psicologia

La psicologia del denaro è un promettente argomento di ricerca, sul quale sono stati pubblicati numerosi studi (Baker e Jimerson 1992; Belk e Wallendorf 1990; Crawford 1994; Ealy e Lesk 1999: Furnham e Argyle 1998; Norvelitis et al. 2006; Lea e Webley 2006; Tang 2007, 2010; Wiseman 1974). Inoltre si comincia a parlare di “economia comportamentale“, argomento sul quale si sono scritti molti libri (Belsky e Gilovich, 1999). Di recente è stato argomento di studio anche la relazione fra denaro e felicità (Cone and Gilovich 2010), il ruolo del denaro nelle relazioni personali (Dakin e Wampler 2008; Shapiro 2007) il ruolo del denaro sul posto di lavoro (Tang et al. 2006).

Alcuni autori hanno inoltre scritto sulle credenze  errate che si possono avere sul denaro e sui conseguenti comportamenti (Forman 1987; Goldberg e Lewis 1978; Rendom e Krauz 1992; Mellan 1994; Wilson 1999) mentre altri si sono soffermati sul significato emotivo che si può dare al denaro. Goldberg e Lewis (1978) hanno ad esempio suggerito che il denaro si rapporta alle emozioni per quattro ragioni: 1) rappresenta la sicurezza (un modo non secondario di allontanare l’ansia), 2) rappresenta il potere (un metodo per acquisire importanza e controllo a livello sociale), 3) può essere considerato un sostituto affettivo e 4) comporta sempre la libertà (la possibilità di acquistare ciò che si desidera). Tutto questo lavoro di ricerca si è basato principalmente su soggetti appartenenti alla classe media: a partire da questi studi si sono sviluppati anche degli strumenti psicometrici validi per misurare le proprie convinzioni sul denaro e sugli eventuali comportamenti disfunzionali (Furnham et al 2012;. Klontz et al 2012).

E’ stato messo in evidenza che molte persone hanno comportamenti altamente irrazionali nei confronti del denaro, tanto che si è parlato di “nevrosi da denaro” una sindrome caratterizzata da preoccupazioni estreme relative al denaro  (Forman 1987). Recentemente vi è un crescente interesse per i “genogrammi del denaro”, cioè i valori sociali ed emotivi collegati al denaro, appresi  nei rapporti familiari durante l’infanzia (Mumford e Weeks 2003). Oggi si tende inoltre a ritenere che i comportamenti nei confronti del denaro non siano comportamenti isolati, ma facciano parte integrante della persona nel suo complesso, anche nelle forme psicopatologiche (Forman 1987; Matthews 1991). Così, le persone che risparmiano i soldi possono avere tendenza a “risparmiare” anche i complimenti, le manifestazioni di affetto o le  informazioni di cui dispongono (Goldberg e Lewis 1978).

Forman (1987) ritiene che di tutte le forme di nevrosi, quella relativa al denaro sia la più diffusa. Come tutte le nevrosi, si tratterebbe di un conflitto irrisolto associato con la paura e con l’ansia, che porta a comportamenti disadattivi, irrazionali e autolesionisti. Forman sostiene che troppe persone pensano che il denaro equivalga all’amore, nel senso che la quantità di denaro speso per una persona debba essere proporzionale alla quantità di amore che se ne ricaverà in cambio. Per aiutare le persone a identificare questa forma di nevrosi, Forman (1987) ha sviluppato uno specifico test.

Infine, molti studi hanno messo in luce le differenze di genere nell’uso del denaro. Dal punto di vista sociologico queste differenze vengono spiegate da cause strutturali o sociali, come ad esempio il fatto che le donne guadagnano meno soldi rispetto agli uomini, che più spesso degli uomini sperimentano lunghi periodi di dipendenza finanziaria da altre persone, ecc.  (Furnham e Wilson 2011).

Si parla dnque di due diverse “culture di genere” rispetto al denaro (Mellan 1994). Gli uomini sarebbero più competitivi, associando il denaro a libertà e potere, mentre le donne lo associerebbero con la sicurezza e l’amore (Mumford e Weeks 2003). Altri studi hanno parlato di minore competenza femminile nella pianificazione economica o nella tendenza delle donne a fare acquisti più compulsivi, oppure del fatto che gli uomini sarebbero più competitivi e tenderebbero a definire la loro identità sociale in base a quanto guadagnano, mentre le donne si definirebbero in base alla loro casa e ai figli.

Furnham e Okamura (1999) in uno studio su piccola scala hanno inoltre scoperto che le donne sembrano essere meno inclini a correre rischi per guadagnare più soldi, oltre ad essere meno convinte che il denaro si possa guadagnare attraverso una mossa fortunata. Wang (2009) ha scoperto invece che gli investitori di sesso maschile assumono maggiori rischi rispetto agli investitori di sesso femminile: questo è stato attribuito al fatto che gli investitori uomini hanno maggiori conoscenze dei mercati finanziari e dunque si sentono più sicuri nell’assunzione del rischio.

Un recente studio (Furnham et al. 2015) condotto in Europa e dunque in un periodo di crisi economica, ha utilizzato un ampio campione della popolazione per indagare le differenze di sesso sulle credenze relative al denaro e relativi comportamenti. I risultati più importanti sono stati i seguenti:

  1. Fattore Generosità, o associazione del denaro con l’amore (ci si riferisce dunque al regalare, al comprare per un’altra persona, in segno di affetto e di amicizia). Il punteggio raggiunto dalle donne su questo punto è risultato molto più elevato rispetto al punteggio maschile. Lo shopping fatto per ragioni affettive appare gratificante per le donne, tanto che si è parlato di “terapia dello spendere” o “retail therapy”.
  2. Per gli uomini, molto più che per le donne, il denaro rappresenta la libertà e la possibilità di raggiungere gli obiettivi desiderati.

Dr. Walter La Gatta

Fonte:
Furnham, A., von Stumm, S., & Fenton-O’Creevy, M. (2015). Sex Differences in Money Pathology in the General Population. Social Indicators Research,123(3), 701–711. http://doi.org/10.1007/s11205-014-0756-x

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Dr. Walter La Gatta
Dr. Walter La Gatta

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