Pierre Janet
Freudiana

Janet, il Freud francese

Janet, il Freud francese


Pierre Janet è universalmente riconosciuto per il suo contributo fondamentale all’integrazione tra psichiatria clinica e psicologia accademica: unì le sue osservazioni sistematiche sui disturbi nevrotici, ambito in cui coniò il termine “subconscio”,  a una visione psicologica più ampia, incentrata su modelli comportamentali e processi cognitivi.

La sua influenza fu determinante per la psichiatria moderna e ispirò figure come Carl Jung, Alfred Adler e lo stesso Sigmund Freud.
Conosciamolo meglio.

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Primi anni di vita

Pierre Janet nacque a Parigi il 30 maggio 1859, tre anni dopo Freud. La capitale francese rappresentò per lui un autentico centro culturale e spirituale, e, salvo un periodo di sette anni, vi trascorse l’intera vita. Proveniva da una famiglia dell’alta borghesia, attiva in ambiti prestigiosi come l’avvocatura e l’ingegneria. Era il primo dei tre figli di Fanny e Jules Janet; i fratelli si chiamavano Jules e Marguerite.

La madre, profondamente cattolica, instaurò con lui un legame affettivo intenso; il padre, più riservato, dedicò la vita alla redazione di testi legali. Importante figura formativa fu lo zio Paul Janet, filosofo di spicco, che divenne per Pierre un modello accademico e professionale.

Sin da bambino mostrò interesse per le scienze naturali, in particolare per la botanica, dedicandosi alla raccolta e classificazione delle piante. In seguito ricordò come questa passione avesse alimentato la sua inclinazione per l’osservazione rigorosa, la dissezione e la classificazione scientifica, tratti che avrebbero potuto indirizzarlo verso una carriera da naturalista o fisiologo.

Allo stesso tempo sviluppò una forte sensibilità religiosa, probabilmente influenzata dalla madre. A quindici anni attraversò una crisi depressiva con marcate connotazioni religiose, un’esperienza che segnerà profondamente le sue future ricerche.

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Studi filosofici e scientifici

Dal 1879 al 1882 frequentò l’École Normale Supérieure, dedicandosi principalmente alla filosofia. Parallelamente coltivò interessi scientifici e medici, sostenuto dallo zio Paul che lo incoraggiava a integrare filosofia e medicina. Questa doppia formazione lo condusse naturalmente verso la psicologia come disciplina unificatrice. 

Le ricerche e la prima tesi di dottorato

A 22 anni Janet fu nominato professore di filosofia al liceo di Le Havre, incarico che mantenne per oltre sei anni. Nel tempo libero svolse attività volontaria in ospedale e condusse ricerche indipendenti in campo psichiatrico, preparando la sua tesi di dottorato. Scelse di studiare le allucinazioni e il loro rapporto con i processi percettivi. Su consiglio di un medico locale, anziché ricercare un paziente allucinato, cominciò a osservare il caso di Léonie, una donna dotata di presunte capacità di suggestione mentale, chiaroveggenza e ipnosi a distanza.

Gli studi su Léonie, iniziati nel 1885, suscitarono interesse scientifico e pubblico. Janet, però, mantenne un approccio rigoroso, lontano dalle interpretazioni sensazionalistiche, annotando meticolosamente ogni dettaglio delle sedute. Chiamò ironicamente questo metodo “psicologia della penna stilografica”, e divenne la base del suo lavoro clinico.

Tali ricerche, insieme alle osservazioni su pazienti “isteriche” dell’ospedale di Le Havre, confluirono nella sua tesi filosofica L’Automatisme psychologique (1889), con cui ottenne il dottorato alla Sorbona. In quest’opera Janet introdusse il concetto di “subconscio” per descrivere processi mentali manifestati attraverso comportamenti automatici e ritardati, come nelle suggestioni postipnotiche.

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Laurea in medicina e collaborazione con Charcot

Consapevole della necessità di una formazione medica per approfondire le ricerche psicopatologiche, tra il 1889 e il 1893 Janet studiò medicina, continuando a insegnare filosofia. Nel 1890 Jean-Martin Charcot lo chiamò alla Salpêtrière e gli affidò il laboratorio di psicologia, con l’obiettivo di integrare la psicologia sperimentale nella clinica neurologica. Qui Janet studiò numerosi pazienti isterici, raccogliendo dati che confluirono nella sua seconda grande tesi, L’État mental des hystériques (1892–1894), pubblicata nel 1901, destinata a diventare la sua opera più celebre.

