Elisabetta I Tudor una biografia

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Introduzione

Elisabetta I Tudor è considerata da molti la più grande monarca che l’Inghilterra abbia mai avuto. Quando divenne regina, nel 1558, aveva 25 anni: ereditò un Paese in bancarotta, diviso da furiose discordie religiose e minacciato da Francia e Spagna. Ma con lei, che regnò quarantacinque anni, il Paese divenne una grande potenza mondiale.

L’adulazione che le è stata concessa, sia durante la sua vita, sia nei secoli successivi, fu anche il risultato di una campagna di manipolazione dell’opinione pubblica accuratamente elaborata e brillantemente eseguita, in cui la regina si propose come il simbolo scintillante del destino della nazione.

Elisabetta I, sebbene non esercitasse il potere assoluto, sostenne tenacemente la sua autorità di prendere decisioni critiche e di stabilire le politiche centrali, sia dello stato, sia della chiesa.

Per tutte queste ragioni la seconda metà del XVI secolo in Inghilterra è giustamente chiamata l’Era elisabettiana: raramente è stato dato un timbro così distintamente personale

Quadro familiare

Elisabetta nacque il 7 Settembre 1533 presso il Greenwich Palace. Era figlia di Enrico VIII e della sua seconda moglie, Anna Bolena.

Per sposare Anna, il re si era distaccato dalla Chiesa di Roma, che non voleva concedergli il divorzio dalla prima moglie, Caterina d’Aragona (con la quale aveva avuto una figlia, Maria, che alla nascita di Elisabetta aveva 17 anni).

Con questo nuovo matrimonio, il re si aspettava la nascita di un erede maschio. Invece arrivò Elisabetta, che i sudditi considerarono una figlia illegittima del re, in quanto la madre Anna era niente più che la sua concubina. (Per sposare Anna il re aveva fatto imprigionare Caterina d’Aragona).

Gli inglesi dunque non accettavano la nuova famiglia reale e, fra loro, ancor più scettici erano coloro che erano rimasti fedeli alla chiesa di Roma, fra i quali Sir Thomas More e l’Arcivescovo John Fisher, che pagarono con la vita il loro dissenso.

Il re non aveva smesso di desiderare un erede maschio, ma al secondo aborto di Anna Bolena, si rese conto che ormai le speranze di realizzare il suo sogno, con quella donna, erano quasi nulle.

Il secondo aborto, peraltro, coincise con la morte della prima moglie, Caterina. Il re era ormai ufficialmente vedovo e dunque anche i critici cattolici non si opponevano alle sue nuove nozze. Anna Bolena a questo punto non serviva più per mettere al mondo un figlio maschio: occorreva dunque sbarazzarsi di lei e sostituirla con un’altra donna.

La prescelta fu una dama che si occupava già dell’educazione delle sue figlie, Mary e Elizabeth: Jane Seymour. La Seymour divenne regina dopo che la Bolena fu imprigionata e giustiziata. Esattamente dodici giorni dopo l’uccisione di Anna, il re si sposò con Jane.. E con lei finalmente arrivò il tanto desiderato maschio: il principe Edward (1537).

Elisabetta intanto continuava ad essere considerata la figlia illegittima del re e qualcuno nutriva perfino dei dubbi sulla sua effettiva discendenza reale: crescendo però il dubbio svanì, dal momento che questa seconda figlia assomigliava al padre perfino molto più della prima figlia, Mary, che era l’erede legittima.

Jane Seymour morì poco dopo aver dato alla luce suo figlio.

Il re si sposò allora con Anna di Cleves , dalla quale velocemente divorziò, per sposare Catherine Howard, cugina di Anna Bolena, di trenta anni più giovane del re.

Dopo pochi mesi la nuova regina tornò ad una sua vecchia fiamma e per questo fu uccisa e sepolta, vicino alla cugina, nella Torre di Londra. Fu dunque l’ultima moglie di Enrico VIII, Caterina Parr, ad avere molta influenza sull’educazione di Elisabetta.

