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Il caso Leopold e Loeb e il parere mancato del Professor Freud

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Il caso Leopold e Loeb e il parere mancato del Professor Freud

Leopold e Loeb

Ogni volta che c’è un delitto, in TV e sui giornali abbiamo l’esperto psicologo o criminologo, che tenta di spiegarci le motivazioni che stanno dietro l’insano gesto e che cerca di contribuire, in modo più o meno scientifico, nella ricerca del colpevole. Non è una cosa nuova: anche a Freud fu fatta un’offerta del genere…

L’editore del Chicago Tribune infatti, nel 1924 offrì a Sigmund Freud un importo di 25 mila dollari per esprimere un parere professionale su un delitto che all’epoca fece molta sensazione. Due giovani studenti, Leopold e Loeb, vennero accusati di omicidio del quattordicenne Bobby Franks. Per salvarli dalla pena di morte, i loro ricchi parenti spesero una fortuna nella scelta dei migliori avvocati (e riuscirono nell’impresa!).

All’editore del Chicago Tribune venne in mente di fare uno scoop, chiedendo a Freud di analizzare il caso. Il colonnello McCormick chiese dunque al giornalista George Seldes, che faceva parte della  redazione, di contattare Freud, con il seguente telegramma: “Offri a Freud 25.000 dollari, o qualsiasi somma, se analizza Chicago [cioè gli assassini di Chicago]”. Freud rispose con una lettera a Seldes del 20 giugno 1924:

“Poiché il suo telegramma è stato erroneamente indirizzato, mi è giunto in ritardo. In risposta vorrei dire che non posso occuparmi di esprimere un parere professionale sulle persone e gli eventi, solo in base alle notizie dei giornali e senza la possibilità di esaminare le cose personalmente. Per motivi di salute ho dovuto declinare l’invito della Hearst Press di venire a New York per la durata del processo”. [Leopold / Loeb SF-Seldes 1924/06/29].

Resta da chiedersi: beau geste di un professionista, che non voleva diventare strumento dei media, oppure persona anziana e molto malata che, a malincuore, ha dovuto forse rinunciare all’occasione più redditizia della sua carriera? Difficile sapere. Il suo rifiuto però finì sulle pagine di tutti i giornali e fece sensazione.

Per gli appassionati di cronaca nera, ecco la storia del delitto, e come andò a finire:

I due ragazzi avevano deciso di realizzare un delitto perfetto, che consisteva nel rapire ed uccidere una persona qualsiasi, per poi chiederne il riscatto. Leopold e Loeb, che all’epoca avevano diciannove e diciotto anni, studiarono per mesi ogni passo del loro piano, per fare in modo di non essere identificati e catturati. Per scrivere la lettera di riscatto, rubarono la macchina da scrivere dall’università, affittarono una macchina, si procurarono corde e acido cloridrico per rendere irriconoscibile il cadavere. Il 21 maggio 1924 misero in atto il loro piano: si appostarono davanti ad una scuola, vagliando vari candidati, fino a che scelsero il malcapitato Bobby Franks, quattordicenne figlio di un ricco proprietario di una fabbrica di scatole, nonché vicino di casa di Loeb e suo lontano cugino.
I due fecero salire il ragazzo sulla loro automobile e gli sferrarono il primo colpo con uno scalpello, successivamente, Leopold o Loeb gli spinsero una calza in bocca. Poco dopo Bobby Franks morì. Gli assassini coprirono il corpo e guidarono fino ad un’area remota nell’Indiana, dove abbandonarono il corpo, non prima di averlo denudato degli abiti e cosparso di acido cloridrico, per renderne più difficoltosa l’identificazione. Infine lo gettarono in un canale sotterraneo. Dopo aver pranzato a base di hot dog come se nulla fosse, i due tornarono a Chicago. Tornati in città telefonarono ai genitori del ragazzo, per avvisarli che il figlio era stato vittima di un rapimento ed inviarono alla famiglia Franks una lettera di estorsione. I due killer bruciarono i loro capi di abbigliamento macchiati di sangue e ripulirono la tappezzeria della macchina affittata. Successivamente i due ragazzi passarono la serata giocando a carte.

