I viaggi in Italia del Dr. Freud

Italia

Per tutta la sua vita, Freud fu particolarmente attratto dalla Grecia e dall’Italia, luoghi dove sono nati i miti e la stessa cultura occidentale. Non a caso ricorre nei libri di Freud il confronto fra le antiche rovine e l’inconscio (“La psicoanalisi è un’archeologia dell’anima“).
Nei suoi viaggi, il padre della psicoanalisi, trovava stimoli per arricchire la sua teoria e si soffermava sui paesaggi, sulla natura, ma soprattutto sulle opere d’arte.

Visitando l’Acropoli ad esempio gli venne in mente il mito di Edipo per spiegare l’attaccamento del bambino alla madre e l’odio verso il padre. Ma è soprattutto a Roma, dove venne sette volte (in tutto i suoi viaggi in Italia furono quindici) che trasse le maggiori ispirazioni, come nella contemplazione del Mosé di Michelangelo. Purtroppo i taccuini di viaggio sono andati perduti, ma è possibile sapere qualcosa di questi viaggi leggendo le lettere che Freud inviò dall’Italia.

Freud desiderava venire in Italia da diverso tempo, ma diverse ragioni lo avevano convinto ad evitare questo viaggio ‘pericoloso’ (paura delle malattie infettive, del clima, ecc.) ed in particolare temeva la visita di Roma. Egli stesso era convinto che in questo desiderio e in questa inibizione vi fosse una componente nevrotica: Freud aveva da poco perduto suo padre e aveva iniziato la sua autoanalisi. Attraversava dunque un periodo di depressione grave e profonda, era percorso da grandi turbamenti e nello stesso tempo aveva grandi aspirazioni, quelle di essere un pioniere, uno scopritore del mondo dell’inconscio. C’è dunque una specie di parallelismo tra la sua ricerca e il desiderio di andare a Roma. Roma significava il coronamento della sua esistenza, l’obiettivo raggiunto: tra lui e il suo desiderio si frapponevano invece le fobie che ne ostacolavano il compimento. In uno dei suoi viaggi giunse perfino al lago Trasimeno, senza proseguire oltre, proprio come accadde ad Annibale.

L’amore per l’Italia è così testimoniato in una lettera alla moglie: “…il nostro cuore volge al Sud, verso i fichi, i castani, l’alloro e i cipressi,c ase con balconi…”; nel 1895 da Venezia scrisse della “ebbrezza che questa città mette addosso“.

Il sogno di vedere Roma poté coronarsi solamente nel 1901. Come molti turisti, la prima tappa fu dedicata alla visita di San Pietro. Il terzo giorno visitò il Mosè in marmo di Michelangelo, in San Pietro in Vincoli. Nel 1902 visitò Napoli e Sorrento, nel 1907 tornò a Roma per vedere le catacombe ebraiche. L’amore per l’Italia era tale che nel ’12 propose alla moglie di stabilirsi a Roma negli anni della vecchiaia. Come si sa, le cose non andarono così.

All’inizio, la rappresentazione interiore che Freud aveva dell’Italia era quella che aveva studiato sui libri di scuola: era l’Italia invasa dal semita Annibale e dal maresciallo francese Massena, che Freud riteneva ebreo. In seguito Freud lesse anche i resoconti dei viaggi in Italia di Goethe, che lui tanto apprezzava e che, per la sua filosofia della natura, l’aveva in qualche modo influenzato a scegliere la carriera di medico.

La prima città conosciuta da Freud fu Trieste, anche se allora apparteneva all’Impero Austro-Ungarico. Nel 1876 Freud aveva ottenuto una borsa di studio per una ricerca di anatomia sulla anguille, presso la Stazione Zoologica Sperimentale, da poco istituita a Trieste. Il soggiorno durò alcuni mesi.

I viaggi di Freud si svolsero in primavera o in estate: la prima volta con il fratello minore Alexander, poi con la cognata Minna, e infine con la figlia Anna. Per due volte venne con Ferenczi. Lo colpirono molto gli affreschi di Luca Signorelli nel duomo di Orvieto, di cui parla nella Psicopatologia della vita quotidiana, pubblicata quattro anni dopo la visita.

Sebbene le opere di Freud contenessero già molti spunti attinti alla cultura, l’arte, l’antropologia, ecc. solo dopo questi viaggi in Italia Freud cominciò a scrivere sull’arte, come ad esempio analizzando il delirio e i sogni nella Gradiva di W. Jensen, di cui scrisse a Lavarone, in Trentino, in un albergo che si affaccia (ancora) sull’omonimo lago, nel quale usava trascorrere le vacanze insieme alla famiglia. (Nel viaggio a Roma del 1907 Freud potè prendere diretta visione del bassorilievo originale della Gradiva nei Musei Vaticani).

I suoi viaggi in Italia terminarono nel 1923, con il suo settimo e ultimo soggiorno a Roma, dopodiché gli fu diagnosticato il male incurabile che lo avrebbe portato alla morte.

Freud era un collezionista di vasi, anfore, reperti vari: la sua passione per la collezione di arte antica nel tempo divenne quasi maniacale. Al termine della sua vita nel suo studio si potevano contare 3.000 oggetti di antiquariato.

Giuliana Proietti

Fonti bibliografiche:

Testo tratto da : Presentazione della mostra L’Italia nella psicoanalisi tenutasi, con la direzione scientifica di Arnaldo Novelletto, nelle sale di Pio IV, Roma Castel S. Angelo, 31.7-31.8, 1989] via Pspedizioni

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Foto: Jewish Museum

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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Dr. Giuliana Proietti
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Psicoterapeuta Sessuologa
ANCONA FABRIANO CIVITANOVA MARCHE
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