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Infanzia e Adolescenza

Non si sa nulla sull’impatto emotivo che questi eventi ebbero sulla bambina, cresciuta fin da piccola nella residenza separata di Hatfield; presumibilmente, nessuno pensava che valesse la pena registrare i suoi atteggiamenti e comportamenti. Ciò che i testimoni notarono di questa principessa reale fu la sua precoce serietà; a sei anni, si disse, questa bambina aveva la stessa compostezza di una persona di 40 anni.

Dopo la nascita dell’erede maschio, Edward, Elisabetta visse ancor di più in una relativa oscurità, ma non fu trascurata. Nonostante il carattere burbero, il padre, Enrico VIII, trattò tutti i suoi figli con quello che i contemporanei consideravano affetto.  Elisabetta era presente nelle cerimonie pubbliche e fu dichiarata terza fra gli aspiranti al trono.

La futura regina a dieci anni poté avere i migliori insegnanti umanisti di Cambridge Roger Ascham), conoscere i classici latini e greci, la storia, la retorica, la filosofia morale, la musica e sei lingue straniere.

“La sua mente non presenta la tipica debolezza femminile, la sua perseveranza è uguale a quella di un uomo, e la sua memoria mantiene a lungo ciò che raccoglie rapidamente”,

scrisse Ascham della sua allieva.

Oltre al greco e al latino, divenne fluente in francese e italiano, risultati di cui la principessa era orgogliosa e che, negli anni successivi, le sarebbero stati molto utili nel guidare la diplomazia.

Elisabetta studiò anche teologia, assorbendo i principi del protestantesimo inglese. La sua adesione precoce alla Riforma è di fondamentale importanza, poiché determinò scelte cruciali per il futuro della nazione, ma la religione non la appassionava particolarmente: gli osservatori notarono che la giovane principessa era più portata verso le lingue che verso il dogma religioso.

Dopo la morte di Enrico VIII

Alla morte di Enrico VIII, nel 1547, salì al trono il fratello Edward, di 10 anni. Elisabetta restò con la matrigna Caterina Parr, la quale a sua volta si risposò con l’Ammiraglio Thomas Seymour, il quale accettò la piccola principessa come una figlia, riservandole però attenzioni fin troppo affettuose e chiacchierate.

Nel gennaio del 1549, poco dopo la morte di Caterina Parr, Thomas Seymour fu arrestato per tradimento, essendo accusato di aver complottato per sposare Elisabetta e governare il regno. I ripetuti interrogatori di Elisabetta e dei suoi servitori portarono all’accusa per cui (anche quando sua moglie era viva), Seymour si era comportato in diverse occasioni in modo eccessivamente familiare nei confronti della giovane principessa. Seymour fu dunque decapitato, ed Elisabetta, a questa notizia, non mostrò alcuna emozione.

Dopo la morte di Edoardo, nel 1553, salì al trono la primogenita Maria, a 37 anni. Per la sua incoronazione, Maria volle con sé la sorellastra Elisabetta, che sfilò accanto a lei per le vie di Londra, mano nella mano. In realtà le due sorelle non si vedevano da cinque anni e si odiavano: per i contrasti religiosi, ma ancor più perché Maria vedeva in Elisabetta la figlia della donna che aveva causato le sofferenze della madre Caterina. Maria aveva però una ragione ‘di stato’ per cercare di avvicinare a sé sua sorella: infatti, dal momento che aveva già 37 anni, era improbabile per lei avere figli, e dunque Elisabetta poteva essere la sua possibile erede.

Maria fisicamente somigliava alla madre, era esile e invecchiata prima del tempo, mentre Elisabetta aveva diciannove anni, era alta, rossa di capelli, molto somigliante a suo padre. Avevano anche due stili di abbigliamento diversi: Maria usava abiti sontuosi, belletti e gioielli, Elisabetta, al tempo, vestiva sempre con abiti molto sobri e non usava gioielli.

Maria,promessa sposa al cattolico re di Spagna Filippo II (erede di Carlo V)era intenzionata a restituire il controllo del culto alla Chiesa romana. Perseguitò dunque i protestanti (per questo fu chiamata Mary the Bloody, Maria la sanguinaria), fino a cancellare la riforma fatta dal padre.