Prima che la famiglia Franks potesse pagare il riscatto, il cadavere del figlio fu ritrovato da Tony Minke, un immigrato polacco. Quando Leopold e Loeb appresero che il corpo era stato trovato, distrussero immediatamente la macchina da scrivere. Sul luogo del ritrovamento del cadavere, furono rinvenuti un paio di occhiali. Gli occhiali, all’apparenza normali, avevano una particolare montatura. A Chicago solo tre persone avevano acquistato occhiali con quella particolarità, una di queste era Nathan Leopold. Interrogato dalla polizia, Leopold disse di aver perso gli occhiali durante una seduta di bird watching.
Loeb mentì, fornendo un alibi a Leopold, ma una serie di incongruenze tradì i due. Durante un interrogatorio il loro alibi fu smontato, e Loeb confessò seguito da Leopold. Nonostante le confessioni dei due ragazzi combaciassero, Leopold e Loeb iniziarono ad accusarsi a vicenda, rimbalzandosi la reale responsabilità dell’omicidio. La famiglia Loeb assunse il noto avvocato Clarence Darrow, noto per la sua opposizione alla pena capitale, per difendere i ragazzi dalle accuse di omicidio e sequestro di persona. Dopo un lungo processo ed un altrettanto lunga arringa, Darrow riuscì ad evitare la pena di morte ai suoi clienti. Nathan Leopold e Richard Loeb furono condannati all’ergastolo per omicidio e a 99 anni ciascuno per sequestro di persona.

Il delitto scosse l’opinione pubblica del periodo, per vari motivi: per l’efferatezza dell’omicidio, per lo status sociale dei ragazzi, per la mancanza di rimorso, e per la giovane età degli assassini, che uccisero un innocente per tedio e per il puro gusto di farlo, credendo di possedere un’intelligenza talmente elevata da farla franca. La stampa dell’epoca lo definì Il delitto del secolo.

Nel 1936 Richard Loeb fu attaccato dal suo compagno di cella, James Day, che lo ferì brutalmente con un rasoio a serramanico; Loeb in seguito morì per le ferite subite. Day sostenne di essersi difeso da un assalto sessuale, affermazione questa che in seguito le indagini avvalorarono, stabilendo che si era trattata di legittima difesa.
Andò meglio a Nathan Leopold, che nel 1958, dopo 33 anni di carcere, venne rilasciato sulla parola. Tornato in libertà si trasferì sull’isola di Porto Rico, per evitare l’attenzione dei media; ivi scrisse un’autobiografia e si sposò. Morì il 30 agosto del 1971, all’età di 66 anni, per un attacco di cuore.

Opere teatrali e cinematografiche, ispirate al caso

Il caso di Leopold e Loeb è stato fonte di ispirazione per molte opere teatrali e cinematografiche: nel 1929 Patrick Hamilton scrisse la pièce teatrale Rope, che ispirò a sua volta il film Nodo alla gola (1948), diretto da Alfred Hitchcock. Nel 1956 Meyer Levin rivisitò il caso nel suo romanzo Compulsion, che tre anni più tardi fu adattato per il grande schermo nel film Frenesia del delitto (1959), diretto da Richard Fleischer e interpretato da Orson Welles.
Altre opere cinematografiche si ispirarono al caso. Tom Kalin diresse il film a tematica gay Swoon; Michael Haneke realizzò nel 1997 Funny Games e il suo remake shot-for-shot (2008), dove due giovani benestanti terrorizzano – senza un apparente motivo – una tranquilla famiglia. Nel 2002 Barbet Schroeder diresse Formula per un delitto, in cui due giovani viziati e narcisisti sono convinti di poter attuare il delitto perfetto.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

Fonte:

Leopold e Loeb, Wikipedia
Freud Museum, 1924

Links:

For the Thrill of It: Leopold, Loeb, and the Murder That Shocked Chicago (libro, in inglese)

Immagine: Leopold e Loeb, 1924, Wikimedia

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Dr. Giuliana Proietti
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