicarsi alla professione medica e alla psichiatria. In realtà è una disciplina relativamente giovane quella della psicologia e da poco chiara nelle sue molteplici applicazioni.

GP A proposito di psicologi uomini, avrai notato anche tu che i capi-scuola nelle varie branche della psicologia, sono sempre uomini, malgrado gli psicologi e gli psicoterapeuti siano in gran parte donne. Come mai?

AZ Il passato ha sicuramente favorito l’esposizione degli uomini che accedevano agli studi mentre le donne non avevano accesso facile alla formazione e all’università: questo si è riflettuto nella storia, anche in quella più recente.

GP Ti sei avvicinata allo studio delle Costellazioni Familiari: altro grande capo-scuola, Bert Hellinger. L’hai conosciuto personalmente? Che tipo è?

lAZ L’ho conosciuto nel 2001 e insieme al suo allievo diretto in Italia , dottor Attilio Piazza ne seguiamo attività e pubblicazioni in Italia. E’ una persona di grande spessore intellettuale e di grande cuore, come chi ha molto vissuto, è stato esposto a grandi esperienze di vita, a contatto col dolore proprio e altrui. Per questo ha una grande qualità umana e sa impattare in maniera molto efficace su chi si rivolge a lui in cerca di crescita e migliore qualità della vita

GP Le Costellazioni Familiari sono terapie conosciute in particolare nei Paesi di lingua tedesca ed applicate, in genere, nella terapia familiare, di gruppo, di coppia, ecc. Volendo sintetizzare al massimo, cosa significa, per questa scuola, curare facendo riferimento agli ‘ordini dell’amore e alle forze guaritrici delle origini del sistema familiare’?

AZ Le costellazioni familiari permettono di rappresentare le dinamiche inconsce interne alla famiglia del cliente e così facendo portano a consapevolezza ciò che realmente sono i movimenti, i legami fra i vari membri. Niente di assoluto e indiscutibile, ma la rappresentazione di per sé apre il cliente a nuove consapevolezze ed anche a riconoscere ciò che lui si porta dentro come vissuto e come interpretazione, e ciò che in realtà sono i fatti accaduti nella sua famiglia. Questa distinzione fra ciò che pensiamo e ciò che è realmente accaduto (morti, incidenti, assenze causate da guerra o malattia, aborti, ecc) aiuta già di per sé il cliente a fare maggiore chiarezza nei suoi ricordi e nella sua esperienza di vita, aiuta spesso a non giudicare né biasimare chi ci ha dato la vita; ci muove verso una più grande comprensione e compassione.

GP Secondo le teorie di Hellinger, traumi, ricordi dolorosi, alterazioni dell’equilibrio e del benessere interno, si traducono immediatamente in patologie specifiche, nelle quali viene ‘scritto’ il proprio passato: la malattia organica diventa dunque uno strumento per capire se stessi, ritrovare un equilibrio e magari guarire. Tu sei convinta che dietro ogni malattia organica c’è, o potrebbe esserci, un trauma?

AZ Non so se chiamarlo trauma è corretto, ma sicuramente dietro o di fianco ad ogni malattia c’è un malessere che non è solo organico e che può essere alleviato da una comprensione più profonda del sintomo in termini di segnale

GP Per motivi professionali, sei stata molto a contatto con malati terminali, di Aids o di cancro: che cosa ti ha lasciato questa esperienza, in che cosa pensi ti abbia fatto crescere come persona?

AZ Avere di fronte agli occhi la finitezza che ci caratterizza e non dimenticarsela mai è un dono prezioso nella vita quotidiana; ridimensiona le difficoltà, i conflitti, dà un significato diverso alla quotidianità
rende umili perché ci confronta con tutto ciò su cui realmente non abbiamo impatto
soprattutto ci fa comprendere che la nostra razionalità e saccenza sono ben poca cosa di fronte all’ignoto

GP Dalla tua esperienza personale, quali sono le parole, i concetti, i significati, che sarebbe opportuno trasmettere ad una persona cara che sta per morire, per aiutarla a ritrovare un minimo di serenità?

AZ Riconciliazione: riconciliarsi con ciò che ci ha ferito e con chi abbiamo ferito, magari inconsapevolmente, accettare ciò che è stato come un dono anche quando non l’abbiamo subito compreso, dire le parole non dette a chi ci sta vicino o semplicemente a chi ci portiamo nel cuore ed esprimere gratitudine verso chi ci ha fatto crescere

GP Ti sei molto occupata anche di famiglie: cosa pensi delle famiglie non tradizionali che si stanno diffondendo sempre di più anche nel nostro Paese? E dei DICO? Dell’adozione per coppie omosessuali?

