Freud e Anna a Lavarone

I viaggi in Italia di Sigmund Freud

Arte e Cultura Freudiana

I viaggi in Italia di Sigmund Freud

Freudiana

Ultimo aggiornamento: Ago 5, 2020 @ 08:47

Sigmund Freud trascorse molte vacanze in Italia, visitando diverse città, da Nord a Sud. Nei suoi viaggi, il padre della psicoanalisi cercava spunti per arricchire la sua teoria: osservava e rifletteva sui paesaggi incontrati, sulla natura e, soprattutto sulle opere d’arte.

All’inizio, la rappresentazione interiore che Freud aveva dell’Italia era quella che aveva studiato sui libri di scuola e che faceva riferimento a miti della cultura ebraica, come la tentata invasione del semita Annibale e l’avventura del maresciallo francese Massena, che Freud riteneva ebreo, nella creazione della Repubblica Romana.

Freud lesse anche i resoconti dei viaggi in Italia scritti da Goethe, autore che lui tanto apprezzava e che, con la sua filosofia della natura, l’aveva in qualche modo influenzato nella scelta della professione di medico.

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I viaggi dello psicoanalista austriaco si svolsero prevalentemente in primavera o in estate: la prima volta venne con il fratello minore Alexander, poi con la cognata Minna, e infine con la figlia Anna. Per due volte venne con Ferenczi.

L’amore per l’Italia è così testimoniato in una lettera alla moglie:

“…il nostro cuore volge al Sud, verso i fichi, i castani, l’alloro e i cipressi, case con balconi…”

Purtroppo i taccuini di viaggio sono andati perduti, ma è possibile sapere qualcosa di questi viaggi leggendo le lettere e le cartoline che Freud inviò ai suoi parenti e conoscenti dall’Italia.

  • Trieste

La prima città italiana conosciuta da Freud, ma per motivi di lavoro, più che di svago, fu Trieste, anche se allora la città apparteneva all’Impero Austro-Ungarico. Nel 1876 Freud aveva ottenuto una borsa di studio per una ricerca di anatomia sulla anguille, presso la Stazione Zoologica Sperimentale, da poco istituita a Trieste. Il soggiorno durò alcuni mesi.

  • Venezia

Il primo viaggio a Venezia fu nell’agosto del 1895, a 39 anni, insieme al fratello Alexander, di dieci anni più giovane. Il soggiorno nella città lagunare è testimoniato dalle cartoline postali inviate alla moglie Martha:

“Strana fiaba, molto turbato, te la mostrerò l’anno prossimo, se resiste
fino ad allora. Non c’è immagine o descrizione che possa sostituire una visita.

Ieri ancora cose incredibili, fra cui un viaggio in gondola a tarda sera lungo canali secolari e il Canal Grande. I letti eccellenti. Le zanzare si sono scusate per l’assenza… Tutto estremamente stravagante e divertente.”

ed all’amico Fliess:

“L’incredibile magia di questa città mi ha finora impedito di scriverti. Impossibile tentare di descriverla. ” 

A15

  • Trentino

La sua meta preferita di vacanza estiva era una località del Trentino,  Lavarone, dove soggiornava presso l’elegante Hotel du Lac. L’hotel e la località gli erano state suggerite da un poeta ebreo, un amico di suo fratello Alexander.

All’inizio di settembre 1901, si recò invece a Riva del Garda, accompagnato dalla sorella di Martha, Minna. Sulle varie vacanze fatte da Freud con la cognata Minna sono state fatte molte illazioni, fra le quali una possibile relazione clandestina fra cognati e addirittura un aborto clandestino di Minna, a Merano. Si è parlato molto di questa cosa, senza mai arrivare a conclusioni: per ora l’unica certezza è che i due, durante una vacanza, si erano effettivamente registrati in hotel come marito e moglie.

Nel 1907 era nuovamente nell’hotel di Lavarone, dove scrisse il saggio “Delirio e sogni nella «Gradiva» di W. Jensen“. Nel 1979, lo psicoanalista Cesare Musatti si preoccupò di fare esporre  in questo albergo una targa, dove si ricordano i soggiorni di Sigmund Freud a Lavarone e la scrittura del saggio sulla Gradiva.

Nel settembre 1908 era sul Lago di Garda a Salò:

“è tutto molto gradevole… L’altro ieri abbiamo fatto una gita in barca a motore, vale a dire da soli, a S. Vigilio, uno dei punti più belli del Lago di Garda, forse il più bello in assoluto. È un posto dove abitare in solitudine… In tarda età si evidenzia in me moltissimo talento a godere la vita”.

Nel 1912, la famiglia Freud tornò ancora in Italia, sempre in Trentino, dove si incontrò con lo psicoanalista ungherese Sándor Ferenczi, presso il Grand Hotel del Lago di Carezza. Freud amava fare delle lunghe camminate, alla ricerca di funghi, e ammirare il bellissimo paesaggio.

