Josephine Baker

Oltre che bellissima, la Baker era una donna intelligente e sensibile: basti pensare che Ernest Hemingway ne parlò come della “most sensational woman anyone ever saw” (la donna più sensazionale che si sia mai vista) e che la cantante Shirley Bassey la prese come modello artistico, apprezzando la sua non comune capacità di crescita personale, che dalla ‘petite danseuse sauvage’ l’aveva portata ad essere la “grande diva magnifique” degli anni d’oro della sua carriera.

La Baker nacque il 3 Giugno 1906 come Freda Josephine McDonald a St. Louis, Missouri. (Baker era il cognome del suo secondo marito, Willie Baker, afro-americano, che sposò a 15 anni). Sua madre, Carrie McDonald, faceva la lavandaia; suo padre era un musicista e si chiamava Eddie Carson. Alcuni sostengono che, dato il colore piuttosto chiaro della pelle di Josephine, suo vero padre poteva essere invece un tedesco, presso il quale Carrie era stata a servizio. Eddie abbandonò comunque presto la famiglia e Carrie si risposò con Arthur Martin, un uomo perennemente disoccupato. La famiglia si allargò in seguito, con un figlio maschio e altre due femmine.

Josephine crebbe in un ambiente poverissimo. Già a dieci anni lavorava come donna di servizio e bambinaia per le famiglie bianche che le raccomandavano di “non baciare i bambini”. Trovò poi un posto come cameriera presso The Old Chauffeur’s Club quando aveva 13 anni e a quell’età si sposò per la prima volta.
Intanto coltivava il sogno di diventare ballerina, esibendosi come artista di strada e nei piccoli teatri della sua città. Approdò così a New York City durante la così detta Harlem Renaissance, esibendosi presso il Plantation Club e poi nelle riviste di Broadway Shuffle Along (1921) e The Chocolate Dandies (1924).

Il 2 ottobre 1925, riuscì ad avere un ruolo di primo piano nella Revue nègre al Théâtre des Champs-Elysées, a Parigi: ci sapeva fare sul palcoscenico, perché era molto bella e sapeva danzare in un modo particolarmente erotico, che faceva letteralmente impazzire i parigini. Il successo fu enorme, dovuto anche alla musica Jazz e al Charleston, ancora poco conosciuti in Europa, nonché agli stravaganti costumi di scena di Josephine, fra cui quello famosissimo del gonnellino di banane. Il suo numero era La Danse sauvage, in cui la Baker si esibiva imitando le mosse dei serpenti e degli animali selvatici della savana. In quel tempo la Baker conobbe Georges Simenon, che fu da lei assunto come segretario.

Arrivarono i primi guadagni, che furono spesi tutti in abiti, gioielli e animali domestici. Amava molto gli animali la Baker: possedeva un leopardo (Chiquita), uno scimpanzé (Ethel), un maiale (Albert), un serpente (Kiki), una capretta, un pappagallo, oltre a pesci, cani e gatti in quantità.

Dopo una tournée di grandi successi in tutta Europa, Josephine approdò alle Folies Bergère nel 1927, accompagnata da un leopardo, che terrorizzava gli orchestrali ed emozionava il pubblico con i suoi ruggiti.
Nel 1927 la giovane star si lanciò nel mondo della canzone e nel 1931 portò al successo il brano J’ai deux amours composta da Vincent Scotto e poi cantata anche da Edith Piaf. I successi la portarono nel mondo dell’alta società: conobbe e divenne musa di Langston Hughes, Ernest Hemingway, F. Scott Fitzgerald, Pablo Picasso, e Christian Dior.
Girò inoltre qualche film, fra i quali i più conosciuti sono Zouzou e Princesse Tam Tam, ma non incontrò nel cinema il successo sperato. Nel 1934 volle cambiare genere e, con grande impegno, riuscì a preparasi per lavorare nell’opera di Jacques Offenbach, La créole presso il Teatro Marigny agli Champs-Élysées.

Nel 1936 tornò negli Stati uniti, ma l’America non la accolse bene: non accettavano che una donna nera si esprimesse in francese o in un inglese marcato da un forte accento francese. Gli americani erano infastiditi da questa ostentazione di sofisticatezza e di potere (Il New York Times la definì “Negro wench”, la giovanetta negra). Rientrata in Francia nel 1937 con il cuore a pezzi, acquisì la nazionalità francese sposando Jean Lion.