Questo generò molte ribellioni da parte dei protestanti ed Elisabetta, cui inevitabilmente i ribelli guardavano per sostituire l’attuale regina, dovette continuamente dichiarare la sua innocenza e affermare la sua incrollabile lealtà: fu una lezione prolungata di sopravvivenza, attraverso l’autodisciplina e la manipolazione sottile delle apparenze.

Nel gennaio 1554 vi fu una ribellione, capeggiata da Sir Thomas Wyatt ed Elisabetta fu arrestata e condotta alla Torre di Londra, dove per poco sfuggì al destino di sua madre. Dopo lunghi interrogatori e inchieste, che però non rivelarono prove conclusive di tradimento da parte sua, la futura regina fu rilasciata dalla Torre e tenuta in custodia per un anno a Woodstock.

Elisabetta per lungo tempo non fu sicura della sua sorte: non era prigioniera, ma non era neanche completamente libera e sapeva che molti desideravano la sua morte.

Maria si sposò dunque con il promesso sposo Filippo, di dieci anni più giovane, ma già con un erede maschio avuto dalla prima moglie, morta di parto. Contrariamente alle attese, restò incinta. C’era, a questo punto, il pericolo che morisse di parto e dunque che Elisabetta fosse nuovamente considerata come l’erede naturale, al posto dell’eventuale figlio di Maria, cui Filippo avrebbe fatto da reggente.

Elisabetta fu dunque di nuovo invitata al Palazzo di Hampton Court. Lì le due sorelle si riconciliarono ancora una volta.

In realtà però Maria non era incinta; forse lo aveva creduto a seguito delle sue preghiere, della mancanza del ciclo mestruale, di un gonfiore alla pancia causato da un tumore, o da una grossa cisti ovarica.

A questo punto Filippo capì che Maria non stava più bene in salute e non avrebbe mai potuto avere figli: non aveva più alcun senso per lui rimanere in Inghilterra e, per questo, lasciò la moglie, chiedendole di trattare bene sua sorella.

Dopo tre anni da questo evento, Maria morì ed Elisabetta salì al trono (17 Novembre 1558).

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L’ascesa al trono di Elisabetta

Iniziò così il regno di Elisabetta, che sarebbe durato quarantacinque anni. Le prime settimane del suo regno furono interamente dedicate a gesti simbolici, proclami e cerimoniali pubblici. La regina voleva dimostrare che con lei vi sarebbe stato un netto cambiamento di rotta.

Ridusse le dimensioni del Consiglio Privato, in parte per eliminare alcuni dei membri cattolici e in parte per renderlo più efficiente come organo consultivo e fece dei cambiamenti sia nell’amministrazione che nella giustizia. Riunì, inoltre, un nucleo di consulenti esperti e affidabili, fra cui William Cecil (in seguito Lord Burghley), che Elisabetta nominò come suo principale segretario di stato la mattina della sua ascesa al trono e che la servì (prima in questa veste e, dopo il 1571, come tesoriere) con notevole sagacia e abilità per 40 anni.

Dal momento che il regno di sua sorella non aveva fornito un modello soddisfacente di autorevolezza femminile, Elisabetta dovette forgiare un nuovo modello di regina, che avrebbe dovuto far superare tutti i pregiudizi relativi alla inadeguatezza del genere femminile al ruolo di comando.

Elisabetta era all’apice dello stato, ma quello stato era relativamente povero e debole, senza un esercito permanente, una forza di polizia efficiente, o una burocrazia sviluppata ed efficace. Per ottenere entrate sufficienti per governare, la corona doveva richiedere sussidi e imporre tasse, che non erano, ovviamente, molto popolari.

I protestanti, inoltre, con lei al trono non erano del tutto tranquilli, perché se la regina fosse morta senza avere figli,  la linea Tudor sarebbe terminata. L’erede al trono sarebbe stata, a questo punto, Maria, regina di Scozia, nipote della sorelladi Enrico VIII, Margherita: anche questa Maria era cattolica ed era sostenuta dalla Francia e da altri potenti stati cattolici.