  • Bologna

“Città stupenda, pulita, piazze e monumenti colossali. Visitato un Museo Civico, Alex morto, io fresco come una rosa. Giornata bellissima, non calda, il vino già delizioso… Il cibo qui è quasi troppo buono”.

  • Firenze

“si nuota nell’arte”

  • Orvieto 

Nel Duomo di Orvieto rimase fortemente impressionato dagli affreschi del Giudizio Universale di Luca Signorelli, il cui nome,  in particolare la dimenticanza del suo nome, venne a rappresentare per Freud un tema di approfondita analisi, di cui si parla in Psicopatologia della vita quotidiana (1901).

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  • Roma

Freud visitò la “Città Eterna” sette volte: nel 1901, 1902, 1907, 1910, 1912, 1913 e 1923.

Prima di parlare dei suoi viaggi a Roma però, vale la pena raccontare un aneddoto che riguarda il particolare rapporto che lo psicoanalista aveva con la città eterna.

Freud aveva accarezzato per diverso tempo il desiderio di visitare l’Italia, ed in particolare Roma, ma riteneva questo viaggio piuttosto  ‘pericoloso’ (in particolare temeva il clima troppo caldo e le malattie infettive).

Egli stesso, ragionando su questo grande desiderio che non riusciva a realizzare pensò che si trattasse di un sintomo di origine nevrotica. Era il periodo in cui lo psicoanalista viennese aveva da poco perduto il padre ed era immerso nella sua autoanalisi.

In quel periodo sperimentava sentimenti di depressione grave e profonda, ma era anche il tempo in cui cominciava ad affermarsi come medico e coltivava grandi aspirazioni professionali nel campo dell’inconscio.

C’è dunque una specie di parallelismo tra la sua ricerca psicologica e il desiderio di andare a Roma. Roma significava il coronamento del suo sogno di conoscenza, uno dei principali obiettivi da raggiungere, ma tra questo desiderio e la sua realizzazione si frapponevano le sue angosce nevrotiche, che ne ostacolavano il compimento.

In uno dei suoi viaggi, Freud era quasi arrivato a Roma, ma giunto al lago Trasimeno, decise di non proseguire oltre, quasi per ripetere quello che era accaduto, molti anni prima, ad Annibale.

Il sogno di vedere Roma poté coronarsi solamente nel 1901. L’arrivo nella città eterna venne vissuto da Freud come una grande vittoria su se stesso, una sorta di emancipazione destinata a produrre molti risultati in vari settori della sua vita, dalla carriera professionale alla creatività scientifica.

Nel suo primo viaggio a Roma (1901) Freud viaggiò con suo fratello Alexander. A Roma visitarono San Pietro, i Musei Vaticani, il Il Palatino, il Pantheon e la Chiesa di San Pietro in Vincoli dove si trova la statua del  Mosè realizzata da Michelangelo.

La sua seconda visita a Roma (1902) durò un solo giorno (di nuovo con suo fratello Alexander).

Nel 1907 venne da solo e visitò, insieme a San Pietro in Vincoli, il Palatino (il suo posto preferito a Roma),  il Foro Romano, Villa Borghese (ovviamente, anche il parco), andò al Gianicolo, da cui si gode una meravigliosa vista di Roma e del Vaticano, Castel Sant’Angelo, le catacombe e, naturalmente, i musei Vaticani (dove è conservato il rilievo di Gradiva), oltre che le Terme di Diocleziano.

Della visita del 1907 abbiamo queste parole di Freud, che scrisse alla sua famiglia:

“Ho avuto di nuovo una giornata meravigliosa; Villa Borghese è un enorme parco con castello e museo, che fino a poco tempo fa apparteneva a un principe romano, ma ora è di proprietà della città ed è generalmente accessibile, poiché il buon principe fece alcune sfortunate speculazioni e fu costretto a vendere tutto per tre milioni di lire … (…) dove si trova tanto per dire il più bel Tiziano in assoluto, chiamato Amor sacro e amor profano…”

La sua quarta visita a Roma fu nel 1910, durante il viaggio con Ferenczi in Sicilia. Freud mostrò al suo compagno di viaggio solo i luoghi più importanti, visto che avevano poco tempo a disposizione.

Nel 1912, ancora una volta Freud tornò in Italia, questa volta a Roma, con Ferenczi.  La salute di Freud in quel periodo non era buona e il compagno di viaggio era, come al solito, abbastanza pesante. Freud scrisse a Jones:

“A volte faccio fatica a sopportare perfino Ferenczi, così buono, che non mi lascia neppure per concedersi un po’ di piacevole distrazione”.

Una volta giunti a Roma, Ferenczi lasciò Freud per recarsi a Napoli. Freud, depresso e sicuramente provato da quanto stava accadendo fra i suoi fedelissimi, soprattutto dopo l’allontanamento di Carl Jung, trascorse le sue giornate italiane visitando siti archeologici, chiese e musei.