Poi scoppiò la seconda Guerra mondiale. Josephine Baker lavorò per la resistenza francese scambiando messaggi scritti con inchiostro invisibile sulle sue partiture musicali. Nella Francia occupata, sebbene i Nazisti non furono mai troppo severi con lei, la Baker si sentiva minacciata, per cui scelse di rifugiarsi in Marocco, dove si mise a disposizione dei servizi segreti per la Francia Libera e poi de l’Armée de l’air. Lavorò inoltre molto per la Croce Rossa, attività che continuò a seguire per tutta la sua vita, e non fece mancare la sua presenza in spettacoli organizzati per i soldati al fronte. Dopo la guerra le fu riconosciuta, per i suoi meriti verso la Francia, la Légion d’honneur, consegnatale dal Generale Charles de Gaulle.

Il più grande dolore nella vita della Baker fu sicuramente quello di non aver potuto avere dei figli: dopo un primo figlio nato morto infatti dovette subire una isterectomia.

Insieme al marito Jo Bouillon, sposato nel 1947, decise però di comprare un castello in Dordogne, dove poter accogliere bambini di tutte le etnie. Oltre ai suoi numerosi animali, adottò 12 bambini di diverse nazionalità e li portò a vivere nella sua bella casa. Chiamò la sua nuova famiglia la « tribu arc-en-ciel ». Questa iniziativa, molto costosa, le assorbì tutti i suoi guadagni, tanto che Josephine fu costretta a dare concerti anche in età avanzata, per poter mantenere i suoi ragazzi adottivi. Josephine voleva dimostrare che anche bambini di differenti razze e religione possono crescere come fratelli: con questi figli la Baker viveva tutto l’anno e, se poteva, li portava con sé durante le sue tournée.

Sebbene vivesse in Francia, sostenne sempre l’American Civil Rights Movement e combattè strenuamente contro i pregiudizi razziali del suo Paese d’origine. Nel 1951, negli Stati Uniti, mentre era presso il famoso locale Stork Club le fu rifiutato il servizio in quanto “negra”: lei rispose a questo insulto rifiutandosi di cantare in quei teatri dove vigeva ancora la differenziazione razziale. Tra l’altro va ricordato che quella sera, presso lo Stork Club era presente l’attrice Grace Kelly, che difese strenuamente la star di colore. Le due donne divennero grandi amiche tanto che Grace Kelly, divenuta Principessa di Monaco, salvò letteralmente la Baker dalla bancarotta (1963) mettendole a disposizione una villa a Montecarlo.

Sempre nel 1963 la Baker fu al fianco di Martin Luther King, jr. per la Marcia su Washington per il Lavoro e la Libertà: quel giorno indossava la divisa e le decorazioni della Legion d’Onore francese. Quando Luther King fu assassinato, sua moglie Coretta Scott King, chiese alla Baker di diventare il Leader dell’American Civil Rights Movement, ma dopo alcuni giorni di riflessione Josephine rifiutò perché “i suoi bambini erano troppo giovani per perdere una madre”.

Nel 1966 la Baker fu invitata da Fidel Castro ad esibirsi presso il Teatro Musical de La Habana, dove ottenne un grandissimo successo.

Nel 1973 Josephine accettò di esibirsi al New York’s Carnegie: la Baker era nervosa perché pensava di ricevere i soliti insulti ed invece fu accolta da una meravigliosa standing ovation prima che il concerto avesse inizio, che la commosse profondamente.

Il 9 Aprile del 1975, la Baker si esibì a Bobino, vicino Parigi per celebrare i suoi 50 anni di carriera. La rivista era finanziata dalla principessa Grace e dal principe Ranieri. La richiesta di posti a sedere per quella serata fu talmente alta che dovettero essere aggiunte numerose sedie.

Fu la sua ultima esibizione: due giorni dopo la Baker fu trovata nel suo letto, circondata da giornali che riportavano le bellissime recensioni ricevute per questa sua ultima performance. Aveva avuto una emorragia cerebrale nella notte: fu portata presso l’Ospedale di Parigi Pitié-Salpêtrière dove morì, all’età di 68 anni.

Più di 20.000 persone parteciparono ai suoi funerali presso la chiesa della Madeleine. Il Governo Francese le concesse gli onori militari. E’ sepolta presso il Cimitero di Monaco.

Nel 1991 usì un film biografico sulla vita della cantante franco-americana dal titolo “La Venere Nera” Regia di Brian Gibson, con Lynn Whitfield, Ruben Blades, David Dukes, Louis Gossett jr.

Psicolinea.it © Nov. 2008

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Dr. Giuliana Proietti
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