Le emozioni

emozioni

Definizioni uguali e simili 

Sentimenti, affetti, passioni, emozioni, sono termini che indicano più o meno la stessa cosa, ma con differenti sfumature, a seconda del tipo di approccio (filosofico, medico, psicologico, antropologico, ecc.) nei quali sono stati classificati e definiti.

Emozioni e Psicologia

Il termine “emozione” (dal latino e-moveo, letteralmente “muovere verso”, sentire una spinta verso qualcosa) però si è affermato soprattutto con lo sviluppo della moderna psicologia, mentre gli altri, in particolare i termini “sentimento” e “affetto” si rifanno soprattutto alla tradizione filosofica.

Emozioni e Passioni

Il termine “passione” nel linguaggio psicologico ha un significato diverso da quello di emozione, in quanto definisce una tensione emotiva forte e duratura, che viene subita al di fuori del controllo personale. A differenza della semplice emozione dunque, che è passeggera, la passione è più intensa e stabile (in genere questo termine si usa per parlare di sentimenti d’amore. Si è soliti, in questi casi, definire due amanti come “travolti dalla passione”).

Emozioni e osservazione scientifica

In passato, vi sono stati approcci scientifici che hanno volontariamente escluso le emozioni dall’osservazione scientifica, come nel caso della psicologia comportamentistica, che le riteneva degli stati interni, impossibili da osservare in modo affidabile.

Il condizionamento emotivo

Eppure, proprio nella psicologia comportamentistica fu studiato il condizionamento emotivo di un bambino, il piccolo Albert, il quale fu volutamente spaventato con un rumore allo scopo di condizionarlo a manifestare un’emozione di paura. Studiare in questo modo le emozioni in laboratorio genera difatti un problema etico: può essere accettabile, in nome della scienza, indurre dolore, rabbia e paura, per scopi di studio?

Per queste ragioni le emozioni per un lungo periodo non attrassero più l’attenzione dei ricercatori, fino agli anni sessanta/settanta del secolo scorso, quando cominciò a svilupparsi un forte interesse per lo studio delle emozioni, con un incremento delle teorie e della ricerca.

Reazioni di aggiustamento transitorio

La maggior parte degli studiosi oggi concorda nel ritenere che le emozioni siano delle reazioni di aggiustamento transitorio, stati intensi e di breve durata, causati da precisi stimoli provenienti dall’ambiente esterno (o anche da propri stati interni), che superano una soglia di tolleranza e dunque determinano una perdita dell’equilibrio. Le emozioni agiscono per restituire l’organismo ad una relazione stabile ed efficace con il suo ambiente naturale, mantenendo il controllo sul perseguimento di scopi di primaria importanza per l’adattamento (Frijda 1986).

Chiunque sia interessato al comportamento umano o animale non può prescindere dallo studio delle emozioni: esse interessano il piano neurologico, viscerale, cognitivo e comportamentale e, oltre tutto sono temporanee, per cui si può osservarne l’inizio, la durata e la fase di attenuazione, fino alla scomparsa (Denzin 1983).

Emozioni passate

Una emozione provata non scompare del tutto, ma diventa in genere un modello di riferimento per valutazioni successive. (es. la mia paura attuale è uguale/inferiore/superiore a quella che provai in quella determinata occasione).

Emozioni e cultura

Nella nostra cultura, dove prevale l’attenzione agli aspetti logici e razionali, le emozioni sono state sempre considerate quasi con un senso di fastidio e vergogna: come fossero debolezze inutili, impulsi da reprimere, residui di un passato animale ancora vivo in noi (Beltramini, 1997).

L’intelligenza emotiva

Con le teorie espresse da Daniel Goleman, e la sua “intelligenza emotiva” le cose sono leggermente cambiate e, anche nel mondo scientifico si comincia ad ammettere che non può esistere una intelligenza compiuta di tipo razionale, laddove si sia carenti di una intelligenza emotiva, che faciliti l’espressione dell’intelligenza razionale.

Secondo lo psicologo David Servan-Schreiber ad esempio, “ciò che sembra determinare la riuscita sociale di una persona non è tanto la potenza del suo intelletto, quanto la sua capacità di comunicare con gli altri, di valutare le situazioni sociali ed emozionali, di controllare le proprie emozioni, di non lasciarsi trascinare dalla collera, di inibire la propria aggressività, di emettere i giusti segnali emozionali, di restare sintonizzati con gli altri”.

Non basta dunque porre l’accento sulla propria razionalità, dimenticando la nostra natura, che è invece prevalentemente influenzata dalle emozioni e dagli affetti. I legami che abbiamo con le persone e con le cose, ciò che abbiamo appreso della vita, è molto più collegato alle emozioni e ai sentimenti che a ragionamenti complessi di logica.