In queste difficili circostanze, dunque, Elisabetta dovette sviluppare nuove strategie di governo che dessero credibilità al suo ruolo.

Quando Elisabetta firmò l’Atto di Supremazia, per restaurare l’indipendenza della chiesa anglicana da Roma, il 25 febbraio 1570, fu scomunicata e deposta da papa Pio V. Questo atto rinverdì le speranze dei cattolici inglesi e scozzesi, che proposero, infatti la rivale, Maria Stuart, regina di Scozia, come erede al trono. Questo non avvenne e anzi la regina di Scozia fece una fine completamente diversa: l’8 febbraio 1587, fu accusata di complotto e decapitata.

Elisabetta (che si faceva chiamare anche Gloriana) fu una regina dura e spregiudicata e, sebbene avesse molti corteggiatori fra i reali dei potenti stati europei, iniziò molte trattative di matrimonio, senza mai portarle a termine. Non sembrava interessata a sposarsi, e per questo fu chiamata la “Regina Vergine”.

Elisabetta aveva in realtà relazioni sentimentali, in particolare con il  suo principale favorito, Robert Dudley, conte di Leicester. Come membro del Consiglio Privato, Leicester era costantemente presente alla regina, che mostrava verso di lui tutti i segni di un ardente attaccamento sentimentale.

Leicester era però un uomo sposato: quando, nel settembre del 1560, la moglie di lui, Amy Robsart, morì in una caduta sospetta (forse favorita dal marito), i sudditi pensarono che il matrimonio della loro regina fosse vicino, ma così non fu.

La resistenza di Elisabetta a un matrimonio che lei stessa desiderava potrebbe essere stata dovuta a una scelta politica, dal momento che Leicester aveva molti nemici a corte e una cattiva reputazione nel paese, anche a causa di questo probabile uxoricidio.

Nell’ottobre del 1562 la regina quasi morì di vaiolo e, di fronte alla reale possibilità di una successione controversa e di una guerra civile, anche gli oppositori di Leicester cominciarono a propugnare il matrimonio, ma Elisabetta scelse di non sposarsi e di mantenere nelle sue sole mani il potere reale.

Elisabetta, infatti, ascoltava con attenzione i suggerimenti dei suoi consiglieri, ma non volle mai cedere parte della sua autorità, neanche verso i più fidati, e fu sempre lei a prendere la decisione finale in tutti gli affari cruciali dello stato.

Elisabetta non si fece mancare altre storie sentimentali: ad esempio, quella con Robert Devereux, suo amico d’infanzia.

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Il periodo “elisabettiano”

Nel periodo ‘elisabettiano’ l’Inghilterra assurse a livello di grande potenza. Nel 1584 gli inglesi si insediarono sulle coste della Virginia, così chiamata in onore di Elisabetta, regina Vergine.

La guerra fra inglesi e spagnoli fu dichiarata nel 1587, anche a causa del sostegno inglese alle Province Unite di Olanda, sollevatesi contro la dominazione spagnola. Vinse l’Inghilterra, dopo la famosa vittoria sulla flotta spagnola, la Invincibile Armada. Morto Filippo di Spagna, la pace fu siglata con il suo successore Giacomo I (Trattato di Londra.).

Questo è anche il periodo della pirateria inglese, di Sir Francis Drake: non importava da dove e come gli inglesi conquistassero ricchezze, tutto era consentito.

Per anni Elisabetta dovette partecipare a un complesso gioco diplomatico con gli interessi rivali di Francia e Spagna, cui si aggiungeva la manipolazione interna delle diverse fazioni rivali.

Quanto alla religione invece, Elisabetta si mostrò molto tollerante e ambigua: la Chiesa ufficiale era quella di Inghilterra, di cui lei era capo supremo, ma ognuno in realtà poteva credere quello che voleva, non vi erano persecuzioni.

L’immagine della regina

Elisabetta era sempre in accordo con il Parlamento e partecipava attivamente alla vita politica, sociale e culturale della sua epoca. Era molto amata dai suoi sudditi, sebbene temuta.