Infastidito dal fatto che Freud utilizzasse concetti da lui elaborati – come subconscio e analisi psicologica – senza citarlo adeguatamente, nel 1893 Janet scrisse ironicamente: “Sono lieto di osservare che i risultati delle mie ormai non recenti scoperte hanno trovato recentemente una conferma da parte di due autori tedeschi, Breuer e Freud”.

Vita privata e carriera accademica

Nel 1894 Janet pubblicò un manuale di filosofia e continuò a insegnare la disciplina fino al 1898. Sposò Marguerite Duchesne, originaria di Le Havre, con cui ebbe tre figli: Hélène, Fanny e Michel. Con il crescente prestigio accademico iniziò a insegnare anche psicologia e psichiatria. Tra il 1895 e il 1901 sostituì Théodule Ribot, fondatore della psicologia francese, come professore di psicologia sperimentale al Collège de France; nel 1902 gli succedette definitivamente e mantenne la cattedra fino al 1935. Spesso si trovò in una posizione intermedia tra filosofia e medicina, una collocazione che giudicava complessa. Riteneva infatti che i due ambiti parlassero linguaggi teorici difficilmente conciliabili e che la psicologia avrebbe dovuto fungere da ponte, pur essendo ancora troppo teorica e lontana dalla clinica.

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Il sistema psicologico di Janet

Janet sviluppò la psicologia della condotta, fondata sull’osservazione precisa del comportamento esteriore. Per lui le operazioni intellettuali erano azioni interiorizzate; mirava quindi a elaborare una teoria comprensiva di tutti i processi psicologici, dai più elementari ai più elaborati. Pur condividendo alcuni aspetti del comportamentismo, riconosceva pienamente l’importanza della coscienza.

Il pensiero, secondo Janet, era la forma interna del linguaggio, originariamente esteriore: un comportamento trasformato e riprodotto nella coscienza in forma economica. La personalità era un sistema dinamico di “tendenze”, ossia disposizioni all’azione stratificate, dalle pulsioni più primitive (dolore, rabbia, sessualità) ai processi mentali superiori (pensiero, fede). Le tendenze inferiori possedevano molta energia; quelle superiori una tensione psicologica più intensa, che garantiva la coesione mentale. Il benessere psichico dipendeva dall’equilibrio tra energia e tensione, obiettivo della psicoterapia. Questa visione contrastava con quella di Freud, concentrato sulla centralità del passato e dell’inconscio. Janet invece privilegiava la funzione integrativa delle tendenze superiori e la distribuzione energetica attuale.

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Ultimi anni

Negli ultimi decenni Janet continuò a pubblicare numerosi libri sviluppando la sua psicologia della condotta, sempre ancorata ai dati clinici. Fu un conferenziere brillante, molto ascoltato in Europa e negli Stati Uniti. Morì il 24 febbraio 1947, a 87 anni, lasciando incompiuto un libro sulla psicologia delle credenze.

Significato e impatto del suo lavoro

Janet si collocò al crocevia tra filosofie e scienze diverse. La sua vasta produzione spaziò dall’alchimia all’alcolismo, dalla religione alla psicologia del tempo. Riuscì a portare ordine e coerenza in fenomeni apparentemente eterogenei, fondendo evoluzione, neurologia, fisiologia e processi inconsci in un sistema unico, complesso e innovativo. Questa ampiezza di vedute rese però più difficile una sua agevole collocazione nelle correnti psicologiche, forse contribuendo alla successiva sottovalutazione della sua opera.

Janet e Freud: un confronto storico

Janet anticipò molte idee che Freud avrebbe poi sviluppato, soprattutto sul rapporto tra traumi passati e sintomi psicopatologici. Sottolineò che non bastava riportare a coscienza il trauma, ma occorreva dissociarlo; mise inoltre in luce, prima di Freud, l’interazione tra trauma psichico e predisposizione costituzionale, definendo “faiblesse de la fonction de synthèse” ciò che gli psicoanalisti avrebbero chiamato “psicologia dell’io”. La sua “funzione del reale” fu trasposta nella psicoanalisi come “principio di realtà”. Analoghe erano anche la sua “parola automatica” e le “associazioni libere” di Freud, così come il suo “rapport” e il “transfert” freudiano. Contemporanei come Myers notarono subito queste somiglianze; perfino Jung affermò nel 1907 che le basi teoriche della ricerca freudiana risiedevano nelle scoperte di Janet.