AZ Credo che le costanti che Bert Hellinger ha osservato nelle famiglie se rispettate diano maggiore facilità d’azione ai membri della famiglia e siano tangibilmente causa di serenità.Dare ai figli incondizionatamente, senza ricoprirli di richieste ed aspettative, rispettare i partner precedenti e su un passato in cui ci siamo riconciliati con i legami esauriti costruire un presente nuovo, accogliere chi non ha più i genitori naturali e dare loro un abbraccio vivificante nel rispetto di chi li ha generati, sono tutti passaggi positivi e che fanno crescere in modo sano non solo chi è coinvolto, ma il mondo intero
il problema è stare insieme con l’intento corretto, consapevoli di un passato da onorare, accogliere un bimbo con l’intento corretto, onorando chi gli ha dato la vita e non per un bisogno egoistico o salvifico
dunque ciò che fa la differenza non è una norma o un’appartenenza sessuale, ma l’intento che l’individuo mette nell’avvicinare l’altro. E questo non si può generalizzare a categorie di persone o di nuclei familiari, ma va semplicemente considerato di volta in volta: non è la legge che può fare chiarezza su questo ma una consapevolezza maggiore collettiva.

GP Da sempre sei il Direttore Scientifico di Psychologies Italia: come va la rivista, ha avuto successo? Quali sono i lettori-tipo? Quali sono i suoi punti di forza rispetto ad altre pubblicazioni similari?

AZ Il progetto partito con Lucia Rappazzo, direttore responsabile, è stato da subito sfidante e ambizioso. Sapevamo di andare a soddisfare un bisogno di alcuni lettori, ma non ci aspettavamo un’accoglienza così ampia e entusiastica. oggi siamo ormai leader insieme a Elle e Marie Claire nel segmento dei femminili e abbiamo, grazie anche alla storica tradizione francese da cui nasce la rivista più di 10 anni fa, affermato un nuovo modo di affrontare le lettrici e gli argomenti femminili, dove non è necessario parlare di moda per affascinare e coinvolgere un lettorato femminile. Il profilo delle nostre lettrici è molto variegato, sono generalmente donne fra i 20 e i 50 anni, libere professioniste o manager, molto evolute, aperte, interssate e curiose. ma abbiamo anche diverse signore ultrasessantenni e adolescenti tutto pepe…è difficile tracciare un profilo realistico…Ma siamo molto felici di abbracciare una varietà di mondo femminile così ampia.

GP Sei curatrice di un Blog per Psychologies ed hai anche un tuo sito personale (www.annazanardi.com): cosa pensi della realtà virtuale, dei rapporti fra persone on line? Sei favorevole o contraria alla psicoterapia on line?

AZ Il blog è molto vivace ed anche questa è stata per me una sorpresa: quante cose possono essere dette pur non guardandosi negli occhi e quanta emozione ed intensità!
Credo le possibilità virtuali siano mote e diverse dall’incontro a due o in gruppo e credo anche che la scelta di uno spazio virtuale o di uno spazio personale siano esattamente ciò di cui ha bisogno chi attua la scelta, senza necessariamente ritenere che l’uno o l’altro debbano essere confrontati nell’efficacia o nel risultato. Le attese sono evidentemente diverse e soddisfano chi le fa in maniera diversa, non per questo migliore o peggiore.

Giuliana Proietti

Chi è Anna Zanardi?

Anna Zanardi, psicologa e giornalista, collabora con diversi quotidiani e riviste di larga divulgazione. Giudice onorario al Tribunale dei Minori di Milano ed esperta del Ministero di Grazia e Giustizia. Docente presso la Libera Università di Lingue Moderne di Milano (IULM), nella facoltà di Scienze delle Comunicazioni; Svolge attività clinica come specialista di medicina psicosomatica.
Sito internet: www.annazanardi.com
Vai al sito di Psychologies

Su questo sito, di Anna Zanardi, leggi anche Costellazioni sistemiche e psicosomatica

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Dr. Giuliana Proietti
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Psicoterapeuta Sessuologa
ANCONA FABRIANO CIVITANOVA MARCHE
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