Aveva un carattere difficile: le piaceva il potere ed essere sempre al di sopra di tutto e di tutti. Questo non le impedì di ammalarsi talvolta di depressione. Diceva “To be a King and wear a crown, is a thing more glorious to them that see it, than it is pleasant to them that bear it” (essere un re e portare una corona è una cosa più gloriosa per coloro che guardano che per coloro che la indossano).

Elisabetta era piuttosto parsimoniosa, ma non per quanto riguardava gli ornamenti personali. Possedeva un vasto campionario di abiti fantasiosamente elaborati e ricchi gioielli. La sua passione per l’abbigliamento era legata a calcoli politici e a un’acuta consapevolezza della importanza della sua immagine.

Ls sue apparizioni in pubblico erano sempre esibizioni abbaglianti di ricchezza e magnificenza. Durante tutto il suo regno si spostò continuamente da uno dei suoi palazzi a un altro: Whitehall, Nonsuch, Greenwich, Windsor, Richmond, Hampton Court e Oatlands. Durante i suoi viaggi veniva accolta ovunque con feste sontuose.

Artisti, tra cui poeti come Edmund Spencer e pittori come Nicholas Hilliard, l’hanno celebrata ispirandosi alla mitologia: come Diana, la casta dea della luna;, come Astraea, la dea della giustizia, come Gloriana, la regina delle fate.

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Ultimo periodo

Nell’ultimo decennio del regno di Elisabetta, il suo controllo sulle forze politiche, religiose ed economiche del paese e sulla rappresentazione di se stessa iniziarono a mostrare qualche debolezza.

Nel paese vi erano stati cattivi raccolti, inflazione persistente e disoccupazione che avevano causato varie difficoltà e una perdita di fiducia dei sudditi nella loro sovrana. Accuse di corruzione e avidità avevano inoltre portato a un diffuso odio popolare nei confronti di molti dei favoriti della regina, ai quali Elisabetta aveva concesso monopoli redditizi e molto contestati.

Una serie di disastrosi tentativi militari per sconfiggere gli irlandesi culminò in una crisi di autorità. L’ultimo grande favorito della regina, Robert Devereux, l’orgoglioso conte dell’Essex, che si era impegnato per sconfiggere le forze ribelli guidate da Hugh O’Neill, conte di Tyrone, tornò dall’Irlanda contro gli ordini della regina, la insultò in sua presenza e poi fece un disperato, folle, tentativo di sollevare un’insurrezione. Fu processato per tradimento e giustiziato il 25 febbraio 1601.

Elisabetta continuò a fare discorsi brillanti, a esercitare la sua autorità e a ricevere i complimenti stravaganti dei suoi ammiratori, ma il suo lungo regno stava ormai volgendo al termine.

Soffriva di malinconia e cattiva salute e mostrava segni di crescente debilitazione. I suoi consiglieri più astuti, tra cui il figlio di Lord Burghley, Sir Robert Cecil, che era succeduto a suo padre come principale consigliere, entrarono segretamente in corrispondenza con il più probabile pretendente al trono, Giacomo VI di Scozia.

Elisabetta cadde malata nel febbraio 1603, sofferente di debolezza ed insonnia. Dopo circa un mese di malattia sempre più grave, morì nel Palazzo di Richmond, all’età di sessantanove anni, il 24 marzo del 1603.

Fu sepolta nella Abbazia di Westminster. Le successe al trono Giacomo di Scozia, figlio della ex rivale Maria Stuart. La nazione accolse con entusiasmo il suo nuovo re, ma in pochissimi anni gli inglesi iniziarono a esprimere nostalgia per la loro  “Good Queen Bess”.

Da qui cominciò a formarsi il mito, già molto forte anche durante la sua vita, della regina Elisabetta I, potente immagine di autorità femminile, magnificenza regale e orgoglio nazionale, la stessa immagine che abbiamo ancora di lei, a diversi secoli di distanza.

Dr. Giuliana Proietti

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