Cause organiche e cause psichiche

Nell’avvicinarsi allo studio delle emozioni occorre anzitutto distinguere alcuni comportamenti prodotti da cause essenzialmente organiche, come le sensazioni di dolore, di stanchezza o di sonnolenza, ammettendo che essi non sempre derivano dalla emozione della noia, che è una causa psicologica.

Le valutazioni della realtà

Inoltre, occorre considerare che le emozioni non nascono dal nulla, ma implicano la valutazione psicologica di uno stimolo o di un contesto situazionale: l’emozione viene filtrata, organizzata e resa significativa a livello cerebrale. Non a caso le teorie cognitiviste sulle emozioni sostengono che le variabili cognitive siano essenziali nell’esperienza emotiva: le risposte emotive differenti ad una medesima situazione, che possiamo osservare in persone diverse, sono chiaramente determinate da valutazioni di significato delle emozioni evidentemente diverse.

Si pensi ai film horror: alcune persone escono dal cinema in preda al terrore, altre piuttosto divertite. Come mai? La differenza dipende dal tipo di interpretazione cognitiva che soggettivamente viene data agli stimoli prodotti dal film: qualcuno, mentre guarda quelle scene pensa ad esperienze vissute che non si vogliono ripetere, altri si soffermano sulla creatività artistica dell’autore e così via. L’interpretazione cognitiva dipende, oltre che dalle esperienze vissuta, anche dalla personalità del soggetto, dal suo livello culturale, dalla sua personale elaborazione di norme e valori, dalle sue motivazioni, dalle sue valutazioni estetiche ecc.

Per fare un altro esempio, un brutto voto a scuola potrebbe sviluppare in un allievo emozioni di tipo negativo, come frustrazione, ansia, insicurezza, ecc., mentre in un altro potrebbe produrre uno scatto d’orgoglio, un rinnovato interesse per l’approfondimento e lo studio, così come in un altro, poco interessato alla scuola, non produrre alcuna emozione.

Sintomi emotivi

Le emozioni comportano delle risposte fisiologiche (es. aumento del battito cardiaco o rossore del volto) prodotte dall’attivazione del sistema nervoso, endocrino e immunitario. Nell’esperienza emotiva vi è anche l’avvertimento di alterazioni corporee (tensione, rilassamento, calore, freddo, tremore).

Linguaggio del corpo

Gli stati emotivi comportano, a livello di linguaggio del corpo, l’esibizione di gesti espressivi, che segnalano all’ambiente circostante il proprio stato, le proprie intenzioni, le reazioni, in presenza di un determinato stimolo. Chi nota questi segnali, li decodifica e poi usa l’informazione ricevuta per regolare i suoi comportamenti.

Emozioni patologiche

Le emozioni sono considerate patologiche quando sono eccessive e persistenti, così come quando sono assenti o troppo limitate, quando forti emozioni sono in conflitto fra loro o quando vi sono incongruenze troppo profonde fra cognizioni, sensazioni, reazioni fisiologiche e comportamento.

Classificazioni delle emozioni

Izard (1977) vide lo sviluppo della vita emozionale umana a partire dalle seguenti emozioni primarie: interesse, gioia, sorpresa, disagio, rabbia, disgusto, disprezzo, paura, vergogna e senso di colpa. Tre emozioni positive e sette negative. Esse costituiscono le componenti elementari a partire dalle quali si costruiscono, attraverso un processo di composizione, tutte le emozioni secondarie.

Ekman (1992) invece, analizzando le ricerche fatte sulle espressioni facciali più comuni delle emozioni concluse che le prove più consistenti riguardavano la rabbia, la paura, la gioia, la tristezza e il disgusto. Una emozione positiva e quattro negative.

Oggi vi sono diverse classificazioni delle emozioni, a seconda dei diversi autori. Una di esse è la seguente (Cervi-Bonesso, 2008), che prende in esame le opposte polarità:

Attrazione-Repulsione (interesse, curiosità, aspettativa – schifo, ribrezzo, ripugnanza)
Piacere-Dispiacere (soddisfazione, appagamento – insoddisfazione, sofferenza)
Fiducia-Paura ( calma, sicurezza, affidamento – timore, insicurezza, angoscia)
Filia-Rabbia (amicizia, affiliazione,attaccamento, accudimento –irritazione, avversione, collera, indignanzione)
Gioia-Tristezza (allegria, eccirazione, esultanza – perdita, malinconia)

Ekman e Friesen (1975) classificano invece le emozioni per famiglie di emozioni simili, ed ogni famiglia presenta dei temi comuni e delle variazioni, che sono per lo più individuali, basate sulle esperienze fatte o su aspetti genetici.

Dr. Giuliana Proietti

Immagine:

Pixabay
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Dr. Giuliana Proietti
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