Tornò spessissimo nella chiesa di San Pietro in Vincoli, per vedere il Mosè di Michelangelo ogni giorno, come scrisse alla moglie:

“Il mio primo pellegrinaggio, il giorno dopo il mio arrivo, è stato quello di portare i miei omaggi a Mosè e mi è parso che egli dimettesse un po’ della sua alterigia. Che statua!”.

 “Per me è molto naturale essere a Roma, non ho alcuna sensazione di estraneità… La godo come mai prima… faccio una visita quotidiana al Mosè in S. Pietro in Vincoli, sul quale forse scriverò qualche parola”

In una lettera a nella lettera inviata a Edoardo Weiss – ripresa da Jones – Freud scrive:

“Nel settembre 1913, durante tre solitarie settimane, ho sostato ogni giorno davanti alla statua, l’ho studiata, l’ho misurata, ne ho fatto alcuni schizzi, finché ne ho afferrato il significato…”

“Qualche parola” sul Mosè divennero poi due saggi, uno del 1914 e uno del 1937.

Altre cartoline spedite da Roma a Martha:

“Mezzogiorno di fronte al Pantheon, esperienza che ho paventato per anni… una luce stupenda si diffonde ovunque, persino nella Sistina… stanze di Raffaello, piaceri di tipo raro”

“Oggi pomeriggio alcune impressioni delle quali ci si nutrirà per anni… nella chiesa di S. Pietro in Vincoli visto il Mosè di Michelangelo… Infine tramonto dal monte Gianicolo con panorama… E’ davvero magnifico e io non mi sono mai sentito tanto bene”

Nel 1913 Freud e Minna Bernays vennero di nuovo insieme a Roma per due settimane. Fu il soggiorno più lungo della sua vita fatto a Roma. Durante questa visita, Freud scrisse la prefazione a “Totem e tabù” e una bozza della “Introduzione al narcisismo”.

Scrisse all’amico e collega Karl Abraham:

“A Roma, di una bellezza senza paragoni, ho ritrovato ben presto buon umore e la voglia di lavorare e nelle ore libere da visite a musei, chiese e località della campagna ho portato a termine il preambolo al libro su Totem e tabù, ampliato la mia relazione al congresso e scritto lo schizzo di un saggio sul narcisismo, e inoltre provveduto a correggere il mio articolo di reclame per la Scientia”.

Accanto a tutte le attrazioni che Roma offriva come città d’arte, Freud coglieva una relazione intensissima tra questa città e il suo lavoro psicoanalitico (“La psicoanalisi è un’archeologia dell’anima“). e questa era certamente una ragione per cui amava così tanto questa città.

Nel 1923 Freud fu per l’ultima volta a Roma con sua figlia Anna. Era gravemente malato e questo fu il suo ultimo viaggio all’estero.


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  • Napoli

Freud fu spesso a Napoli. Nel 1902 visitò la città per un soggiorno abbastanza lungo con suo fratello Alexander. Furono affascinati dalla città (visitarono il Museo Archeologico Nazionale) e da luoghi come Pompei, Amalfi, Salerno e Paestum.

Nel 1910, Freud e Sandor Ferenczi fecero visita a Napoli mentre si recavano in Sicilia.

Cartolina da Napoli:

“grazie a un viaggio in carrozza a Posillipo abbiamo goduto della vista indimenticabile su tutto il panorama circostante, da Ischia fino a Capo Miseno”,

  • Sicilia

Nel 1910 Freud e Ferenczi trascorsero 5 giorni a Palermo, dove soggiornarono all’Hotel de France.

I due visitarono, oltre che Palermo, Siracusa, il tempio di Segesta, il sito archeologico di Selinunte e le città di Castelvetrano e Agrigento.

Freud descrisse la Sicilia alla moglie come un’orgia inaudita di colori

che non bisognerebbe concedere solamente a se stessi”. 

A Jung scrisse che:

“… la Sicilia è la parte più bella d’Italia e ha conservato frammenti unici del suo passato greco …” 

  • Siracusa

“sempre più grandiosa e magnifica fino al Duomo normanno e al Castello reale”

  • Palermo

“è una città elegante, pulita, estremamente ricca di edifici…”

Durante il viaggio in Sicilia fra Freud e Ferenczi sorsero incomprensioni e dissapori che culminarono in quello che verrà ricordato dagli storici della Psicoanalisi come “L’incidente di Palermo”.

Freud, in quel viaggio in Sicilia, stava infatti accingendosi a lavorare al caso di paranoia del Presidente Schreber  e desiderava collaborare con Ferenzi. Collaborare però, per Freud, significava, evidentemente, “dettare”.

Ferenczi si ribellò a questa richiesta e Freud accusò il compagno di viaggio di essersi comportato in modo nevrotico, per cui continuò a lavorare su Schreber da solo. I due non litigarono, ma si allontanarono molto sul piano professionale.

Dr. Giuliana Proietti

Dr.ssa Giuliana Proietti

Fonti

SWIF Uniba
The Vienna Psychoanalist

Foto:
Anna e Sigmund Freud a Lavarone

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