Nel 1922 Régis e Hesnard scrissero che “metodi e concetti di Freud sono stati modellati su quelli di Janet”. Per Janet l’“analisi psicologica” era però un metodo generale, non un suo sistema personale, ma Freud nel 1896 coniò “psicoanalisi” proprio per segnare una distanza.

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1913: La parola a Janet

Al Congresso Internazionale di Medicina di Londra del 1913, in una sessione dedicata alla psicoanalisi, Janet presentò il suo saggio critico mentre Jung ne difendeva la validità. Janet mise in evidenza la continuità tra il proprio lavoro e quello della scuola viennese, che – affermò – aveva adottato “tutte le sue concezioni essenziali senza modifiche”, solo ribattezzandole: psicoanalisi era ciò che lui chiamava analisi psicologica, complesso ciò che lui definiva sistema psicologico, catarsi ciò che lui descriveva come dissociazione di idee fisse o disinfezione morale. Nella prima parte del suo intervento richiamò il lavoro di Charcot sul ruolo delle memorie traumatiche nelle nevrosi, da cui – sosteneva – la psicoanalisi era emersa.

Mise dunque in dubbio l’originalità della prospettiva freudiana, ricordando i suoi studi precedenti sulla dissociazione e sulla sintesi dell’ego, seguendo Ribot. Descrisse gli isterici come predisposti a tali disturbi per un difetto di sintesi, che si manifestava come restringimento del campo di coscienza. La critica più dura arrivò però nella terza parte, quando contestò l’eziologia sessuale delle nevrosi. (Nel 1923 riconobbe che la psicoanalisi aveva il merito di aver aperto la strada a una psicologia della sessualità, pur giudicando eccessiva la sua generalizzazione).

Criticò anche l’uso freudiano del subconscio come spiegazione onnipresente e l’interpretazione simbolica dei sogni, definendola un “sistema metafisico” poco adatto alla medicina.


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Freud vs Janet

Freud non fu mai indulgente verso Janet e arrivò perfino ad accusarlo di plagio. Un episodio significativo risale al 1926: Ernest Jones, stretto collaboratore di Freud, incontrò Janet a un Congresso e riferì poi al maestro di averne criticato pubblicamente le posizioni sulla psicoanalisi. Freud rispose con entusiasmo, lodando la “disfatta” inflitta al collega francese e invitandolo a “battere il ferro finché è caldo”.

L’ingiustizia della memoria storica

Nonostante il ruolo cruciale nella nascita della psicologia dinamica e clinica, Janet è spesso ignorato. Sebbene abbia anticipato molte teorie freudiane, oggi pochi conoscono il suo nome. Nei dizionari di psicologia è solitamente menzionato in poche righe come allievo di Ribot alla Sorbona e collaboratore di Charcot alla Salpêtrière. In realtà, pur non avendo dato vita a un movimento teorico personale, Janet contribuì enormemente allo sviluppo della psicologia clinica e della psicologia della condotta.

Dr. Giuliana Proietti


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Fonti:

Ellenberger H., La scoperta dell’inconscio, Boringhieri
Nicola Lalli, La passione sonnabulica, con biografia di Janet e rapporto con Freud
Pierre Janet : le « Freud français »

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Dr. Giuliana Proietti Psicoterapeuta Sessuologa TERAPIE INDIVIDUALI E DI COPPIA ONLINE La Dottoressa Giuliana Proietti, Psicoterapeuta Sessuologa di Ancona, ha una vasta esperienza pluriennale nel trattamento di singoli e coppie. Lavora prevalentemente online. In presenza riceve a Ancona Fabriano Civitanova Marche e Terni.

  • Delegata del Centro Italiano di Sessuologia per la Regione Umbria
  • Membro del Comitato Scientifico della Federazione Italiana di Sessuologia.
Oltre al lavoro clinico, ha dedicato la sua carriera professionale alla divulgazione del sapere psicologico e sessuologico nei diversi siti che cura online, nei libri pubblicati, e nelle iniziative pubbliche che organizza e a cui partecipa. Per appuntamenti: 347 0375949 (anche whatsapp) mail: g.proietti@psicolinea.it Visita anche: www.giulianaproietti.it Pagina Facebook Profilo Facebook Instagram

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