Arnold Zweig, Sigmund Freud, l’ebraismo e il genere umano

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Arnold ZweigNel 1929 Freud era molto popolare all’interno della comunità ebraica e veniva considerato come un eroe. Quell’anno lo scrittore (e amico di Freud) Arnold Zweig scrisse un saggio: “Freud e il genere umano”, nel quale celebrava Freud come liberatore dalle religioni e dal terrore patologico.

Arnold Zweig (10 Novembre 1887 – 26 Novembre 1968) era uno scrittore tedesco, particolarmente impegnato contro la guerra. Di umili origini (il padre faceva il sellaio) e di discendenza ebraica, era nato a Glogau, nell’attuale Polonia. Aveva frequentato il ginnasio a Kattowitz (Katowice), concentrandosi particolarmente in materie come storia, filosofia e letteratura. In seguito, studiò in diverse università, fra cui Wroclaw, Monaco, Berlino, Göttingen, Rostock e Tübingen.

Zweig partì volontario nell’esercito tedesco durante la Prima Guerra Mondiale e fu destinato al Fronte Occidentale. Era il tempo dello Judenzählung (“censimento dei giudei”, misura istituita dall’Alto Comando Militare tedesco nell’Ottobre 1916 per determinare se le accuse di scarso patriottismo nei confronti degli ebrei tedeschi fossero vere. Si diceva infatti che gli ebrei fossero in gran parte imboscati e che essi evitassero la prima linea, scegliendo posizioni più sicure, lontane dal fronte).

Scosso dall’esperienza, con la guerra cambiò moltissimo, trasformandosi da patriota prussiano a convinto pacifista, socialista, sionista.

Costretto ad emigrare in seguito alle persecuzioni razziali, si rifugiò nel 1933 in Palestina. Ritornò in patria solo nel 1948, a Berlino Est, dove divenne presidente dell’Accademia delle arti tedesca e ricevette il Premio Lenin nel 1958.

Scrisse Der grosse Krieg der weissen Manner (La grande guerra degli uomini bianchi), 1913-1957, in parecchi volumi e fu anche autore di saggi sulla questione ebraica e di opere teatrali: Abigail und Nabal (Abigail e Nabal), del 1913 e Ritualmord in Ungarn (Delitto sacrificale in Ungheria ) del 1919, sulla persecuzione antisemita e Austreibung 1744 (La cacciata 1744).

Freud conosceva già lo scrittore Arnold Zweig e con lui frequentemente scambiava opinioni su quanto stava accadendo alla comunità ebraica. In una lettera del 2 dicembre 1927 Freud scriveva ad esempio a Zweig: “Sulla questione dell’antisemitismo ho poca voglia di cercare spiegazioni, in questa materia provo una forte inclinazione ad abbandonarmi ai miei sentimenti e mi sento confermato nel mio credo, interamente non scientifico, che gli uomini sono mediocri e nell’insieme delle povere canaglie…”.

La corrispondenza durò molti anni e sempre sugli stessi temi. Dopo l’ascesa di Hitler al potere, dalla Palestina, dove si era rifugiato, Zweig mantenne una fitta corrispondenza con l’amico Sigmund Freud. Nel dialogo tra i due illustri ebrei è possibile cogliere gli echi del travaglio che portò Freud a scrivere i tre saggi sull’uomo Mosè, il suo testamento spirituale.

Nel 1934 Freud scriveva infatti ad Arnold Zweig: ”Non sapendo che cosa fare nei momenti di ozio, ho scritto qualcosa e contrariamente alle mie intenzioni iniziali ne sono stato così preso che ho accantonato tutto il resto. Non cominci a rallegrarsi fin d’ora al pensiero di leggerlo, poiché scommetto che non lo leggerà mai. Mi lasci però spiegarLe di cosa si tratta. Il punto di partenza del mio saggio Le è noto: è lo stesso del Suo Bilanz.(Cioè la persecuzione degli ebrei in Germania) Dati i recenti divieti vien fatto da chiedersi di nuovo come mai gli Ebrei sono diventati ciò che sono e perché si sono tirati addosso un odio così inestinguibile. Ben presto ho scoperto una formula adatta al caso: è stato Mosè a creare gli Ebrei. Perciò il mio saggio si intitola L’uomo Mosè, romanzo storico (più appropriatamente del Suo romanzo su Nietzsche). Esso si divide in tre parti: la prima interessa per il suo carattere romanzesco; la seconda è complessa e noiosa; la terza è ricca di contenuto e di pretese. L’impresa cede nell’ultima parte che rivela ai profani qualcosa di nuovo e fondamentale – sebbene non nuovo per me dopo Totem e Tabù. E’ proprio il pensiero di questi profani che mi fa tener segreto l’intero saggio. Poiché qui viviamo in un’atmosfera di rigida fede cattolica. Si dice che la politica del nostro paese sia nelle mani di un certo padre Schmidt, che è il confidente del Papa e che disgraziatamente si occupa anche lui di etnologia e di religione; nei suoi libri non nasconde il suo orrore per la psicoanalisi e specialmente per la mia teoria dei totem…Ora è lecito attendersi che una mia pubblicazione attiri una certa attenzione e non sfugga a quella ostile del Padre. In tal modi rischierei di far bandire l’analisi da Vienna e di far cessare ogni pubblicazione. Se il pericolo riguardasse me solo, la cosa mi impressionerebbe poco, ma privare i membri di Vienna dei loro mezzi di sussistenza comporta una responsabilità troppo grande. Va inoltre considerato che questo mio contributo non mi sembra avere delle basi abbastanza solide e non mi lascia molto soddisfatto. Non è quindi l’occasione buona per il martirio. Finis per il momento”

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

Fonti:

Wikipedia it
Wikipedia.org
L’ebraismo, il sogno, la psicoanalisi, Psychomedia
Vita e opere di Freud 3, L’ultima fase 1919-1939, Il Saggiatore via Psicoanalisi.it
Freud Museum, 1929
Vedi Freud- Zweig“Lettere sullo sfondo di una tragedia (1927-1939) Marsilio

Immagine: Arnold Zweig, Freud Museum, 1929

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